lunedì 19 febbraio 2018

Titolo


Sento il male dentro ma oggi vinco io
Parole scontate ne ho a valanghe, scontate in tutti i sensi, ovvie banali prevedibili, espiate e vendute a prezzo ribassato.
Sono così scontato che spesso ho dei concetti che qualche anno fa sarebbero diventati post per il blog ma oggi non mi va di esporli perché sono disgustato dal modo in cui so li esporrò.
Penso di essere vecchio. Creativamente parlando.
Spesso rileggo com’ero sei sette otto anni fa. Scrivevo malissimo, vivevo malissimo. Pensavo male di tutto e di tutti. Ero disgustato dal mondo, non lo accettavo e non volevo cambiarlo.
Volevo essere lasciato in pace.
Però la mia genuina stupenda rabbia mi portava a ragionare e a filosofare, in certi momenti. E mi piaceva.
Altre volte mi chiudevo in me stesso disgustato da tutto e da tutti e mi lasciavo travolgere dall’immaginazione. Immaginavo cose assurde. Fantasiose, spettacolari. Spesso mi facevo una canna e poi mi parlavo e i pensieri tessevano dei fili che mi creavano film in testa. Film strani, incredibili. Miei.
Oggi mi sento vuoto. Mi sento molto migliore di sei sette otto anni fa. Sorrido molto di più, non sono più disperato. Non mi gonfio d’alcool e droga per rendere sopportabili le giornate. Sono grato di quello che ho e cerco di aiutare il prossimo, con un sorriso, una parola buona.
Però forse sono piatto. Forse sono rassegnato. Mentre sguazza sommessa nella melma del cuore la stupida tinca dell’immaginazione*, io penso a stare tranquillo e rilassato.
Non desiderare, non combattere, take it easy.
E’ sicuramente l’atteggiamento più intelligente per vivere bene, ma che significa vivere bene? Significa vivere tanto? Significa essere equilibrati? Essere in grado di badare a se stessi? Non essere impulsivi e passionali? Arrivare a fine mese senza sputtanarsi tutto così avrò qualcosina da lasciare al figlio che forse nemmeno avrò?
Ogni tanto rimpiango il fuoco che avevo dentro. Quello che mi faceva disperare e piangere e insaccarmi la nocca dell’anulare prendendo a pugni l’armadio. Quello che mi faceva passare notti insonni seduto tra il delirio e il pianto. Quel fuoco che mi faceva stare a letto anziché sprecare il mio tempo lavorando per contribuire al paese di merda, che mi faceva comprare buste di ketamina per sentire qualcosa di nuovo. Per fare esperienze diverse, capire qualcosa di più, volare via.
Se fossi ancora quello di sei sette otto anni fa forse sarei impazzito.
Non lo so.
So che il fuoco che mi ardeva dentro e mi consumava troppo in fretta s’è spento.
Ma sotto la cenere ci sono ancora le braci.
E se arriva un po’ di vento…






*Majakovskij – La nuvola in pantaloni

7 commenti:

  1. Almeno hai identificato il problema.

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    1. Bruciare sempre spegnersi mai. Cit.

      Che in sto periodo dovrebbe andare di moda citare Lo stato sociale.


      È giusto tu lo sappia. Hanno quasi vinto Sanremo.

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  2. Trova nuovi percorsi per far bruciare quel fuoco.
    Non quelli autodistruttivi, che per fortuna hai abbandonato.

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    1. Certo, ora faccio dei fantastici manicaretti.
      ma non so se funziona uguale.

      Alla fine mi piace fare schifo. Ogni tanto.
      Abbracciare il water, vomitante.E maledire il creato tutto.


      Forse non sto dicendo sul serio, non so, a quest ora è difficile pensare. XD

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  3. Non sei vecchio. Non sei appiattito.
    Non devi rimpiangere ciò che è stato, perchè così come sei stato, così sei adesso. I fiori del male crescono sempre nella mente di chi ha la sensibilità di scrivere.
    Continui ad avere qualcosa da dire e può capitare di sentirsi senza mezzi per esprimersi, capita anche a me.
    Rimpiangere il passato non si può, soprattutto se è un passato decadente, distruttivo.
    Non allenare la mente, rilassa la mente. Riprenderà a lavorare da sè: perchè per scrivere come scrivi, bisogna esserci nati, bisogna averlo dentro.:)
    Bill Lee, non mi piace leggerti così!

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  4. Ci sono delle similitudini tra i nostri scritti. A parte gli stupefacenti, anche io mi sento diversa, vecchia, poco creativa.
    Piccole affinità e pensieri sparsi è buoni propositi messi da parte in attesa del figlio che forse nemmeno avremo.

    Un abbraccio

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