venerdì 5 maggio 2017

Rue Mirò - Bob Kaufman




Rue mirò

Mirò…  I fiori sono lì sopra sul muro dove l’ultima volta ho visto loro & il tempo prima di ciò, diverso, con puntini caldi spuntati fuori ovunque, saltano minacciosamente nella loro cornice in legno, il loro muro, danzando come zingari sul ritmo di un tamburo…

Mirò…  c’è una strada col tuo nome, chiamata prima di te, dopo te, e di tanto in tanto galleggia in gocce e ombreggiature, bloccata  in una spagna fasulla, più distante di Montroich, molto lontano.  Un posto umido, di pioggia calda & piante dalle lunghe foglie ingiallite, chiamata così per un re del sole mancato, Louisiana, fa rima con ieri, andato, passato, trasferito, spettrale, desidèri marroni.

Mirò:… Il tuo nome è un nastro nero in un paesaggio pugnalato, una delirante fredda figura inclinata contro uno stufato di simboli & occhi bruciati.
Chiaramente le anatre starnazzanti non sono state notate tra le costose piume, un posto senza volto di sangue ricurvo & dita in movimento.

Mirò… Tartaruga vuota, plana tra la divisione di hotel barocchi,  scappando dal nido bombardato dentro al profondo di una verità svuotata, lo scopo di pianti diradati , un coro di ostriche sorridenti, tessuti pesanti da Toulon & stanze di mobili affogati, pendono nell’occhio della mente, una passeggiata attraverso l’aria folle.

Mirò…  Sono nato nella tua strada, quarantamila anni fa nell’anno degli Aprili & ho urlato a stormi di frastornate e sbalordite anatre.

Mirò… In quella strada, ho sentito la febbre e visto la luna bianca,  dai Galvez Greens, rotta in milioni di trasparenze.


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