mercoledì 9 agosto 2017

Martin Eden - Jack London (2)





Vanamente si domandava: Dove sono le grandi anime? Dove sono i grandi pensatori? E tra la folla di persone indifferenti, informi, stupide, evocate, non trovava nulla. Fu vinto dal disgusto, simile a quello che deve aver sentito Circe per la sua mandria di porci.




“In fin dei conti hai scritto per divertirti, ora vi siete divertito abbastanza, ed è tempo di prendere la vita sul serio. Sinora non hai pensato che alla tua.”




Ebbene, lei, l’ultimo degli effimeri, che bisogno ha della gloria? Se dovesse conquistarla, essa l’avvelenerebbe. Lei è troppo semplice, elementare, troppo razionale per riuscire in questo imbroglio. Parola mia! Spero bene che nemmeno una rivista le pubblichi mai le sue cose: non bisogna esser schiavi che della bellezza. La serva e mandi al diavolo la folla imbecille!




La nostra gioia non consiste nel successo che si ottiene, ma nel fatto che si scrive.




La bellezza l’assilla. E lei vuole mutarla in denaro?




Lasci stare, dunque. Si scelga qualche bella creatura di fiamma e voluttà, che rida della vita, che si beffi della morte, innamorata dell’amore.




Senonchè Brissenden rimaneva un enigma: contrariamente alla sua apparenza ascetica, era, con tutta la forza declinante del suo sangue impoverito, un voluttuoso. Incurante della morte, pieno d’amarezza e di cinismo, quel moribondo adorava la vita, nelle sue minime manifestazioni. Voleva godersi la vita fino all’ultima goccia, vibrare fino all’ultimo brivido.




Era impossibile che fosse vero, in quegli uomini i libri erano vivi. Parlavano con fuoco ed entusiasmo perché lo stimolo intellettuale li esaltava come l’alcool o la collera esalta altri uomini.




Vi domandate perché sono socialista: perché il socialismo è inevitabile; perché il sistema attuale è irragionevole o imputridito. Naturalmente io odio la folla; ma che fare? Ogni altra cosa è preferibile al branco di porci che ci governa.




“Trovare un impiego! Mettersi a lavorare! Poveri schiavi stupidi!” Non era davvero sorprendente che il mondo fosse dei forti! I servi erano ossessionati dalla propria schiavitù.




Il danaro non era altro, per lui, che un mezzo per soddisfare un desiderio momentaneo. Senza bussola, senza remi, senza porto all’orizzonte, s’abbandonava alla deriva, senza lottare ulteriormente, giacchè lottare significa vivere, e vivere soffrire.




Ma no, ora non m’invitate perché sono quel che sono; m’invitate perché tutti gli altri m’invitano, perché così è la moda. M’invitate ora perché siete degli stupidi animali, perché siete la folla, perché in questo momento il cieco e il pecorile capriccio della folla vuole accarezzarmi.




“Veramente non c’è nulla da perdonare; ognuno opera come sa, e non può far di più.”





Non era ancora la morte. La morte non fa soffrire; era ancora la vita.










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PS Aggiunto Solaris alla lista "Film che dovresti vedere"

2 commenti:

  1. Solaris di Tarkovskij è un capolavoro incredibile.

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  2. E' una bella bomba in effetti.
    Ormai non aggiungo più nulla alla lista film, ma questo meritava proprio.

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