sabato 22 luglio 2017

Sono qui da solo e mi amo.



Ieri ho pensato a me. Lungo giro in bici, passaggio al bar, bibita analcolica, chiacchiera veloce, tornato a casa, lettura, computer, nanne.

Oggi ho pensato alla socialità, M chiede vieni a bere qua? R chiede vieni a bere là? S dice vado a bere lì. Esco senza troppa convinzione, bevo una birra, cambio bar, B vuole bere e drogarsi, io di certo no; bevo un cocktail e uno shot per fargli compagnia e subito me ne pento perché oggi non mi va. Mando due messaggi per vedere se c’è qualcun’altro in giro. Ci sono tutti in giro. Sono tutti in giro a bere. Il venerdì sera è una merda, alcool alcool alcool, -andiamo a sentire qualche gruppo live?- alcool alcool alcool - andiamo a fare un giro in centro? - alcool alcool alcool.
alle 23.40 torno a casa perché non sopporto più questa folle necessità di sbronzarsi e farsi per sentire quella falsa effimera felicità …che altrimenti non si sa dove cazzo andare a cercarla; piuttosto sto a casa e guardo il muro.
Di leggere non se ne parla. E’ un paio di settimane che non ci riesco, sto sempre pensando ad altro, sarà che ormai leggo sempre da sobrio, il mio cervello non c'è troppo abituato e corre troppo in fretta, non mi concentro su nulla, mi entrano in testa dieci quindici parole poi sto già pensando ad altro.

Tipo la frase di Byron: Il ricordo della felicità non è più felicità, il ricordo del dolore è ancora dolore.

Tipo il dover lavorare per vivere che somiglia sempre più al vivere per lavorare. Togli il lavoro il sesso il sonno il cibo e le varie droghe, cosa resta della vità? Cosa cazzo è la vita? I viaggi? La conoscenza? Chi cazzo li fa i viaggi? La gente viaggia dieci giorni all’anno e passa trecentocinquanta giorni ad aspettare le prossime ferie.  Che cazzo è la conoscenza? L’esperienza, forse? I libri? Conosciamo veramente qualcosa? Qualcosa che abbia senso conoscere? Qualcosa che serva? Che serva a cosa poi? Facciamo un figlio per vederlo crescere perchè noi non sappiamo crescere più di così? Anzi, ne facciamo sei e poi c’impicchiamo perché non riusciamo ad essere felici nemmeno potendo avere tutto quel che ci potrebbe rendere felici? 

Eccomi, ho visto posti, conosciuto persone, mi sono divertito molto ma ora sono tornato a casa.
Nel mio bellissimo stimolante paese.
E questo è il mio miglior venerdì sera veronese degli ultimi mesi.

Senz’altro il più onesto.





...
Can't find no fingernails 
I ate them off cause I was hungry as hell 
Can't read, can't clear my mind 
So here I go I've got to get into this lifetime 
I think I'm gonna build a fence 
To keep inside what little sense 
The sense of taste 
The sense of smell 
The sense to sit here and feel like hell 
To feel like hell


venerdì 21 luglio 2017

THE CELEBRATED WHITE-CAP SPELLING BEE - Bob Kaufman



THE CELEBRATED WHITE-CAP SPELLING BEE

Il celebre concorso white-cap d’api ortografiche è stato vinto da un ape ortografica
Una stella ha posto una puntigliosa domanda: Può un circolo circondarsi da solo?
Un pinguino acquietato risponde dal dietro della testa, siamo gnomi profondi?
E noi abbiamo parlato degli affari dei fiori, un ape mal scritta ha fatto un segno
Il blu è una delle molte facce del blu, quanto velocemente una balena rossa canta il blues?
Quando una nave solare affonda fuoribordo, io camminerò sul perimetro del sole, curvandolo su.
Una volta metto le mie iniziali su un magnifico coccodrillo.
Abbiamo passeggiato il pavimento d’un fiume, ho sentito un uccello cantare in un albero nel golfo del messico .  .  .
L’uccello cantava una canzone di sale amoroso, una canzone d’amore
Ho cambiato la mia mente, e quella nuova è vecchia .  .  .
Un tamburo batte dietro le mie costole

Qualcuno ha disegnato un ritratto su un’onda .  .  . s’intreccia al nostro passaggio, annodandosi, mani arrugginite.
Il rigonfiamento si ferma quando il sole è allarmato, l’inferno raffredda i suoi fuochi d’anticipo.
Quando gli oceani s’incontrano, oceani di sotto, riunioni di navi, marinai, gabbiani, ragazze dai capelli neri.
Il mare si bagna nell’acqua piovosa, mattina, luna & luce, il mare pulito.
Grandiose fattorie sul pavimento dell’oceano, verdi colture di scafi affondati fanno crescere conchiglie.
Mari che crescono da un buco born in a turtle’s back, a sea in a turtle’s sack.
I pesci passano tutta la vita nudi. Quando vengono catturati muoiono d’imbarazzo.
Molti, molti anni fa c’erano molti molti anni da passare e molte molte miglia da fare
La terra è una grandiosa, triste faccia. Il mare è un’enorme lacrima, gemelli di compassione.

Se c’è un dio sotto la superficie del mare, è sbronzo e racconta bugie fantastiche,
quando la luna sta bevendo, il mare barcolla come un marinaio ubriaco.
I poeti che annegano nel mare, diventano bellissime canzoni bagnate, crani.
Le vedette creano un approdo, una terra cadente crea una vedetta.
Alla fine delle acque, il sacro matrimonio tra gli orizzonti.
Il mare diluisce continenti che amano cieli caduti, tempo prima del tempo, tempo passato, tempo che arriva nel tempo, tempo attuale, tempo che deve venire, senza tempo, scorre nel tempo
Tutto è mare. Il mare è tutto, sempre…

Per l’eternità, lo giuro.

mercoledì 19 luglio 2017

Spliced reflections - Bob Kaufman



Riflessioni congiunte


Diverse osservazione di cosa sia realmente morto
   (Successo e crimine, due valori equi).

 Partenza storica (Caino rifiuta d’ammazzare Abele)
     Persistenza di donne che continuano ad amare

Voce d’un commentatore mai visto, sentita da orecchie tappate,
     Oscure storie di fuochi d’erba  (Niagara dell’anima)

Passaggio grugnante (navigazione in uteri bloccati)

Improvvise conferenze con capi indiani immaginari
   (Fumata rituale, pavimenti di pelle di bufalo bianco)

Criminali innocenti seppelliti sotto valanghe d’aghi di cactus
   (Grande questione filosofica: Geronimo era acceso?)

Arrivo d’Inca, Giaguari facce di sole, evidenze martellate d’argento
 Razzi testimoniali lanciati  (commemorazione di Baudelairiani capricci)

Fredde penetrazioni all’unisono  (aridi test di molluschi brucianti)
   Omicidi rituali e levitazione, danze di combaciamento bisettimanali.


      Illumina il vento, trascina dentro la pioggia

martedì 18 luglio 2017

I quaderni di Malte



Nella casa di fronte un neonato piange e grida a squarciagola
Frenetico
Sempre più veloce
Sembra stia morendo
La notte non è fatta per dormire
Nel silenzio e nel buio le idee escono più pure
E Rilke stimola pensieri osceni che pensavo di aver dimenticato:

A letto fissare il soffitto, età non ben definita tra infanzia e adolescenza / Nella periferia del campo visivo ombre si muovono per la stanza / appena mi giro è tutto tranquillo / Spiriti maligni? / Sussultare per ogni rumore / non viene da fuori / viene dall'altra camera, c’è qualcuno di là / alzarsi, sbirciare e non avere la forza di controllare dietro la porta / sento che c’è qualcosa / tornare a letto con la coperta fin sopra la testa / c’è qualcosa. Sento che c’è qualcosa. / i brividi e una sensazione schifosa d’impotenza / mal di stomaco, ansia, difficoltà nel respirare / avere paura che il demonio possa entrarti nel cervello e nell'anima mentre dormi / paura / brividi/  impotenza / svegliarsi senza essere più te / le possessioni avvengono in modo casuale / terrore / e se papà e mamma muoiono tornando a casa in auto? / l’angoscia per la morte che ancora non conosci, come può essere forte l’angoscia per le cose che non si conoscono / i pensieri che spingendosi incastrandosi sovrapponendosi l’un l’altro ti riempiono il cervello facendolo sanguinare, gonfiandolo, creano delle crepe nel cranio scricchiolante e con un suono, come di un’enorme pustola che esplode, colano fuori dalle orecchie / fuori dal letto non è meglio / per strada avere la perenne sensazione d’inciampare, ogni qualvolta ti senti osservato da qualcuno, sempre / indefinita incertezza cronica / due passi corti, uno lungo / pensare ad ogni singolo movimento del corpo singhiozzante / concentrarsi ogni volta che alzi il piede da terra per riappoggiarlo poco più avanti; pensarci così tanto da non riuscire a farlo bene / tic nervosi / nevrosi / abbottonare e sbottonare il primo bottone della camicia dieci venti cinquanta volte / controllare il gas in cucina / è spento / ok / lo tocco ancora / e ancora / è spento. / e ancora/ la porta è chiusa? / si / controlla ancora / il gas era spento? / si / Ne sono certo / controllo ancora / è spento, la porta è chiusa /  posso andare a letto? / è spento, ne sono certo, è tutto apposto / controllo ancora / la porta è chiusa / controllo un’ultima volta, lentamente / la porta è chiusa / il gas è spento / lo tocco piano, quasi lo carezzo /  il gas è spento / è pericoloso / è spento / la porta è chiusa / controllo ancora / il gas è spento / controllo di nuovo / il gas è spento / se fosse aperto e scoppiasse la casa, sarebbe molto più semplice / chissà quali altre angosce non riesci a ricordare. Probabilmente le peggiori che hai nascosto da qualche parte dentro di te / essere adulto non è semplice ma essere stato ragazzo è stato di certo molto più complicato / Cerca di non dimenticarlo / il gas è spento.

Ho un buco nello stomaco, pensavo fosse super fame invece sei tu.


Ho un buco nello stomaco,
 pensavo fosse super fame invece sei tu.

Parlavo e t’abbracciavo,
 Pensavo fossi tu invece eri un’altra.


Ho parlato con gente che non aveva niente da dire e sono scappato a casa.
Ho parlato con te che non avevi niente da dire e ho perso fiducia nell’umanità tutta.


Quand’eri com’eri sapevi di amare
E i miei succhi gastrici ti cercavano invano


Se sei come sei tutto va bene 
però non ti perdere dentro di te.
Se sei come fai mi tremano i polsi
 piango da stronzo la notte alle tre

Che mi prendi in giro me l’ha detto il dottore,
non so se l’ha detto anche a te

comunque io non credo nei medici


Se vuoi fare una parola io sono sempre qua
Però adesso la parola la voglio scegliere io
Solo tieni presente che se volevo certezze
Nemmeno ti guardavo in faccia


A dire la verità io non credo nella verità
Credo nei lampi
Fitte blu elettriche tra lo sterno e la coscienza
Perché sono uno di quelli che scrivono poesie
Nei bagni degli autogrill
Vicino ai numeri di telefono dei camionisti che fanno scambi di coppia


Sento l’esigenza di sottolineare che l’innamoramento non è una difficile impervia salita verso una cima meravigliosa ma, piuttosto, è una caduta in un burrone scosceso.
Fai il primo passo, inciampi, ed inizi a precipitare.
Alla fine, giù in basso, c’è il mare azzurro
Però ci si arriva rotolando senza freni coi vestiti a brandelli le ossa rotte il corpo gonfio di botte e la testa spaccata a metà – oddio quella roba molle che galleggia è il mio cervello? Oh, ok,
Mi sento leggero, ho perso due chili di materia grigia e trenta di paranoie. –


Anche ad occhi chiusi puoi sentirmi brillare.
Spero che ci pensi quando guardi il mare.


Baciarti è stato dolce, sai.
(Purtroppo?)

Query - Bob Kaufman




Quesito


Nuovo? Avanzi trascurati dalla morte affrettata
Rigettati con anime irreparabili
Coaguli macchiati d’amore, di sangue moderno

votazioni, dovunque all’interno
tracce d’esplosioni,
prima Dio , poi dell’uomo

Colore? Blu. Jazz Blue
Blu come l’amore
Blu come i poemi
Blu come il blues.

Vecchio? Interi carichi universitari
Tonnellate di giganti di cellophane.
Menti da segnalibri, schiene ricurve
Portano stili pesanti
Conducono forme,  colorate da tradizione
Gridando barbarie, blasfemie
Ma piuttosto rispettose

Nuovo:

     risate su letti esotici.

mercoledì 12 luglio 2017

La Nausea - Jean-Paul Sartre


Sono solo in mezzo a queste voci gioiose e ragionevoli. Tutti questi tipi passano il loro tempo a spiegarsi, a riconoscere felicitandosene che sono della stessa opinione. Quanta importanza attribuiscono, mio dio, a pensare tutti quanti le stesse cose.



… se soltanto potessi smettere di pensare andrebbe già meglio. I pensieri, non c’è niente di più insipido. Si trascinano a non finire e lasciano un gusto strano. E poi ci sono tutte le parole, dentro ai pensieri, le parole incompiute, le frasi abbozzate che ritornano sempre […] E così via, così via, non finisce mai. E’ peggio di tutto il resto, perché me ne sento responsabile e complice. Per esempio questo doloroso rimuginare: io esisto, sono io stesso che lo faccio durare. Io. Il corpo, quello vive da solo una volta che ha cominciato.
Ma il pensiero sono io che lo continuo, lo svolgo. Esito. Penso che esisto. Oh! Che lunga serpentina, questo sentimento di esistere, e sono io che lo voglio, piano, piano… Se potessi trattenermi dal pensare. Provo, ci riesco, mi pare che la testa mi si riempia di fumo … ed ecco che ricomincia: “fumo… non pensare… non voglio pensare … penso che non voglio pensare. Non bisogna che pensi che non voglio pensare. Perché anche questo è un pensiero”. Non finirà mai, dunque??
Il mio pensiero sono io: ecco perché non posso fermarmi. Esisto perché penso… e non posso impedirmi di pensare. In questo momento stesso – è spaventoso- se esisto è perché ho orrore di esistere. Sono io, io, che mi trattengo dal niente al quale aspiro: l’odio, il disgusto di esistere sono altrettanti modi di farmi esistere, di affondarmi nell’esistenza. I pensieri nascono dietro di me, come una vertigine, me li sento nascere dietro la testa.. se cedo mi arriveranno davanti, tra gli occhi – ed io cedo sempre, il pensiero s’ingrossa, s’ingrosso ed eccolo, immenso, che mi riempie tutt’intero e rinnova la mia esistenza.




Martedì:
Niente. Esistito.




…non s’affrettano, indugiano e non hanno torto. Quando saranno andati a letto insieme dovranno trovare un’altra cosa per velare l’enorme assurdità della loro esistenza. E tuttavia… è proprio tanto necessario mentire a se stessi?




Ciascuno ha la sua piccola fissazione personale che gli impedisce di accorgersi che esiste; non ce n’è uno che non si creda indispensabile a qualcuno o a qualche cosa. […] ma io so. Faccio finta di nulla ma son che io esisto e che essi esistono. E se conoscessi l’arte di persuadere andrei a sedermi accanto al bel signore coi capelli bianchi e gli spiegherei cos’è l’esistenza. L’idea della faccia che farebbe mi fa crepare dal ridere. Vorrei trattenermi ma non ci riesco: rido fino alle lacrime.



“Le parlavo poco fa della mia prigionia in Germania. E’ la che è cominciato tutto. Prima della guerra io ero solo e non me ne rendevo conto: vivevo coi miei genitori che erano della buona gente ma non ci si intendeva. Quando penso a quegli anni… ma come ho potuto vivere così? Ero morto, signore, e non me ne accorgevo; facevo la collezione di francobolli.”





“Mi sopravvivo. […] Non sono affatto triste, me ne sono meravigliata spesso, ma avevo torto: perché dovrei essere triste? In altri tempi sono stata capace di bellissime passioni. Ho odiato appassionatamente mia madre. E d’altra parte, a te, t’ho appassionatamente amato.
Tutto questo, beninteso, è finito. Lo so. So che non incontrerò mai più niente nè nessuno che m’ispiri della passione. Lo sai, mettersi ad amare qualcuno è un impresa. Bisogna avere un’energia, una generosità, un accecamento… c’è perfino un momento, al principio, in cui bisogna saltare un precipizio: se si riflette non lo si fa. Io so che non salterò mai più. Adesso, vivo circondata dalle mie defunte passioni, provo a ritrovare quel bel furore che mi fece gettare dal terzo piano quando avevo dodici anni, un giorno che mia madre m’aveva frustato.
E’ anche bene che non fissi troppo a lungo gli oggetti. Li guardo per sapere che cosa sono, poi bisogna che distolga gli occhi in fretta. Mi disgustano.”


“Ti sei meritato tutto quello che t’è accaduto, eri molto colpevole. M’irritavi con quella tua aria solida. Sembrava che dicessi: sono normale, io; e t’applicavi a spirare sanità, trasudavi sanità morale.




Verrà un’epoca in cui mi domanderò: “ma infine, quand’ ero a Bouville, cosa facevo tutto il giorno?” E di questo sole, di questo pomeriggio, non resterà niente, nemmeno un ricordo.[…] Adesso farò come Anny, mi sopravviverò. Mangiare, dormire. Dormire, mangiare. Esistere, lentamente, dolcemente, come questi alberi, come una pozza d’acqua, come il sedile rosso del tram. La Nausea mi lascia un breve respiro. Ma so che ritornerà: è il mio stato normale. Ogni tanto sbadiglio così forte che le lacrime mi scendono giù per le guance. E’ una noia profonda, profonda, il profondo cuore dell’esistenza, la materia stessa di cui sono fatto.




Mi fa un effetto strano. Eppure so bene che esisto, che sono qui. Adesso, quando dico “io”, mi sembra una cosa vuota. Non arrivo più a sentir me stesso troppo bene, tanto mi sento dimenticato. Tutto quanto resta di reale in me è dell’esistenza che si sente esistere.




La coscienza esiste come un albero, come un filo d’erba. Sonnecchia, s’annoia. Ed ecco il senso della sua esistenza: è che è coscienza di essere di troppo. Si diluisce, si sparpaglia, cerca di perdersi […] Ma non dimentica mai sé stessa; è coscienza d’essere una coscienza che s’oblia. E’ il suo destino

















The evil, the good, legal illegal what's hood
We see through people
But we don't look in ourselves like we should
We try to grow in the cold, too busy shoveling snow
That we tend to forget about the light
That's warming our soul
[x2]

If you wanna be healed then you gotsta reveal the truth [x4]


Set your eyes on the sun (eyes)
What has brought you this far?


martedì 11 luglio 2017

War Memoir: Jazz, don't listen to it at your own risk - Bob Kaufman


Memorie di Guerra:
Jazz, non ascoltarlo a tuo rischio.

All’inizio, nel luogo caldo, scuro
E bagnato,
sforzandosi d’esplodere, artigliando strani cavi
Sentendola urlare, ridere,
“Più tardi ci scorderemo di noi, non lo sapevamo”
Qualche jazz segreto
Urlò, fermo, non andare.
Impazienti, siamo arrivati correndo, innocenti,
Ridendo chiazze di sangue e fede.
A questa madre, padre mondo,
Dove le risate paiono fuori posto
Abbiamo imparato a piangere, soddisfatti
Loro pronunciarono l’umano.
Il jazz segreto sospirò
Qualche suono familiare urlò d’aspettare
Alcuni sono cattivi, alcuni odieranno.
“Solo Jazz, soffiando è di nuovo in cima”
Quindi ci siamo affrettati e abbiamo riso.
Così come abbiamo spinto ed agguantato
Mentre il jazz soffiava nella notte
Ad un tratto eravamo troppo impegnati per ascoltare i suoni
Eravamo impegnati a ficcare fango nelle bocche degli uomini,
che erano impegnati a morire sul terreno vivo
impegnati a guadagnare medaglie, per ammazzare bambini in angoli di strade deserte
invadendo i loro padri, stuprando le loro madri, umani impegnati
              eravamo
Occupati a bruciare giapponesi in atomicolorcinescope
Con urli stereofonici
Che il cento per cento dei selvaggi rosso sangue sprecano tempo prezioso
Ascoltando jazz, mentre tantissime cose importanti accadono
Ma anche i più abili assassini devono riposare
Quindi ci siamo seduti sui nostri indumenti imbevuti di sangue
Ed abbiamo ascoltato jazz
                   Perduto, impregnato in tutti i nostri sogni
Eravamo shockati al suono della vita, andato da tempo
Eravamo indignati al fischiare, pensare, cantare, battere, agitare
Suono vitale, che ci ha deriso, ma ci ha lasciato sentire di nuovo la dolce vita
Abbiamo pianto per esso, l’abbiamo abbracciato, baciato, amato, ci siamo uniti ad esso e l’abbiamo bevuto
Fumato, mangiato
Ci siamo andati a letto
L’abbiamo fatto indossare alle nostre donne per farci l’amore
Al posto dei ridicoli vestiti di pizzo.
Ora, in quei terribili momenti, quando le oscure memorie arrivano
I momenti segreti in cui non ammettiamo nessuno
Quando la colpevolezza ci fa strisciare indietro nel tempo, arrivando lontano da noi stessi
Sentiamo un suono familiare,
Jazz, graffiare, scavare, sbiancare, oscillare jazz
E noi lo ascoltiamo
E lo sentiamo

E viviamo

Like father, like sun - Bob Kaufman


Like father, Like sun

Vieni, amore
Amore, vieni
Canta un fiume, Federico  .  .  . Garcia  .  .  . Lorca .  .   .
Nella tenda di Sara una luna zingara  .  .  .  Bruciante pomeriggio d’una Spagna senza dio .  .  .
Ho scritto il mio primo poema in un sugo marrone , la mia migliore amica era una candela verde,
Orleans .  .  . New Orleans .  .  . l’ansa del fiume fende il cielo .  .  .
Louisiana,  chiamata così per un dio del sole spezzato, lasciato in eredità ad una stella jazzante
Mirò .  .  .  i fiori sono ancora su quel muro, steli, petali, tutto,
Le loro radici suonano i silenzi, fra i tamburi di Babatunde
Alimentando petali setosi a verdi brezze, volando in dardeggiante stupore.
Gru, i fiori hanno attraversato il tuo ponte, al di là, al di là;
lontano
Quando il vento soffia tra i miei capelli, io piango respiri, i suoi freschi amori.
La grandiosa rosa del tempo volta il suo rosso seno,
Pocahontas è qui
La terra è Apache, Kiowa, e campi Sioux
 Il Colorado conduce un cavallo.
Il corno della tigre bianca ringhia  all’uomo che ha ucciso chi l’ha imprigionato .  .  .
Sono brutte barre che echeggiano le punture di fiumi senza dio, giardini zoologici di morte
Il poeta in stivali dalla faccia di pasqua, cammina sul mio petto, mistico frutto-sangue.
Sii il ronzio nello sciame.
Il fangoso Mississipi scorre nella pelle incappucciata, attraversa la sbarra
Andrean il Delta conta i denti nel sorriso del budda, dileguando direzioni
Sospiri, la grande foresta pluviale alleva pescirossi di mogano, i figli rubati all’Africa
Venuti da anni d’impalamenti, anni asciutti con umidità, impressionanti dell’anima.
Il loro occhio destro è un sole, il loro occhio sinistro una luna.
Il loro occhio blu arriva camminando, introspettivi echi d’un viaggio, librandosi.
Della prima generazione, i primi umani, loro cullano
  Il corpo di…
Il cuore umano, il suono arriva col colore della luna, il sole restituisce la loro corona dorata, avvolta nell’aura di familiarità, lavata.
Nella voglia e nella cura, umida nudità, salva nella soffitta della compassione.
Oltre arpioni, gufi stridenti e campane senza suono.
Europa, il toro senza corna, eunuco stupratore d’infanti, uomo e Dio,
Tanfo lamentoso di tempo da re come lo sfarfallio della luce di Joan, che esce
Andata a proclamare la terra del padre,
chi nella sua discesa dal picco, trova la sommità nel seno sofferente del genere umano.
I bugiardi che rubano l’anima non  la notano, i loro cuori non battono più, non possono morire, sono all’inferno ora,
Il loro potere, muffa & privi di pioggia, presto.
Michelangelo grida in solitari trionfi
Il suono che esplora l’essere
Dall’altro lato.
Il poema arriva
Attraverso secoli di sacre bugie, e piangendo gli occhi del cielo
Il fazzoletto nero africano, lavato e pulito dall’onore dei suoi figli
Come anniversari crudelmente progettati roteano nella mia mente
Voce ariosa di tutti quei fuochi d’amore che ho bruciato alla memoria.
L’america è una terra promessa, un giardino strappato da pietra nuda
Un posto dove  gli sconfitti nei conflitti mondiali possono gustarsi i loro trionfi.
Tutti perdenti, marroni, rossi, neri e bianchi, i colori della tavolozza del padrone.

mercoledì 5 luglio 2017

Chester



Chester si sdraia sul pavimento cielo della sua tana antica di mille autobattaglie al contempo insignificanti, insigni e ficcanti, con un sospiro sentito (praticamente da nessuno) cerca di riequilibrare il mondo, ma le cose non sono così semplici.
Il gatto lo fissa con gli occhi chiusi e i denti scamorza, la luna scadenza regolare ma imperfetta (come tutto ciò che ci pesa addosso) vie che s’incrociano stanche su morenti altopiani senza sbocco alcuno. Il passato remoto sempre imperfetto diventa presente, diversamente dal solito
Le auto prendono fuoco senza nemmeno sfiorarsi
Esplosioni floreali come libri mai aperti
Banale Nausea di tutto
Non cercare di capire
Non pesare le situazioni
Non pensare le sensazioni

Un susseguirsi di clichè inevitabilmente inappaganti, sentirsi eterei artigliando le spalle del futuro & appoggiarsi piangenti alla sua ruvida schiena per non farlo voltare , impietrirsi -bambini anziani e rugosi- di fronte al suo volto senza lineamenti.

Granelli che scivolano tra le grasse mani del tempo, ebefrenia puberale sfocia in solipsismo esasperato , scatti di afasia malcontrollata, carezze appuntite & nuvole di graffi per cambiare idea. Lo stato delle cose si capriòla addosso, tutto è stato già 
              nella nebbia confusa
                       dell’incrocio di vie
         che ripartono indolenti e apatiche
                 ma non per questo meno dolorose.

Chester. Ostinarsi a perdere le stesse stupide battaglie in jeans scuri, vestiti camomilla, cuori limoni-puntaspilli spremuti di ogni liquidità letterale e non

Chester. grazie al vuoto che lo riempie galleggia su caustiche costrizioni sociali, è il gala della plumbea rabbia mal celata, fiele che erompe ostinato dagli argini dell’essere,
          onanismo schiuma gorgogliante sulla calda bocca,
 con il vino che cola stucchevole dal suo tracotante corpo infermo
       sorrisi e scambi d’opinioni eufemistico definire inappaganti,
  aulicismo afunzionale già al mattino presto,
   brioches al mangogommoso e civettuoli occhi dolci ma chiusi per combattere l’alitosi.
                    
               ..non è più tempo di

tappetini da yoga profumano di salsedine,
 immaginari abbracci cremosi
 camminando finalmente lieti su agrodolci sinfonie ottocentesche
       gettando il guanto di sfida al bipolarismo galoppante.
-Il sapore dei baci, panacea che può incendiare l’inferno.

Chester non si volta più, con la testa alta e i piedi sulle spalle trotta mellifluo fra i flutti instabili, ammicca gassosi sorrisoni disperatamente speranzosi, manda baci alle sirene, regala diademi di rubini sgraziati, i suoi pugni in faccia sono coccole atroci  che si bloccano a mezz’aria come nei sogni peggiori.

Flessuosi corpi bollenti avvinghiati come intestini,
                                risplendenti risate gratuite,
 lingue schioccanti su zeffiree gocce di sudore,
                 ambrosia pagana succhiata direttamente dalla fonte.
guidàti dalla marea   
                   il ritmo
                       la sinfonia
 torridi fiati sempre più corti
  madidi impulsivi
                              gemiti
la testa si rovescia
i suoi pugni in faccia sono coccole atroci
       che si bloccano a mezz’aria come nei sogni peggiori

Eclissi.






Bonsai Poems - Bob Kaufman



BONSAI POEMS


I
Ricordo quei giorni prima che conoscessi l’esistenza della mia anima.
Ero capace di calpestare insetti e rubare fiori.


II
Tutta quella gente benintenzionata che mi ha donato libri oscuri
Quando tutto ciò di cui avevo bisogno era un buon pasto


III
Recentemente, dopo aver formulato mistiche parabole su me stesso
Gente mi domanda come cosa so sulla Cina -
 E se penso che il surrealismo si diffonderà in Iowa –
Oppure poter vincere il premio Pulitzer avendo salvato un giocatore di scacchi
Quando rispondo che sto scrivendo il Great American Suicide Notes
Loro m’annusano i vestiti e se ne vanno


IV
Men who love women
Should never go swimming


V
Ogni volta che vedo un uomo anziano trascinare una malandata valigia di cartone
Penso che sia un agente dell’eternità in qualche missione segreta


VI
Non capisco mai desideri e speranze degli altri
Finchè non coincidono coi miei; poi ci scontriamo


VII
Si, c’è stato un tempo in cui non ero sicuro di me
Ma è stato prima che io fossi me. Lo conoscevo appena.


VIII
La cultura dei cavernicoli è scomparsa a causa della loro impossibilità di produrre giornali che potessero essere consegnati da un ragazzino in bici.


Morning Joy - Bob Kaufman



Gioia mattutina

I bottoni del piano, cuciti su luci mattutine
Il Jazz si sveglia col giorno,
Come io mi sveglio col jazz, l’amore illumina la notte.
Occhi appaiono e spariscono,
per condurmi ancora una volta su una luna verde.
Strade pavimentate con tristezza opale
Inducetemi in senso antiorario, alla tasca della gioia

E il jazz

lunedì 3 luglio 2017

Arrival - Bob Kaufman



Arrivo

Sangue rosa amaro da uve morte
Fiumi in miniatura, fluiscono su labbra screpolate.
Vecchi uomini combattono la morte in angoli segreti
Il tempo precipita selvaggio fra strade terrorizzate.

Fragranze di risate raggiungono le narici
Pura poesia dalla bocche dei bambini
Onde di fiamme scure picchiano l’alba
Il giorno strisciante arriva, su ginocchia

Sbucciate.

Walk sounds - Bob Kaufman


Rumore soffice, dove la linfa cristallina dimora.
Case di corteccia, scarpe di corteccia.
Lunghi viaggi verdi, fra i rumori della morte.
Pianti di chi soffia, chi ansima, chi sciupa
Squilli di gocce di pioggia, su strade umide,
scompaiono tranquillamente, in notti macchiate di paure
spazzando via altopiani d’asfalto, in lunghi canali di scolo
dove giacciono grigi uccelli, il tempo passato è sepolto,
al riparo da risate spaventose, balbettii
sugli stupidi del marciapiede, sforzi linguistici,
picchiettare, su passi d’aria, nervosamente.
Raggiante blu, nero, blu, nero,

Nelle forme della notte.

domenica 2 luglio 2017

Sti dentisti tristi





Weila com’è che stai?? Io finalmente ho risolto quel problema alle gengive, dopo aver sentito il terzo dentista che, come i primi due, non faceva che ripetere che dalla forma che hanno le mie gengive sul colletto dentale c’è indubbiamente un problema dato dallo spazzolamento
-No, li spazzolo bene.
-non essere spocchioso
- non sono spocchioso , è solo che vi odio, dentisti merdosi. Mi avete creato un fottuto complesso dello spazzolino, ero arrivato al punto in cui per lavarmi i denti ci mettevo quindici minuti, -spazzolino con setole morbide, dentifricio che in pratica era acqua colorata naturalmente senza addittivi coloranti cloro fluoro alcool né niente- i denti non li lavavo più, in pratica li carezzavo per non essere troppo violento. Poi ho capito che carezzandoli invece di pulirli stavo solo peggiorando la situazione.
- l’igiene l’hai fatta?
- ogni 6 cazzo di mesi, 70 euro in nero, ladri bastardi
-il colluttorio e il filo interdentali li usi?
-bastardi pappa soldi, uso tutto, io faccio tutto come si deve, la colpa è vostra! Ho anche smesso di fumare! Merdeeee!

Allora vado da un medico. Non dal mio medico, che è un maiale ignorante e non faceva che prescrivermi stronzate.
-Dottore ho un herpes
-cortisone
-ok grazie.

Quindici giorni dopo
-dottore mi è tornato l’herpes
-cortisone
-ok ma non è che potremmo indagare sul motivo per cui l’herpes continua a comparire invece di bombardarmi di cortisonici?
-cortisone
- non sa dire altro?
-cortisone.

Un’altra volta ancora:
-Doc, ho una micosi sulle unghie dei piedi
-C..
-aspetti, non dica niente. Cortisone?
-bravissimo
-cambio medico.
-Anzi le do un ultima chance. Devo fare un viaggio intercontinentale, mi da qualcosa per dormire in aereo.
-Certo. Xanax,
-Lei non è un medico. È un imbecille.
-Cortisone.

Allora cambio dottore, vado da ‘sta tizia e le dico
-buongiorno, non vorrei sembrarle presuntuoso ma siccome ho trent’anni penso di essere in grado di lavarmi i denti correttamente, ho un colluttorio che mi costa più di una serata in pizzeria, ho un igiene orale più che buona, ma ho problemi alle gengive. Può essere che questi problemi siano semplicemente sintomo di qualcos’altro che non va, tipo, chessò, problemi a livello gastrico che si ripercuotono sulle mucose della bocca?
-Certo. Soffri di reflusso gastrico?
-mi pare di no.
-Beh c’è la possibilità che tu non te ne renda conto perché il reflusso compare principalmente di notte mentre dormi. Succede a molti. Il problema alle gengive è più forte al mattino?
-Si.
-Ottimo. Mangia almeno tre ore prima di sdraiarti, prendi il gaviscon antireflusso e non mangiare cibi che fanno venire la gastrite.
-Io ti amo.


Cazzo, in due settimane sono guarito. Il gaviscon non lo prendo nemmeno più. Ed ho passato un anno e mezzo a spendere soldi da dentisti di merda.
… e stavo anche pensando di smettere di bere.

Pensavo il problema fosse quello.
 Pensavo l’alcool mi distruggesse la bocca. 
Ti rendi conto?
 Dico, ti rendi conto?
 Avessi smesso di bere sarei sicuramente andato a finire impiccato. 
Tutto per colpa di dentisti merdosi.
 Datevi fuoco.


& now let's rock