lunedì 26 febbraio 2018

Noises of industrial machinery at 6 am



Amo gli eccessi. Amo Dancer in The Dark e i film di Wes Anderson. I fiori del male e le frasi di Majakovskj. Nel bene e nel male bisogna essere eccessivi. Se sono felice non ti bacio, ti spalmo del miele sul clitoride e ti mordicchio come un ratto affamato. Se sono triste non piango. M’infilo i pollici nelle orbite e mi metto a ravanare.
L’eccesso è provocazione. La piattezza è banalità
Ora ti provoco. La delicatezza non è eleganza, è paura di osare. E’ come in cucina, che se hai il pomodoro buono mamma mia la pasta col sugo al pomodoro, la semplicità, che bontà, facile ma imbattibile
Vaffanculo tu e il pomodoro, io voglio il risotto pere e taleggio. Voglio i contrasti. Nei tortellini burro e salvia metto il tamaro. Nelle orecchiette con le cime di rapa ci metto il guanciale e la scorza di lime. Le verdure spadellate le faccio con capperi e olive taggiasche. Porro e pancetta. Patate e liquirizia. La delicatezza è banalità. Banalità è normalità. Odio i normali.

Ma l’eccesso è provocazione, non sfarzo. Non vogliamo i remake hollywodiani, film di tre ore, intrattenimento puro con centinaia di milioni di dollari di budget e nemmeno un’idea originale. Non vogliamo i vestiti da sposa con 8 metri di strascico o i grattacieli di settecento piani.
Voglio la sagrada familia e il periodo aureo di Klimt. Voglio le rullate assassine di Joy Jordison, Saturno che divora i suoi figli.  Voglio il punk e Dada, il decadentismo e L’angelo Sterminatore. Ma soprattutto sono stufo di vedervi tutti fare le stesse cose merdose. BEEEEEEEEE!
Sono ripetitivo, lo so. Sono più scontato e banale di te. E’ la mia provocazione, dire sempre la stessa cosa. Ripeterla a me stesso. Che poi cosa te ne frega? Posso ripetere quello che voglio, manca solo un po’ di musica sotto per essere sicuro che le parole non le ascolti nessuno. Come insegna LaQuiete.

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