venerdì 25 agosto 2017

5 super dischi



I cinque dischi che Youtube mi ha suggerito e nessuno attorno a me conosce, ma quando li metto su vado via di testa.
Ah, non ti metto nemmeno un link, se ti va cercatèli, io ti descrivo la storia degli artisti e ti recensisco a grandi linee il disco, mi par già abbastanza.



Posizione 5: THE BLACK MERDA – THE PSYCH FUNK OF BLACK MERDA (2006)
Questi tre negri di Detroit iniziano la loro carriera suonando musica soul da Motown. Nel ’67 reclutano il secondo chitarrista (fratello del primo) e un anno dopo cambiano il nome del gruppo da The Soul Agents a Black Merda; la scelta del nome deriva dal fatto che in quegli anni un sacco di neri venivano ammazzati da sbirri merdosi e dal Ku-Klux-Klan, per cui il quartetto detroitiano opta per il nome Merda perché nello slang afroamericano ricorda la parola murder (quindi la pronuncia sarebbe tipo De blek marda’). Nel 70 esce il disco omonimo in cui si sentono grosse grossissime  influenze rock psichedeliche Hendrixiane e non solo (Cream?). Questo disco, col successivo Long Burn the fire (1972)  è l’espressione del vero sound della band che, purtroppo, si scioglie poco dopo. Nel 2005 il gruppo si riunisce pubblicando un album che racchiude le canzoni dei loro primi due lavori e la gente inizia a chiedersi “ma chi sono sti negri Funkettoni hendrix style”? L’anno successivo esce The Psych funk of black merda, che è il disco che me li ha fatti conoscere ed apprezzare e, per essere un insieme di registrazioni e pezzi scartati, non è affatto male. Apprezzabilissime la prima traccia e la cover di Foxy Lady.



Posizione 4 : NATTY COMBO – IMPULSO (2007)
Sergio Colombo, è un saxofonista argentino appassionato di Reggae, a cui mescola varie influenze e, dopo una lunga gavetta - ha fatto parte dei Los Cafres e ha suonato con musicisti argentini, messicani, giamaicani etc,-nel 2003, per dar luce al suo progetto solista, mette su una band, i Natty Combo, con cui pubblica due dischi dalle sonorità Roots Reggae anni 70, poi, nel 2006 esce SuperDubWise, rivisitazione in chiave Dub dei pezzi principali dei primi due dischi; la svolta arriva nel 2007, con Impulso, primo album che ha una distribuzione internazionale e fa avere al gruppo una discreta fama in America Latina. Questo disco, che su youtube ha appena 70.000 visualizzazioni, suona veramente bene e l’ho già postato sul blog qualche tempo fa. Dagli un ascolto anche se non ti piace il genere perché ci sono un sacco di contaminazioni e merita davvero.



Posizione 3:  BETTY DAVIS – THEY SAY I’M DIFFERENT (1974)
Betty Davis lavorò come modella a New York, dove conobbe Hendrix ed altri famosi musicisti tra cui Miles Davis, con cui si sposò nel 1968. A detto dello stesso Miles, Betty influenzò profondamente il suo stile musicale facendogli conoscere Jimi e Sly Stone.
Miles e Betty divorziarono e, mentre Miles incideva Bitches Brew inventando il jazz fusion – l’album vendette molto nonostante i pezzi fossero lunghi complessi e pieni di folli assoli-  lei decise di fare la cantante, dimostrando di possedere una voce sexy e caldissima.
Betty Davis nel 1973 incise l’album omonimo, l’anno successivo uscì They Say I’m different e nel 1975 Nasty Gal. Lei cantava bene, i musicisti con cui s’accompagnava sapevano tutti il fatto loro, il sound funkeggiante era ben fatto, il groove stiloso; nonostante ciò i dischi vendettero poco –a causa anche (soprattutto?) dell’opposizione di certi poteri forti... se t’interessa approfondisciti il discorso per conto tuo- e la Davis concluse la carriera musicale.
Oggi la sua figura è molto importante per gli amanti del genere e alcuni dei suoi lavori sono stati ampiamente rivalutati. They say i’m different è un gran gran disco, dall’inizio alla fine. Per esempio sentiti la title track che cazzo di groove che ha.



Posizione 2:  THE CUNNINLYNGUIST – A PIECE OF STRANGE  (2006)
Non ho un gran rapporto con rap e hip hop. The eminem show è stato l’unico disco rap che ho mai comprato. Ultimamente ascolto qualche pezzo di Nitro e Salmo ma, tolti loro due, non ascolto altro del genere. Odio i campionamenti, mi piace la musica strumentale, e vorrei ci fossero molti più gruppi come i Rage Against the Machine, cioè con un tizio che rappa su una vera sezione ritmica, con degli assoli di chitarra, sax, o dio solo sa cosa; odio le basi campionate tutte uguali, un riff lungo 5 secondi oscenamente ripetuto per quattro minuti. Quella non è musica.
Dopo questa orribile premessa, quando youtube mi ha consigliato i cunnilinguisti ammetto di essere stato attratto esclusivamente dal nome fantastico. Faccio partire A piece of Strange aspettandomi delle scimmie che rappano parlando di soldi e sparatorie, su basi noiosamente ripetitive. Invece parte l’intro con il coro, percussioni e chitarra flamenco. Cosa? Via al primo pezzo, organetto super fico, batteria incalzante, gran metrica nelle strofe. Cazzo, è amore al primo ascolto.
Ma facciamo un passo indietro: nel 1999, ad Atlanta, Deacon incontra Kno, il primo rappa, l’altro produce, creano roba, escono due lavori: Will rap for food e SouthernUnderground. Apprezzati dalla critica, io li ascoltati molto superficialmente ed ho deciso che non mi piacciono.
Nel 2005 la svolta, entra nel gruppo Natti, il gruppo pubblica A Piece of Strange: disco molto meno hip hop, un po’ più tutto il resto, chitarra flamenco d’apertura a parte, c’è molto soul, funk, chitarra elettrica che si fa sentire quando serve, una tastiera qua e là,  un pezzo reggaeggiante, elettronica, le parti rappate molto curate, testi per niente banali e tantissimi intermezzi strumentali tra un pezzo e l’altro. A me fa semplicemente impazzire.
I tre proseguono alla grande con Dirty Acres del 2007,  dove si mescolano sapientemente riff di chitarra, strofe hiphop old school e un drumming che, rispetto al lavoro precedente, suona più elettronico; aggiungo che ci sono molti più effetti e il sound in molte tracce vira apertamente verso l’ electro deep.
Nel 2011 esce Oneirology che ancora non ho ascoltato.
A piece of Strange starebbe tranquillamente al numero uno della mia classifica se non fosse che…



Posizione 1:  MORPHINE – GOOD (1992)
Mark Sandman, geniale bassista molto attivo nella scena underground bostoniana, nel 1990 decide di fondare il terzetto più strano ed innovativo del periodo: Sandman canta e suona un basso a due corde di sua invenzione , accompagnato da percussioni e un sax baritono. Al primo ascolto sembrano i Doors più fighi, ma il loro sound blues rock jazzato è molto, molto più di questo. Il loro primo disco, Good, è bellissimo. Il secondo disco, Cure for Pain,  li porta al successo internazionale. Nel ’96 esce Yes, sulla falsariga dei primi due lavori.
Nel ’99, durante un live, il frontman Mark Sandman s’accascia sul palco e non si alza più, decretando la fine della sua vita e di quella della band, che nel 2000 dà alle stampe the Night, completato prima della morte di Sandman.
Io trovo che per il 90% dei gruppi che ho ascoltato nel corso della mia vita, il primo lavoro sia quello fondamentale, quello che definisce e rappresenta lo stile della band, il disco più “sentito”, insomma. E il primo lavoro dei Morphine non fa eccezione, anzi, si può tranquillamente dire che con Good questi tre tizi hanno inventato un genere, un genere fighissimo, che ti trascina via con loro.
Questo che, apparentemente, sembra un disco da sottofondo, è in realtà un disco da ascoltare senza fare nient’altro. Preparati una resinosa jolla di ganja, un Tanquerray Tonic, un the con l’oppio, quello che ti fa più piacere, poi stenditi in poltrona e fai partire questo capolavoro.
E sappi che non è un termine che uso spesso, capolavoro. Ma qui ci sta tutto.

E uno dei prossimi obiettivi della mia vita è scopare con You look like rain in sottofondo.

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