lunedì 30 gennaio 2017

E.M. Cioran - Sommario di decomposizione #2




La vita non è possibile se non grazie alle deficienze della nostra immaginazione e della nostra memoria.


Siamo votati alla perdizione, ogni volta che la vita non si svela come un miracolo, ogni volta che l’istante non geme più sotto un brivido sovrannaturale […]


Nati in una prigione, con fardelli sulle spalle e sui pensieri, non arriveremmo al termine di un solo giorno se la possibilità di farla finita non ci incitasse a ricominciare il giorno dopo. I ceppi e l’aria irrespirabile di questo mondo ci tolgono tutto, tranne la libertà di ucciderci; e questa libertà ci infonde una forza e un orgoglio tali da trionfare sui pesi che ci opprimono.


Colui che non ha mai concepito il proprio annullamento, che non ha pensato di ricorrere alla corda, alla pallottola, al veleno o al mare, è un forzato spregevole o un verme che striscia sulla carogna cosmica. Il mondo può prenderci tutto, proibirci tutto, ma non ha il potere di impedire che ci annulliamo. Tutti gli strumenti ci aiutano, tutti i nostri abissi ci invitano a farlo; ma tutti i nostri istinti vi si oppongono. Questa contraddizione accende nello spirito un conflitto senza via d’uscita. […] vi è forse una ricchezza maggiore del suicidio che ognuno porta in sé?


Ogni ideale alimentato, agli inizi, dal sangue dei suoi proseliti, si usura e svanisce quando viene adottato dalla folla.  Ecco l’acquasantiera tramutata in sputacchiera: è il ritmo ineluttabile del “progresso”.


Nessuno è responsabile di essere, e ancora meno di essere quel che è. Colpito da esistenza, ognuno subisce come una bestia le conseguenze che ne derivano.


Chi è vissuto tra gli uomini e spera ancora in un solo evento inatteso non ha capito e non capirà mai nulla.
Una pietra non mente, dunque non interessa a nessuno- mentre la vita inventa senza posa: la vita è il romanzo della materia.




Quando si giunge al limite del monologo, ai confini della solitudine, si inventa – in mancanza di altri interlocutori – dio, supremo pretesto di dialogo. […] Il vero credente si distingue a malapena dal folle: ma la sua follia è legale, è ammessa; se le sue aberrazioni fossero scevre di qualsiasi fede egli finirebbe in un manicomio. […]
La vostra fede è semplicemente delirio di grandezza […] Soltanto l’aldilà offre spazio sufficiente alle vostre brame; la terra e i suoi istanti vi sembrano troppo effimeri. […] Chiunque non accetti la propria nullità è un malato di mente. E il credente è il meno disposto di tutti ad accettarla. La volontà di durare, spinta fino a questo punto, mi spaventa. Voglio sguazzare nella mia mortalità. Voglio restare normale.

(Signore, datemi la facoltà di non pregare mai, risparmiatemi l’insania di qualsiasi adorazione, allontanate da me quella tentazione d’amore che mi consegnerebbe per sempre a voi. Possa stendersi il vuoto tra il mio cuore e  il cielo!)




domenica 29 gennaio 2017

23/1



Quando ero giovane e frivolo la cosa che mi dava più soddisfazione era semplicemente scoprire qualcosa di bello e condividerlo con i miei amici.   Già allora avevo un’idea abbastanza varia della bellezza; mi poteva colpire un luogo , un film o una canzone, ma finchè l’oggetto delle mie attenzioni era conosciuto a me soltanto non mi sentivo soddisfatto, avevo bisogno di mostrarlo alle persone che avevo attorno per poter così condividerlo e niente, niente mi dava più soddisfazione di chiacchierare e confrontarmi con gli amici su qualcosa che ci aveva colpiti.
Poi è successo qualcosa. Il mio interesse per le cose che mi attraevano ha continuato ad aumentare, la mia curiosità morbosa mi ha portato – com’è normale in questi casi- ad arricchirmi ed a scavare sempre di più, quindi anno dopo anno i miei gusti sono cambiati, anzi, mi sentirei di usare termini più presuntuosi, qualcosa tipo “ i miei gusti sono migliorati, si sono affilati, forse addirittura elevati” ed ho iniziato ad andare sempre più a fondo nelle cose che amavo. E’ normale, se si segue per molto tempo la stessa strada; all’inizio non puoi leggere Saramago, non puoi ascoltare Brahms né guardare film di Bunuel. Però con la passione e l’esercizio si raggiunge una certa maturità. Una maturità che a livello personale ti fa crescere molto e ti fa sentire una persona sempre migliore, ti sembra ogni giorno di capire qualcosa in più, senti che i tuoi gusti si stanno raffinando ma, allo stesso tempo, inizia il fottuto isolamento.
Uno dei primi scogli è stato Infinite Jest. Dopo aver scalato quella montagna da milleduecento pagine l’unica cosa che volevo fare era parlarne con qualcuno, ripercorrere tutta quella straordinaria avventura, confrontarmi con qualcun altro, capire i suoi punti di vista su determinati avvenimenti.
Il fatto è che tra decine, decine e decine di conoscenti non ne ho trovato uno che l’avesse letto o che avesse la voglia e la forza di scalare quella montagna.
Da Infinite jest in poi è stato sempre più difficile.
I film e le canzoni che a sedici, diciotto, vent’anni condividevo con gli amici erano generalmente accettati con entusiasmo ed apprezzati, ma un certo punto qualcosa è cambiato.
Gli amici hanno smesso di crescere, hanno lasciato morire di stenti la loro curiosità e mentre io quotidianamente cercavo di meglio e volevo scoprire qualcosa di nuovo, loro si abbandonavano al mondo.
Ne è risultato che, non solo i loro gusti “musical-cinematografici” –di libri non parlo, che quelli hanno sempre fatto schifo ai miei conoscenti – non si sono più evoluti, al contrario c’è stato un evidente declino in tal senso. Perché se inizi ad ascoltare radio company, o 105 o Viva fm, e poi alla sera, se non sei al bar a sbronzarti, stai a casa a guardare mediaset, semplicemente ti rincretinisci, perché smetti di allenare il tuo cervello.
Sono arrivato al punto in cui la cosa che più mi dava soddisfazione quand’ero adolescente si è, anno dopo anno, trasformata in una delle cose che più mi irritano.
Quando ho capito che “lo strano” e “il particolare”, nella maggior parte delle persone, vengono recepiti come “malato”, “Folle”, “insensato” ho iniziato a morirne.
Ho usato i termini folle e insensato, non “difficile”, perché nessuno pensa mai “questa cosa potrebbe essere una cannonata ma effettivamente faccio fatica a starci dietro” no, -magari!- loro davanti ad una cosa che non capiscono pensano solamente “che schifo”.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso, qualche mese fa, è stato The Lobster.
Si, ne ho già parlato, ma ho bisogno di farlo ancora per mettermi alle spalle quel trauma.
The Lobster è indubbiamente uno dei film più interessanti e curiosi degli ultimi anni. Poi può piacere o meno, per carità, ma tu se lo guardi non mi puoi dire che è una Cagata. No. Questo non lo accetto. Se pensi una cosa del genere vuol dire che sei completamente perso, sei già morto affogato nella merda del mondo, e non te ne sei nemmeno accorto.
Nel periodo successivo a questo turpe e ripugnante avvenimento ho continuato, seppur con minor intensità, a dare consigli non richiesti, sempre esclusivamente a carattere artistico/intrattenitivo, anche se con molto meno entusiasmo, finchè, qualche giorno fa, complici riflessioni personali+ lettura del “sommario di decomposizione” di Cioran + ennesimo remember droghe pesanti ho finalmente individuato il problema:
Per quanto io sia, da sempre, alla ricerca di una certa  eccentricità ed originalità, causa odio viscerale per la massa, le mode, le congregazioni di persone, il capitalismo, i centri commerciali, le discoteche  etc ho sempre creduto di aver bisogno di compagnia; e come ottenere questa compagnia? Avvicinandosi a questi “amici”.
E in che modo? Semplice. Tentavo di trascinarli verso di me cercando di risvegliarli, condividendo quelle opere di vario genere che, in un modo o nell’altro , erano riuscite  a toccare e stimolare qualcosa in me. E allo stesso tempo tentavo di avvicinarmi io a loro smettendo di essere quello “anormale”, spegnendo il cazzo di cervello per un attimo e quindi drogandomi e alcolizzandomi come il peggiore dei figli di puttana.

Ora però ho avuto ‘sta cazzo di epifania cerebrale, ed ho visto.
 Ho visto che l’alcool e le droghe costano indicibili fatiche, e se la gente che ho attorno è morta io non mi posso ammazzare per stare con loro.
Ho visto che ogni volta che do un consiglio non richiesto non mi avvicino a nessuno, anzi, al contrario, sento sempre più profondo il distacco con le persone attorno.
Ho visto che la mia voglia di socialità è inscindibile dalla mia sete d’alcool e questo, cazzo, mi è sempre stato chiaro, solo che ho sempre visto questo legame nel modo sbagliato. Pensavo “ogni volta esco per vedere un po’ di gente e poi mi metto a bere perché sono un alcolista” e invece non è vero, non è così, la realtà è che Ogni volta esco per bere perché se sono sobrio la gente non mi piace, non mi sento in sintonia con loro, quelli che erano i miei amici saranno amici per sempre, io ci sarò per loro nel momento del bisogno e loro ci saranno per me, ma la quotidianità di queste persone mi uccide, passare del tempo con loro mi annoia inverosimilmente.
Per cui, già da qualche giorno ho smesso di consigliare cose, ridotto al minimo storico i miei rapporti sociali e quasi azzerato il consumo di sostanze – no alcool no sigarette ma la canna della buonanotte resta indispensabile sennò non dormo- e devo dire che sto proprio bene.
E non sono qui a sperare che questo periodo duri. Sono convinto di farlo durare.
Poi magari arriverà il giorno in cui conoscerò persone interessanti e interessate e finalmente potrò parlare per ore senza bere vino ed ascoltare considerazioni altrui senza volermi suicidare; e arriverà anche il giorno, cazzo se arriverà, in cui sarà lei a chiedermi qualcosa di fico e io, tra le lacrime, l’abbraccerò forte e le dirò “Guardiamo The Lobster, ti amo”.

Che finale di merda.



mercoledì 25 gennaio 2017

E.M. Cioran - Sommario di decomposizione



Anche quando si allontana dalla religione, l’uomo vi rimane assoggettato […] il suo bisogno di finzione trionfa sull’evidenza e sul ridicolo


Lo spirito esitante, nell’inattitudine al quietismo, per essersi compiaciuto di irridere il dubbio e la pigrizia – vizi più nobili di tutte le sue virtù-  ha imboccato una via di perdizione: la via della storia, miscuglio indecente di banalità e apocalisse… Le certezze vi abbondano: sopprimetele, sopprimete soprattutto le loro conseguenze e ricostruirete il paradiso


Tutti si sforzano di correggere la vita di tutti: […] la società – un inferno di salvatori!


Il fanatico è incorruttibile: se per un’idea è in grado di uccidere, allo stesso modo può farsi uccidere per essa: in entrambi i casi, sia egli tiranno o martire, è un mostro. Non esistono esseri più pericolosi di quelli che hanno sofferto per una convinzione: i grandi persecutori si reclutano tra i martiri ai quali non è stata tagliata la testa.


In ogni uomo sonnecchia un profeta, e quando si risveglia c’è un po’ più di male nel mondo.


L’abbondanza delle soluzioni agli aspetti dell’esistenza è pari solo alla loro futilità. La storia: Fabbrica d’ideali, mitologia lunatica, frenesia delle orde e dei solitari, rifiuto di considerare la realtà quale è, sete mortale di finzioni…


L’origine dei nostri atti sta nella propensione inconscia a ritenerci il centro, la ragione e l’esito del tempo.


[…]Ma vivere significa ingannarsi sulle proprie dimensioni.


L’uomo idealmente lucido e quindi idealmente normale non dovrebbe avere altra risorsa al di fuori del nulla che è in lui […] Avendo resistito alla tentazione di concludere, ho vinto lo spirito, così come ho vinto la vita mediante l’orrore di trovarvi una soluzione.


Non vi è nobiltà se non nella negazione dell’esistenza.


La frivolezza è quindi l’antidoto più efficace al male di essere ciò che si è:  grazie a essa noi inganniamo la gente e dissimuliamo la sconvenienza delle nostre profondità.


Dio: caduta perpendicolare sul nostro terrore, salvezza che piomba come un fulmine in mezzo alle nostre ricerche che nessuna speranza inganna, annullamento brutale della nostra fierezza sconsolata e volontariamente inconsolabile, avviamento dell’individuo su un binario morto, disoccupazione dell’anima per mancanza d’inquietudine.


Ritrovandoci dopo ogni notte di fronte a un nuovo giorno, l’irrealizzabile necessità di riempirlo ci colma di spavento.


La noia è l’eco in noi del tempo che si lacera… la rivelazione del vuoto, l’esaurirsi di quel delirio che sostiene la vita.


La realtà è una creazione dei nostri eccessi, delle nostre dismisure e sregolatezze. Senza i nostri ardori lo spazio è di ghiaccio, il tempo stesso non scorre ….


Ognuno di noi è nato con una dose di purezza destinata ad essere corrotta dal commercio con gli uomini, da questo peccato contro la solitudine. Giacchè ognuno di noi fa l’impossibile per non essere votato a se stesso.


Il plurale implicito del “si e quello esplicito del “noi” costituiscono il confortevole rifugio dell’esistenza falsa. Soltanto il poeta si assume la responsabilità dell’IO.


Dal momento che non è facile approvare le ragioni invocate dagli esseri umani, ogni volta che ci si separa da ognuno di loro la domanda che viene alla mente è: come mai non decide ad uccidersi?
Quando si è intravista la propria inutilità, è incomprensibile che chiunque non faccia altrettanto. […]
Il fatto è che, se la ragione sconfessa la voglia di vivere, il nonnulla che fa prolungare gli atti è comunque di una forza superiore a tutti gli assoluti; esso spiega la tacita coalizione dei mortali contro la morte; esso non è solo il simbolo dell’esistenza ma è l’esistenza stessa, il tutto. E questo nonnulla non può dare un senso alla vita, ma la fa perseverare in ciò che essa è: uno stato di non suicidio.


Se i pomeriggi domenicali si protraessero per mesi, dove andrebbe a finire l’umanità, emancipata dal sudore, libera dal peso della prima maledizione? L’esperimento varrebbe la pena d’esser fatto. […]
L’immensità del tempo farebbe di ogni secondo un supplizio intollerabile, una cornice da esecuzione capitale.



Gli sfaccendati afferrano più cose e sono più profondi degli indaffarati: nessun compito limita il loro orizzonte; nati in un’eterna domenica, essi guardano, e si guardano guardare. La pigrizia è uno scetticismo fisiologico, il dubbio della carne. In un mondo ebbro di ozio soltanto loro non sarebbero assassini.





martedì 24 gennaio 2017



Ho visto un film.
Tutta colpa di Freud parte malissimo. La scena iniziale con le protagoniste che vanno in giro in bici mentre la loro stessa voce fuori campo le presenta ha un che di brutto/triste/giàvisto/tardo adolescenziale.
Poi il film non è malaccio dai, il problema è che alterna dei dialoghi carini ad altri che sono delle minchiate pazzesche. Molte delle scene che vorrebbero essere divertenti ti strappano solamente un sorrisetto più d’imbarazzo che d’altro, perché, cristo, non è che bisogna per forza far ridere ogni quindici secondi, sennò ci si rende ridicoli e il film sembra una stronzata. C’è solo un tizio che può riuscire a fare un film intero facendoti ridere ogni trenta secondi, e ce l’ha fatta solo in due o tre film. E si chiama Woody Allen. Torniamo a noi. I colpi di scena spesso sono di una prevedibilità angosciante però c’è una bella atmosfera di leggerezza che rende molto scorrevole le due ore di visione. E io parto sempre molto prevenuto coi film che durano più di un’ora e cinquanta.
 In Tutta colpa di Freud nonostante molti “colpi di scena” siano di una scontatezza clamorosa, il ritmo è alto, ci sono molti personaggi e poche scene morte quindi sono felice di dire che nonostante tutto non m’ha annoiato.
Ah, a volte la leggerezza da commedia italiana prende quella velatura di “buonismo tristissimo”  che fa venire la nausea e ci sono forse un po’ troppe scene forzate del tipo voglio-fare-il-simpatico-ma-non-ci-riesco. Ma questo l’ho già detto.
Il finale riesce a non essere orrendo come pensavo quindi a ‘sto film do un 6..

Poi ho visto un gran bell’anime: Akira.
Sto film avrà anche 40 anni ma non li dimostra proprio, le animazioni sono spettacolari, la trama è avvincente. Alla prima scena mi sono subito incollato allo schermo e ho ripreso una corretta postura solamente dopo tipo 25 minuti. Tanta roba proprio.
Poi si, beh, son giappi, si sa che a un certo punto  tendono a degenerare. Ma in definitiva io sono stato  molto sorpreso, più che soddisfatto e a tratti mi sento di dire – addirittura- completamente rapito da questo bellissimo film. Voto 8.

Cogli anime sono in tega dura, negli ultimi giorni ho visto anche
-          Memories: è l’insieme di tre corti di tre disegnatori differenti che trattano argomenti differenti in modi differenti. Nel primo, quello più serio,  c’è un avventura strana nello spazio con mondi immaginari e cazzate così; nel secondo, che è l’unico divertente, un tizio sfigato diventa una puzzolentissima  arma di distruzione di massa; mentre nel terzo, che dura solo mezzora, parlano di ‘sta città futuristica in guerra, questo qua è disegnato strano forte, sull’inquietante, merita un’occhiata. Anche se poi la storia praticamente non c’è. C’è solo ambientazione. Dura veramente troppo poco. Non m’è proprio piaciuto il fatto che il primo corto dura un’ora, il secondo 40 minuti e il terzo mezzora. Boh.
A memories do un 6,5.


-          Nausicaa of the valley of the wind: In questa vecchia opera di Murakami francamente I disegni non mi son piaciuti molto, poi lui, si sa, è forte coi mostricciatoli vari, infatti qua ci sono I mostro-tarli che che sono nella mia personale “top5 delle bestie merdose” e altre trovate interessanti.  In ogni caso quel che conta è la storia e questa storia è mooolto bella. Voto 7.5

venerdì 20 gennaio 2017

Perdere tempo per non aver tempo da perdere






L’alba.
Occhi tristi già spalancati dalla
Consapevolezza, spina sotto l’unghia.
Pensando di poltrire su grasse nuvole
 mi sono incatenato ad un unto sofà
intrappolato tra volteggi pindarici che sempre
finiscono con lo sgomento,
paresi dovuta al non avere qualcosa
per cui piangere


No ho desideri.
Ma il cuore brontola.
Le scarpe da viaggio mi fissano
Inutilizzabili, i lacci li ho usati per impiccare
I miei nemici: Banalità
E buon senso.


Ogni parola scrivo e poi detesto
Perché non ho concetti da esporre.
Solo la Consapevolezza
Le Catene
I Volteggi
Lo Sgomento con cui perdo tempo
Per non aver tempo da perdere
Mi fa ricadere al suolo in uno schianto muto.


Dolce Ivy
La luce del sole illumina le mie frustrazioni
Allora ho deciso d’incontrarti
Nell’oscurità dei canali
Scavati dalle nostre angosce.
Ma unire le nostre solitudini ne ha solamente
Sottolineato l’incomunicabilità.
Ognuno di noi è solitudine,
Ogni solitudine è un tetro abisso
E tu ti sei affacciata,
a respirare la mia vertigine.

Oh Dolce Ivy
Vestiamoci da qualunquisti
Lavori hobby coiti acquisti
… e tieni in ordine la cella che potrebbero arrivare visite

…Poi non hai più tempo per far niente.
E’ lo splendore della vita che ti hanno scelto.
Perdere tempo per non avere tempo da perdere.
Nascere abbonati a tutti i comfort non richiesti
Ma parte inscindibile del pacchetto “vita moderna”
& sudare sangue sull’ingordo mulino del capitalismo
Ma se prendi il vaiolo ti curiamo gratis
E se muori t’intubiamo e ti fingiamo vivo,
che i contribuenti per noi sono importanti.


A questo punto
è obbligatorio drogarsi.
Drogatevi tutti!!
Pensate a divertirvi!!
Ormai non si finisce in prigione
& non si muore quasi più.
C’è solo da sudare un po’ di sangue all’ingordo dio denaro.

Drogatevi tutti !
Pensate a divertirvi
Per Dimenticare il tempo
In cui ci si divertiva a pensare.


Così va il mondo, Dolce Ivy.
Se non riesci a piangere
Mettiti in fila
Mangia sano
Bevi coca cola zero
Perdi tempo per non avere tempo da perdere
& pensa a divertirti
Per non divertirti a pensare


Ivy, io qualche lacrima
L’ho conservata in un barattolo
Mescolata alla voglia di farmi Del male.
Ora lasciami andare,

che mi faccio una pera di olio di palma.







Un mucchio di persone non hanno mai ragione,
La storia ce lo insegna, che se Dio esiste è un coglione.
Si inizia a stare stretti, siamo sette miliardi,
E altri nuovi arrivano a fare gli stessi sbagli.

E' solo mia, questa ironia,
Ma io ho voglia di scherzare e di volare via.
A prendersi sul serio ci vuole molto poco,
La storia ce lo insegna, che giocare dura poco.

Che gente di merda, che gente di merda,
Siamo solo fango sparso sopra questa terra.
Che il vento ci disperda, che il mare ci sommerga,
Le bestie sanno bene dov'è che il male alberga.
Che gente di merda, un tumore per la Terra,
Ci comportiamo esattamente come i parassiti.
Una zecca intelligente, il virus più potente,
Che il tempo estinguerà e non potremo farci niente.

martedì 17 gennaio 2017

Ricette Abortite 2


Dopo il devastante successo della Mia Zuppa Thai Abortita che sicuramente NESSUNO ha mai provato a fare,
 ho sentito l'esigenza di condividere altre ricette
E che ricette!
mamma mia
la zuppa almeno l'avevo provata tre o quattro volte
prima di donarla all'internet,
le ricette di oggi invece sono nate così,
dalla deficenza per lo più.


Ho invitato a cena una coppia di amici, non sapevo che fare da mangiare,
allora ho preparato le Fettuccine Bill Lee.


Ricetta delle Fettuccine Hand-crafted per tre persone:
-          Prendi 200gr di farina 00 , 100 gr di farina di grano saraceno, tre uova e un pizzico di sale
-          Mescola. Mentre mescolavo io c’ho messo dentro anche del prezzemolo fresco appena tritato, che in realtà messo così nella pasta non sa praticamente di un cazzo ma a livello colore fa passare le tue fettuccine self-made da “piatto improvvisato da uno che boh” a “vera pasta fatta in casa fatta come si deve da uno che evidentemente ne sa”
-          Quando hai fatto una palla falla riposare mezzora coperta da uno straccio. poi tagliala a pezzi, vai di mattarello sui vari pezzi in modo da farli diventare delle strisce dello spessore desiderato. Infarina e arrotola le strisce come se fossero dei mega cannoni e taglia fettuccie dello spessore desiderato.
-          A Questo punto arrivano i tuoi amici, apri il Lugana e metti su una pentola con acqua salata.
-          Quando l’acqua bolle butta le fettuccine ma vedi di cuocerle poco che sta roba, cazzo, va mangiata al dente.
-          Condisci col sugo d’astice che hai comprato già pronto. Ordinalo per due persone che tanto te ne danno un quintale.

Proprio non c’avevo cazzi di preparare un sugo ma tu puoi fare come vuoi. Se non hai voglia di un sugo col pomodoro spadella del porro con un pò d'olio, buttaci insieme una salsiccia e se puoi sfuma sempre col vino.
Ah, per le fettuccie puoi aumentare la percentuale di grano saraceno ma l’impasto tende a diventare duro e difficile da manipolare.


Beh, poi ho fatto il secondo.

Ricetta delle Bombette di Coda di Rospo alla Bill Lee:
Ingredienti per tre persone:
800gr di coda di rospo
15 fette di guanciale stagionato
Olio Evo
Sale
Pepe
Un limone
Vino bianco possibilmente aromatico e non scadente.

-          La coda di rospo è comoda. Te la vendono quasi sempre senza testa e pulita e sto pesce magnifico è anche senza lische. Ti basta incidere (con un coltello buono) appena affianco alla spina dorsale lungo tutta la lunghezza del pesce per tirarti fuori i due filetti che poi taglierai a bocconcini. I miei erano delle bombette tipo 5cmx3x3
-          In una ciotola metti un tot di olio, due cucchiai di succo di limone, sale, pepe e grattugia un po’ di scorza di limone, vedi tu quanta, io ne metto un botto. Poi mescola.
-          Butta le bombette nella marinatura, mescola a mano, impregnale per bene e lascia riposare mezzora finchè ti pappi le fettuccine.
-          Avvolgi le fette di guanciale attorno alle bombette. Apri l’altra bottiglia di vino, io sono andato su un Riesling trentino molto buono.
-           Scalda una padella antiaderente di quelle serie, non mettere olio, vai direttamente con le bombette, fiamma media, lasciale cuocersi nel grasso del guanciale, tre minuti per lato poi alza la fiamma a cannone e sfuma col vino . Riempiti il bicchiere, regola il fuoco e cuoci finchè il guanciale non è croccante. A quel punto le bombette saranno cotte anche dentro. Perché la rana pescatrice è un pesce meraviglioso e sa come cuocersi. Ma se hai fatto i bocconcini troppo grossi puoi finire la cottura a fuoco basso o in forno o lasciarle semplicemente in padella col coperchio e il fuoco spento per una decina di minuti o boh fai il cazzo che ti pare arrangiati non sei mica un bambino.
-          Servi con contorni di verdure, io sono andato di zucchine grigliate e insalata di “molesini”(valeriana).




Allora poi volevo fare un dolce
Ingredienti del Dolce che Avrei Voluto Fare:
Yogurt bianco 200 ml
Ricotta di mucca 150 gr
Zucchero di canna 25 gr
1 Radice di zenzero
1 lime o limone
Foglie di menta
1 barattolo di mango sciroppato (che il mango fresco si trova ma non è di qualità infima)

Ricetta
-          Prendi la ricotta e lo zucchero di canna e frullali col mixer poi aggiungi lo yogurt, un po’ di scorza di limone e foglie di menta a piacere. Mixa fino ad ottenere un composto omogeneo.
-          Dividi il composto in tre calici da vino e mettili in frigo per mezzora
-          Prendi del mango, non so quanto, vai a occhio, e passalo col mixer insieme ad un po’ dello sciroppo zuccheroso in cui era conservato, un paio di centimetri di radice di zenzero e una bella grattugiata di scorza di limone fino a creare una specie di mousse.
-          Prendi i calici e con calma e freddezza adagia la mousse arancione sullo strato bianco, aiutati con un cucchiaio, spianala, rendila bella. Con un fazzoletto pulisci le sbavature sui bordi come fanno nei ristoranti fighi.
-          Metti il composto in frigo per un’oretta almeno.
-          Prima di strafogarti come un maiale guarnisci i calici con delle foglie di menta.


Al posto della ricotta puoi usare il Philadelphia,  oppure puoi usarli entrambi, mettere meno yogurt, insomma, giostratela, prova, inventa. Io infatti questo simil-sorbetto l’avevo  preparato in un’altra occasione perché oggi, ad esser sinceri, ho pensato al dolce solo dopo aver fatto la spesa, e in casa non avevo la ricotta. Nè il Philadelphia. Né la menta né lo zenzero né il mango.
Ho preso quel che c’era, ho mixato uno yogurtino bianco e uno “yogurt bianco al kiwi+ fibre cereali”, entrambi dell’activia, con zucchero di canna, l’immancabile scorza di limone e mezza pesca sciroppata. Ho buttato i calici in freezer perché quella roba non voleva saperne di solidificarsi, poi ho fatto la mousse sopra con pesche sciroppate e scorza di limone e quando l’ho messa su è venuto uno schifo, la mousse è mezza colata dentro lo yogurt. Ma vabbè
gli ospiti l’hanno mangiata.
 Io anche.
 Devo dire che sorprendentemente era accettabile.




Della cena i Miei amici sono stati molto contenti, nonostante il dolce.

mercoledì 11 gennaio 2017

ExpLoSiVe Stream of consciousness



Ditelo ad Orwell, che le auto volanti non le abbiamo viste ma possiamo scaricare un porno in 4 minuti e aggiornare il nostro profilo facebook mentre stiamo cagando

Spiegatelo a Mao, che Carlitos Tevez merita settantasei milioni di euro in due anni per giocare a calcio saran 40 partite

E Asimov li aveva visti?
gli automi istruti per eliminare i punti neri dai visi dei maschi eterosessuali?
Gliel'avete detto?

Qualcuno mostri a Galileo lo sbarco sulla luna e vediamo se almeno lui ha qualcosa da ridire.

E le femmine che vogliono mantenere la famiglia e guadagnare bene
E i maschi che vogliono essere belli puliti e ben inseriti
  -& le barbe curate e profumate sono l’emblema di una società che quando ha sentito “teoria dei gender” ha cambiato canale-
Si,
per guardare una serie dove la gente muore.

Non so se l’ho mai detto
Ma sono profeta.
Quindi
Statemi a sentire:
tra qualche anno i condannati alla pena capitale verrano ammazzati in livestreaming with all the fuckin world – che nelle piazze non ci possiamo andare sennò l’isis ci tirà addosso i camion- e potrai guardarti le esecuzioni finchè caghi.

Prenderei Marx per un orecchio e lo porterei in palestina se solo esistesse ancora.
Chi? 
no, non lui.
...

Non Ditelo ai flussi di coscienza, di volare basso.

Mi prendo un po’ troppo sul serio,
oggi ho fatto le fettuccine self-made hand crafted very special smattarellate a mano e tagliate male condite col ragù di quaglia compero.
Poi un'anima buona mi ha regalato un tin whistle -ho dato 200 euro al meccanico per un problema alla merdosa auto coreana quando mai iddio santissimo ho deciso di comprarla- e non mi resta che imparare a suonarlo finchè continuo a cercare di non far soldi e di stare il più possibile lontano dalle genti
che non sono mica cattive persone
è che non capiscono più cos’è giusto e cos’è sbagliato
e fin qua tranqui, sono abituato
ma non distinguono più cosa è divertente da cosa non lo è
e questo non mi diverte
cazzo
anzi mi aliena completamente da ogni contesto sociale
anche e soprattutto perché non sono
particolare alternativo freak del cazzo pazzoide complottista bruciato
no,
genti,


sabato 7 gennaio 2017

di Rimasti, Psicati, Bruciati ...




Antonio è forse l’unico personaggio di cui scrivo senza usare un nome fittizio.
Antonio è un rimasto.
La sua storia, che qualcuno m’ha gentilmente raccontato, è la seguente: una volta c’era un ragazzo bello e piacente, poi ha avuto un incidente ed è diventato brutto e stupido.
Tendenzialmente non credo a queste notizie campate in aria ma in questo caso mi va di fare un eccezione.
Mi ricordo di Antonio in quel posto underground nel quartiere dei froci.
Un’estate intera ad andare lì ogni fottuto mercoledì sera per ascoltare musica -spesso teknaccia da quattro soldi- conoscere persone scoppiate almeno quanto me, bere gin lemon e mangiare cale.
O pipparle.
E ritrovarsi regolarmente alle quattro del mattino a dirci “Dio can butei tra tre ore dobbiamo andare a lavoro”
Quel mercoledì ero fuori a fumare l’ennesimo cannone coi miei storici amici e con qualche gallina che non mi sono mai scopato quando ad un certo punto sentiamo un paio di colpi e qualche grido e niente, c’è Antonio che sta picchiando un albero.
Un albero bello grosso.
E Antonio grida, lo insulta e lo prende a pugni e- peggio ancora- a testate.
Qualcuno riesce a fermarlo e a trascinarlo via, m’immagino cercando di tranquillizzarlo con frasi fatte tipo “Anto lascia perdere, questo è troppo grosso, non riesci a buttarlo giù”
Poi vien fuori che Antonio ce l’aveva con un tizio che gli ha rotto il cazzo e poi se n’è andato dentro mentre lui, da bravo giovane represso, si è sfogato su un albero.
Antonio.
Che c’aveva sta risata tipo eheheheh a frequenza altissima.
-          <Io me lo ricordo al Florida, era lì su un divanetto con le mani sulle tempie, gli faccio “oh, cos’hai?” e lui mi guarda con ‘sti occhi terrorizzati e mi dice “ho lasciato le cale in macchina”. E allora gli dico “Ma dio can Antonio, siamo venuti su in autobus, eri seduto di fianco al Petru, davanti a me e Josh”. E lui mi sorride e mi fa “allora le ho mangiate tutte ehehehehehe”>

Chissà che fine ha fatto.  Si sarà perso.
Come il Blanco.
-          “ Va’ che il Blanco s’è ripreso un po’. Adesso parla, fa dei discorsi. No, beh, non è proprio a posto. Si, ma che c’entra? Diciamo che almeno riesce a finire le frasi, qualche anno fa non parlava neanche, non diceva niente, viveva solo nel suo mondo. Adesso almeno parla, poi si, vabbè, da qua a dire che è normale c’è una bella differenza, l’ho visto il mese scorso dopo anni e mi ha chiesto se faccio ancora i mobili e cose varie levigando il porfido, poveretto, gli ho detto di si e lui stava già parlando di un'altra cosa, non riesci a stargli dietro, non gli puoi dir niente a parte si ok vabbè ed essere accondiscendente con frasi fatte. Però almeno parla. Chissà poi sta cosa del porfido da dove l’ha tirata fuori. Che tra l’altro sempre quel giorno lì tira fuori dalla tasca un acino d’uva e allora, giusto per dir qualcosa, gli faccio “Hai mangiato uva?” e lui mi guarda male e mi fa “No, sarà una settimana che ce l’ho in tasca. Mi ha ispirato per fare un disegno. Una conchiglia con sopra una foglia con sopra l’uva, ma l’uva deve essere sulla foglia non sulla conchiglia.” E altre stronzate così, poi grazie a dio sono riuscito a sganciarmi che parlare coi matti mi disagia un sacco per dio, la odio sta gente.

Bacco invece c’è rimasto sotto anche peggio. E pensa che mio cugino mi ha raccontato che era un grande, andava in giro con lui e quelli del Jolly, sempre sorridente sempre voglia di spaccare il mondo, poi a ‘sta festa a Bologna gli si è rovesciata sulla mano la boccetta di lsd, lui ha provato a tamponarla ma zero, gli è salito un trip allucinante, è rimasto in un altro mondo per tre giorni e si è bruciato il cervello.
Ora lo vedi girare per strada col cagnetto, spalle strette, testa bassa, passo veloce, non parla mai con nessuno, non ha amici, donne , lavoro,  a parte le passeggiate col cane non esce mai di casa, è in paranoia durissima, non ricorda niente, non capisce niente, non sa niente.
Se è vero che gli imbecilli vivono meglio, Bacco deve avere proprio una vita bellissima.

Eh con l’ellessseddì non si scherza, cioè, finchè è un cartone tranqui, i cartoni di oggi avranno 50 microgrammi di principio attivo, quelli di una volta erano molto più forti, il fatto è che se invece di andare a cartoni te ne vai in giro con una boccetta coll’LSD liquida c’è poco da scherzare, ti si rovescia sulla mano e sei in overdose. Come quando giravano le Micropunte all’Alter, ti parlo di quindici anni fa, quelle erano delle cannonate da 300mg che hanno bruciato il cervello a un sacco di butei.

-          Guarda che non c’è bisogno delle micro punte per impazzire, i cartoni sono pericolosi comunque, Alberto è andato via di testa con uno solo. E si che era abituato, ne aveva presi altri ma poi ha fatto ‘sta serata coi suoi amici, tutti sereni e beati, lui imparanoiato abbestia inizia a dire a tutti “Guardate che vi sento” “Lasciatemi stare” “Smettete di prendermi per il culo” e i butei hanno provato a rassicurarlo un po’ ma dopo un po’ di tempo si son rotti il cazzo e probabilmente lui li stava trascinando tutti nel Bad trip quindi hanno deciso di non cagarlo più ed ogni volta che apriva bocca gli dicevano “Albe va in figa, smettila con sti discorsi e va a letto”. Erano in montagna a casa di uno, hanno dormito tutti lì nei sacchi a pelo e quando la mattina dopo si sono svegliati, Alberto era ancora lì sveglio che parlava da solo.
E’ stato l’inizio della fine. Non ci si poteva più parlare, non capiva più niente, era nel suo mondo, Paranoia dura, antisocialità, anni passati in casa da solo a bere alcool e fumare sigarette come se non ci fosse un domani ascoltando musica Goa tutto il tempo. Lui però ne è venuto abbastanza fuori. Diciamo che tra gli impazziti è l’unico che ora è tornato normale. Lontanissimo dall’Alberto di prima ma almeno se gli chiedi qualcosa ti risponde, dice frasi di senso compiuto e lo puoi lasciare andare in giro da solo.
Ah, per tornare più o meno normale ci ha messo sei o sette anni.




Antò, il Blanco, Bacco e Albe,
potevo esserci io al posto loro.

Anzi no, io gli allucinogeni li ho sempre evitati, non sono mica un coglione.

A parte quella volta in Costarica, quando pensavo d'impazzire,
Ma insomma, non sono mica un coglione, nessuno s'è mai ammattito con un quartino,
o  forse si?