mercoledì 5 luglio 2017

Chester



Chester si sdraia sul pavimento cielo della sua tana antica di mille autobattaglie al contempo insignificanti, insigni e ficcanti, con un sospiro sentito (praticamente da nessuno) cerca di riequilibrare il mondo, ma le cose non sono così semplici.
Il gatto lo fissa con gli occhi chiusi e i denti scamorza, la luna scadenza regolare ma imperfetta (come tutto ciò che ci pesa addosso) vie che s’incrociano stanche su morenti altopiani senza sbocco alcuno. Il passato remoto sempre imperfetto diventa presente, diversamente dal solito
Le auto prendono fuoco senza nemmeno sfiorarsi
Esplosioni floreali come libri mai aperti
Banale Nausea di tutto
Non cercare di capire
Non pesare le situazioni
Non pensare le sensazioni

Un susseguirsi di clichè inevitabilmente inappaganti, sentirsi eterei artigliando le spalle del futuro & appoggiarsi piangenti alla sua ruvida schiena per non farlo voltare , impietrirsi -bambini anziani e rugosi- di fronte al suo volto senza lineamenti.

Granelli che scivolano tra le grasse mani del tempo, ebefrenia puberale sfocia in solipsismo esasperato , scatti di afasia malcontrollata, carezze appuntite & nuvole di graffi per cambiare idea. Lo stato delle cose si capriòla addosso, tutto è stato già 
              nella nebbia confusa
                       dell’incrocio di vie
         che ripartono indolenti e apatiche
                 ma non per questo meno dolorose.

Chester. Ostinarsi a perdere le stesse stupide battaglie in jeans scuri, vestiti camomilla, cuori limoni-puntaspilli spremuti di ogni liquidità letterale e non

Chester. grazie al vuoto che lo riempie galleggia su caustiche costrizioni sociali, è il gala della plumbea rabbia mal celata, fiele che erompe ostinato dagli argini dell’essere,
          onanismo schiuma gorgogliante sulla calda bocca,
 con il vino che cola stucchevole dal suo tracotante corpo infermo
       sorrisi e scambi d’opinioni eufemistico definire inappaganti,
  aulicismo afunzionale già al mattino presto,
   brioches al mangogommoso e civettuoli occhi dolci ma chiusi per combattere l’alitosi.
                    
               ..non è più tempo di

tappetini da yoga profumano di salsedine,
 immaginari abbracci cremosi
 camminando finalmente lieti su agrodolci sinfonie ottocentesche
       gettando il guanto di sfida al bipolarismo galoppante.
-Il sapore dei baci, panacea che può incendiare l’inferno.

Chester non si volta più, con la testa alta e i piedi sulle spalle trotta mellifluo fra i flutti instabili, ammicca gassosi sorrisoni disperatamente speranzosi, manda baci alle sirene, regala diademi di rubini sgraziati, i suoi pugni in faccia sono coccole atroci  che si bloccano a mezz’aria come nei sogni peggiori.

Flessuosi corpi bollenti avvinghiati come intestini,
                                risplendenti risate gratuite,
 lingue schioccanti su zeffiree gocce di sudore,
                 ambrosia pagana succhiata direttamente dalla fonte.
guidàti dalla marea   
                   il ritmo
                       la sinfonia
 torridi fiati sempre più corti
  madidi impulsivi
                              gemiti
la testa si rovescia
i suoi pugni in faccia sono coccole atroci
       che si bloccano a mezz’aria come nei sogni peggiori

Eclissi.






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