giovedì 31 agosto 2017

Sbucciandomi





Sei ametista preziosa quando ti sorrido a testingiù
Su
bacia le mie incertezze con le labbralbicocca.
Bambina non sei mai / io rovescio nocciole dalle tasche infinite,
sguardo testa storta da meticcio curioso senza tempo
Il sole non ti basta ma io ti giuro di si / un uragano non è nulla se lo attraversi sorridendo
 e più la schiuma si scioglie più mi perdo nella polvere di zucchero cosparsa sull tuo soffice ventre appetitoso.
Avrai nuvole per cuscini, onde per lenzuola;
 Aggrappandoci al cielo squarceremo il firmamento
trascinando fiori stellari come bombe nell’oceano,
 illuminando i delfini eleganti che odiano il buio
come io odio il buio
 perché se non posso vedere devo solo sentire
 e lì l’equilibrio è sottile
 lo sai che basta una carezza rovescia, una piuma sporca, neve rossa che congela la faccia
la tua schiena indefinita in lontananza
 sotto il pesco che non dice una parola.
Le ginocchia sui sanpietrini a guardare il tempo passare e le anime rimanere,
 avvolte dal poroso nulla che ricopre la città.
Insegnami chi sei, ho tutte le parole che vuoi
ma non ho la forza per contenerle;
Si rovescia l'immensa valanga spumosa
e ti lascia a soffocare sotto la frana del mio amore pulsante.

A rate puoi avere
l’eternità


martedì 29 agosto 2017

Sogno e son desto



Sono in questo posto tipo fiaba dark alla Tim Burton quand’era giovane o alla Tideland. Lo percepisco più che vederlo, perché non si vede quasi nulla, c’è buio, troppo buio, attorno a me sento delle presenze nell’oscurità, sui muri intravedo delle bocche con denti storti e lingue che si muovono in modo grottesco, sono angosciato perché devo superare qualche prova che non ricordo ma so che ci riesco perché tutto s’ammorbidisce e mi ritrovo in mano, come premio, questo libretto che contiene un misto di foto di me coi miei cugini quand’ero piccolo e fumetti che non ricordo di aver mai letto.
Mi sveglio. Sono le 2.20. Mi giro dall’altra parte.
Sono su una strada asfaltata in mezzo ad una foresta con alberi enormi, direi sequoie; poco lontano da me, una vecchia evidentemente fuori di testa mi scaglia addosso delle pietre ed inizia ad inseguirmi inferocita, nel frattempo sta passando un’auto, è verde e lunga tipo una passat, l’afferro mentre mi passa affianco e mi faccio trascinare volando, senza che i piedi tocchino terra, appeso all’angolo dell’automobile; Mi volto e vedo la vecchia che ci insegue correndo alla nostra stessa velocità. Ad un certo punto siamo fermi, sto parlando con la vecchia, non so cosa le dico ma lei è calma e tranquilla. L’accompagno ad una casetta di legno molto carina; davanti alla casa una piccola veranda sempre in legno e tre o quattro gradini da salire. Sulla porta una signora, davanti alle sua gambe una bambina che avrà tre o quattro anni e lì vicino una bicicletta arancione quasi completamente arrugginita, sul davanti un cestello che contiene qualcosa che pare una bombola, un estintore o qualcosa del genere. La bambina chiama l’estintore per nome, quasi fosse un suo amico. Almeno questa è l’impressione che mi da, anche se non ricordo che nome utilizza. La vecchia ora non ha più energie, non riesce a correre, anzi cammina a fatica, zoppica vistosamente e devo aiutarla a salire i gradini e ad entrare in casa. Però è felice, la signora sulla porta dev’essere sua figlia e la bimba dev’essere sua nipote, così ho deciso; la vecchia non l’aveva mai vista perché anni fa ha litigato con la sua unica figlia e s’è ridotta a vivere da sola, diventando cattivissima e super veloce. Ora le tre si vogliono bene e ridono felici. Appena entro in casa vedo un’altra donna, anzi una ragazza, è molto bella ed è lì per me, mi sorride, mi prende la mano e m’accompagna nella sua stanza dove si sdraia immediatamente sul letto, io la bacio ma subito suona il telefono sul comodino, allora la ragazza mi dà le spalle e risponde; la telefonata sembra infinita, lei parla e parla mentre io la mordicchio e lei cerca di farmi smettere, sempre sorridendo, è divertita dalla mia fame, non infastidita, ma la telefonata va avanti ed io sto impazzendo. Lei è in carne ma molto molto bella poi mi trovo in mezzo ai miei amici che si stanno mettendo d’accordo per dire tutti ai loro genitori di essere stati in vacanza in Croazia; devono nascondere la vera meta delle loro vacanze, che non riesco a capire. Sarà Amsterdam o qualche festa matta in giro per l’europa dove non si fa altro che bere drogarsi e ballare, non so, non so niente ma sono sicuro che in Croazia loro non ci sono stati; sono in piedi in camera mia, è notte e la portafinestra è aperta, vedo la strada fuori, c’è molto buio, sento una presenza dietro di me e subito qualcosa mi afferra la maglia, in basso, all’altezza del culo, e mi tira indietro e in giù, cerco di girarmi ma non vedo cos’è, la stretta è continua, probabilmente è un cane che mi ha azzannato e non vuole mollarmi, cerca di trascinarmi indietro e io vorrei urlare ma non ci riesco.
Mi sveglio. Sono le 3.40.
La sveglia è puntata alle 4.50, poi si va a lavoro.

Queste cazzo di notti sono sempre più impegnative.

lunedì 28 agosto 2017

Non avevo capito niente - Diego De Silva




Io, vorrei davvero che i dispiaceri scaduti, lepersone sbagliate, le risposte che non ho dato, le piccole meschinità che mi hanno avvelenato il fegato, tutte le cose a cui ancora penso, le storie d’amore soprattutto, sparissero dalla mia testa e non si facessero più vedere, ma sono pieno di strascichi, di fantasmi disoccupati che vengono spesso a trovarmi. Colpa della memoria, che congela e scongela in automatico rallentando la digestione della vita e ti fa sentire solissimo nei momenti più impensati



La verità è che ci son persone che hanno la capacità di beccarti nella tua versione più insulsa, di farti esprimere sempre al minimo delle tue potenzialità.



Hai voglia a dire che non te ne frega niente degli altri, invece ti frega. I corpi si sentono osservati. E’ proprio una loro caratteristica. E quando i corpi si sentono osservati, generalmente tendono ad imbranarsi.



E la cosa stupefacente è che è addirittura sincera. Quando dice che non trova un baricentro  sente davvero la mancanza di un baricentro. E’ così rimbambita da se stessa, da essersi abituata a pensare coi baricentri, i lenzuoli che non tornano puliti dopo un ultimo lavaggio, gli attriti emozionali, gli sgabuzzini interiori e tutte quelle puttanate lì.



Le dico che per quindici anni ho fatto finta di darle ragione.
Le dico che quella che spaccia per introspezione scientifica è buonsenso da salotto universitario.
Le dico che è una sopravvalutata, dunque non ha la più pallida idea di cosa voglia dire meritarsi qualcosa. E’ una mediocre come tutti gli altri (me compreso). Solo che mentre noi arranchiamo lei guadagna quello che vuole.
Le dico che la sua infondata affermazione professionale è la prova tangibile di quanto in basso siamo caduti tutti quanti.
Le dico che i suoi pazienti, tolti quelli che vogliono semplicemente scoparsela (che almeno hanno un movente) sono dei cafoni arricchiti che usano la psicanalisi come surrogato dei libri che non hanno letto.
[…]
Poi torno alla realtà, il posto dove abito e in cui non sarò mai capace di fare quello che penso.
E poi chissà se veramente lo penso.



Solo uno che si crede un genio, cioè un cretino, può pensare una cosa del genere.



Non  so se penso davvero quello che dico, o cerco solo di non dire niente di sbagliato. E allora va a finire che non parlo e faccio la figura di quello che non ha niente da dire



L’amore, se posso dire quello che penso, è una malattia della dignità. Agisce per picchi ed inabissamenti.



E poi c’è la malinconia cosmica, che minaccia l’evoluzione.



Tu invece ti trascini in questa specie di metadone dei sentimenti nella speranza che le cose s’aggiustino, ma per questo genere di guasto non c’è cura e non c’è riparazione.



Sono davvero poche le volte in cui ho avuto le idee chiare nella vita. E non parlo delle scelte ponderate, del bilancio dei pro e dei contro, quelle cazzate lì dove si cerca il giusto mezzo che poi rende i giorni penosi.



Invece stamattina non mi va proprio di lasciar correre, perché non è possibile che ogni volta che esci di casa devi ingoiare la tua brava cucchiaiata di merda

Perché le volte che tiri fuori i coglioni, anche se poi li rimetti dentro, per un po’ ti restano addosso. E’ una specie di strascico estetico della virilità, una carica che continua a mandare spruzzi di energia alla gente che passa.




-          - Oh stà a sentire, mica sei venuto per offendere?
-          - Avvocà, ho detto solo quello che penso, mica quello che penso è la verità!



venerdì 25 agosto 2017

5 super dischi



I cinque dischi che Youtube mi ha suggerito e nessuno attorno a me conosce, ma quando li metto su vado via di testa.
Ah, non ti metto nemmeno un link, se ti va cercatèli, io ti descrivo la storia degli artisti e ti recensisco a grandi linee il disco, mi par già abbastanza.



Posizione 5: THE BLACK MERDA – THE PSYCH FUNK OF BLACK MERDA (2006)
Questi tre negri di Detroit iniziano la loro carriera suonando musica soul da Motown. Nel ’67 reclutano il secondo chitarrista (fratello del primo) e un anno dopo cambiano il nome del gruppo da The Soul Agents a Black Merda; la scelta del nome deriva dal fatto che in quegli anni un sacco di neri venivano ammazzati da sbirri merdosi e dal Ku-Klux-Klan, per cui il quartetto detroitiano opta per il nome Merda perché nello slang afroamericano ricorda la parola murder (quindi la pronuncia sarebbe tipo De blek marda’). Nel 70 esce il disco omonimo in cui si sentono grosse grossissime  influenze rock psichedeliche Hendrixiane e non solo (Cream?). Questo disco, col successivo Long Burn the fire (1972)  è l’espressione del vero sound della band che, purtroppo, si scioglie poco dopo. Nel 2005 il gruppo si riunisce pubblicando un album che racchiude le canzoni dei loro primi due lavori e la gente inizia a chiedersi “ma chi sono sti negri Funkettoni hendrix style”? L’anno successivo esce The Psych funk of black merda, che è il disco che me li ha fatti conoscere ed apprezzare e, per essere un insieme di registrazioni e pezzi scartati, non è affatto male. Apprezzabilissime la prima traccia e la cover di Foxy Lady.



Posizione 4 : NATTY COMBO – IMPULSO (2007)
Sergio Colombo, è un saxofonista argentino appassionato di Reggae, a cui mescola varie influenze e, dopo una lunga gavetta - ha fatto parte dei Los Cafres e ha suonato con musicisti argentini, messicani, giamaicani etc,-nel 2003, per dar luce al suo progetto solista, mette su una band, i Natty Combo, con cui pubblica due dischi dalle sonorità Roots Reggae anni 70, poi, nel 2006 esce SuperDubWise, rivisitazione in chiave Dub dei pezzi principali dei primi due dischi; la svolta arriva nel 2007, con Impulso, primo album che ha una distribuzione internazionale e fa avere al gruppo una discreta fama in America Latina. Questo disco, che su youtube ha appena 70.000 visualizzazioni, suona veramente bene e l’ho già postato sul blog qualche tempo fa. Dagli un ascolto anche se non ti piace il genere perché ci sono un sacco di contaminazioni e merita davvero.



Posizione 3:  BETTY DAVIS – THEY SAY I’M DIFFERENT (1974)
Betty Davis lavorò come modella a New York, dove conobbe Hendrix ed altri famosi musicisti tra cui Miles Davis, con cui si sposò nel 1968. A detto dello stesso Miles, Betty influenzò profondamente il suo stile musicale facendogli conoscere Jimi e Sly Stone.
Miles e Betty divorziarono e, mentre Miles incideva Bitches Brew inventando il jazz fusion – l’album vendette molto nonostante i pezzi fossero lunghi complessi e pieni di folli assoli-  lei decise di fare la cantante, dimostrando di possedere una voce sexy e caldissima.
Betty Davis nel 1973 incise l’album omonimo, l’anno successivo uscì They Say I’m different e nel 1975 Nasty Gal. Lei cantava bene, i musicisti con cui s’accompagnava sapevano tutti il fatto loro, il sound funkeggiante era ben fatto, il groove stiloso; nonostante ciò i dischi vendettero poco –a causa anche (soprattutto?) dell’opposizione di certi poteri forti... se t’interessa approfondisciti il discorso per conto tuo- e la Davis concluse la carriera musicale.
Oggi la sua figura è molto importante per gli amanti del genere e alcuni dei suoi lavori sono stati ampiamente rivalutati. They say i’m different è un gran gran disco, dall’inizio alla fine. Per esempio sentiti la title track che cazzo di groove che ha.



Posizione 2:  THE CUNNINLYNGUIST – A PIECE OF STRANGE  (2006)
Non ho un gran rapporto con rap e hip hop. The eminem show è stato l’unico disco rap che ho mai comprato. Ultimamente ascolto qualche pezzo di Nitro e Salmo ma, tolti loro due, non ascolto altro del genere. Odio i campionamenti, mi piace la musica strumentale, e vorrei ci fossero molti più gruppi come i Rage Against the Machine, cioè con un tizio che rappa su una vera sezione ritmica, con degli assoli di chitarra, sax, o dio solo sa cosa; odio le basi campionate tutte uguali, un riff lungo 5 secondi oscenamente ripetuto per quattro minuti. Quella non è musica.
Dopo questa orribile premessa, quando youtube mi ha consigliato i cunnilinguisti ammetto di essere stato attratto esclusivamente dal nome fantastico. Faccio partire A piece of Strange aspettandomi delle scimmie che rappano parlando di soldi e sparatorie, su basi noiosamente ripetitive. Invece parte l’intro con il coro, percussioni e chitarra flamenco. Cosa? Via al primo pezzo, organetto super fico, batteria incalzante, gran metrica nelle strofe. Cazzo, è amore al primo ascolto.
Ma facciamo un passo indietro: nel 1999, ad Atlanta, Deacon incontra Kno, il primo rappa, l’altro produce, creano roba, escono due lavori: Will rap for food e SouthernUnderground. Apprezzati dalla critica, io li ascoltati molto superficialmente ed ho deciso che non mi piacciono.
Nel 2005 la svolta, entra nel gruppo Natti, il gruppo pubblica A Piece of Strange: disco molto meno hip hop, un po’ più tutto il resto, chitarra flamenco d’apertura a parte, c’è molto soul, funk, chitarra elettrica che si fa sentire quando serve, una tastiera qua e là,  un pezzo reggaeggiante, elettronica, le parti rappate molto curate, testi per niente banali e tantissimi intermezzi strumentali tra un pezzo e l’altro. A me fa semplicemente impazzire.
I tre proseguono alla grande con Dirty Acres del 2007,  dove si mescolano sapientemente riff di chitarra, strofe hiphop old school e un drumming che, rispetto al lavoro precedente, suona più elettronico; aggiungo che ci sono molti più effetti e il sound in molte tracce vira apertamente verso l’ electro deep.
Nel 2011 esce Oneirology che ancora non ho ascoltato.
A piece of Strange starebbe tranquillamente al numero uno della mia classifica se non fosse che…



Posizione 1:  MORPHINE – GOOD (1992)
Mark Sandman, geniale bassista molto attivo nella scena underground bostoniana, nel 1990 decide di fondare il terzetto più strano ed innovativo del periodo: Sandman canta e suona un basso a due corde di sua invenzione , accompagnato da percussioni e un sax baritono. Al primo ascolto sembrano i Doors più fighi, ma il loro sound blues rock jazzato è molto, molto più di questo. Il loro primo disco, Good, è bellissimo. Il secondo disco, Cure for Pain,  li porta al successo internazionale. Nel ’96 esce Yes, sulla falsariga dei primi due lavori.
Nel ’99, durante un live, il frontman Mark Sandman s’accascia sul palco e non si alza più, decretando la fine della sua vita e di quella della band, che nel 2000 dà alle stampe the Night, completato prima della morte di Sandman.
Io trovo che per il 90% dei gruppi che ho ascoltato nel corso della mia vita, il primo lavoro sia quello fondamentale, quello che definisce e rappresenta lo stile della band, il disco più “sentito”, insomma. E il primo lavoro dei Morphine non fa eccezione, anzi, si può tranquillamente dire che con Good questi tre tizi hanno inventato un genere, un genere fighissimo, che ti trascina via con loro.
Questo che, apparentemente, sembra un disco da sottofondo, è in realtà un disco da ascoltare senza fare nient’altro. Preparati una resinosa jolla di ganja, un Tanquerray Tonic, un the con l’oppio, quello che ti fa più piacere, poi stenditi in poltrona e fai partire questo capolavoro.
E sappi che non è un termine che uso spesso, capolavoro. Ma qui ci sta tutto.

E uno dei prossimi obiettivi della mia vita è scopare con You look like rain in sottofondo.

mercoledì 23 agosto 2017

Ritratti: Robert



Robert ha gli occhi castani, poche ciglia, troppe sopracciglia, e questo contrasto lo rende strano a vedersi, donandogli quello sguardo furbescamente particolare d’un venditore di panacee. La chierica da frate lo costringe a rasarsi la testa, per sua fortuna perfettamente tonda, su cui spesso porta un cappello da pescatore – si direbbe uguale a quello del cantante dei New Radicals nel video di You Get What You Give-. Ha gli incisivi inferiori storti ma un bel sorriso, le labbra sottili e sempre screpolate perchè le importuna, lecca e mordicchia tutto il santo giorno, zigomi duri da boxeur armeno e un naso dantesco ma non troppo. Robert cammina molleggiandosi sui piedi a papera come se non gli importasse nulla del mondo, ha le scarpe sempre sporche e i pantaloni sempre a vita bassa; d’estate veste solo t-shirt , d’inverno solo felpe sobrie con la marca in bella vista al centro del petto. Robert guida una golf e se ne vanta, ama la birra, odia il vino, quando vuole spaccarsi beve tequila, mangia al mc due volte a settimana e al sushi ogni quindici giorni circa. Da quand’è maggiorenne (dodici anni) è andato a votare cinque volte, cambiando sempre preferenza, in ordine cronologico: Forza nuova, forza italia, lega nord, movimento 5 stelle. Alla quarta votazione ha espresso tutto il suo disgusto per la classe politica italiana scegliendo un voto di protesta, ha infatti legittimamente scelto di far annullare il proprio voto scrivendo CLARENCE SEEDORF a caratteri cubitali, occupando tutta la scheda elettorale. Robert ama le discoteche ma non la musica, ama il sesso ma non le donne, ama la compagnia ma non le persone. Pensa agli altri solo in relazione a se stesso, senza ovviamente rendersene conto; Ha finito le superiori in sette anni ottenendo il diploma di perito elettrotecnico; Negli ultimi sei anni sempre ferie ad agosto, quando la ditta chiude; cronologicamente è stato ad Ibiza, Mykonos due volte di fila, di nuovo Ibiza, Pag in Croazia e per la terza volta ad Ibiza, che gli è rimasta ne cuore. Non pratica nessuno sport ma s’allena in palestra. Si depila tutto il corpo tranne il pube, che si passa col rasoio. Ha un gigantesco barattolo con su scritto 100% Whey protein; Ha letto due libri, entrambi una quindicina d’anni fa: Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire e Tre metri sopra al cielo, entrambi per far contenta la sua morosetta dell’epoca. Ascolta la radio ma cambia stazione quando sente Despasito e detesta la musica metal. Quando va a letto s’addormenta sempre in meno di dieci minuti (spesso molto meno) , il lavoro da operaio non gli pesa, ha un conto corrente secondario, bloccato per altri otto anni, in cui verso mensilmente 400 euro dal suo stipendio ed accumula ricchezze al tasso del 2,7% annuo. Non sa cucinare nulla che vada oltre il classico piatto di pasta, vive con la madre, che adora quanto il risotto al tastasal e la carbonara; Aveva una Kawasaki Ninja che ha venduto per paura di morirci sopra; odia tutte le etnie comprendenti persone con una carnagione più scura della sua, insulta continuamente gli immigrati tranne il marocchino da cui compra l’hashish e quello da cui compra la coca. Ogni tanto si concede una busta di ketamina con gli amici, ma quella la prendono da un italiano; non ha amici omosessuali ma non ha nulla contro di loro, basta che gli stiano distante. Non ha una ragazza ma ne vorrebbe una; non vuole sposarsi ne avere bambini; è contento della vita che ha e vive aspettando il week end. E poi quello successivo.


Non ti dico quello che penso di lui perché tanto lo sai già; è quello che penso di tutti gli altri.




Prendi me, ad esempio,
Che mi sembra sempre meno interessante
Questo continuo distogliere altrove lo sguardo
E poi vivere per non morire.
In questa comunità così operosa,
Opulenta e vanitosa,
Mai dire mai.
Ne va della sopravvivenza

...

E' la vita.
Continuiamo così.
Facciamoci del male

martedì 22 agosto 2017

MEMORIE DI ADRIANO – M. YOURCENAR




A volte ho sognato di elaborare un sistema di conoscenza umana basato sull’erotica: Una teoria del contatto, nel quale il mistero e la dignità altrui consisterebbero appunto nell’offrire al nostro Io questo punto di riferimento d’un mondo diverso. In questa filosofia la voluttà rappresenterebbe una forma più completa ma anche più caratterizzata dei contatti con l’Altro, una tecnica in più messa al servizio della conoscenza del non Io. Anche nei rapporti più alieni dai sensi, l’emozione sorge o si attua proprio nel contatto.




Un tempo ho creduto che un certo gusto per la bellezza avrebbe surrogato in me le virtù, e avrebbe saputo immunizzarmi dalle tentazioni troppo volgari. M’ingannavo. Chi ama il bello finisce per trovarne ovunque.




Il pensiero che in mia presenza qualcuno snaturi, sia pure d’un ombra, l’esser suo, può giungere a farmelo compiangere, disprezzare, odiare perfino.




Ammetto che il sonno perfetto è quasi necessariamente un appendice dell’amore.



L’uomo che non dorme si rifiuta più o meno consapevolmente di affidarsi al flusso delle cose



Non è privo di dolcezza questo immergersi nelle regioni vaghe dei sogni; ivi, possiedo per un istante segreti che subito mi sfuggono; mi disseto a sorgenti.




Quel che sappiamo sul conto degli altri è quasi tutto di seconda mano



Le esperienze avevano sviluppato in lui uno scetticismo straordinario riguardo agli esseri umani.



Di quelle donne ignoravo quasi tutto: la parte che mi donavano della loro esistenza stava tra due porte socchiuse […] e sospettavo che si dessero la passione insieme al rossetto.




Non credo che alcun sistema riuscirà mai a sopprimere la schiavitù: tutt’al più , ne muterà il nome.
Si possono immaginare forme di schiavitù peggiori delle nostre, perché più insidiose: sia che si riesca a trasformare gli uomini in macchine stupide e appagate, che si credono libere mentre sono asservite, sia che s’imprima loro una passione forsennata per il lavoro, divorante tanto quella della guerra presso le razze barbare, tale da escludere gli svaghi, i piaceri umani. A questa schiavitù dello spirito preferiscono ancora la nostra schiavitù di fatto.



…l’ingiunzione di amare il prossimo come se stessi: essa è troppo contraria alla natura umana per essere sinceramente seguita dalle persone volgari, le quali non ameranno mai altri come loro stesse, e non si addice al saggio, il quale non ama particolarmente neppure se stesso.




Il mio corpo aveva paura di me: sentivo continuamente nel petto la presenza oscura della paura, una morsa che non era ancora dolore, ma un primo passo in quel senso.
Ormai il sonno era peggio che la sua mancanza



La possibilità inalienabile del suicidio mi aiutava a superare l’esistenza con minore fastidio




lunedì 21 agosto 2017

Thanks, B.



Liscio il viso, il cuore pieno d’increspature
Non so spiegarmi il mio senso
Sarà che sono diversi
Ma le tue tette mi hanno fatto rilassare.
Domani si ricomincia
E tu, grazie a dio non ci sarai
Non fraintendermi
Gran belle tette eh
Ma preferisco così
E non mi chiedere a cosa penso, è inutile.
Ti spingo via senza una ragione
Anche se una ragione c’è.
A volte è più sensato stare spenti
Che sprecarsi
Si,
   frase d’un arroganza imbarazzante,
Ma Questo sono io
Almeno la parte che sputo per le strade
                                        e nei bar
in realtà sono molto di più

ma tu non lo saprai mai.

venerdì 18 agosto 2017

Alti e bassi anche di notte


Odio odiarmi così tanto da avere la necessità di odiare tutto e tutti, quasi quanto odio l’indifferenza e il fatto di non essere riuscito, in quasi 29 anni di vita, a trovare un amico che sia lì per me quando ne ho bisogno o che almeno mi cerchi quando ha bisogno lui. Ne risulta che non dico mai a nessuno quello che sento veramente, non conto nulla per nessuno e nessuno conta nulla per me.
Mi odio ed odio odiarmi così tanto da voler odiare tutto e tutti gli altri che non mi vogliono stare a sentire. Tutto è odio, tutto è voragine e abisso. Io vedo odio, mangio odio, respiro odio, bevo odio e poi cago solo stupida merda e trattengo l‘odio dentro di me, a gonfiarmi lo stomaco e l’anima già tediata da tutte le altre cose, visto che tutto fa un po’ male e il tutto è quotidianità. Certe volte mi manca il fiato.
Vivo d’odio e morirò d’odio anche se è l’ultima cosa che voglio. Ho scagliato nel cielo tutta la luce di cui ero capace, in cambio solo badilate di terra sulla testa, “copriti che non vai bene, non farti vedere in giro”. Odio la voglia e il folle bisogno di piangere, che quando arrivano mi stringono alla gola, ma le lacrime non scendono mai e non fanno che costiparmi ulteriormente l’anima già intasata da tutto quest’odio che non so più dove mettere. Lo chiamerò Emil, gli costruirò una cuccia e gli darò da mangiare le mie molli inutili interiora. “Emil, stai a cuccia. Smetti di muoverti. Mi fai male, un male indescrivibile, Smettila ti prego.”

Beh dicevo che nella vita non mi riesce mai di piangere, invece nei sogni piango molto, m’è successo anche ieri. Stanotte invece ero in giardino che coccolavo il mio vecchio cane, lì affianco c’era una persona, non ricordo chi, però ricordo bene che le ho analizzato il sogno che stavo facendo e le ho spiegato come adori rincontrare il mio cane morto una quindicina d’anni fa: “Guardalo! E’ carinissimo e cuccioloso, lo posso accarezzare e ricordargli quanto gli voglio bene!” A quel punto sul balcone della casa vicino spunta mio nonno, lui è morto nel duemilaeuno, se non sbaglio. Mi guarda e mi sorride ed io sono super felice e mi rivolgo ancora alla persona di fianco a me: Vedi? Durante le giornate posso sì, pensare a mio nonno, al limite guardare una sua foto, ma qua lo posso vedere muoversi e sorridere, posso parlargli, posso abbracciarlo. Di solito mentre lo abbraccio piango tantissimo perché so che lo sto solo sognando, me ne rendo ben conto, ma sono felice così”.

Poi mi sono girato dall’altra parte, ho fatto un sogno di merda e mi sono svegliato triste incazzato e pensieroso. Alti e bassi anche di notte, mai un pò di tranquillità!




PS la prossima volta che una stronza cinquantenne mi guarda i capelli mezzi verdi mezzi viola e mi chiede se la parrucchiera si è sbagliata, le sputo in bocca.
-Dovete smetterla di dire tutte la stessa cosa, siete noiose, cazzo. Siete tutte uguali. NO-IO-SE.




I was born by the river, just like this river
I've been moving ever since
Ain't got nobody to call my own you know
I've been moving since the day I was born
Life is a game just made for fun, I don't need nobody
You know, I don't love no one
Yes, I'm a mover baby
Now get out of my way will ya
Don't try to stop me now

mercoledì 16 agosto 2017

Sesso pompini sborra anal Mistress Slave il dildo no ti prego



Ci ho provato e basta, come non avevo mai fatto prima.
Avevo il numero di questa tipa perché lei era passata a lavoro da me a comprare un mobile ed io dovevo andare a casa sua a montarglielo, no? Lei era carina e ci avevo scambiato due parole, sapevo che era divorziata da poco, quindi preda facile, e secondo me mi aveva anche lanciato un paio di occhiate giuste allora la sera stessa appena finisco di lavorare le mando un messaggio con scritto “Vengo a bere il caffè da te?” e lei mi risponde “Scusa?” e io  mi gioco tutto subito “ Dopo se vuoi possiamo andare in una stanza d’albergo”, Lei risponde “ Stai sbagliando tutto, Non sono quel tipo di donna.” Io penso fanculo cazzo ho fatto un buco nell’acqua, ma almeno ci ho provato.  Le scrivo ‘na cosa come “scusa, è la prima volta che mi butto così, però ti trovo molto bella e non mi andava di girarci attorno perché  ho già una ragazza, semplicemente ti trovo attraente e pensavo tra di noi potesse esserci sintonia a letto. Scusami ancora se ti ho offesa, ci sentiamo domani per la consegna del mobile”. Una cosa del genere. Dopo venti minuti mi arriva un suo messaggio: “posso chiederti una cosa un po’ particolare?” e io “Certo, dimmi” e lei “Ti piace leccare la figa?” fermo immediatamente la macchina e la chiamo, ho già il cazzo duro, lei mi mette giù e mi scrive “Per favore per ora non parliamone a voce”. Ci scambiamo un tot di messaggi, vien fuori che il mio approccio onesto ha funzionato, inizialmente l’ha destabilizzata ma poi ha fatto centro. Il giorno dopo sono da lei, seduto in cucina, aspetto mi offra un caffè invece mi propone un gin tonic. Chiacchieramo di un pò di cose, ne versa un secondo e appena lo finisco mi alzo, le vado vicino, la bacio, l’accarezzo, la prendo, la sollevo e la faccio sedere sul tavolo della cucina, vorrei scoparmela lì ma lei mi ferma e mi porta in camera, si butta sul letto, la raggiungo le tolgo i pantaloni e le mangio la figa come evidentemente non le capitava da un bel po’, visto che sembra apprezzare particolarmente. Quando inizio a scoparla mi chiede di avvertirla prima di venire perché vuole che le sborri in bocca. La scopo un po’ nella classica posizione del missionario e quando mi sposto e cerco di girarla perché vorrei prenderla da dietro, Monica -si, mi sono dimenticato di dirtelo, si chiama Monica,- prende finalmente l’iniziativa, mi fa sdraiare, mi prende in bocca l’uccello e mi fa un pompino veramente ben fatto. Lo riesce a mettere in bocca quasi tutto senza fare i classici versi da simil soffocamento che, a dire il vero, di solito mi eccitano molto, ma va bene anche così, anzi, la facilità con cui lo succhia mi appassiona. Quando le prendo la testa e gliela spingo sul cazzo si vede che apprezza, vuole sentirsi troia ed essere usata; alla fine, quando sono felicemente venuto nella sua bocca, riesce addirittura a dirmi che il mio sperma ha un buon sapore. Comunque sia, dopo quella scopata ci siamo visti altre sei volte, abbiamo variato qualcosina ma il copione è rimasto quasi sempre lo stesso: Scopate solo in figa, che lei in culo non lo vuole; e finale sempre uguale, a parte una volta le sono sempre venuto in bocca perché le piaceva proprio tanto: mentre me lo succhiava le piaceva anche massaggiarmi l’ano e infilarci un dito. Dopo la settima scopata mi ha detto che, visto che io non volevo nulla di serio e lei si stava vedendo con un altro, era meglio smettere di scopare e rimanere amici, che non voleva problemi sentimentali. Le ho detto che ero d’accordo, va bene così.  Ma so che quei pompini mi mancheranno. Mi mancano già. Tra l’altro il tizio con cui si vede ora è un mio collega – il mondo è piccolo-che ovviamente mi detesta. Questo me l’ha detto lei; io il tizio lo conosco appena e oltre a salutarlo quando lo vedo passare non ci ho mi parlato di niente.  Lui mi odia perché me la sono scopata, e poi lei gli ha detto che io sono stato l’uomo più onesto che ha incontrato nella vita, l’unico che le ha detto da subito le cose come stanno invece di prometterle mari e monti come tutti gli altri, collega compreso.  Per questo l’odio di lui non ha fatto che aumentare.


Questa storia mi ha ovviamente galvanizzato e, nello stesso identico modo, ci ho provato con una signora più grande, sempre incontrata sul lavoro. Mi ha chiesto informazioni su un prodotto, ho attaccato bottone, abbiamo chiacchierato un po’, le ho chiesto se le andava di prendere un caffè insieme e lei mi ha dato il suo numero. Il messaggio stavolta è stato ancora più diretto, tipo “Ciao, Sono io, Vado dritto al punto: Ti trovo molto bella, ci verresti a letto con me?” Mi ha invitato a casa sua la sera stessa. Questa qua si chiama Luna, quando mi ha detto che ha 59 anni quasi vado lungo disteso. Dovresti vedere che razza di gambe ha. Senza un filo di cellulite. E il culo. Cazzo, il culo è una meraviglia, roba da trentenne. Luna è cubana, dimostra quarant’anni e ha una nipotina di tre. La mia prima granny. La prima sera è stata assurda. Mi porta in camera con la tranquillità di una che si è scopata mille uomini. Ha un corpetto e le calze a rete. Mentre la sto scopando mi dice “appena finisci mi devi scopare nel culo. Prima mi riempi la fica poi il culo” e devo ammettere che sta cosa mi ha messo molta ansia. Io dopo una scopata ho bisogno di una sigaretta, un po’ di tranquillità e poi se ne riparla con calma, mentre sta pazza maniaca lo rivoleva subito, mi ha agitato e infatti dopo la sborrata non mi tirava più. Lei infoiatissima mi ha detto che il cazzo le piace anche mollo e ha iniziato a giochicchiarci e a succhiarlo anche se non mi veniva su.  Capito che la situazione non si risollevava, sempre col mio cazzo tra bocca e mani, ha iniziato a chiacchierare, mi ha spiegato che è una padrona ed ha un paio di Slave: Massimo, medico di Vicenza, e Luca, rappresentante di Verona. Mi mostra un paio di foto; quella di Massimo è imbarazzante, lui è messo a quattro zampe e sembra un coglione. Luna mi spiega che avrebbe un cazzo bello grosso ma purtroppo non gli tira.  ‘Sti due imbecilli si fanno comandare e a volte sodomizzare da Luna che, ci tiene a sottolineare, non se li scopa mai, mai. Ci fa di tutto ma non sesso, li tratta come bestie, gli fa fare quello che vuole; mi fa morir dal ridere raccontandomi di quando una volta, in piena notte, ha chiamato Massimo e gli ha ordinato di rubare dei soldi a sua moglie per comprarle -a Luna, ovviamente- un paio di scarpe. ( Luna va pazza per le scarpe, ne ha una stanza piena, l’ho vista, sono quasi mille paia, mi dice con finta noncuranza.) Ed ecco che, così, dal nulla, mi propone di chiamare Massimo per farlo venire a guardare mentre scopiamo. Mi spiega che lui non partecipa e, in quanto schiavo, fa solo le cose che lei gli ordina. Possiamo farlo guardare oppure tenerlo in un angolo girato verso il muro. Possiamo insultarlo e se ne ho voglia posso anche prenderlo a calci e sputargli in faccia. Cristo, mi sembra un po’ eccessivo, io volevo solo scopare, non voglio uomini sconosciuti in mezzo ai coglioni. La situazione mi sembra troppo strana per cui ovviamente rifiuto, chiacchieriamo un altro po’ e poi mi rivesto e me ne vado.
La seconda ed ultima volta che l’ho vista mi sono preso male. Vediti la scena, sei lì stralanciato, all’inizio tutto ok, andate in camera sua e stavolta lo vuole direttamente dietro, la scopi per bene e quando hai finito ti sdrai affianco a lei, che ti guarda e ti dice che ti ha comprato un regalo, quindi si alza e s’infila uno strap-on, poi prende dal cassetto una scatola da cui tira fuori un dildo gigante. Le dici che assolutamente non si può fare, non ti piace quella roba. E lei insiste un po’, ti dice anche che quel coso di gomma -dovevi vederlo, era un cazzone gigante, una bella sberla- lei ti dice che quel coso lì non è poi tanto grosso. Allora ti agiti, no?  Le dici “non so con cosa sei abituata tu ma nel mio culo non ci entra”, “Ma si che ci entra, vedrai, con calma, non avere paura, fanno tutti così la prima volta, ti prometto che ti piacerà”. Dopo un paio di tentativi, solo verbali eh,  inizi a perdere la pazienza, alzi la voce e le spieghi che nel tuo culo più d’un dito non entra, tipo, no, “se vuoi quel dildo te lo infilo a te, altrimenti mi rivesto e me ne vado perché quel coso lì non mi eccita neanche un po’.” Luna sorridendo ti spiega che le piacci perché hai personalità, al contrario dei suoi due schiavi senza palle, si mette a leccarti l’uccello e, mentre ce l’hai ancora mezzo mollo se lo infila su e te lo fa diventare di ferro solo con le contrazioni della patata, senza muovere il corpo. Lei si che ne sa, devi dargliene atto. Poi si gira e lo prende dietro. Tu sei quasi immobile e lei ti fa una specie di twerking favoloso sull’uccello. Dopo un po’ vuole il dildo nel culo,allora le infili dentro quello che doveva essere il tuo regalo mentre la scopi in figa come un forsennato. Lei gode ansima e si lascia andare dei gridolini molto soddisfacenti, a questo punto rallenti … poi riparti mettendocela tutta e lei sembra impazzire. Quando stai per venire rimani immobile e la rifai twerkare, cazzo se sa quello che fa. Tu lì piantato come un palo, lei che si dà da fare, ti senti il campione perché stai facendo fare la schiava a una milf che di solito si fa leccare i piedi da dei coglioni. Cazzo sei il numero uno. Le ordini di muoversi piano, su e giù, su e giù, inizi a scaldarti, ti si annebbia il cervello, sbaaaaamm, oddio, ti sembra di eiaculare come un pazzo per un tempo infinito e te ne stai lì con le gambe che ti tremano.
Tanta roba.
Dopo la scopata ti fumi una sacrosanta sigaretta e praticamente scappi via.
Missione compiuta. Ma brividi.


Da quel giorno non l’ho più vista, fanculo; era una maga del sesso, conosceva un sacco di trucchetti spettacolari ma era troppo pazza per me. Mistress sessantenne che mi vuole scopare il culo con un gigantesco dildo blu mentre il suo Slave ci guarda e si sega sulla poltrona, non ci siamo proprio. E non ti dico cos’altro m’ha raccontato sui due schiavi perché sono cose disgustose.

sabato 12 agosto 2017

Oscillando



Lunedi 7/08
Oggi, come ogni anno, dopo mesi di ferie ho ripreso a lavorare in fabbrica. Mi hanno messo a fare uno dei lavori più stupidi del mondo,cioè prendere dei bancali con degli stampi di similferro caricati sopra,  in tutto 600 stampi a bancale; stampi che hanno la forma di un famoso dolce , sono infilati uno dentro l’altro in quindici file da venti e vanno appoggiati su un tavolo, disincastrati uno dall’altro – e alcuni di questi fottuti suddetti stampi sono infilati fottutamente a fondo nello stampo successivo, soprattutto quelli più in basso sul bancale, sui quali è gravato il peso dei fottuti stampi superiori- e appoggiati su un banchetto di modo che due signore possano caricare sti cosi dimmerda in una macchina del cazzo. Sono circa centomila fottuti stampi dimmerda da caricare in tre giorni. Oggi, per otto ore non ho fatto che questo. E dovrò farlo anche domani e mercoledì; Centomila stampi in tutto. Per quanto oggi, intorno alla settima ora di lavoro mi sia ritrovato, non so precisamente perché, ma qualche idea me la sono fatta, a pensare di farmi il porto d’armi, comprare una pistola e fare una strage d’innocenti che nulla hanno a che fare col mio lavoro, devo ammettere che, col senno di poi, questo tipo di lavoro in fabbrica –solitamente non faccio questa roba, bensì mi occupo di controllare e risolvere i problemi di determinati macchinari utilizzati per la palletizzazione e l’incelofanatura di bancali di dolci-, per quanto incredibilmente frustante sia molto importante per apprezzare a pieno le cose belle della vita. Dopo una giornata come quella che ho passato oggi tutto ciò che non è fabbrica brilla e profuma, il lago sembra più fresco, splendente e pieno di ragazze bellissime, il cibo è tenero e succulento e anche la compagnia di amici insensibili o ritardati è semplicemente meravigliosa, paragonata a una cazzo di giornata in fabbrica. Addirittura i risvoltini, le canzoni dei the giornalisti e i tatuaggi sul retro coscia paiono accettabili, semplici vezzi che si possono pur sempre ignorare invece di incazzarsi e bestemmiare, perché la vita è splendida e merita d’esser vissuta in tutte le sue mille sfaccettature. E questo concetto apparentemente semplice lo si capisce meglio se ogni tanto si fanno dei lavori di merda.

Ovviamente tra qualche settimana di lavoro scriverò un post di sole bestemmie; fanculo la grammatica, niente aggettivi, soggetti né verbi, solo una sequela imbarazzante di abominevoli bestemmie perché non mi sono laureato in qualcosa di figo per dio! e star dietro a dei macchinari industriali, per quanto sia molto meglio di impilare o de-impilare oggetti incastrati, come un robot mongoloide, fa comunque schifo al cazzo, è frustrante ed io non vorrei dover fare nè questo tipo di lavoro nè nessun altro, il lavoro è il male  e c’è un sacco di gente che ci tiene così tanto, al lavoro, che sono certo potrebbe lavorare anche per me.



Sabato 12/8
Il lavoro inizia a farsi sentire. Sono uscito di casa con le migliori intenzioni, pensavo centro città, fiche, vino buono, passeggiare, veder gente. I miei amici si sono divisi tra quelli che stanno con la morosa, quelli che stanno a casa di uno a bere e fumare hashish e quelli che si chiudono nella birreria del paese a morire di caraffe di birra offerte perchè poi il pub chiude per un mese. In centro da solo non ci vado, non conosco nessuno. Controvoglia mi aggrego alla banda birreria, bevo tre quattro pinte ma non sono niente in forma,  alle dieci e mezza vado a casa, giusto in tempo per vedere, sul gruppo wazzup, le varie foto di scaraffate di birra offerte dal titolare che deve svuotare le spine. Non mi frega un cazzo, non le avrei bevute, sono stanco dentro, il lavoro debilita l'uomo, soprattutto se l'uomo sono io e il lavoro è una merda, voglio solo annullarmi e spegnermi, domani mi strafogo di cibo, ingrasso e sono felice, ingrasso e sono triste, sono felice e sono triste, sono un'altalena del cazzo e tutti sono banali, vorrei solo incontrare qualche persona interessante che non mi parli solo della sua vita, ormai non parlo più, sto in silenzio, e non è che mi piace ascoltare, una volta mi piaceva ascoltare, ora sto in silenzio solo perchè non ho nulla da dire, e le poche volte che vorrei dire qualcosa vengo interrotto e capisco che nessuno mi vuole ascoltare, io non merito niente di tutto ciò eppure mi merito tutto quello che mi faccio succedere, ma non mi compiango, l'ho scelto io, la vita è un altalena, ora gratto il pavimento,  domani riderò forte.




giovedì 10 agosto 2017

Da sobrio faccio più schifo di prima




La commessa mai depressa Bella coscia chioma rossa
Messa su la faccia onesta, da miss sexy della messa,
la mise sexy, stacco coscia fa la mossa “Sembro fessa”
 ma lo sai che lo fa apposta guarda lesta ride esperta
 e fa la festa alla tua testa  messa in un cesta mesta



la tua mente assai complessa ti  s’avvita su una pressa
su una vita stracompressa dimostrandosi perversa
la vorresti volta in volta o stravolta o un pò diversa
ma rinunci e anche stavolta ti si schiaccia sulla testa!



allora è ora di dir basta qui si accusa e si processa
per rubare dalla tasca solamente a gente onesta
nulla importa dell’ angoscia pregressa e delle gesta
scoppia rabbia repressa la sensazione inespressa
sprizza come glassa densa  impregnando l’aria tersa
che c’importa della festa della tizia con i rasta
se ci nutriamo solamente di rimpianti adesso basta.






mercoledì 9 agosto 2017

Martin Eden - Jack London (2)





Vanamente si domandava: Dove sono le grandi anime? Dove sono i grandi pensatori? E tra la folla di persone indifferenti, informi, stupide, evocate, non trovava nulla. Fu vinto dal disgusto, simile a quello che deve aver sentito Circe per la sua mandria di porci.




“In fin dei conti hai scritto per divertirti, ora vi siete divertito abbastanza, ed è tempo di prendere la vita sul serio. Sinora non hai pensato che alla tua.”




Ebbene, lei, l’ultimo degli effimeri, che bisogno ha della gloria? Se dovesse conquistarla, essa l’avvelenerebbe. Lei è troppo semplice, elementare, troppo razionale per riuscire in questo imbroglio. Parola mia! Spero bene che nemmeno una rivista le pubblichi mai le sue cose: non bisogna esser schiavi che della bellezza. La serva e mandi al diavolo la folla imbecille!




La nostra gioia non consiste nel successo che si ottiene, ma nel fatto che si scrive.




La bellezza l’assilla. E lei vuole mutarla in denaro?




Lasci stare, dunque. Si scelga qualche bella creatura di fiamma e voluttà, che rida della vita, che si beffi della morte, innamorata dell’amore.




Senonchè Brissenden rimaneva un enigma: contrariamente alla sua apparenza ascetica, era, con tutta la forza declinante del suo sangue impoverito, un voluttuoso. Incurante della morte, pieno d’amarezza e di cinismo, quel moribondo adorava la vita, nelle sue minime manifestazioni. Voleva godersi la vita fino all’ultima goccia, vibrare fino all’ultimo brivido.




Era impossibile che fosse vero, in quegli uomini i libri erano vivi. Parlavano con fuoco ed entusiasmo perché lo stimolo intellettuale li esaltava come l’alcool o la collera esalta altri uomini.




Vi domandate perché sono socialista: perché il socialismo è inevitabile; perché il sistema attuale è irragionevole o imputridito. Naturalmente io odio la folla; ma che fare? Ogni altra cosa è preferibile al branco di porci che ci governa.




“Trovare un impiego! Mettersi a lavorare! Poveri schiavi stupidi!” Non era davvero sorprendente che il mondo fosse dei forti! I servi erano ossessionati dalla propria schiavitù.




Il danaro non era altro, per lui, che un mezzo per soddisfare un desiderio momentaneo. Senza bussola, senza remi, senza porto all’orizzonte, s’abbandonava alla deriva, senza lottare ulteriormente, giacchè lottare significa vivere, e vivere soffrire.




Ma no, ora non m’invitate perché sono quel che sono; m’invitate perché tutti gli altri m’invitano, perché così è la moda. M’invitate ora perché siete degli stupidi animali, perché siete la folla, perché in questo momento il cieco e il pecorile capriccio della folla vuole accarezzarmi.




“Veramente non c’è nulla da perdonare; ognuno opera come sa, e non può far di più.”





Non era ancora la morte. La morte non fa soffrire; era ancora la vita.










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PS Aggiunto Solaris alla lista "Film che dovresti vedere"

martedì 8 agosto 2017

Martin Eden – Jack London





Accanto agli occhi arditi di quella ragazza, una nausea morale lo scosse […]
Ricordò che aveva sempre coltivato, come in un giardino segreto, pensieri rari e preziosi. Quando aveva tentato di farne partecipe qualcuno, non aveva trovato né donna né uomo capaci di comprenderlo. E poiché quei pensieri superavano la comprensione di quella gente ne concludeva, ora, che doveva essere superiore ad essa. Strinse i pugni. Giacchè la vita significava per lui molto di più, toccava a lui domandare molto di più alla vita; ma non ci voleva quella compagnia; gli arditi occhi neri non gli potevano offrire nulla di nuovo.




Mi piace vedere, e voglio vedere di più e voglio imparare a vedere in modo diverso!




Ella aveva una mentalità come ce n’è tante; di quelle menti persuase che le loro credenze, i loro sentimenti e le loro opinioni siano le sole buone, e che la gente che pensa diversamente è della povera gente da compiangere […] A Ruth questa forma mentale diede il desiderio di formare quell’uomo secondo un’essenza diversa, a somiglianza delle banalità che la circondavano e le rassomigliavano.




Di botto, pur seguitando a parlare, decise di morire per lei, e sogni d’eroici sacrifici gli attraversarono il cervello tutto sconvolto.




Chi sei tu? Donde vieni? In realtà tu appartieni alle ragazze come Lizzie Connolly, a tutto quanto è basso, volgare e brutto. Tu sei della stessa specie del bestiame e degli schiavi che vivono nelle immondizie e nel puzzo. Eppure tu osi aprire un libro, ascoltare della musica meravigliosa; tu impari ad apprezzare la bella pittura, a parlare un inglese corretto e pensare come nessuno pensa nel tuo ambiente. Chi sei, e che cosa sei?




Dopo aver bevuto ancora un po’ ecco le fantasmagorie provocate dall’intossicazione mettergli in moto il cervello. Ah! Ecco nuovamente il senso della vita! La prima boccata d’aria vitale che respirava dopo tre settimane! I sogni gli riapparvero; la fantasia fuggì dalla camera tetra e, tutta velata di fiammeggiante chiarore, gli fece segno; tutto il potere che aveva era ritornato in lui.




Il bere era un effetto, non la causa, e susseguiva inevitabilmente al lavoro, come la notte sussegue al giorno.




“Se non altro vivrai, vecchio mio! E ti capiterà per la prima volta!!”
“Sono stato una volta all’ospedale” Corresse Joe. “Era meraviglioso. Tifo. Non te l’ho detto?"




Queste idee erano ragionevoli e l’amore invece era al di là della ragione. Lo venerava. L’amore dimora sulle vette delle montagne, oltre le valli della ragione. E’ la sublimazione dell’esistenza, la cima più alta della vita e si incontra di rado.




Era incapace di seguirne i voli della mente, così che quando il cervello di lui superava il suo le sembrava semplicemente pazzo.




Non c’è un’idea originale nelle loro opere, essi non conoscono altro che la cosa stabilita; in realtà sono loro la cosa stabilita. Il loro cervello è fortemente colpito dalla cosa stabilita, come il montone dal marchio del gregge. E la loro funzione consiste nel mettere lo stampo su tutti i giovani universitari, e nello scacciarne tutto ciò che possono avere d’originale nel cervello, e nel segnarli col suggello della “cosa stabilita”.




“Ciò rientra perfettamente nell’onnipotenza della cosa stabilità”, replicò lui. “Ciò che è, non solo è bene, ma non potrebbe essere meglio. Il fatto che una cosa esiste basta da solo a giustificarla! Nota che solo l’ignoranza della gente fa credere una stupidaggine simile. La gente immagina di pensare e accade che degli esseri senza pensieri si erigano ad arbitri di coloro che pensano davvero”




I grandi giudici musicali possono avere ragione tutti quanti; ma io sono io e non assoggetterò il mio gusto al giudizio concorde del pubblico. Se una cosa non mi piace, non mi piace, ecco; e nulla al mondo me la farà piacere per scimmiottatura, perché piace a gran parte dei miei contemporanei, o perché fanno finta che piaccia. I miei gusti e le mie antipatie non possono seguir la moda.




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domenica 6 agosto 2017

Puoi pure spiegarmi, tanto non capisco.



Passeggiare da solo alle undici. Il paese è morto e vuoto a parte un ragazzino che corre in motorino   …combattere una battaglia già abbondantemente persa contro la solitudine, passare nella piazza dove quindici anni fa -in questo periodo dell’anno- ogni sera c’erano un centinaio di persone tra famiglie che prendevano il gelato, bambini in bici, ragazzi in motorino, giovani seduti sulle panchine a parlare del futuro, di cazzate e del senso della vita. I giovani. Che siano tutti su internet? Non c’è un cane nemmeno al parco dei cani. C’è un gatto rosso che mi struscia su una gamba e quasi mi spaventa. Mi siedo a fargli una coccola ma tanto anche lui se ne frega della compagnia; ha semplicemente fame. Ricomincio a passeggiare in un silenzio irreale, manco fossero le quattro del mattino. Sembra assurdo, siamo a meno di dieci kilometri dal centro di Verona. Dove sono tutti? Che ci faccio qui? Mi siedo su una panchina davanti la chiesa. Nel duemilaetre ci venivo col cane. Voglio un cane da uscire a pisciare. O qualcosa che mi voglia bene senza volermi portare al bar. Non è più divertente; cazzo, che cazzo di malinconia nostalgica da anziani che m’ha preso. Non ne uscirò più. Mi metto il costume e ci sguazzo un po’ dentro perdendomi in evoluzioni pindariche come un Johnny Livingston senza piumaggio.  Il paradiso sono io.

Però è due giorni che ci penso ininterrottamente, mentre mangio mentre bevo mentre guardo film mentre i miei amici ridono a squarciagola. Non penso a te, bada. Penso al senso di quel poco tempo passato insieme. (Mah). Mi mastico il cervello. Pronti via: Non ci può essere niente di serio, non avrebbe senso, non è il momento. Ok, niente cose serie, ci vediamo lo stesso? Si ma non possiamo essere semplici scopamici non avrebbe senso non è il momento io sono fatta così. Ok. Allora mi allontano? No vieni qui, baciami, no, allontanati, anzi, baciami, che fai? Non insistere eh, aspetta, ti cerco ma non ci vediamo, ci vediamo ma non ti parlo poi mi lamento che non mi parli, sono bella, vero? Toccami, no, non toccarmi, spostami solo i capelli dal viso con dolcezza come nei film d’amore oddio il contatto fisico mi disagia ma voglio sentirti, bevo una birra così mi sciolgo, baciami piano, baciami forte, cazzo fai? Ti ho detto che non abbiamo senso, lasciami perdere, non insistere, te l’ho spiegato, domani ti scrivo tutto il giorno ma non vediamoci ho un sacco di cose da fare, dopodomani ti riscrivo di nuovo tutto il giorno e forse ho anche tempo di fare una passeggiata, non lo so, ti tengo sulle spine ma no, non voglio tenerti sulle spine, ok domani ci vediamo, no domani niente, non posso, lo giuro, cosa fai? T’incazzi perché non ci vediamo? Non devi assolutamente fare così. Ma ti manco, vero? Tu mi manchi. Piango, poi rido, poi stiamo abbracciati ma non troppo, eddai un altro bacetto dammelo, noooooooo!!! Ti ho già detto mille volte di no, mettitela via, di te non ne voglio proprio sapere! Cercati un’altra! Ma pensami tutto il tempo. Non starmi addosso, cercami, ti vorrei appoggiare la testa sulla spalla ma non voglio, Mi manchi già ma sono stufa di te.


Cristo e pensavo di essere io quello lunatico.
Si ok ,ovvio, colpa mia che non capisco mai un cazzo, e pensare che quelli de Lo Stato Sociale mi avevano già spiegato tutto.



Ho scordato di dirti che non sono sola
Ho il ragazzo e non dovresti avvicinarti
Ho il ragazzo e dovresti avvicinarti
Ho il ragazzo e mi avvicino per prima
Dai metti l'orecchio qua
No metti l'orecchio là
Adesso metto io l'orecchio a te
Tu tieniti pure il mio orecchio
Dai baciami dai no dai baciami
ti tocco
Lo senti? Non senti? Che senti?
Ma dove cazzo hai lasciato il mio orecchio?
Cosa vuoi che sia sono andata al Dams
Faccio storia delle donne
Da grande farò il magistrato coi baffi
Però anche tu sei estremamente carino
Anche tu coi baffi da magistrato
E sei anche molto simpatico

Penso che probabilmente
Ti sposerà
Ti sposerò
Mi sposerai
Ti sposerà
Ti sposerò
Ci sposeremo

Ho preso un treno per venire da te
L'ho preso sette mesi fa sai
A maggio devo andare lontano
E il pericolo corre lungo ai binari








Non ci sarà mai tempo di fare quello che ci va
mandiamo tutta la nostra poesia a puttane
e tu amami come ameresti te se fossi me e viceversa
quindi male e senza capire niente
ah, abbiamo finito la felicità.