martedì 9 maggio 2017

L'angelo sterminatore



L’angelo sterminatore, pellicola surreale diretta da Luis Bunuel, racconta la storia di un gruppo di borghesi che, dopo aver cenato a casa di una coppia d’amici, non riesce più ad abbandonare la casa.
Bunuel è strano, l’unico altro suo film con cui mi sono cimentato è “Il fascino discreto della borghesia”, che, pur essendo a sua volta surreale, è decisamente più semplice e più intuitivo. Lì infatti la tematica che risalta è l’odio dell’autore per, appunto, la borghesia stessa  (e la chiesa).  Nell’angelo sterminatore si capisce poco. Per tutto il film non si ha la minima idea del motivo per cui ‘sti poveretti non riescono ad uscire, né del perché, nel mondo esterno, nessuno riesca/voglia entrare nella casa per vedere ciò che succede.
A me, che non conosco Bunuel e non so quasi niente di cinema, solo due cose paiono molto chiare.
La prima è che il regista sfotte non solo i borghesi, ma tutto il popolo umano. Sembra che per tutto il film stia lì a dirti: vuoi una spiegazione? Vuoi capire perché le cose succedono? Allora non hai capito niente. Qui non c’è una spiegazione. Non c’è bisogno di una spiegazione. Se non ha senso magari l’ha deciso dio. Hahaha.
In pieno spirito Dadaista, il regista ci dice che le cose spiegate non hanno valore, shit happens,le cose si fanno punto e basta. Poi ognuno ci trova il significato che vuole.
E, se vuoi, puoi tranquillamente pensare che il film non abbia nessun senso, meglio ancora. Anzi, per essere più chiari, l’evento fondamentale del film, cioè il non riuscire ad uscire dalla villa non ha un perché, ma il comportamento dei vari personaggi dà molto da pensare.

La seconda cosa che mi pare molto evidente, è l’odio viscerale del regista per il conformismo. Per tutto il film i personaggi non fanno altro che lamentarsi di una cosa e poi, visto che la fanno tutti gli altri, fare altrettanto.  Quando la prima notte un paio di uomini si sfilano la giacca, eccone un terzo esclamare” Ma è una vergogna! Che schifo, non hanno rispetto per le buone maniere. Addirittura si tolgono la giacca davanti a tutti? “ E poi, dopo pochi secondi, giustificandosi dicendo che non è il caso di sottolineare ulteriormente lo squallore della cosa  -e per far tornare la situazione alla “normalità”- ecco che la giacca, uno dopo l’altro, se la tolgono tutti.
Poi c’è quello che si lamenta del puzzo degli altri e poco dopo dice che la puzza viene da tutti loro, anche da egli stesso.
Allo stesso modo tutti si lamentano di non poter uscire dalla casa ma, nessuno prova ad uscire semplicemente perché nessuno prova ad uscire. Chi ha l’ardire di essere il primo?
Fuori dalla villa la stessa scena. Poliziotti che pattugliano l’edificio e se ne vanno senza aver provato ad entrarci. Perché non ci provi tu? Io? Provaci tu!
Ad un certo punto un anziano s’avvicina e dichiara di poter entrare “Ve lo giuro, io posso andare lì dentro, parlare con quelle persone per poi uscire e spiegarvi cos’è successo”. E subito tutti lo prendono per pazzo, perché, se tutti non entrano anche tu non devi entrare e, se vuoi entrare e comportarti diversamente dalla massa, devi per forza essere matto.
Persino verso la fine del film,  quando Letizia spiega agli altri come venirne fuori e tutti quei cretini sporchi e stremati riescono finalmente ad uscire dall’edificio, lo fa in un modo così banale e insensato che sembra un ennesimo attacco al conformismo. E’ tipo un “Letizia ha ragione? Siamo tutti d’accordo? Se siamo tutti d’accordo siamo una massa e in quanto massa di persone possiamo avere la forza e il coraggio di fare ciò che finora, come individui, non siamo stati in grado di fare”.
Alla fine dei conti non me la sento proprio di dire che questo sia un gran film. Poteva tranquillamente essere un cortometraggio di 25 minuti. Ci sono un sacco di ripetizioni e di scene inutili. Ovviamente le ripetizioni sono volutamente infastidenti e il regista le avrà ritenute fondamentali per trasmettere un certo senso d'angoscia ma a me, un pò, a rotto i coglioni.
Però Bunuel è un figo e quest’opera è uno sberleffo al mondo moderno. Va quindi apprezzata perchè offre innumerevoli spunti di riflessione e ti costringe a pensare.
E a me, generalizzando, sono sempre piaciuti quei libri e film dove ci sono pochi fatti, zero spiegazioni, e tutti i perché li deve trovare il lettore/spettatore. Quindi
Voto 8,5


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