mercoledì 10 gennaio 2018

Stoner - Recensione



Qualche mese fa ho letto un libro che raccoglie consigli per scrivere, e proprio uno di questi consigli mi ha fatto capire esattamente che cosa, per me, divide un romanzo scritto bene da quelli mediocri.
Ora non ricordo le parole esatte ma il consiglio era, più o meno: Non devi descrivere i tuoi personaggi, devi disegnarli.
Il lettore deve capire chi è gentile ed estroverso, chi è timido, e chi è stronzo ed egoista. E poi, se scrivi bene, sarà sempre il lettore a chiedersi e a cercare di capire perché il personaggio stronzo ed egoista è fatto così e quali situazioni, traumi o insegnamenti l’hanno portato a comportarsi in un determinato modo.

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Ho letto Stoner di John Williams. Il protagonista del romanzo, William Stoner, è introverso e accetta passivamente gli sviluppi della sua vita. Passività che emerge chiaramente da frasi come:

Gli sembrava di essere inadeguato rispetto ad un obiettivo che aveva scelto in modo incosciente”

“Nel giro di un mese Stoner realizzò che il suo matrimonio era un fallimento. Di lì a un anno smise di sperare che le cose sarebbero migliorate. Imparò il silenzio e mise da parte il suo amore”


 Il lettore non è mai informato del flusso dei suoi pensieri ma solo delle sue reazioni, spesso totalmente inconsistenti, alle situazioni ed ai cambiamenti a cui è sottoposto. Allo stesso modo sua moglie Edith, caratterialmente molto diversa da lui, lunatica, a tratti ansiogena e focosa, altre volte depressa e sconfitta, si muove in svariate direzioni – contrapposte alla staticità del marito- ma le motivazioni che la spingono a determinati comportamenti sono sempre lasciati al lettore.
Ad un certo punto del libro c’è una faida tra il protagonista e la sua nemesi Lomax, un collega professore; il motivo del contrasto è talmente banale che non si può non pensare che sotto ci sia dell’altro, magari qualcosa di profondo e primitivo, ma anche qui possiamo solo supporre quali siano i motivi che spingono i personaggi a dichiararsi  guerra.

Alla luce di ciò, Stoner è un libro meraviglioso, che ti rapisce fin dalle prime pagine e ti costringe a sentire, a vivere le emozioni dei personaggi, per tentare d’immedesimarti in loro. Così quando William si trova al centro del vortice della vita e si lascia trascinare dagli eventi senza opporre alcuna resistenza si crea un ovvio inesorabile parallelo con tutte le situazioni in cui non abbiamo avuto la forza e l’ardire di reagire, quando gioca con la figlia e la bacia ci commuoviamo, e quando il suo rapporto con la moglie si fa tetro e deprimente sentiamo una fitta allo stomaco.

La forza del libro è anche che tratta la vita d’una persona normale. Stoner lavora, legge, impara, ama, odia, invecchia come ciascuno di noi. La sua vita non ha nulla di speciale, non succede niente di folgorante, eppure non si riesce a smettere di leggerlo. Un film tratto da questo romanzo sarebbe probabilmente un fallimento totale, perché la storia non è emozionante, emozionante è il modo in cui viene raccontata, le parole che sono state scelte per descriverla.

E qui passo al terzo punto di forza del libro che –questo non l’ho letto da nessuna parte, è solo una mia idea- sono i contrasti. Il contrasto tra il sogno d’una vita e la realtà, tra il protagonista e la moglie, ma anche nella caratterizzazione dei personaggi, nell’aspetto fisico di Lomax-la nemesi: personaggio storpio, gobbo ma con un viso da divo del cinema; O ancora nel suo allievo Walker, studente brillante ed intelligente  ma allo stesso tempo impreparato e provocatorio.
I contrasti che più mi hanno affascinato si trovano nelle costruzioni delle frasi, nella scrupolosa cura con cui John Williams sceglie gli aggettivi per deviare totalmente il significato dell’ oggetto a cui l’aggettivo si riferisce,  es.“Gelida cortesia”,  ed in determinate scene, nella maestria con cui accosta sostantivi con significati opposti “..con tutta la delicatezza che la loro estraneità gli consentiva” .
A me personalmente sembra che Williams abbia farcito il romanzo con espressioni come queste per mostrare la costante contemporanea presenza di sensazioni contrapposte, necessarie per avere un equilibrio. Non c’è mai solo lo Yin “ …e lei sembrava felice, anche se in un modo un po’ disperato.”
   O lo Yang   “… e una punta di malinconia, non del tutto spiacevole”  o ancora: “..era quasi felice nella sua disperazione”

Altri esempi di contrasti bellissimi sono:


Da contemplare con soave e navigato disprezzo, e vergognosa nostalgia


Subì dunque un profondo, seppur impersonale, shock,


Un fatuo, chiassoso pagliaccio, di cui il mondo rideva con imbarazzo, pietà e disgusto.


Si abbracciarono per non doversi guardare in viso e fecero l’amore per non parlare.


..biglietto d’addio per cercare di dirgli ciò che non poteva essere detto.


Conferendogli un’espressione sempre gentile e disperata


…era costretta a vivere dove non poteva sentirsi a casa: avida di tenerezza e quiete,doveva cibarsi d’indifferenza, insensibilità e rumore.


…passiva, indifferente bellezza del viso di sua figlia e dalla torva disperazione del suo fidanzato


Provava insieme orgoglio e vergogna




 Insomma Stoner è una storia banale narrata meravigliosamente che, nonostante l’evidente ricercatezza di alcuni passaggi, ed un registro narrativo sublime, ha uno stile così semplice e diretto che può veramente essere apprezzato da chiunque.



Bisogna innamorarsi per capire un po’ come si è fatti.

Perché noi, in fondo, apparteniamo al mondo. Avremmo dovuto saperlo.


6 commenti:

  1. Gran bel libro, che ha rischiato di finire nel dimenticatoio.
    Ian mc Ewan dice: È quel tipo di prosa che non vuole mostrarsi. È quel tipo di scrittura simile a una superficie di vetro, riesci a vedere immediatamente le cose di cui parla.

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  2. "È quel tipo di scrittura simile al vetro" rende proprio bene il concetto.

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  3. Non vedo il mio commento, uffa...
    il succo era:
    bella rece, cazzo!
    e
    sei pronto per Butcher's Crossing

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    1. Pariamoci chiari. é necessario?
      Ho una pila infinita di libri da leggere.
      Se dici che è fortissimo lo prendo.
      Se è solamente "carino" o "abbastanza bello" non lo voglio.

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    2. vale stoner, per come la vedo io, ma leggi la pila, tienilo lì per i giorni bui, poi un giorno ci capiti davanti in libreria, ti chiamerà lui, tranquillo.
      E allora ti ricorderai di questo commento e verrai a cercarlo per metterci sotto una risposta del tipo, cazzo avevi ragione, ma che nessuno leggerà mai... ma lo so che accadrà.

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    3. Sei un inguaribile romantico. Lo metto in lista.

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