mercoledì 12 luglio 2017

La Nausea - Jean-Paul Sartre


Sono solo in mezzo a queste voci gioiose e ragionevoli. Tutti questi tipi passano il loro tempo a spiegarsi, a riconoscere felicitandosene che sono della stessa opinione. Quanta importanza attribuiscono, mio dio, a pensare tutti quanti le stesse cose.



… se soltanto potessi smettere di pensare andrebbe già meglio. I pensieri, non c’è niente di più insipido. Si trascinano a non finire e lasciano un gusto strano. E poi ci sono tutte le parole, dentro ai pensieri, le parole incompiute, le frasi abbozzate che ritornano sempre […] E così via, così via, non finisce mai. E’ peggio di tutto il resto, perché me ne sento responsabile e complice. Per esempio questo doloroso rimuginare: io esisto, sono io stesso che lo faccio durare. Io. Il corpo, quello vive da solo una volta che ha cominciato.
Ma il pensiero sono io che lo continuo, lo svolgo. Esito. Penso che esisto. Oh! Che lunga serpentina, questo sentimento di esistere, e sono io che lo voglio, piano, piano… Se potessi trattenermi dal pensare. Provo, ci riesco, mi pare che la testa mi si riempia di fumo … ed ecco che ricomincia: “fumo… non pensare… non voglio pensare … penso che non voglio pensare. Non bisogna che pensi che non voglio pensare. Perché anche questo è un pensiero”. Non finirà mai, dunque??
Il mio pensiero sono io: ecco perché non posso fermarmi. Esisto perché penso… e non posso impedirmi di pensare. In questo momento stesso – è spaventoso- se esisto è perché ho orrore di esistere. Sono io, io, che mi trattengo dal niente al quale aspiro: l’odio, il disgusto di esistere sono altrettanti modi di farmi esistere, di affondarmi nell’esistenza. I pensieri nascono dietro di me, come una vertigine, me li sento nascere dietro la testa.. se cedo mi arriveranno davanti, tra gli occhi – ed io cedo sempre, il pensiero s’ingrossa, s’ingrosso ed eccolo, immenso, che mi riempie tutt’intero e rinnova la mia esistenza.




Martedì:
Niente. Esistito.




…non s’affrettano, indugiano e non hanno torto. Quando saranno andati a letto insieme dovranno trovare un’altra cosa per velare l’enorme assurdità della loro esistenza. E tuttavia… è proprio tanto necessario mentire a se stessi?




Ciascuno ha la sua piccola fissazione personale che gli impedisce di accorgersi che esiste; non ce n’è uno che non si creda indispensabile a qualcuno o a qualche cosa. […] ma io so. Faccio finta di nulla ma son che io esisto e che essi esistono. E se conoscessi l’arte di persuadere andrei a sedermi accanto al bel signore coi capelli bianchi e gli spiegherei cos’è l’esistenza. L’idea della faccia che farebbe mi fa crepare dal ridere. Vorrei trattenermi ma non ci riesco: rido fino alle lacrime.



“Le parlavo poco fa della mia prigionia in Germania. E’ la che è cominciato tutto. Prima della guerra io ero solo e non me ne rendevo conto: vivevo coi miei genitori che erano della buona gente ma non ci si intendeva. Quando penso a quegli anni… ma come ho potuto vivere così? Ero morto, signore, e non me ne accorgevo; facevo la collezione di francobolli.”





“Mi sopravvivo. […] Non sono affatto triste, me ne sono meravigliata spesso, ma avevo torto: perché dovrei essere triste? In altri tempi sono stata capace di bellissime passioni. Ho odiato appassionatamente mia madre. E d’altra parte, a te, t’ho appassionatamente amato.
Tutto questo, beninteso, è finito. Lo so. So che non incontrerò mai più niente nè nessuno che m’ispiri della passione. Lo sai, mettersi ad amare qualcuno è un impresa. Bisogna avere un’energia, una generosità, un accecamento… c’è perfino un momento, al principio, in cui bisogna saltare un precipizio: se si riflette non lo si fa. Io so che non salterò mai più. Adesso, vivo circondata dalle mie defunte passioni, provo a ritrovare quel bel furore che mi fece gettare dal terzo piano quando avevo dodici anni, un giorno che mia madre m’aveva frustato.
E’ anche bene che non fissi troppo a lungo gli oggetti. Li guardo per sapere che cosa sono, poi bisogna che distolga gli occhi in fretta. Mi disgustano.”


“Ti sei meritato tutto quello che t’è accaduto, eri molto colpevole. M’irritavi con quella tua aria solida. Sembrava che dicessi: sono normale, io; e t’applicavi a spirare sanità, trasudavi sanità morale.




Verrà un’epoca in cui mi domanderò: “ma infine, quand’ ero a Bouville, cosa facevo tutto il giorno?” E di questo sole, di questo pomeriggio, non resterà niente, nemmeno un ricordo.[…] Adesso farò come Anny, mi sopravviverò. Mangiare, dormire. Dormire, mangiare. Esistere, lentamente, dolcemente, come questi alberi, come una pozza d’acqua, come il sedile rosso del tram. La Nausea mi lascia un breve respiro. Ma so che ritornerà: è il mio stato normale. Ogni tanto sbadiglio così forte che le lacrime mi scendono giù per le guance. E’ una noia profonda, profonda, il profondo cuore dell’esistenza, la materia stessa di cui sono fatto.




Mi fa un effetto strano. Eppure so bene che esisto, che sono qui. Adesso, quando dico “io”, mi sembra una cosa vuota. Non arrivo più a sentir me stesso troppo bene, tanto mi sento dimenticato. Tutto quanto resta di reale in me è dell’esistenza che si sente esistere.




La coscienza esiste come un albero, come un filo d’erba. Sonnecchia, s’annoia. Ed ecco il senso della sua esistenza: è che è coscienza di essere di troppo. Si diluisce, si sparpaglia, cerca di perdersi […] Ma non dimentica mai sé stessa; è coscienza d’essere una coscienza che s’oblia. E’ il suo destino

















The evil, the good, legal illegal what's hood
We see through people
But we don't look in ourselves like we should
We try to grow in the cold, too busy shoveling snow
That we tend to forget about the light
That's warming our soul
[x2]

If you wanna be healed then you gotsta reveal the truth [x4]


Set your eyes on the sun (eyes)
What has brought you this far?


2 commenti:

  1. quanto è dura per NOI intellettuali portare avanti giorno dopo giorno questa antica insostenibile leggerezza dell'essere. Mah, speriamo di cavarcela e di arrivare felici alla meta il più tardi possibile

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    1. Fra, speriamo di non arrivare da nessuna parte, anche perché c'hanno insegnato che conta il viaggio, non dove si va a finire. Oh, io c ho creduto.

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