mercoledì 11 ottobre 2017

George Saunders



Una della raccolte di racconti più interessante che mi è capitata in mano negli ultimi anni è stata: Burned Children of America. A parte DFWallace, non conoscevo nessuno degli altri scrittori americani under 40 in quel libro.
Ci ho trovato tantissimi racconti interessanti, nessuno eccezionale, ma tanti veramente interessanti e, per certi versi innovativi; così ho deciso di approfondire la conoscenza di quelli che più m’avevano colpito fra  questi autori “emergenti”. Ho cominciato con Dave Eggers e il suo romanzo (modestissimo) “l’opera struggente di un formidabile genio”, ho dovuto rinunciare ad alcuni che non sono ancora stati tradotti in italiano, tipo Judy Buidniz -il cui “I giorni del cane” è uno dei racconti più belli della raccolta- e sto cercando di procurarmi qualche scritto di altri tipo “La donna che si tagliò la gamba al Maidstone club” di Julia Slavin – il suo Odontofilia è un altro dei racconti top in Burned Children.
Ora è arrivato il turno di George Saunders e della sua raccolta di racconti “Pastoralia”.
Te lo consiglio.
Il racconto che dà il titolo al libro è speciale, il secondo e il terzo sono forti, gli ultimi tre un po’ meno ma hanno dei bei personaggi. Saunders ha un bello stile ed è bravissimo a descrivere gli sfigati, quelle persone che (come me) passano il tempo a fantasticare immaginare e crucciarsi invece che agire.
Poi è forte con gli Incipit.
Prendiamo questo capitolo di Quercia del Mar:
A quercia del Mar, il mare non c’è e neanche la quercia, soltanto un centinaio di case popolari con vista sul retro della Federal Express. Min e Jade allattano i pupi mentre guardano La morte violenta di mio figlio.

Questo invece è l’inizio di “La fine di FIRPRO nel mondo”
Il ragazzino sfrecciò in bici davanti casa del muso giallo, davanti casa della tracagnotta e davanti casa del morto putrefatto da cinque giorni, ricordando che una volta il muso giallo l’aveva chiamato peste, che una volta la tracagnotta aveva chiamato la polizia perché le aveva massacrato il gatto con lo spago bullonato e che una volta la tipa dentro casa del morto le aveva chiesto: Cody ma te li lavi mai i denti? Un giorno avrebbe terminato la sua invenzione del raggio speciale miniaturizzante e gli avrebbe ristretto le case.

Incipit de “Il parrucchiere infelice”
La mattina il parrucchiere lasciava le sue aiutanti nel negozio e si sedeva fuori a bere caffè puntando tutte le donne che vedeva. Puntava le vecchie, le gestanti, le modelle dei cartelloni pubblicitari sugli autobus in transito, e quella mattina una tipa con i capelli neri a spazzola e le guance macchiate di lacrime, una niente male, se solo avesse fatto lo sforzo di pulirsi la faccia spendendo magari qualche soldo per un vestito come si deve, calze bianche e minigonna, per dire, stivali al ginocchio e cappello da cowboy e cigarillo, e se la immaginò….


Una delle cose fondamentali per uno scrittore è non descrivere i personaggi, ma disegnarli, fare emergere la loro personalità dai loro atteggiamenti. Così Saunders in due righe ci fa già immaginare che razza di madri saranno Min e Jade; tratteggia i contorni di Cody sognatore folle ; ed esaspera il maschilismo del parrucchiere ed il suo ragionare col cazzo, tanto che non solo gli fa “puntare” tutte le donne che vede, ma la prima categoria di donne che punta sono le vecchie. Poi le gestanti. Poteva essere più squallido? Difficile.
Oltre a questo, la cosa che più salta all’occhio è l’egoismo dei personaggi. Le madri davanti alla tv (poi verrà fuori che riempiono i biberon di gelato e sciroppo d’acero per tener buoni i bimbi, sparolacciano e litigano continuamente sbattendosene  della prole), Cody che odia una signora e sembra non pesare il fatto di averle ammazzato il cane con una catena bullonata, il Parrucchiere che, vedendo una ragazza in lacrime, se l’immagina vestita da cowgirl.
Meraviglioso, in tal senso, è quest’altro passaggio tratto dal capitolo 1 de “Il parrucchiere infelice”:
…Perché andava in chiesa in un giorno feriale? Magari aveva un problema. Magari era rimasta incinta. Magari se la seguiva dentro e le diceva che i problemi erano il suo pane quotidiano – era nato senza dita dei piedi – un caffè con lui l’avrebbe preso. Era stufo di tornare a casa e trovarci solo mamma.

La gravidanza della ragazza usata come pretesto per abbordarla. Nella sua testa il vero problema non è la gravidanza d’una ragazza, ma il Suo vivere con mamma. E poi c’è l’ironia traboccante. Quel – era nato senza dita dei piedi- mollato lì come uno zaino bomba nella Hall dello Sheraton. Grandioso.


Pastoralia è forte, ne val proprio la pena. E non ti ho detto nulla sul racconto migliore perchè le cose belle non vanno raccontate, come dicono quelli de Lo Stato Sociale : Scoprire è meglio che capire, capire è meglio che spiegare.


Nessun commento:

Posta un commento