giovedì 7 settembre 2017

Denti bianchi - Zadie Smith



Archibald Jones  



Clara aveva 19 anni, Archibald 47. Sei settimane dopo erano sposati.



…Ma non Archie. A un mese dal matrimonio aveva già quell’espressione spenta che hanno gli uomini quando vi guardano attraverso.



Proprio come in televisione! E’ questo il complimento più superlativo che Archie riesca ad escogitare per qualunque avvenimento reale. Tranne che “questo è anche meglio che in televisione!”





Samad Iqbal



I nostri figli saranno il frutto delle nostre azioni. “le nostre sciagure saranno i loro destini”.



Non era possibile, e Samad lo sapeva, che quella donna provasse per lui un qualche interesse erotico. Ma si guardò lo stesso attorno alla ricerca di Alsana e continuò a far tintinnare nervosamente nella tasca le chiavi della macchina. Sentì qualcosa di freddo scendergli sul cuore e capì che era paura del suo Dio.



Samad, quando l’organo di un uomo sta eretto, due terzi dell’intelletto di quest’uomo se ne vanno.



E’ odioso che ci vengano ricordati i nostri figli mentre si sta calcolando l’esatta sfumatura e la rigidità di un capezzolo capace di rivelarsi attraverso il reggiseno e la camicetta.



Sbirciò nel corridoio verso la figura indistinta di Joyce oltre il vetro e si grattò i testicoli, tristemente. Samad indossava il suo abbigliamento da televisione: maglioncino sgargiante dallo scollo a V, con lo stomaco che lo tirava come se sotto ci fosse stata una boule per l’acqua calda, e un paio di calzoncini di lanetta fantasia dai quali sbucavano due gambe magre, eredità di quando era giovane. Se vestito da televisione, Samad era incapace di agire
[…]
“Perché non fai qualcosa , signor Iqbal? Mandala via. Invece  di startene là con in mostra la tua pancia sfatta e il tuo minuscolo pisello”.
Samad sbuffò e ricaccio sotto la fodera interna dei calzoncini la causa di tutti i suoi guai, due enormi palle pelose e il pene moscio, dall’aria sconfitta.




L'O'Connell



Bisogna “conoscere” il locale. Ad esempio ci sono ragioni che spiegano perché O’Connell è una sala biliardi irlandese gestita da arabi e senza tavoli da biliardo. E ci sono ragioni che spiegano perché il pustoloso Mickey è disposto a cucinare patate, o uova e fagioli, o uova, o patate e fagioli o fagioli patate uova e funghi ma non , per nessuna ragione al mondo, patate, fagioli, uova e pancetta. Ma bisogna frequentare il locale per avere queste informazioni.



L’ultimo sconosciuto che ricordavano di aver visto arrivare era stato il contabile di Samad, un omino con la faccia da topo che aveva tentato di parlare con le persone dei loro risparmi (come se i clienti dell’O’Connell avessero dei risparmi!) e aveva chiesto non una, ma due volte, il sanguinaccio, malgrado gli fosse stato spiegato che là dentro non si serviva maiale. Era successo attorno al 1987, e non era piaciuto a nessuno. E ora, che cos’era questo? Erano passati solo cinque anni, ed eccone un altro, questa volta tutto vestito di bianco – pulito in modo offensivo per un venerdì sera da O’Connell – e ben al di sotto dell’età richiesta (Trentasei anni). Che cos’aveva in mente di fare, Samad?



Nella famiglia allargata di Mickey vigeva la tradizione di chiamare Abdul tutti i figli, per insegnare loro che era vanità assumere uno status più alto di quello degli altri uomini, il che andava benissimo, ma negli anni formativi tendeva a causare confusione.



Alla fine O’Connell. Inevitabilmente, O’Connell. E solo perché da O’Connell si poteva essere una famiglia, senza proprietà o status sociale, senza gloria passata o speranze future… Fuori poteva essere il 1989, o il 1999 o il 2009, e ci si poteva ugualmente sedere al banco con il maglioncino dallo scollo a v che si indossava al proprio matrimonio nel 1975,  1945, o 1935. Qui non cambia niente, le cose vengono riraccontate, ricordate. Ecco perché i vecchi amano il locale.
Ha tutto a che fare col tempo. Non solo per la sua immobilità, ma per la sua pura, sfacciata quantità. Quantità piuttosto che Qualità. E’ difficile da spiegare. Se solo esistesse un equazione… Qualcosa come:

TEMPO PASSATO QUI
-------------------------------  GODIMENTO X MASOCHISMO =  ragione per 
TEMPO CHE AVREI                                                                la quale sono
POTUTO  PASSARE                                                            un cliente fisso
 UTILMENTE ALTROVE








I Chalfen 



Ho descritto una scuola dove ho lavorato e dove ho dato a tutti gli scolari un vaso di Busy Lizzie, invitandoli a prendersene cura come mamma o papà si prendevano cura di un neonato. Ognuno dei ragazzi ha scelto il genitore da imitare. Un bel bambinetto giamaicano, Winston, ha scelto il padre. La settimana dopo la madre mi ha telefonato chiedendomi perché avessi detto a Winston di nutrire la pianta a Pepsi Cola e di piazzarla davanti al televisore.


                                               --------


<<Datevi una calmata, belli>> disse Millat, sospettoso. <<Non era un cazzo divertente.>>
Ma i Chalfen continuarono. I Chalfen facevano raramente delle battute, a meno che non fossero eccezionalmente fiacche o a base di numeri o entrambe le cose. Che cosa dice lo zero all’otto? Bella cintura.



“Oscar, guarda, Irie è tornata a trovarci! Guarda che faccia fa, Irie… si chiede dov’è Millat. Non è vero, Oscar?
<<No.>>
“Oh Santo cielo, certo che si. Dì ad Irie il nome della nuova scimmia, Oscar, quella che ti ha dato papà.”
<<George.>>
“No, non George. L’hai chiamata Millat la scimmia, ricordi? Perché le scimmie sono dispettose e Millat è come loro, vero, Oscar?”
<<Non lo so. Non m’importa.>>
“Tutti vogliono bene a Millat, non è vero, Oscar? Noi gli vogliamo molto bene, non è vero, Oscar?”
<<Io lo odio.>>
[…]
“Perfino Oscar, anche se ha solo sei anni, è più intelligente di lui”
<<No, non è vero. >> Disse Oscar, tirando un calcio ad un garage di lego che aveva appena costruito. <<Io sono il più cretino del mondo>>.
”Oscar ha un quoziente d’intelligenza di 178” sussurrò Joyce. “Fa tremare le vene perfino a me che sono sua madre”.
“Uao” disse Irie, voltandosi con il resto della stanza ad ammirare Oscar che tentava d’inghiottire la testa di una giraffa di plastica.



Millat


Quando raggiunse Marble Arch era così infuriato che chiamò Karina Cain da una cabina telefonica  e la mollo senza tante cerimonie. […] Ma di Karina Cain gli importava, perché era il suo amore, e il suo amore poteva essere solo suo e di nessun altro. Karina doveva essere protetta come la moglie di Al Pacino in Scarface. Doveva essere trattata come una principessa. Doveva comportarsi come una principessa. In una torre. Tutta coperta.



4 commenti:

  1. Risposte

    1. Moltissimo. Non avevo letto nulla di suo e credo prossimamente non leggerò altro, per conservare questo bel ricordo. E perchè ho letto pessime recensioni dei suoi ultimi lavori.

      In Denti Bianchi ho amato la scrittura della Smith e la sua ironia.
      ..Ogni tanto scoppiavo a ridere come uno scemo.

      Poi, il fatto che l'abbia pubblicato a 25 anni mi ha fatto sentire piccolo e inutile quasi quanto leggendo Nabokov o DFW.
      Dico quasi perchè DFWallace è sei gradini sopra a tutti.

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    2. Avevo letto recensioni su Anobii...divide molto...

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    3. Anch'io su anobii avevo letto molte recensioni negative, poi ho guardato un pò dei profili di quelli che ne parlavano male e anche di qualcuno che ne parlava bene, ho visto che quelli che l'avevano recensito positivamente avevano gusti simili ai miei e mi sono convinto.
      Ho fatto bene.

      Provaci anche tu!

      Qual'è il tuo nick su anobii? Voglio spulciarti la libreria!

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