venerdì 18 agosto 2017

Alti e bassi anche di notte


Odio odiarmi così tanto da avere la necessità di odiare tutto e tutti, quasi quanto odio l’indifferenza e il fatto di non essere riuscito, in quasi 29 anni di vita, a trovare un amico che sia lì per me quando ne ho bisogno o che almeno mi cerchi quando ha bisogno lui. Ne risulta che non dico mai a nessuno quello che sento veramente, non conto nulla per nessuno e nessuno conta nulla per me.
Mi odio ed odio odiarmi così tanto da voler odiare tutto e tutti gli altri che non mi vogliono stare a sentire. Tutto è odio, tutto è voragine e abisso. Io vedo odio, mangio odio, respiro odio, bevo odio e poi cago solo stupida merda e trattengo l‘odio dentro di me, a gonfiarmi lo stomaco e l’anima già tediata da tutte le altre cose, visto che tutto fa un po’ male e il tutto è quotidianità. Certe volte mi manca il fiato.
Vivo d’odio e morirò d’odio anche se è l’ultima cosa che voglio. Ho scagliato nel cielo tutta la luce di cui ero capace, in cambio solo badilate di terra sulla testa, “copriti che non vai bene, non farti vedere in giro”. Odio la voglia e il folle bisogno di piangere, che quando arrivano mi stringono alla gola, ma le lacrime non scendono mai e non fanno che costiparmi ulteriormente l’anima già intasata da tutto quest’odio che non so più dove mettere. Lo chiamerò Emil, gli costruirò una cuccia e gli darò da mangiare le mie molli inutili interiora. “Emil, stai a cuccia. Smetti di muoverti. Mi fai male, un male indescrivibile, Smettila ti prego.”

Beh dicevo che nella vita non mi riesce mai di piangere, invece nei sogni piango molto, m’è successo anche ieri. Stanotte invece ero in giardino che coccolavo il mio vecchio cane, lì affianco c’era una persona, non ricordo chi, però ricordo bene che le ho analizzato il sogno che stavo facendo e le ho spiegato come adori rincontrare il mio cane morto una quindicina d’anni fa: “Guardalo! E’ carinissimo e cuccioloso, lo posso accarezzare e ricordargli quanto gli voglio bene!” A quel punto sul balcone della casa vicino spunta mio nonno, lui è morto nel duemilaeuno, se non sbaglio. Mi guarda e mi sorride ed io sono super felice e mi rivolgo ancora alla persona di fianco a me: Vedi? Durante le giornate posso sì, pensare a mio nonno, al limite guardare una sua foto, ma qua lo posso vedere muoversi e sorridere, posso parlargli, posso abbracciarlo. Di solito mentre lo abbraccio piango tantissimo perché so che lo sto solo sognando, me ne rendo ben conto, ma sono felice così”.

Poi mi sono girato dall’altra parte, ho fatto un sogno di merda e mi sono svegliato triste incazzato e pensieroso. Alti e bassi anche di notte, mai un pò di tranquillità!




PS la prossima volta che una stronza cinquantenne mi guarda i capelli mezzi verdi mezzi viola e mi chiede se la parrucchiera si è sbagliata, le sputo in bocca.
-Dovete smetterla di dire tutte la stessa cosa, siete noiose, cazzo. Siete tutte uguali. NO-IO-SE.




I was born by the river, just like this river
I've been moving ever since
Ain't got nobody to call my own you know
I've been moving since the day I was born
Life is a game just made for fun, I don't need nobody
You know, I don't love no one
Yes, I'm a mover baby
Now get out of my way will ya
Don't try to stop me now

mercoledì 16 agosto 2017

Sesso pompini sborra anal Mistress Slave il dildo no ti prego



Ci ho provato e basta, come non avevo mai fatto prima.
Avevo il numero di questa tipa perché lei era passata a lavoro da me a comprare un mobile ed io dovevo andare a casa sua a montarglielo, no? Lei era carina e ci avevo scambiato due parole, sapevo che era divorziata da poco, quindi preda facile, e secondo me mi aveva anche lanciato un paio di occhiate giuste allora la sera stessa appena finisco di lavorare le mando un messaggio con scritto “Vengo a bere il caffè da te?” e lei mi risponde “Scusa?” e io  mi gioco tutto subito “ Dopo se vuoi possiamo andare in una stanza d’albergo”, Lei risponde “ Stai sbagliando tutto, Non sono quel tipo di donna.” Io penso fanculo cazzo ho fatto un buco nell’acqua, ma almeno ci ho provato.  Le scrivo ‘na cosa come “scusa, è la prima volta che mi butto così, però ti trovo molto bella e non mi andava di girarci attorno perché  ho già una ragazza, semplicemente ti trovo attraente e pensavo tra di noi potesse esserci sintonia a letto. Scusami ancora se ti ho offesa, ci sentiamo domani per la consegna del mobile”. Una cosa del genere. Dopo venti minuti mi arriva un suo messaggio: “posso chiederti una cosa un po’ particolare?” e io “Certo, dimmi” e lei “Ti piace leccare la figa?” fermo immediatamente la macchina e la chiamo, ho già il cazzo duro, lei mi mette giù e mi scrive “Per favore per ora non parliamone a voce”. Ci scambiamo un tot di messaggi, vien fuori che il mio approccio onesto ha funzionato, inizialmente l’ha destabilizzata ma poi ha fatto centro. Il giorno dopo sono da lei, seduto in cucina, aspetto mi offra un caffè invece mi propone un gin tonic. Chiacchieramo di un pò di cose, ne versa un secondo e appena lo finisco mi alzo, le vado vicino, la bacio, l’accarezzo, la prendo, la sollevo e la faccio sedere sul tavolo della cucina, vorrei scoparmela lì ma lei mi ferma e mi porta in camera, si butta sul letto, la raggiungo le tolgo i pantaloni e le mangio la figa come evidentemente non le capitava da un bel po’, visto che sembra apprezzare particolarmente. Quando inizio a scoparla mi chiede di avvertirla prima di venire perché vuole che le sborri in bocca. La scopo un po’ nella classica posizione del missionario e quando mi sposto e cerco di girarla perché vorrei prenderla da dietro, Monica -si, mi sono dimenticato di dirtelo, si chiama Monica,- prende finalmente l’iniziativa, mi fa sdraiare, mi prende in bocca l’uccello e mi fa un pompino veramente ben fatto. Lo riesce a mettere in bocca quasi tutto senza fare i classici versi da simil soffocamento che, a dire il vero, di solito mi eccitano molto, ma va bene anche così, anzi, la facilità con cui lo succhia mi appassiona. Quando le prendo la testa e gliela spingo sul cazzo si vede che apprezza, vuole sentirsi troia ed essere usata; alla fine, quando sono felicemente venuto nella sua bocca, riesce addirittura a dirmi che il mio sperma ha un buon sapore. Comunque sia, dopo quella scopata ci siamo visti altre sei volte, abbiamo variato qualcosina ma il copione è rimasto quasi sempre lo stesso: Scopate solo in figa, che lei in culo non lo vuole; e finale sempre uguale, a parte una volta le sono sempre venuto in bocca perché le piaceva proprio tanto: mentre me lo succhiava le piaceva anche massaggiarmi l’ano e infilarci un dito. Dopo la settima scopata mi ha detto che, visto che io non volevo nulla di serio e lei si stava vedendo con un altro, era meglio smettere di scopare e rimanere amici, che non voleva problemi sentimentali. Le ho detto che ero d’accordo, va bene così.  Ma so che quei pompini mi mancheranno. Mi mancano già. Tra l’altro il tizio con cui si vede ora è un mio collega – il mondo è piccolo-che ovviamente mi detesta. Questo me l’ha detto lei; io il tizio lo conosco appena e oltre a salutarlo quando lo vedo passare non ci ho mi parlato di niente.  Lui mi odia perché me la sono scopata, e poi lei gli ha detto che io sono stato l’uomo più onesto che ha incontrato nella vita, l’unico che le ha detto da subito le cose come stanno invece di prometterle mari e monti come tutti gli altri, collega compreso.  Per questo l’odio di lui non ha fatto che aumentare.


Questa storia mi ha ovviamente galvanizzato e, nello stesso identico modo, ci ho provato con una signora più grande, sempre incontrata sul lavoro. Mi ha chiesto informazioni su un prodotto, ho attaccato bottone, abbiamo chiacchierato un po’, le ho chiesto se le andava di prendere un caffè insieme e lei mi ha dato il suo numero. Il messaggio stavolta è stato ancora più diretto, tipo “Ciao, Sono io, Vado dritto al punto: Ti trovo molto bella, ci verresti a letto con me?” Mi ha invitato a casa sua la sera stessa. Questa qua si chiama Luna, quando mi ha detto che ha 59 anni quasi vado lungo disteso. Dovresti vedere che razza di gambe ha. Senza un filo di cellulite. E il culo. Cazzo, il culo è una meraviglia, roba da trentenne. Luna è cubana, dimostra quarant’anni e ha una nipotina di tre. La mia prima granny. La prima sera è stata assurda. Mi porta in camera con la tranquillità di una che si è scopata mille uomini. Ha un corpetto e le calze a rete. Mentre la sto scopando mi dice “appena finisci mi devi scopare nel culo. Prima mi riempi la fica poi il culo” e devo ammettere che sta cosa mi ha messo molta ansia. Io dopo una scopata ho bisogno di una sigaretta, un po’ di tranquillità e poi se ne riparla con calma, mentre sta pazza maniaca lo rivoleva subito, mi ha agitato e infatti dopo la sborrata non mi tirava più. Lei infoiatissima mi ha detto che il cazzo le piace anche mollo e ha iniziato a giochicchiarci e a succhiarlo anche se non mi veniva su.  Capito che la situazione non si risollevava, sempre col mio cazzo tra bocca e mani, ha iniziato a chiacchierare, mi ha spiegato che è una padrona ed ha un paio di Slave: Massimo, medico di Vicenza, e Luca, rappresentante di Verona. Mi mostra un paio di foto; quella di Massimo è imbarazzante, lui è messo a quattro zampe e sembra un coglione. Luna mi spiega che avrebbe un cazzo bello grosso ma purtroppo non gli tira.  ‘Sti due imbecilli si fanno comandare e a volte sodomizzare da Luna che, ci tiene a sottolineare, non se li scopa mai, mai. Ci fa di tutto ma non sesso, li tratta come bestie, gli fa fare quello che vuole; mi fa morir dal ridere raccontandomi di quando una volta, in piena notte, ha chiamato Massimo e gli ha ordinato di rubare dei soldi a sua moglie per comprarle -a Luna, ovviamente- un paio di scarpe. ( Luna va pazza per le scarpe, ne ha una stanza piena, l’ho vista, sono quasi mille paia, mi dice con finta noncuranza.) Ed ecco che, così, dal nulla, mi propone di chiamare Massimo per farlo venire a guardare mentre scopiamo. Mi spiega che lui non partecipa e, in quanto schiavo, fa solo le cose che lei gli ordina. Possiamo farlo guardare oppure tenerlo in un angolo girato verso il muro. Possiamo insultarlo e se ne ho voglia posso anche prenderlo a calci e sputargli in faccia. Cristo, mi sembra un po’ eccessivo, io volevo solo scopare, non voglio uomini sconosciuti in mezzo ai coglioni. La situazione mi sembra troppo strana per cui ovviamente rifiuto, chiacchieriamo un altro po’ e poi mi rivesto e me ne vado.
La seconda ed ultima volta che l’ho vista mi sono preso male. Vediti la scena, sei lì stralanciato, all’inizio tutto ok, andate in camera sua e stavolta lo vuole direttamente dietro, la scopi per bene e quando hai finito ti sdrai affianco a lei, che ti guarda e ti dice che ti ha comprato un regalo, quindi si alza e s’infila uno strap-on, poi prende dal cassetto una scatola da cui tira fuori un dildo gigante. Le dici che assolutamente non si può fare, non ti piace quella roba. E lei insiste un po’, ti dice anche che quel coso di gomma -dovevi vederlo, era un cazzone gigante, una bella sberla- lei ti dice che quel coso lì non è poi tanto grosso. Allora ti agiti, no?  Le dici “non so con cosa sei abituata tu ma nel mio culo non ci entra”, “Ma si che ci entra, vedrai, con calma, non avere paura, fanno tutti così la prima volta, ti prometto che ti piacerà”. Dopo un paio di tentativi, solo verbali eh,  inizi a perdere la pazienza, alzi la voce e le spieghi che nel tuo culo più d’un dito non entra, tipo, no, “se vuoi quel dildo te lo infilo a te, altrimenti mi rivesto e me ne vado perché quel coso lì non mi eccita neanche un po’.” Luna sorridendo ti spiega che le piacci perché hai personalità, al contrario dei suoi due schiavi senza palle, si mette a leccarti l’uccello e, mentre ce l’hai ancora mezzo mollo se lo infila su e te lo fa diventare di ferro solo con le contrazioni della patata, senza muovere il corpo. Lei si che ne sa, devi dargliene atto. Poi si gira e lo prende dietro. Tu sei quasi immobile e lei ti fa una specie di twerking favoloso sull’uccello. Dopo un po’ vuole il dildo nel culo,allora le infili dentro quello che doveva essere il tuo regalo mentre la scopi in figa come un forsennato. Lei gode ansima e si lascia andare dei gridolini molto soddisfacenti, a questo punto rallenti … poi riparti mettendocela tutta e lei sembra impazzire. Quando stai per venire rimani immobile e la rifai twerkare, cazzo se sa quello che fa. Tu lì piantato come un palo, lei che si dà da fare, ti senti il campione perché stai facendo fare la schiava a una milf che di solito si fa leccare i piedi da dei coglioni. Cazzo sei il numero uno. Le ordini di muoversi piano, su e giù, su e giù, inizi a scaldarti, ti si annebbia il cervello, sbaaaaamm, oddio, ti sembra di eiaculare come un pazzo per un tempo infinito e te ne stai lì con le gambe che ti tremano.
Tanta roba.
Dopo la scopata ti fumi una sacrosanta sigaretta e praticamente scappi via.
Missione compiuta. Ma brividi.


Da quel giorno non l’ho più vista, fanculo; era una maga del sesso, conosceva un sacco di trucchetti spettacolari ma era troppo pazza per me. Mistress sessantenne che mi vuole scopare il culo con un gigantesco dildo blu mentre il suo Slave ci guarda e si sega sulla poltrona, non ci siamo proprio. E non ti dico cos’altro m’ha raccontato sui due schiavi perché sono cose disgustose.

sabato 12 agosto 2017

Oscillando



Lunedi 7/08
Oggi, come ogni anno, dopo mesi di ferie ho ripreso a lavorare in fabbrica. Mi hanno messo a fare uno dei lavori più stupidi del mondo,cioè prendere dei bancali con degli stampi di similferro caricati sopra,  in tutto 600 stampi a bancale; stampi che hanno la forma di un famoso dolce , sono infilati uno dentro l’altro in quindici file da venti e vanno appoggiati su un tavolo, disincastrati uno dall’altro – e alcuni di questi fottuti suddetti stampi sono infilati fottutamente a fondo nello stampo successivo, soprattutto quelli più in basso sul bancale, sui quali è gravato il peso dei fottuti stampi superiori- e appoggiati su un banchetto di modo che due signore possano caricare sti cosi dimmerda in una macchina del cazzo. Sono circa centomila fottuti stampi dimmerda da caricare in tre giorni. Oggi, per otto ore non ho fatto che questo. E dovrò farlo anche domani e mercoledì; Centomila stampi in tutto. Per quanto oggi, intorno alla settima ora di lavoro mi sia ritrovato, non so precisamente perché, ma qualche idea me la sono fatta, a pensare di farmi il porto d’armi, comprare una pistola e fare una strage d’innocenti che nulla hanno a che fare col mio lavoro, devo ammettere che, col senno di poi, questo tipo di lavoro in fabbrica –solitamente non faccio questa roba, bensì mi occupo di controllare e risolvere i problemi di determinati macchinari utilizzati per la palletizzazione e l’incelofanatura di bancali di dolci-, per quanto incredibilmente frustante sia molto importante per apprezzare a pieno le cose belle della vita. Dopo una giornata come quella che ho passato oggi tutto ciò che non è fabbrica brilla e profuma, il lago sembra più fresco, splendente e pieno di ragazze bellissime, il cibo è tenero e succulento e anche la compagnia di amici insensibili o ritardati è semplicemente meravigliosa, paragonata a una cazzo di giornata in fabbrica. Addirittura i risvoltini, le canzoni dei the giornalisti e i tatuaggi sul retro coscia paiono accettabili, semplici vezzi che si possono pur sempre ignorare invece di incazzarsi e bestemmiare, perché la vita è splendida e merita d’esser vissuta in tutte le sue mille sfaccettature. E questo concetto apparentemente semplice lo si capisce meglio se ogni tanto si fanno dei lavori di merda.

Ovviamente tra qualche settimana di lavoro scriverò un post di sole bestemmie; fanculo la grammatica, niente aggettivi, soggetti né verbi, solo una sequela imbarazzante di abominevoli bestemmie perché non mi sono laureato in qualcosa di figo per dio! e star dietro a dei macchinari industriali, per quanto sia molto meglio di impilare o de-impilare oggetti incastrati, come un robot mongoloide, fa comunque schifo al cazzo, è frustrante ed io non vorrei dover fare nè questo tipo di lavoro nè nessun altro, il lavoro è il male  e c’è un sacco di gente che ci tiene così tanto, al lavoro, che sono certo potrebbe lavorare anche per me.



Sabato 12/8
Il lavoro inizia a farsi sentire. Sono uscito di casa con le migliori intenzioni, pensavo centro città, fiche, vino buono, passeggiare, veder gente. I miei amici si sono divisi tra quelli che stanno con la morosa, quelli che stanno a casa di uno a bere e fumare hashish e quelli che si chiudono nella birreria del paese a morire di caraffe di birra offerte perchè poi il pub chiude per un mese. In centro da solo non ci vado, non conosco nessuno. Controvoglia mi aggrego alla banda birreria, bevo tre quattro pinte ma non sono niente in forma,  alle dieci e mezza vado a casa, giusto in tempo per vedere, sul gruppo wazzup, le varie foto di scaraffate di birra offerte dal titolare che deve svuotare le spine. Non mi frega un cazzo, non le avrei bevute, sono stanco dentro, il lavoro debilita l'uomo, soprattutto se l'uomo sono io e il lavoro è una merda, voglio solo annullarmi e spegnermi, domani mi strafogo di cibo, ingrasso e sono felice, ingrasso e sono triste, sono felice e sono triste, sono un'altalena del cazzo e tutti sono banali, vorrei solo incontrare qualche persona interessante che non mi parli solo della sua vita, ormai non parlo più, sto in silenzio, e non è che mi piace ascoltare, una volta mi piaceva ascoltare, ora sto in silenzio solo perchè non ho nulla da dire, e le poche volte che vorrei dire qualcosa vengo interrotto e capisco che nessuno mi vuole ascoltare, io non merito niente di tutto ciò eppure mi merito tutto quello che mi faccio succedere, ma non mi compiango, l'ho scelto io, la vita è un altalena, ora gratto il pavimento,  domani riderò forte.




giovedì 10 agosto 2017

Da sobrio faccio più schifo di prima




La commessa mai depressa Bella coscia chioma rossa
Messa su la faccia onesta, da miss sexy della messa,
la mise sexy, stacco coscia fa la mossa “Sembro fessa”
 ma lo sai che lo fa apposta guarda lesta ride esperta
 e fa la festa alla tua testa  messa in un cesta mesta



la tua mente assai complessa ti  s’avvita su una pressa
su una vita stracompressa dimostrandosi perversa
la vorresti volta in volta o stravolta o un pò diversa
ma rinunci e anche stavolta ti si schiaccia sulla testa!



allora è ora di dir basta qui si accusa e si processa
per rubare dalla tasca solamente a gente onesta
nulla importa dell’ angoscia pregressa e delle gesta
scoppia rabbia repressa la sensazione inespressa
sprizza come glassa densa  impregnando l’aria tersa
che c’importa della festa della tizia con i rasta
se ci nutriamo solamente di rimpianti adesso basta.






mercoledì 9 agosto 2017

Martin Eden - Jack London (2)





Vanamente si domandava: Dove sono le grandi anime? Dove sono i grandi pensatori? E tra la folla di persone indifferenti, informi, stupide, evocate, non trovava nulla. Fu vinto dal disgusto, simile a quello che deve aver sentito Circe per la sua mandria di porci.




“In fin dei conti hai scritto per divertirti, ora vi siete divertito abbastanza, ed è tempo di prendere la vita sul serio. Sinora non hai pensato che alla tua.”




Ebbene, lei, l’ultimo degli effimeri, che bisogno ha della gloria? Se dovesse conquistarla, essa l’avvelenerebbe. Lei è troppo semplice, elementare, troppo razionale per riuscire in questo imbroglio. Parola mia! Spero bene che nemmeno una rivista le pubblichi mai le sue cose: non bisogna esser schiavi che della bellezza. La serva e mandi al diavolo la folla imbecille!




La nostra gioia non consiste nel successo che si ottiene, ma nel fatto che si scrive.




La bellezza l’assilla. E lei vuole mutarla in denaro?




Lasci stare, dunque. Si scelga qualche bella creatura di fiamma e voluttà, che rida della vita, che si beffi della morte, innamorata dell’amore.




Senonchè Brissenden rimaneva un enigma: contrariamente alla sua apparenza ascetica, era, con tutta la forza declinante del suo sangue impoverito, un voluttuoso. Incurante della morte, pieno d’amarezza e di cinismo, quel moribondo adorava la vita, nelle sue minime manifestazioni. Voleva godersi la vita fino all’ultima goccia, vibrare fino all’ultimo brivido.




Era impossibile che fosse vero, in quegli uomini i libri erano vivi. Parlavano con fuoco ed entusiasmo perché lo stimolo intellettuale li esaltava come l’alcool o la collera esalta altri uomini.




Vi domandate perché sono socialista: perché il socialismo è inevitabile; perché il sistema attuale è irragionevole o imputridito. Naturalmente io odio la folla; ma che fare? Ogni altra cosa è preferibile al branco di porci che ci governa.




“Trovare un impiego! Mettersi a lavorare! Poveri schiavi stupidi!” Non era davvero sorprendente che il mondo fosse dei forti! I servi erano ossessionati dalla propria schiavitù.




Il danaro non era altro, per lui, che un mezzo per soddisfare un desiderio momentaneo. Senza bussola, senza remi, senza porto all’orizzonte, s’abbandonava alla deriva, senza lottare ulteriormente, giacchè lottare significa vivere, e vivere soffrire.




Ma no, ora non m’invitate perché sono quel che sono; m’invitate perché tutti gli altri m’invitano, perché così è la moda. M’invitate ora perché siete degli stupidi animali, perché siete la folla, perché in questo momento il cieco e il pecorile capriccio della folla vuole accarezzarmi.




“Veramente non c’è nulla da perdonare; ognuno opera come sa, e non può far di più.”





Non era ancora la morte. La morte non fa soffrire; era ancora la vita.










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PS Aggiunto Solaris alla lista "Film che dovresti vedere"

martedì 8 agosto 2017

Martin Eden – Jack London





Accanto agli occhi arditi di quella ragazza, una nausea morale lo scosse […]
Ricordò che aveva sempre coltivato, come in un giardino segreto, pensieri rari e preziosi. Quando aveva tentato di farne partecipe qualcuno, non aveva trovato né donna né uomo capaci di comprenderlo. E poiché quei pensieri superavano la comprensione di quella gente ne concludeva, ora, che doveva essere superiore ad essa. Strinse i pugni. Giacchè la vita significava per lui molto di più, toccava a lui domandare molto di più alla vita; ma non ci voleva quella compagnia; gli arditi occhi neri non gli potevano offrire nulla di nuovo.




Mi piace vedere, e voglio vedere di più e voglio imparare a vedere in modo diverso!




Ella aveva una mentalità come ce n’è tante; di quelle menti persuase che le loro credenze, i loro sentimenti e le loro opinioni siano le sole buone, e che la gente che pensa diversamente è della povera gente da compiangere […] A Ruth questa forma mentale diede il desiderio di formare quell’uomo secondo un’essenza diversa, a somiglianza delle banalità che la circondavano e le rassomigliavano.




Di botto, pur seguitando a parlare, decise di morire per lei, e sogni d’eroici sacrifici gli attraversarono il cervello tutto sconvolto.




Chi sei tu? Donde vieni? In realtà tu appartieni alle ragazze come Lizzie Connolly, a tutto quanto è basso, volgare e brutto. Tu sei della stessa specie del bestiame e degli schiavi che vivono nelle immondizie e nel puzzo. Eppure tu osi aprire un libro, ascoltare della musica meravigliosa; tu impari ad apprezzare la bella pittura, a parlare un inglese corretto e pensare come nessuno pensa nel tuo ambiente. Chi sei, e che cosa sei?




Dopo aver bevuto ancora un po’ ecco le fantasmagorie provocate dall’intossicazione mettergli in moto il cervello. Ah! Ecco nuovamente il senso della vita! La prima boccata d’aria vitale che respirava dopo tre settimane! I sogni gli riapparvero; la fantasia fuggì dalla camera tetra e, tutta velata di fiammeggiante chiarore, gli fece segno; tutto il potere che aveva era ritornato in lui.




Il bere era un effetto, non la causa, e susseguiva inevitabilmente al lavoro, come la notte sussegue al giorno.




“Se non altro vivrai, vecchio mio! E ti capiterà per la prima volta!!”
“Sono stato una volta all’ospedale” Corresse Joe. “Era meraviglioso. Tifo. Non te l’ho detto?"




Queste idee erano ragionevoli e l’amore invece era al di là della ragione. Lo venerava. L’amore dimora sulle vette delle montagne, oltre le valli della ragione. E’ la sublimazione dell’esistenza, la cima più alta della vita e si incontra di rado.




Era incapace di seguirne i voli della mente, così che quando il cervello di lui superava il suo le sembrava semplicemente pazzo.




Non c’è un’idea originale nelle loro opere, essi non conoscono altro che la cosa stabilita; in realtà sono loro la cosa stabilita. Il loro cervello è fortemente colpito dalla cosa stabilita, come il montone dal marchio del gregge. E la loro funzione consiste nel mettere lo stampo su tutti i giovani universitari, e nello scacciarne tutto ciò che possono avere d’originale nel cervello, e nel segnarli col suggello della “cosa stabilita”.




“Ciò rientra perfettamente nell’onnipotenza della cosa stabilità”, replicò lui. “Ciò che è, non solo è bene, ma non potrebbe essere meglio. Il fatto che una cosa esiste basta da solo a giustificarla! Nota che solo l’ignoranza della gente fa credere una stupidaggine simile. La gente immagina di pensare e accade che degli esseri senza pensieri si erigano ad arbitri di coloro che pensano davvero”




I grandi giudici musicali possono avere ragione tutti quanti; ma io sono io e non assoggetterò il mio gusto al giudizio concorde del pubblico. Se una cosa non mi piace, non mi piace, ecco; e nulla al mondo me la farà piacere per scimmiottatura, perché piace a gran parte dei miei contemporanei, o perché fanno finta che piaccia. I miei gusti e le mie antipatie non possono seguir la moda.




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domenica 6 agosto 2017

Puoi pure spiegarmi, tanto non capisco.



Passeggiare da solo alle undici. Il paese è morto e vuoto a parte un ragazzino che corre in motorino   …combattere una battaglia già abbondantemente persa contro la solitudine, passare nella piazza dove quindici anni fa -in questo periodo dell’anno- ogni sera c’erano un centinaio di persone tra famiglie che prendevano il gelato, bambini in bici, ragazzi in motorino, giovani seduti sulle panchine a parlare del futuro, di cazzate e del senso della vita. I giovani. Che siano tutti su internet? Non c’è un cane nemmeno al parco dei cani. C’è un gatto rosso che mi struscia su una gamba e quasi mi spaventa. Mi siedo a fargli una coccola ma tanto anche lui se ne frega della compagnia; ha semplicemente fame. Ricomincio a passeggiare in un silenzio irreale, manco fossero le quattro del mattino. Sembra assurdo, siamo a meno di dieci kilometri dal centro di Verona. Dove sono tutti? Che ci faccio qui? Mi siedo su una panchina davanti la chiesa. Nel duemilaetre ci venivo col cane. Voglio un cane da uscire a pisciare. O qualcosa che mi voglia bene senza volermi portare al bar. Non è più divertente; cazzo, che cazzo di malinconia nostalgica da anziani che m’ha preso. Non ne uscirò più. Mi metto il costume e ci sguazzo un po’ dentro perdendomi in evoluzioni pindariche come un Johnny Livingston senza piumaggio.  Il paradiso sono io.

Però è due giorni che ci penso ininterrottamente, mentre mangio mentre bevo mentre guardo film mentre i miei amici ridono a squarciagola. Non penso a te, bada. Penso al senso di quel poco tempo passato insieme. (Mah). Mi mastico il cervello. Pronti via: Non ci può essere niente di serio, non avrebbe senso, non è il momento. Ok, niente cose serie, ci vediamo lo stesso? Si ma non possiamo essere semplici scopamici non avrebbe senso non è il momento io sono fatta così. Ok. Allora mi allontano? No vieni qui, baciami, no, allontanati, anzi, baciami, che fai? Non insistere eh, aspetta, ti cerco ma non ci vediamo, ci vediamo ma non ti parlo poi mi lamento che non mi parli, sono bella, vero? Toccami, no, non toccarmi, spostami solo i capelli dal viso con dolcezza come nei film d’amore oddio il contatto fisico mi disagia ma voglio sentirti, bevo una birra così mi sciolgo, baciami piano, baciami forte, cazzo fai? Ti ho detto che non abbiamo senso, lasciami perdere, non insistere, te l’ho spiegato, domani ti scrivo tutto il giorno ma non vediamoci ho un sacco di cose da fare, dopodomani ti riscrivo di nuovo tutto il giorno e forse ho anche tempo di fare una passeggiata, non lo so, ti tengo sulle spine ma no, non voglio tenerti sulle spine, ok domani ci vediamo, no domani niente, non posso, lo giuro, cosa fai? T’incazzi perché non ci vediamo? Non devi assolutamente fare così. Ma ti manco, vero? Tu mi manchi. Piango, poi rido, poi stiamo abbracciati ma non troppo, eddai un altro bacetto dammelo, noooooooo!!! Ti ho già detto mille volte di no, mettitela via, di te non ne voglio proprio sapere! Cercati un’altra! Ma pensami tutto il tempo. Non starmi addosso, cercami, ti vorrei appoggiare la testa sulla spalla ma non voglio, Mi manchi già ma sono stufa di te.


Cristo e pensavo di essere io quello lunatico.
Si ok ,ovvio, colpa mia che non capisco mai un cazzo, e pensare che quelli de Lo Stato Sociale mi avevano già spiegato tutto.



Ho scordato di dirti che non sono sola
Ho il ragazzo e non dovresti avvicinarti
Ho il ragazzo e dovresti avvicinarti
Ho il ragazzo e mi avvicino per prima
Dai metti l'orecchio qua
No metti l'orecchio là
Adesso metto io l'orecchio a te
Tu tieniti pure il mio orecchio
Dai baciami dai no dai baciami
ti tocco
Lo senti? Non senti? Che senti?
Ma dove cazzo hai lasciato il mio orecchio?
Cosa vuoi che sia sono andata al Dams
Faccio storia delle donne
Da grande farò il magistrato coi baffi
Però anche tu sei estremamente carino
Anche tu coi baffi da magistrato
E sei anche molto simpatico

Penso che probabilmente
Ti sposerà
Ti sposerò
Mi sposerai
Ti sposerà
Ti sposerò
Ci sposeremo

Ho preso un treno per venire da te
L'ho preso sette mesi fa sai
A maggio devo andare lontano
E il pericolo corre lungo ai binari








Non ci sarà mai tempo di fare quello che ci va
mandiamo tutta la nostra poesia a puttane
e tu amami come ameresti te se fossi me e viceversa
quindi male e senza capire niente
ah, abbiamo finito la felicità.

giovedì 3 agosto 2017

da Hocus Pocus - Kurt Vonnegut



Non cerco scuse per il fatto che fossi intronato durante i giorni più bui del liceo. Winston Churcill era fradicio di brandy e di sigari havana durante i giorni più bui della seconda guerra mondiale.
Hitler, naturalmente, grazie ai progressi della tecnologia tedesca,fu tra i primi esseri umani a spappolarsi il cervello con le amfetamine. Masticava i tappeti addirittura, dicono. Ahm, ahm.





La birra, in realtà, serve a buttar giù: è un sedativo. Deprime. Ma i poveri non smetteranno mai di sperare che faccia l’effetto opposto.





Ero ragionevolmente felice, come insegnante presso la prigione. Alzai di circa il 20% il livello di alfabetismo. Non sempre però ero soddisfatto di quello che i miei allievi poi sceglievano di leggere. Uno mi disse che, da quando sapeva leggere, provava più gusto a masturbarsi.





A Berlino – mi disse- era rimasta spesso sbigottita di fronte all’ignoranza di tanti turisti e militari americani, in materia di storia e geografia, lingue straniere e usi e costumi di altri popoli. Mi chiese: “Cos’è che rende tanti americani così fieri della loro ignoranza? Si comportano come se l’ignoranza li rendesse affascinanti.”





Non scrivo questo libro per i minori di 18 anni, ma non vedo che male vi sia a dire ai giovani di prepararsi al fallimento, poiché è il fallimento la cosa principale che gli capiterà tra capo e collo.
A tener conto soltanto del baseball, quasi tutti ci devono perdere. Un’alta percentuale dei detenuti di Athena dedicarono infanzia e giovinezza a nient’altro che al baseball e tuttavia vennero eliminati nelle prime fasi di qualche stupido torneo.





“Un soldato fa quello che gli ordinano di fare,” dissi. “certe cose che facevo ripugnavano alla mia coscienza.” Questo non era esattamente vero. Combattere talvolta mi esaltava. Una volta uccisi un uomo a mani nude. Aveva tentato di uccidere me. Mi misi ad abbaiare come un cane, e a ridere, dopo. E poi vomitai.





“Che abile tranello ci ha giocato la vostra classe dirigente. Hanno saccheggiato il denaro pubblico, prosciugato le casse dell’erario e delle aziende e hanno affidato le imprese industriali a incompetenti. Poi hanno fatto si che il governo americano s’indebitasse tanto pesantemente con noi che non ci restava altra scelta che inviare qui un esercito d’occupazione in doppiopetto. Mai, prima, la classe dirigente d’un paese, aveva trovato la maniera di scaricare su altri paesi tutte le responsabilità che la ricchezza comporta e, al tempo stesso, restare ricca, ricchissima.”





Il suo nome era Abdullah Akbahr. Incoraggiato da me, avrebbe scritto diversi interessanti raccontini. Uno, mi ricordo, era la presunta autobiografia di un cervo della foresta demaniale, che stenta a trovare qualcosa da mangiare d’inverno e , d’estate, s’impiglia nei fili spinati quando cerca di raggiungere i campi coltivati in cui crescono germogli deliziosi. Viene abbattuto da un cacciatore.
Morente, si chiede perché mai venne al mondo , in primo luogo. La frase conclusiva del racconto era l’ultima cosa che il cervo disse su questa terra. Il cacciatore era abbastanza vicino per udirla e rimase stupefatto. Eccola: “Ma che diamine dovrebbe voler dire tutto questo?”





Senonchè quel cecchino non cantò vittoria per molto. Quasi a nessuno capita di restar vincente a lungo. Avrà avuto non più di 15 anni, mi dissero. Un ragazzo, non un uomo. Ma, se intendeva giocare ai giochi dei grandi, doveva esser pronto a pagare da uomo. Dopo averlo ucciso, mi risulta, gli tagliarono il pene ed i testicoli e glieli ficcarono in bocca, a mo’ di monito per chiunque volesse farsi cecchino.
Legge e ordine. Giustizia rapida e sicura.





Svegliai i tre domestici. Erano vecchi, molto vecchi, condannati all’ergastolo senza speranza d’indulto, quand’io ero ragazzo a Midland City. Non avevo ancora imparato a leggere e a scrivere, probabilmente, quando loro avevano soppresso alcune vite, o ne erano stati accusati, ed erano stati costretti, in conseguenza di ciò, a una vita che non vale la pena d’esser vissuta.
Gli sarebbe certamente servito di lezione.





Durante la scarica finale, i reparti militari americani erano o tutti bianchi o tutti negri. Si riteneva allora che i bianchi si sarebbero sentiti immondizia se avessero dovuto condividere alloggi e mense e così via coi negri. Questo valeva anche nella vita civile. I negri avevano le loro scuole, erano esclusi dalla maggior parte degli alberghi, dei ristoranti e luoghi di divertimento, tranne che sul palcoscenico e ai seggi elettorali.
Venivano anche impiccati o sepolti vivi di tanto in tanto per rammentargli che il loro posto era in fondo alla Scala Sociale. Si riteneva che, da soldati, mancassero di determinazione ed iniziativa, in battaglia. Quindi venivano impiegati perlopiù come manovali o autisti, alle spalle dei John Wayne e dei Frank Sinatra che compivano le eroiche imprese.
C’era solo una squadriglia di caccia interamente negra. Con sorpresa di molti, si comportò benissimo.
“Lo vedi il negro che pilota l’aeroplano?”





I prigionieri furono legati a dei pali ed usati per esercitazioni con la baionetta. Diverse persone in una fossa furono sepolte vive. Si vedono le loro espressioni mentre la terra gli piove sul viso. Poi le facce scompaiono ma la terra continua a muoversi come se ci fosse qualche animaletto che si scava una tana, lì sotto.
Indimenticabile!






Che imbarazzante, essere umani!