mercoledì 28 giugno 2017

Sara






Sara ha i capelli d’un biondo scuro molto caldo e vagamente rossiccio, li porta più corti dei miei ed emana più sensualità di Nicole Kidman sul red carpet, alla faccia dei cultori della chioma fluente, nei suoi occhi verdi con un taglio vagamente orientale -ma poco poco, è una cosa che s’intuisce più che vederla- ci sono leggere striature di castano chiaro, più che castano direi marroncino mandorla, e il verde cambia in base al clima, quando il tempo è soleggiato è un verde brillante quando il cielo si rannuvola s’immalinconisce e la mandorla quasi prende il sopravvento. Sara ha labbra rosee e sottili, da uscirci di testa e dover scoprire che sapore hanno, ha i canini superiori più avanti degli altri denti e gli incisivi inferiori leggermente sfasati di chi non ha mai portato l’apparecchio e di certo non ha intenzione di metterlo a venticinque anni (frecciatina), quando è sovrappensiero guarda nel nulla e si mordicchia il lato sinistro del labbro inferiore in un modo che mi manda fuori di testa. La sua pelle è chiara, non teutonica ma quasi, le mani piccole e sottili, la elle tra clavicola e collo è la cosa più sexy che io abbia mai visto. Quand’è imbarazzata mezzosorride e, retaggio di anni passati a portare i capelli lunghi,  sposta il ciuffo asimmetrico sull’orecchio destro, ciuffo che immediatamente le ricade sulla fronte perché non è abbastanza lungo per stare su. Nei contesti sociali, durante le conversazioni, Sara guarda sempre da qualche parte alle spalle del suo interlocutore del momento, un punto  all’altezza delle orecchie, sopra la spalla di quest’ultimo, oppure fissa un punto non ben definito, qualcosa che sa solo lei, tra gola e petto di chi ha di fronte, negli occhi non fissa nessuno per colpa di quello che suo zio le ha fatto quand’era troppo piccola. A scuola mangiava letteralmente le matite e mordicchiava i tappi delle penne fino a renderli informi. Non mette lo smalto sui piedi perché non le piace, cammina senza quasi muovere i fianchi, ha un piercing sull’ombelico e sette sulle orecchie, a destra due sul lobo, un helix e un tragus, a sinistra uno sul lobo, uno snug e un anti-tragus. Otto piecing e solo un tatuaggio, il simbolo del chaos sovrapposto a una giduglia sulla spalla destra. Sara ascolta reggae ma non Bob Marley, impazzisce per Florence and the Machines e per i film di Wes Anderson, sogna di vivere in Madagascar e sta seriamente pensando di fare un corso per imparare a pilotare mongolfiere. La mia Sara è un intricato groviglio di timidezza ed allegria di cui sono perdutamente innamorato da quella volta in cui, sulla panchina di fronte la gelateria in piazza, mangiando un panino con la fesa di tacchino si è sporcata il vestito beige di maionese. Nel frattempo il suo aitante sorridente muscoloso fidanzato ricco l’ha messa incinta ed ogni volta che li vedo passare ho preso l’abitudine di segnarmi il braccio destro sopra il gomito con un taglierino.

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