mercoledì 28 giugno 2017

Sara






Sara ha i capelli d’un biondo scuro molto caldo e vagamente rossiccio, li porta più corti dei miei ed emana più sensualità di Nicole Kidman sul red carpet, alla faccia dei cultori della chioma fluente, nei suoi occhi verdi con un taglio vagamente orientale -ma poco poco, è una cosa che s’intuisce più che vederla- ci sono leggere striature di castano chiaro, più che castano direi marroncino mandorla, e il verde cambia in base al clima, quando il tempo è soleggiato è un verde brillante quando il cielo si rannuvola s’immalinconisce e la mandorla quasi prende il sopravvento. Sara ha labbra rosee e sottili, da uscirci di testa e dover scoprire che sapore hanno, ha i canini superiori più avanti degli altri denti e gli incisivi inferiori leggermente sfasati di chi non ha mai portato l’apparecchio e di certo non ha intenzione di metterlo a venticinque anni (frecciatina), quando è sovrappensiero guarda nel nulla e si mordicchia il lato sinistro del labbro inferiore in un modo che mi manda fuori di testa. La sua pelle è chiara, non teutonica ma quasi, le mani piccole e sottili, la elle tra clavicola e collo è la cosa più sexy che io abbia mai visto. Quand’è imbarazzata mezzosorride e, retaggio di anni passati a portare i capelli lunghi,  sposta il ciuffo asimmetrico sull’orecchio destro, ciuffo che immediatamente le ricade sulla fronte perché non è abbastanza lungo per stare su. Nei contesti sociali, durante le conversazioni, Sara guarda sempre da qualche parte alle spalle del suo interlocutore del momento, un punto  all’altezza delle orecchie, sopra la spalla di quest’ultimo, oppure fissa un punto non ben definito, qualcosa che sa solo lei, tra gola e petto di chi ha di fronte, negli occhi non fissa nessuno per colpa di quello che suo zio le ha fatto quand’era troppo piccola. A scuola mangiava letteralmente le matite e mordicchiava i tappi delle penne fino a renderli informi. Non mette lo smalto sui piedi perché non le piace, cammina senza quasi muovere i fianchi, ha un piercing sull’ombelico e sette sulle orecchie, a destra due sul lobo, un helix e un tragus, a sinistra uno sul lobo, uno snug e un anti-tragus. Otto piecing e solo un tatuaggio, il simbolo del chaos sovrapposto a una giduglia sulla spalla destra. Sara ascolta reggae ma non Bob Marley, impazzisce per Florence and the Machines e per i film di Wes Anderson, sogna di vivere in Madagascar e sta seriamente pensando di fare un corso per imparare a pilotare mongolfiere. La mia Sara è un intricato groviglio di timidezza ed allegria di cui sono perdutamente innamorato da quella volta in cui, sulla panchina di fronte la gelateria in piazza, mangiando un panino con la fesa di tacchino si è sporcata il vestito beige di maionese. Nel frattempo il suo aitante sorridente muscoloso fidanzato ricco l’ha messa incinta ed ogni volta che li vedo passare ho preso l’abitudine di segnarmi il braccio destro sopra il gomito con un taglierino.

giovedì 22 giugno 2017

Blues di mezz'estate


Oggi è spleen.
    Cos'è?
    Califanica MalincoNoia?
 Tristezza per un passato piatto e un futuro burrascoso?
 Ho solo la certezza che nulla c'è.
               E nel nulla soffoco.
  Mancano l'aria e la voglia di voglie.

Comprare un cane per fingere compagnia??
  Poter ridere con qualcuno
  o rifarsi le canne per ridere di sè.
Sempre meglio che vedere la tua faccia sparasentenze
      non richieste
   mai richieste
       mal riposte
     risposte spostatevi! Dalla mia cazzo di testa,
non ho chiesto niente.

Via da me!
   Che nudo ho caldo, vestito ho freddo,
 sono ghiaccio ardente e congelo le fiamme, se mi va
 ... ma ovviamente non mi va
    volo sottoterra
                                    struzzeggio
e più parlo più vorrei starmene zitto
  fottuta loquacità/verbosità diarroica,
oh scusa, troppe sillabe? parole troppo complicate
cristiddio vai a farti fottere, ho per caso chiesto un tuo parere?
Tutti questi maestri da dove sono spuntati?
Di spuntate qui ci sono solo le vostre vite felici,
puntate di soap in cui si susseguono colpi di scena patetici
               che si ripetono dagli anni 50
 e voi tutti lì, rapiti, con 'ste facce stupefatte e sbigottite.
                         Ma complimentoni!
 Bambini a cui rubano il naso, questo siete.

"Ehi, posso proporti una chiacchierata stimolante?"
"No grazie, la vita è già abbastanza difficile, le cose non si possono cambiare, non voglio ulteriori preoccupazioni, bevo la mia birra in silenzio, sto bene così".
Spettacolo entusiasmante, il cane che lecca la mano che lo bastona.
Il tuo guinzaglio dovrebbe avere un nodo a scorsoio
 & suggerirei un massimo di tre ore d'aria giornaliere
                 per rappresentare meglio la tua condizione
    "di schiavo ma-io-rigo-dritto-sennò-perdo-anche-quelle"
 e l'abbonamento a Netflix, vai tranquillo, te lo pago io,
 per assicurarmi che tu, stronzo, mi stia lontano.

 Rousseau diceva "L'uomo è nato libero ma ovunque è in catene"
io dico "L'uomo non è un lupo, ma una pecora fottuta,
      appena ha un pò di libertà si va ad incatenare in qualche gregge
                 & fa come quelli davanti."
    Cetacei non ancora spiaggiati.
      Ma state tranquilli, succederà.

Ok, deciso
    devo lasciare il paese
 "Tutto il mondo è paese!"
Allora debbo lasciare il mondo
 faccio così, lo lascio a voi, popolo
 di laureati, scienziati ed ingegneri etcetera
  che sicuramente sapete quel che s'ha da fare
e nel giro di poco avrete le pillole per ingrossare il cazzo o,
 perchè no, per sborrare con maggior abbondanza e vigore,
   nuovi pazzeschi centri commerciali scavati nelle montagne,
la pubblicità  spruzzata direttamente nell'aria tipo scie chimiche
ma stavolta vere, eh, l'ha detto Piero Angela.
La nuova frontiera, gente.
 Esci dall'ufficio per prendere una boccata d'aria
 e ti risiedi alla scrivania pronto a comprare la nuova tecnotrovata Apple,
con un forte desiderio di cibo gluten free ( che non lo sapevo
 ma da quando va di moda ho scoperto d'esser intollerante,
'sti cazzi che fortuna, mangio sano e sono trendy at the same time)
 Il futuro è oggi!
 
Addio,
mi chiudo nella mia testa di cazzo,
 butto la chiave
      & sto in mutande quindici giorni
ma che dico quindici
 facciamo ottocento.




mercoledì 21 giugno 2017

Blues per Hal Waters - Bob Kaufman




La mia testa, la mia chitarra cranica segreta, incordata con leggende pizzicate dalle
Ristrettezze di ieri, è sepolta in vestaglie d’echi, occhi miei,
       borse senza vento, laccati per regalare un brillìo
Le mie labbra di marmo, ingresso di quella caverna, dove visioni rinunciano alla rinuncia
L’eternità ha marciapiedi bagnati, gli angeli sono in arresto per aver volato ubriachi.
Io Voglio solo l’isolamento, per creare l’illusione di spazzarmi via.
Le sue sballate speranze saranno riposte nella sua tomba. Lunghe pagaie di stima per la sua canoa simbolica.
Se me ne vado tra le stelle, inoltrate la mia posta a Dio, Cielo, Lower East Side.
Troppo tardi per lo snorkeling ed altre filosofie moderne, mettete il mio ego in magazzino.
La luna è troppo vicina alla mia famiglia, e i crateri sono freddi in inverno.
Andiamocene sul sole, acqua calda, riscaldamento radioso, colori speciali
Convenienza del manico di coltello, vicino a Dio, libera fusione di comunità.
Gli eschimesi hanno congelato segreti nei loro nasi e hanno tritato il polo nord.
Gli ultimi bufali sono stati silurati da un sottomarino atomico,
    che spara fermacravatte all’idrogeno
Dio è il mio dittatore preferito, nonostante si sia rifiutato di tenere elezioni libere.
Sono preoccupato per il lucchetto che ho dipinto.
I miei capelli sono stati invasi dall’erba, parti della mia anatomia sono ancora inesplorate.
Niente più session d’arpa per me; andrò all’inferno a sentire un po’ di buon jazz.
Hai sentito l’ultima novità? Terry e i Pirati non sono realmente reali.
Se valuti la comodità dei tuoi compagni devoti, non morire in chiesa.
Perché rovinarci gli occhi con la TV? Stasera dopo cena progettiamo autostrade!
Può aver perso molti amici, ma Gesù potrebbe aver fatto una fortuna con la formula per trasformare l’acqua in vino.
La storia è l’unico diario che Dio tiene, e qualcuno l’ha lanciato sul falò.
Il giorno del Big Game a Hiroshima. La luna è un doppio rappresentante.
Quest’anno gli animali stanno tenendo la loro prima settimana “essere gentili con le persone”
I gatti siamesi non parteciperanno e terranno la loro convention personale in Egitto, il mondo civilizzato teme che loro possano tentare di rimettere il faraone sul trono.

Per l’amor di Dio, Hal, sblocca la radio. Inciampala con la tua chitarra.

lunedì 19 giugno 2017

Paul



 …ed è stata una giornata parecchio intensa, esci dal lavoro alle cinque e vai diretto per l’epilazione, l’hai già fatta due volte ma qualche peletto sul petto continua a ricrescere bastardo. Finisci giusto per l’aperitivo ma prima di andare a bere passi dal Blanco che ti da ‘sta busta, lo sa manco lui che cazzo è, solite frasi da pusher “oh questa è strabbbuona, è robbba nuova, sempre amfe no, però diversa, più allegra, sentirai cherrrobbba” per cui lo paghi e ne assaggi subito un angolino lì con lui anche se odi quel cazzo di appartamento sporco unto lurido tana di ratti, all’inizio non viene su nulla ma anni d’onorata esperienza ti consigliano d’aspettare un dieci minuti prima di sparartene ancora. Saluti Lo Sporco, risali in Porsche ringraziando i gloriosi stati uniti d’america per aver assorbito e continuato a produrre l’unica marca di auto che valga la pena guidare altrochè le puttanate electric-bio-social-savetheplanet che sembra di guidare una lattina piena di merda, t’avvii verso il  Mezcalhero ed ecco che l’amfe inizia a salirti dolcemente, ti carezza il collo e i lati della faccia fino ad arrivare a destinazione al centro del tuo cervello, buona, cazzo, non troppo aggressiva, simpatica, sorridente, danzereccia, arrivi davanti al locale già affollato e lasci la macchina dritto davanti all’ingresso dando un paio di sgasate giusto che si sappia che lo sceriffo è in città, scendi splendido nella tua camicia blu cielo che costa come l’intera istruzione dei quattro pezzenti che ti stanno fissando lì davanti, per non parlare delle scarpe e dell’occhiale ti prego non parliamo delle scarpe e dell’occhiale che sei già il fottuto campione del mondo d’importanza senza bisogno di scomodare le scarpe e l’occhiale, pensi per un attimo alla possibilità che qualche topo di fogna lì dentro per sbaglio ti pesti una scarpa sporcandola, dovresti immediatamente chiamare Chango e la sua banda di psicopatici che non saranno belli non saranno profumati ma se c’è da crepare crani sono più che funzionali, allora entri nel locale e appena la barista ti guarda, figa da sbattere al muro immediatamente senza passare dal via, simuli un paio di passi di danza e t’approcci al bancone, senza appoggiartici sopra come invece fanno sempre le altre scimmie-bestie-maschi-Neanderthal, via l’occhiale con finta noncuranza, lo metti sul penultimo bottone della camicia, l’ultimo è aperto, non sei mica un pinguino, ti passa per il cervello veloce come una rivoltellata il pensiero di quegli orribili mostri trogloditi che s’appoggiano l’occhiale ai capelli smerdati di gel invischiando e ungendo le lenti che poi non si vede più un cazzo chiusa parentesi, torni immediatamente alla barista, vorresti salutarla per nome ma non riesci mai a ricordarti come cazzo di chiama, Vale Vane Vicky no era Rebecca forse chi cazzo lo sa, ti limiti ad un ciao e a sfoggiare il tuo sorriso perfetto che sicuramente l’ha già fatta bagnare, ordini un Manhattan e le chiedi cosa fa quando stacca dal lavoro, risposta: “Mi viene a prendere il mio ragazzo, come tutti i venerdì.” Puttanella che fa la preziosa. Ecco che Josh ti chiama dai divanetti top, lo raggiungi , gli dai la sua busta e l’ignoranza estrema ed incontrollabile può iniziare. Nel giro di un’ora bevete quattro cinque cocktail, andate in bagno un paio di volte a ricaricarvi e poi partite per il Beach in Town, ovviamente sulla tua macchina che quella cazzo di Chrysler non si può proprio vedere.

martedì 13 giugno 2017

Art Brut


Honey, undress me
These cloudy years
A sandwich at the swing
Orange-green,
Who knows it?

In the middle of the night
I’m crunchin many stones
& hide the mountains in the pocket
                      Of my jacket

You know I sing badly
But I work a lot worse
You know I write badly
But I can’t wait on the doors

What I can not do i leave it to Dan
Take off the school and we can be friend

What I can not do I leave to Dan
He doesn’t understand
 & slaps spiders in the pub
  Then runs

I have the feelings of a brown tv that drizzle timelessly the chewed slops
That’s the reason cause I don’t work hard, don’t wanna run, just wanna stop.
I hate those bloated ones with the plane, talking ‘bout the women’s silhouette
 & the arriviste girls hidden by make-up, that buying designer’s pochette

You know I write badly
But I live a lot worse
Nut,  if you touch my nose
I can really laugh
And I swear, it’s enough.


Il cane che non ho     Mi lecca a bassa voce
La zia fabbrica torte dinamite e tutto tace

La gente tira sassi e fa le foto mani in tasca
La nebbia viola elettrico mi balla nella testa
Ribalto gli ideali e me la vivo a testa in giù
Strofiniamoci un po’ il naso che poi ridi pure tu

And it’s enough
I think it’s all.


What I can not do
I leave to Jim
What I do not want
Has taken by him
What I can not eat
Has already eaten by a non-friend
The fatty one, he spits on my back
And cleans his mouth
         on the scented flowers
                     that I kept for you.

And that’s enough
Somebody have to stop
It,
   I’m sick and tired of his lies
So in front of you I declare:  
                                          “Well
He just deserve to die,
I will do it with my hands.

          Bye!

venerdì 9 giugno 2017

Bruxelles 2.0



Mercoledì andando in aeroporto manchiamo l'uscita, tiriamo dritto, fuori a quella dopo, cavalcavia, rientriamo, sbgliamo ancora, bestemmie furenti, pericolosissima retromarcia in tangenziale, finalmente ci siamo. Arrivo a Charleroi in perfetto orario, sulla navetta per Bruxelles chiacchiero tutto il tempo di viaggi e libri con un'attrice teatrale francese che sta tornando a casa dopo quattro mesi in giro per lavoro in italia; è giovane bionda e bella ma no, il numero non gliel'ho chiesto.
Incontro l'aggancio, dopo sette anni di conoscenza su internet finalmente ci si vede, compriamo delle birre in uno dei best beer shop in town e facciamo serata tranquilla in casa chiacchierando del più e del meno.

Giovedì mattina andiamo da Cantillon a prendere i regali poi pranzetto in un sushi molto buono & chilometri di passeggiate in giro per Bruxelles. Si torna a casa, scopro i meravigliosi Die Antwoord, doccia, bottiglia di vino francese, carne rossa poi giretto al pub, chiacchierata complottista, si torna a casa, letto. Sono le due
.
Alle sette sono in piedi, colazione coi controcazzi uova tonno nduja frutta secca kiwi uva, succo all'arancia, caffè e via al museo di Magritte: i cadaveri squisiti mi hanno fatto ridere. Le opere in generale no, mi hanno colpito poche cose, la fata ignorante, alice in wonderland e quei dipinti strani con le nuvole a forma di pera e dentro la faccia di un grassone incattivito. Indovina chi sono gli unici stronzi che parlano a voce alta in un cazzo di museo? Una coppia d'italiani. Dopo Magritte vado alla Mort Subite, bevo la lambic white e la gueuze a temperatura ambiente della casa. ME-RA-VI-GLIO-SE. Indovinate chi sono gli unici stronzi che chiedono di far cuocere meglio la loro omelette? Una coppia di italiani. Sono già sbronzo, poi volevo andare alla piazza della borsa a vedere la mostra fotografica di Steve Mc Curry ma non so se riesco, forse la butto di prepotenza sulle birre, non so, ci aggiorniamo dopo.

Sono sbronzo. Sono andato a La Becasse a bere un paio di acide, poi waffle classico ed eccomi al Poechenellekeller o come cazzo si scrive, sarebbe la birreria di fianco alla statua simbolo di Bruxelles, il tristissimo bimbo che piscia. Hanno una scelta spaziale di birre in bottiglia, mi faccio una Blanche e mangio qualcosa, pane con burro e una salsiccia essiccata, spesa ridicola & pancia piena. Però sono ancora ubriaco, o già ubriaco, o di nuovo ubriaco, vedi tu, e non sono neanche le due. Lo stronzo di Daniele s'è svegliato tardissimo, sarà operativo per le cinque e mezza. Bevo una bottiglia d'acqua per reidratarmi. Penso (male). Massì il cibo mi ha fatto star meglio, mi faccio l'ultima birra poi vado alla mostra fotografica allegretto, sicuro che mi piace di più. Stase spero di andare a letto alle dieci ma Ci aggiorniamo dopo.

Eccomi, non ho paura di niente!, grazie a dio ho trovato un posto dove sanno fare il caffè, ce ne sono una trentina di varietà, ne chiedo uno strong ma non acido, me ne consigliano una varietà del Costarica. Due euro per un Espresso. Li vale tutti. Vado a vedere la mostra di Mc Curry: fortissima, alcune foto mi fanno quasi male; mi passo via per un'oretta buona poi passo dal Moeder Lambic dove bevo una Pale Ale inglese molto fruttata e una Tripel strascura un pò troppo forte, ora che faccio??? Vado al delirium, a quest'ora (17.20) dovrebbe ancora essere agibile. Infatti è più che vivibile ma mentre scrivo sta roba entrano una cinquantina di persone, tutti turisti, alcuni molto rumorosi quindi evidentemente molto italiani. Finisco la mia sour-ale acida pulisci bocca e salgo nell'hoppy loft. Prendo un'altra sour. Puzza. O non hanno pulito l'impianto o il fusto di questa birra è su da decisamente troppo tempo ed è andato a male.
Dico al barista, con cortesia, che la birra non è buona, ha un cattivo odore.
 E lui no, è normale, è una sour.
-So che cos' è una sour. Ma questa ha un cattivo odore. Prova ad annusarla.
No, ma è normale, sa di aceto.
-Ho già bevuto altre sour, ti dico che questa è strana.
Ci sono diversi tipi di sour, le più classiche sono le red flamish che vengono dalla fermentazione spontane a tipo lambic, poi ci sono quelle come questa che sa più di aceto.
-So cosa sono le sour, Questa non sa di aceto, ha un odore cattivo. Annusala.
No, ma è normale, Vai tranquillo, puzza perchè è acetica.
Dico ok, penso dio porco almeno prova ad annusarla lurido figliodiputtana barista di merda, ci metti due secondi a capire che è andata a male, sa di piedi, non di aceto, è come un vino ossidato, te ne rendi conto in due secondi, sei proprio un coglione ,ti spaccherei la testa. Animale. Bestia. Incompetente.
La riassaggio e mi convinco d'avere ragione, arriva il pugliese, s'offre di finirla lui, torniamo a piano terra, bevo l'ultima sour (buona) e via verso casa. Ci fermiamo a mangiare un cheeseburger terribile e compro un paio di birrette. Per cena ci sono anche gli altri due inquilini, la femmena produce una pasta di tutto rispetto con soffritto e sugo salsicciato, assaggiamo tre quattro birrette poi i giovani (più anziani di me) escono a fare serata, Dan mi mostra i primi tre episodi di Hooked, serie scritta a quattromani dal tizio barbuto dei the pills e qualcosadelgenere, si , proprio lui. Poi mi lavo i denti e vado a letto distrutto, sono due giorni che cammino tanto bevo troppo e dormo pochissimo.

Sabato mattina colazione fruttata, metro, stazione, treno per anversa. Anversa è una bella città, un pò troppo capitalistica ma comunque piacevole, almeno i negozi non sono tutti uguali, anzi, oltre le centinaia di negozi d'abbigliamento c'è di tutto, negozi di cuscini, roba da metallari, negozi dell'usato, libri, vinili, collane, caffetterie e molto altro. Di qualunque cosa tu abbia bisogno, ad Anversa c'è un negozio dedicato. Passiamo per il giardino botanico, molto carino,  andiamo a Grotte Platz, ci sono mille bancarelle, partiamo con un assaggio di Empanada e un bicchiere di sangria, poi involtino da chilo al viet, ravioloni thai, assaggio di mille salse dalla tapenade alla tartufata passando per tre tipi di hummus e roba piccante. Poi stand da incamiciati quattrinai, vino francese, pescado del dia, calamari fritti alla birra e un paio di ostriche della normandia per chiuderla in bellezza. Passeggiata in centro, tunnel sotterraneo, gitarella nei parchi pubblici, birretta di recupero e si torna a Bruxelles. Serata a casa, filet mignon e vino rosso ossidatissimo (aperto da quindici giorni, Dan, proprio non si poteva bere) mentre guardiamo la finale di champions. Poi Dan va ad una festa io lo pacco clamorosamente per andare a letto, sono cotto.

Domenica mi sveglio presto, leggo un'oretta poi mi riaddormento. Quando mi risveglio mi do una sistemata e torno al Poechenellekeller a berne un paio mangiando un altra delle loro fantastiche salsicce essiccate. Per pranzo scelgo un ristorante etiope. Si mangia con le mani. Assaggio un ottimo spezzatino d'agnello con cipollotti e zenzero, pesce in salsa di pomodoro, spinaci molto simili a quelli che mangio a casa, patate con spezie strane molto valide, una specie di ricotta da aggiungere ad una salsina piccante, insalatina ben condita. Il cibo lo si afferra con pezzetti del loro tipico pane morbido e spugnoso, che ti portano a rotoletti. Il primo boccone me lo infila in bocca la proprietaria del locale come gesto di benvenuto... speriamo si lavi le mani tra un cliente e l'altro. Il vino bianco francese è buono, il caffè anche. La grappa molto morbida chiude un pasto da ricordare. Dopo pranzo recupero Dan e andiamo al parco del cinquantenario dove ci aspettano i coinquilini con qualche loro amico. Al parco c'è una festa medievale, pieno di gente, un sacco di stand dai quelli che vendono braccialetti e anelli a quelli con birra e cibi strani avvolti attorno a degli spiedi giganti. C'è gesnte vestita di pelli e cose pelose, una tizia strana gira con un furetto nella borsa, c'è un gruppo con cornamuse e tamburi che fa una specie di vikingpaleorock. Ce ne stiamo seduti davanti alla fontana a bere vino e chiacchierare, la mescolanza di culture che si respira a Bruxelles è fantastica, tra gli amici dei miei amici ci sono un pisano, un portoghese e poi boh non mi ricordo più. Dopo la festa passiamo da casa a sistemarci, recuperiamo una bottiglia di rosso, compriamo della carne ed andiamo a casa di Benedict. Ben è un ragazzo tedesco che lavora per una lobby che fornisce suggerimenti finanziari, se ho capito bene, vive da solo in un appartamento da milletrecento euro al mese, ha una terrazza con vista pazzesca e degli amici scoppiati: Dimitri il canadese e l'altro Ben "Whisky face" l'irlandese. Arrivano anche due ragazze, Lucy e Biliana. Ben griglia de cibo, mangiamo e beviamo buon vino; il merlot cileno valeva proprio la pena. Dopo cena il padrone di casa c'insegna uno strano gioco in cui devi afferrare coi denti un oggetto sempre più piccolo appoggiato a terra, senza toccare il pavimento con mani o ginocchia. Perdo subito. Poi c'insegna a giocare a wolf vs sheeps, iniziamo a bere whisky, sono sbronzo , giochiamo ad un altro gioco di carte in cui bisogna imitare versi d'animali. Questo gioco richiede una certà rapidità di pensiero di cui l'alcool mi ha decisamente privato, sono ubriaco, faccio schifo. Grazie a dio c'è Whisky face che, non so come, riesce a fare peggio di me. Di colpo succede che è tardi e dobbiamo andarcene, avrei appetito ma preferisco andare a casa a dormire.
La mattina seguente preparo il bagaglio, saluto i ragazzi e prendo il bus per Charleroi.
Grazie Dan, nice holiday.