lunedì 28 agosto 2017

Non avevo capito niente - Diego De Silva




Io, vorrei davvero che i dispiaceri scaduti, lepersone sbagliate, le risposte che non ho dato, le piccole meschinità che mi hanno avvelenato il fegato, tutte le cose a cui ancora penso, le storie d’amore soprattutto, sparissero dalla mia testa e non si facessero più vedere, ma sono pieno di strascichi, di fantasmi disoccupati che vengono spesso a trovarmi. Colpa della memoria, che congela e scongela in automatico rallentando la digestione della vita e ti fa sentire solissimo nei momenti più impensati



La verità è che ci son persone che hanno la capacità di beccarti nella tua versione più insulsa, di farti esprimere sempre al minimo delle tue potenzialità.



Hai voglia a dire che non te ne frega niente degli altri, invece ti frega. I corpi si sentono osservati. E’ proprio una loro caratteristica. E quando i corpi si sentono osservati, generalmente tendono ad imbranarsi.



E la cosa stupefacente è che è addirittura sincera. Quando dice che non trova un baricentro  sente davvero la mancanza di un baricentro. E’ così rimbambita da se stessa, da essersi abituata a pensare coi baricentri, i lenzuoli che non tornano puliti dopo un ultimo lavaggio, gli attriti emozionali, gli sgabuzzini interiori e tutte quelle puttanate lì.



Le dico che per quindici anni ho fatto finta di darle ragione.
Le dico che quella che spaccia per introspezione scientifica è buonsenso da salotto universitario.
Le dico che è una sopravvalutata, dunque non ha la più pallida idea di cosa voglia dire meritarsi qualcosa. E’ una mediocre come tutti gli altri (me compreso). Solo che mentre noi arranchiamo lei guadagna quello che vuole.
Le dico che la sua infondata affermazione professionale è la prova tangibile di quanto in basso siamo caduti tutti quanti.
Le dico che i suoi pazienti, tolti quelli che vogliono semplicemente scoparsela (che almeno hanno un movente) sono dei cafoni arricchiti che usano la psicanalisi come surrogato dei libri che non hanno letto.
[…]
Poi torno alla realtà, il posto dove abito e in cui non sarò mai capace di fare quello che penso.
E poi chissà se veramente lo penso.



Solo uno che si crede un genio, cioè un cretino, può pensare una cosa del genere.



Non  so se penso davvero quello che dico, o cerco solo di non dire niente di sbagliato. E allora va a finire che non parlo e faccio la figura di quello che non ha niente da dire



L’amore, se posso dire quello che penso, è una malattia della dignità. Agisce per picchi ed inabissamenti.



E poi c’è la malinconia cosmica, che minaccia l’evoluzione.



Tu invece ti trascini in questa specie di metadone dei sentimenti nella speranza che le cose s’aggiustino, ma per questo genere di guasto non c’è cura e non c’è riparazione.



Sono davvero poche le volte in cui ho avuto le idee chiare nella vita. E non parlo delle scelte ponderate, del bilancio dei pro e dei contro, quelle cazzate lì dove si cerca il giusto mezzo che poi rende i giorni penosi.



Invece stamattina non mi va proprio di lasciar correre, perché non è possibile che ogni volta che esci di casa devi ingoiare la tua brava cucchiaiata di merda

Perché le volte che tiri fuori i coglioni, anche se poi li rimetti dentro, per un po’ ti restano addosso. E’ una specie di strascico estetico della virilità, una carica che continua a mandare spruzzi di energia alla gente che passa.




-          - Oh stà a sentire, mica sei venuto per offendere?
-          - Avvocà, ho detto solo quello che penso, mica quello che penso è la verità!



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