venerdì 19 maggio 2017

FilMaggio.




Manchester by the sea è un film fatto bene, con una sensibilità che mi ha fatto pensare “Questo non è un film americano”. 
Casey Affleck interpreta Lee, un quarantenne apatico che, dopo la morte del fratello, deve occuparsi di suo nipote Patrick.
Questo film drammatico mi ha spaccato l’anima.  Dalla prima scena ti chiedi “Che problemi ha Lee? Perché fa così?” E più passa il tempo più, pezzetto su pezzetto, si ricostruisce il dramma della sua sconvolgente vita.  Il film è lento, e va bene così. Ci sono molti flashback, messi sempre al posto giusto. Gli attori ci stanno dentro alla grande. La colonna sonora, pur senza eccellere, è adeguata.
Manchester By the Sea è’ un dramma, un film tristissimo, a tratti è una vera e propria agonia. Anche se dura più di due ore, ed io odio i film che durano più di due ore, l’ho guardato tutto incollato allo schermo. Mi ha travolto.
Voto8


E morì con un Felafel in mano è una commedia australiana che racconta la storia di Danny, un tizio che vuol fare lo scrittore ma non scrive nulla, e del suo girovagare per appartamenti che condivide di volta in volta con tipi stranissimi. L’atmosfera è molto da comune hippy anni 60, i dialoghi, punto forte del film, sono surreali e spesso molto spassosi, in certi momenti i vari personaggi sparano aforismi di tutto rispetto, altre volte mollano un sacco di cagate mondiali. La cosa che m’è rimasta più impressa, a fine visione, è come ognuno dei personaggi che ruotano attorno a Danny, e ce ne sono moltissimi, si limitino a pensare esclusivamente ai cazzi loro. Ognuno parla di sé, nessuno ascolta gli altri, tutti aspettano semplicemente il loro turno per parlare, come succede spessissimo nella realtà.
Tolta questa condizione, resa molto bene dal regista, il resto del film è  troppo altalenante, in perenne bilico tra la commedia divertente e la cazzatina scialba senza sugo.
Voto 6,5.


Lui è tornato.

Hitler si risveglia a Berlino nel 2014, siccome è una persona intelligente ci mette poco a capire come sta andando il mondo e nel giro di poco tempo torna farsi conoscere e “seguire” dal popolo. Nei primi minuti è un filmaccio, fin troppo stupido e idiota, poi, piano piano, inizia a farsi interessante, sempre meno stupido e con qualche bella trovata qua e là. Finale coi fuochi d’artificio. Dopo il primo quarto d’ora volevo spegnerlo, non gli avrei dato un euro. Mi sono dovuto ricredere. 
Voto 7,5.




E poi finalmente, dopo quarantatre anni che ce l’avevo nel pc, ho avuto il coraggio di guardare Sette anni in Tibet, trasposizione cinematografica del romanzo autobiografico di Heinrich Harrer.
Che storia pazzesca. Che vita matta ‘sto Harrer. Brad  Pitt lo interpreta benino, dai. Discreto ma lontano anni luce dalle interpretazioni superpowa dell’esercito delle dodici scimmie e fight club.
 Il film, senz’infamia né lode, dura un po’ troppo, per i miei gusti. Ma me l’immaginavo molto più pesante.  Alla fine dei conti ne è valsa la pena.
Voto 6,5



ed ora spazio al sound del futuro. 
I fuckin love japan.


martedì 16 maggio 2017

Darkwalking Endlessly - Bob Kaufman


Camminare infinitamente


Oscura camminata infinita in queste angoscianti superfici terrene attraverso piovigginose stagioni mentali, passa l’onda schiumeggiante di rottura ed entra negli occhi, monta neri cavalli fino alle sottili labbra della mente.  In un anno di aprili sfasciati, io vengo da quel posto. La mia anima è bruciata dalla luna.
Il mio corpo, vigoroso dolore per tutto il nulla che sono, il nulla che è tutte le mie miscele di capelli africani.
Parlare per me. Intreccio i venti e bacio le piogge,
tutto per amore.

Ho sognato, ho sognato un sogno africano. La mia testa è una chitarra d’ossa, incordata con lingue e spennata da rituali di lune gocciolanti piumaggi dorati senz’ali, sotto un sole di mezzanotte, tamburellando battiti umani dal cuore di una dea d’ebano, mormorando le canzoni del divenire da pietra ad ossa ed eterna sabbia. Pioggia blu cade in soffici gocce da corpi nudi di pianeti danzanti, battiti di scienza suonati su denti vibranti di clavicembali-bocche africane spalancate.
Venere, la star più jazz in transito, su barre scanalate di luci nere, danza in teatri d’uccelli, fluenti bellissimi nomi oltre le cinture. Pesci rossi di mogano fioriscono in fitte cariche.
Cieli crollano per l’intima distanza da un fiume dove la pace
È verde nella fontana, rose scompaiono una nell’altra
Il sole e la luna creano la ballata della loro sorgente,  e tutte quelle fiamme d’amore io brucio alla memoria.

Più elevato delle cime più alte
Più profondo delle nuvole sommerse
Più distante dei mari più lontani
Sta il placido regno della verità imparziale
Coi suoi immortali figli della mente

La grande rosa del tempo gira lentamente
I sogni scivolano su ali campane d’argento, al di là di arpioni e gufi stridenti.
Andati ben oltre, al di là.
Il sogno è sulle vette e sorge.




lunedì 15 maggio 2017

Canto d'incontro


Era già un bel po’ che non tornavi a trovarmi, sorella malinconia
Ma ora ti accolgo volentieri, a braccia aperte.
Anzi, ti dirò: Iniziavo a sentire una certa nostalgia
Di questi momenti spenti, severi.
 Che fa strano definire belli
Ma di certo tra tutti sono i più sinceri.

E’ bastato uno sguardo e già mi sono sentito ribollire.
Ho subito pensato, com’è normale,
 a ciò che non ho potuto avere.
E non pensare male, lo dovresti sapere,
che non t’ho mai visto come una tacca
Lo sai che non porto neanche la cintura.

Se fosse stato     
 sarebbe stato molto,
tanto che non si potrebbe nemmeno scriverne.
O una cosa da nulla, chi lo sa
Ma non è stato niente 
   e siamo ancora qui a pensarci.
Che ormai lo sanno anche i muri,
 le botte non le so dare
E forse nemmeno so prenderle.

Ti ho vista cresciuta, non me la sento di scrivere invecchiata
di quell’espressione birichina.
Lo sguardo quasi spaventato, un sorrisetto forzato e
Subito via,
 a testa bassa,
e correre più veloce dei pensieri vigliacchi
che non abbiamo mai saputo gestire.
T’immagini? Una storia costruita sui reciproci imbarazzi
Non avrebbe avuto molto senso.
Ma quando ti leccavo i fianchi
Sentivo il tuo respiro, le costole la pelle d’oca
l’ombelico e quei quattro peletti biondi
la tua mano sulla nuca
a dirmi che lì non ci potevo andare.
Lì non ci sono mai potuto andare.
Quando ti baciavo i fianchi non conoscevo vergogna.
Quella è venuta dopo
Quando ho capito che non c’era più niente da fare.

Avrei dovuto pensarci prima
            ma pazienza
Lo sappiamo,
                     è un susseguirsi di situazioni
Dobbiamo solo guardare avanti, cercare nuove occasioni
Nutrirci d’emozioni non ancora assaporate.
Ma oggi sono felice di gustare questa  mia malinconia
La mia sorella preferita
Sentire ancora la tua pelle calda fra le dita

Sorridendo
Ti auguro tutto.
Prenditi quello che ti serve
Afferralo,
Infilaci dentro entrambe le mani a coppa
E bevine a sazietà.

Fuori è già sera,
oggi è già ieri
e le mie mani sono vuote,
ma cammino ingobbito
perché è il mio cuore che pesa.






L'ho cancellato il tuo numero
sono a posto così.
Dove andrò ad abitare
non te lo dirò.


SECONDLESS - Bob Kaufman



Senza secondi


Senza secondi, minuti sfregiati, senz’ore, senza dolore, senz’amarezza,
           senza fiori, per la dichiarazione, PER DIO
i pigmei sono ESTATICI
         IL TEMPO CAPRICCIOSO SE N’è ANDATO DA TEMPO NELLA MANCANZA DI TEMPO
A volte il tempo non ticchetta,
      BILLIE HOLIDAY, TEMPO DI RISATE NON DIVERTENTI & MONDI BOLLENTI
  TEMPI DI TROFEI LENTIGGINOSI
Tempi nuvolosi tendenziosi & sbiaditi,
tempi polvere di roccia che colora di bianco
tempi senzarocce boccasegnati
tempi di mattine, tempi salamandre
MINUTI INVECCHIATI DI TEMPO SENZA TEMPO & OROLOGI SENZA ORE , 
       &  PISELLI SENZA CAZZI
Tempi di pomeriggi colorati
QUANDO IL MATTINO DIVENTA UNO STRANO OSPEDALE,  & MOMENTI NON TEMPO
    IL SOGNO SUPERFLUO
Alcove brillanti del tempo , senza bellezza
 Dove ombre marroni si spezzano come schegge
Di cicli ghiacciati vedovi  … iced cycles…
Tempi pallidi a cavalcare cavalli storpi
Alle più distanti senza tempo labbra secche della mente
Nebulose latitudini di ore disperate,  appiattite
 in cinema di panorami allargati senza tempo
 schermi della mente technicolorati
silenziosamente curvi
ROTTI DA QUIETI LAGHI NERI & GEYSERS AGITATI    &
   Nulla è per sempre
UN MERAVIGLIOSO DIPINTO è APPESO NEL CIELO

L’ARTISTA SI CELA IN UNA GIUNGLA D’OROLOGI DISTRUTTI

giovedì 11 maggio 2017

Novels from a fragment in progress - Bob Kaufman



Romanzo da un frammento in corso



VIAGGIO DI RITORNO SEDUTO ERETTO SUL TRENO CANTANTE NEL DELIBERATO TENTATIVO DI NON ADDORMENTARMI, USANDO L’IMMAGINAZIONE PER EVITARE D’INFLUENZARE LA GENTE, IRREALI VISIONI DI MURALES SU ROSSI PAVIMENTI DI TOILETTE, LA VOGLIA DI DORMIRE RENDE FORTI, ALLUNGANDO GLI OCCHI SU UN SENO PERFETTO, BRUSCA FERMATA, FORTI DESIDERI PER LE NAZIONI D’EROTISMO IN PARTENZA CHE TRASPORTANO GROSSE BORSE DI CARTA, CHIEDENDOSI DELL’AMMACCATURA SULLA FACCIA DEL PUGILE, RIFIUTO DELL’ASPETTO SESSUALE DELLA SUDORAZIONE, FIGURANDOSI IL MACCHINISTA COME MISTICO TRAGHETTATORE, IL SUO VISO SARà DESCRITTO IN ROMANZI, CONSAPEVOLEZZA DI MUSICA PRODOTTA DAL MOTORE, TENTATIVO SERIO DI SCRIVERE CANZONI, SORPRESO NELLA MIA INGENUITà, DIVERTITO DA SUONI CHE NON POSSO TRASCRIVERE , PROSSIMA STAZIONE, OCCHI SULLA PORTA SCORREVOLE, ASPETTANDO CHE S’APRA, ALTRA GENTE, UN’ALTRA FERMATA. SUCCEDERà SEMPRE, PORTARLO A TERMINE SENZA DAR FASTIDIO. GUARDARE LORO SCENDERE SEMPRE PRIMA DEL GRANDE EVENTO, IO QUASI M’ARRENDO A TEMPI COME QUESTI. COME SALVARLI? RIPETUTE FRUSTRAZIONI, ORA, ORE MISTICHE SENZA PERDERE CONTATTO CON LA MIA SANITà & FREQUENZA, LE DONNE CAPISCONO LA MIA CONCENTRAZIONE PER PADRONEGGIARE QUESTO GIOCO, VOLENDO PERCORRERE ALL’INDIETRO LE LORO DESTINAZIONI.

mercoledì 10 maggio 2017

Scene in the third Eye - Bob Kaufman


Scena nel terzo occhio
(Scene in the third eye)

Sulla grigia ombra della città oscurata
In fotografie perdute di altre tristi visioni,
trasportando immagini di fuggevoli estasi,
dolori, tristezze segrete, nascoste
in torri fumose, taschini segreti
 in nazioni clandestine

Cosa? Spinte in bocche affamate di edifici affollati
Conservando la propria forma, la ragione è così inaffidabile,
memorie avvitate in visioni speranzose, desiderio,
attorcigliato al di sopra di ogni riconoscimento, rilevato in suoni
echeggianti.
Visioni trasversali urlate da logori dirupi, scavati giù
sulla scia di violenti lombrichi, accecati in
Rifratti bagliori spiraliformi, da sagome di fantasmi ramati
 d’esistenze fasulle, trattenute nell’aria
inceppate

nel tempo.

martedì 9 maggio 2017

L'angelo sterminatore



L’angelo sterminatore, pellicola surreale diretta da Luis Bunuel, racconta la storia di un gruppo di borghesi che, dopo aver cenato a casa di una coppia d’amici, non riesce più ad abbandonare la casa.
Bunuel è strano, l’unico altro suo film con cui mi sono cimentato è “Il fascino discreto della borghesia”, che, pur essendo a sua volta surreale, è decisamente più semplice e più intuitivo. Lì infatti la tematica che risalta è l’odio dell’autore per, appunto, la borghesia stessa  (e la chiesa).  Nell’angelo sterminatore si capisce poco. Per tutto il film non si ha la minima idea del motivo per cui ‘sti poveretti non riescono ad uscire, né del perché, nel mondo esterno, nessuno riesca/voglia entrare nella casa per vedere ciò che succede.
A me, che non conosco Bunuel e non so quasi niente di cinema, solo due cose paiono molto chiare.
La prima è che il regista sfotte non solo i borghesi, ma tutto il popolo umano. Sembra che per tutto il film stia lì a dirti: vuoi una spiegazione? Vuoi capire perché le cose succedono? Allora non hai capito niente. Qui non c’è una spiegazione. Non c’è bisogno di una spiegazione. Se non ha senso magari l’ha deciso dio. Hahaha.
In pieno spirito Dadaista, il regista ci dice che le cose spiegate non hanno valore, shit happens,le cose si fanno punto e basta. Poi ognuno ci trova il significato che vuole.
E, se vuoi, puoi tranquillamente pensare che il film non abbia nessun senso, meglio ancora. Anzi, per essere più chiari, l’evento fondamentale del film, cioè il non riuscire ad uscire dalla villa non ha un perché, ma il comportamento dei vari personaggi dà molto da pensare.

La seconda cosa che mi pare molto evidente, è l’odio viscerale del regista per il conformismo. Per tutto il film i personaggi non fanno altro che lamentarsi di una cosa e poi, visto che la fanno tutti gli altri, fare altrettanto.  Quando la prima notte un paio di uomini si sfilano la giacca, eccone un terzo esclamare” Ma è una vergogna! Che schifo, non hanno rispetto per le buone maniere. Addirittura si tolgono la giacca davanti a tutti? “ E poi, dopo pochi secondi, giustificandosi dicendo che non è il caso di sottolineare ulteriormente lo squallore della cosa  -e per far tornare la situazione alla “normalità”- ecco che la giacca, uno dopo l’altro, se la tolgono tutti.
Poi c’è quello che si lamenta del puzzo degli altri e poco dopo dice che la puzza viene da tutti loro, anche da egli stesso.
Allo stesso modo tutti si lamentano di non poter uscire dalla casa ma, nessuno prova ad uscire semplicemente perché nessuno prova ad uscire. Chi ha l’ardire di essere il primo?
Fuori dalla villa la stessa scena. Poliziotti che pattugliano l’edificio e se ne vanno senza aver provato ad entrarci. Perché non ci provi tu? Io? Provaci tu!
Ad un certo punto un anziano s’avvicina e dichiara di poter entrare “Ve lo giuro, io posso andare lì dentro, parlare con quelle persone per poi uscire e spiegarvi cos’è successo”. E subito tutti lo prendono per pazzo, perché, se tutti non entrano anche tu non devi entrare e, se vuoi entrare e comportarti diversamente dalla massa, devi per forza essere matto.
Persino verso la fine del film,  quando Letizia spiega agli altri come venirne fuori e tutti quei cretini sporchi e stremati riescono finalmente ad uscire dall’edificio, lo fa in un modo così banale e insensato che sembra un ennesimo attacco al conformismo. E’ tipo un “Letizia ha ragione? Siamo tutti d’accordo? Se siamo tutti d’accordo siamo una massa e in quanto massa di persone possiamo avere la forza e il coraggio di fare ciò che finora, come individui, non siamo stati in grado di fare”.
Alla fine dei conti non me la sento proprio di dire che questo sia un gran film. Poteva tranquillamente essere un cortometraggio di 25 minuti. Ci sono un sacco di ripetizioni e di scene inutili. Ovviamente le ripetizioni sono volutamente infastidenti e il regista le avrà ritenute fondamentali per trasmettere un certo senso d'angoscia ma a me, un pò, a rotto i coglioni.
Però Bunuel è un figo e quest’opera è uno sberleffo al mondo moderno. Va quindi apprezzata perchè offre innumerevoli spunti di riflessione e ti costringe a pensare.
E a me, generalizzando, sono sempre piaciuti quei libri e film dove ci sono pochi fatti, zero spiegazioni, e tutti i perché li deve trovare il lettore/spettatore. Quindi
Voto 8,5


lunedì 8 maggio 2017

Sonia



Sonia vorrebbe esser cieca per poter finalmente ascoltare
Senza alghe ne reti ne buste di plastica il rumore profondo del mare
Delle onde che arrivano piene e senza chiedere travolgono tutto
E ritornano indietro feroci e decise trascinandosi dietro il suo lutto

 … Lasciando la spiaggia e la mente finalmente pulita
E in quel breve secondo nel nulla percepire la pace infinita
Poi di nuovo un’onda s’infrange travolgendo quei nuovi pensieri
Legati indelebilmente a frustrazioni e paure di ieri

La gente ghignando e sfottendo la chiama Sonia l’antisociale
La stessa gente che indifferente nutre e sostenta contenta il suo male
La gente stupidamente la chiama Sonia l’antisociale
e con quelle persone che si dicono buone
Sonia non vuole più avere a che fare.


Sonia vorrebbe esser sorda per poter finalmente odorare
I profumi più dolci e speziati che madre natura le possa donare
Senza rombi ne clacson né grida né altro a coprire le essenze esclusive
Che l’accendono dentro e le dicono che è l’universo intero che vive

 È il creato che pulsa che stride che ride in un’unica epifania
Mentre l’uomo di corsa riempito di suoni non s’accorge di tanta magia
E il paesaggio sventrato & bruciato muore gridando furiosi silenzi
Sonia abbracciata al suo acero trema e singhiozza fra i suoi lamenti


La gente guardandola storto dice che Sonia non è normale
La stessa gente che sorridente, nutre e sostenta contenta il suo male
& Sonia smette di farsi vedere e resta da sola tutte le sere

Perché lei di esser normale non ne vuole proprio sapere.

Fragment from a public secret - Bob Kaufman



Frammenti d’un segreto pubblico
(Fragment from a public secret)

Ribelli, cosa sono i ribelli, qui in questa terra di ribellione? Questa terra che è nata con la ribellione – sono loro quelli le cui attività possono oggettivamente essere assorbite o assimilate nel tempo ticchettante? Ricorda, non è importante, perché alla fine il ribelle è senza tempo, ed è solo nel passare del tempo che possiamo discernere il ribelle dal dissenziente.

America, chi sono i tuoi ribelli, su quali rive sono stati gettati? E’ perché tu hai scoperto un uso per tutto quello che loro hanno trovato, che la loro unica risorsa è guardare tra il nulla, sperando di trovare elementi che, nelle finalità della costruzione, potrebbero diventare princìpi morali, e scoprire l’orrore della frustrazione, morire come fonte di arte creativa? Da lì a dove? Dove vanno i cercatori?- cercatori che non hanno filosofi tedeschi a guidarli fra le stanze della rovina, quei muri tanto amati dai bianchi sono invisibili all’occhio nudo? I cercatori di verità hanno sempre occhi risvegliati, e sempre li avranno, e nel tempo dovranno essere nudi nelle loro stesse luci.

Qui c’è un ribelle, un grosso, mostruoso ribelle, che prima s’è abbattuto da solo a forza di piangere, e poi s’è intrufolato come fuochi d’artificio nel sentiero d’altri, sperando di esplodere, spesso bagnato, esistendo fino alla fine.

Ogni volta che apro la mia grossa bocca
Ci metto l’anima.
E’ faticoso essere nulla
Velare l’occhio della mente
Dal pacchiano teatro
Della testa.
Cadente luna mentale
Caotica di fantasie scartate
Corridoi d’immaginazione rivestiti di nervi
Aperti su universi nascosti
Adocchiati nell’eco

Di un urlo.

Telegram to Alex/bagel shop , North beach sf



Telegramma per Alex/negozio di bagel, north beach, san francisco


Caro Alex, domani mangerò tutti i canali di Suez e di Panama, quindi per piacere non usare luce e gas e per due secondi astieniti dal giudicare, che abbiamo un nuovo affare per Chuck Baudelaire, il nuovo bambino drogato francese, per pitturare  qualche morbido costume da bagno sul bollitore di mamma e papà  e l’orso negro barocco

 e l’uomo degli incantesimi sessuali non può venire, ecco.

sabato 6 maggio 2017

Unanimity has been achieved - Bob Kaufman



E’ stata raggiunta l’umanimità,
anche se in maniera accidentale, ha lo stesso valore.
(Unanimity has been achieved,
 not a dot less for its accidentialness)

Raga del tamburo, il tamburo il tamburo il tamburo il tamburo
  Il battito del cuore
Raga dell’attesa, raga della piega, raga della radice, raga della cresta, raga prima d’arrivare.
Raga del labbro, raga dell’ottone, raga della venuta finale con ieri, raga del labbro secco passato con la lingua, raga of yellow, raga of mellow, raga of new, raga of old, raga of blue, raga of gold,  Raga dell’aria girevole in sé stessa

Io squillo contro l’ardesia e la conchiglia e il legno, la pietra, la foglia e le ossa.
E torreggianti buchi e pavimenti e occhi – contro solitario è desolato & roccia & polvere & sfere appiattite & solitudini dell’aria & respiro & capelli & metà alimentate a pelle &  gli insiemi & i tori & i vitelli & pazzi & anima & nuovo & vecchio & silenzio & risparmi & muro crollato & acqua che scende & sfuggire i miei occhi al cielo & formicolio & garbuglio

Io canto il mio pazzo raga, io canto il mio pazzo raga, un lieto raga per la squillante campana, io canto.
Un uomo pesca con abiti vecchi, gridando un basso tamburo
A volte, in stravaganti momenti di shock per curiosità improvvisata, io striscio fuori da me, sgattaiolandomi attraverso, gli occhi, uno apatico, uno sorpreso, finchè inizio a percepire la mia stessa stranezza;    timidamente mi arrendo al fantasma e ritorno dentro fino alla prossima volta.

Non riesco a ricordare quattro volte in cui non piangessi
                                                         & una in cui non stessi ridendo.
Sono impastato da un milione di dita nere
                    & niente in me migliora.
Chirurghi di cervelli gotici, piangenti sui resti di macchine d’amore distrutte.
Scavatori, cavatappi puliti dentro, esiliati esausti,  nella mia mente, impalati su infinite aste di fini reminescenze, camminata-verde attraverso le cinture e cravatte.
Tempi tendenziosi, percorsi oscuramente, bagnati con anni di secchezze.

Raga dell’insignificanza & beata disperazione
Raga della tristezza, della pazzia, di sogni urlati di verde, occhi profondi miglia.

I migliori uomini sono sconosciuti: Buddha è stato il ventiquattresimo
Il corpo della divinità è un mendicante, venuto a sparare film coi suoi occhi.
Film di persone che non supplicano, a brandelli, aquile spezzate, ronzanti negli ingranaggi che girano, alcune dentro, altre fuori, raramente sempre dentro o fuori, o vice versa , aperte a metà.
Una corda inizia quando un uomo finisce una corda, un uomo inizia dove una corda finisce.

Un uomo privo di corde fa crollare tutti i muri, diventa un bambino urlante, vaneggiante.

venerdì 5 maggio 2017

Rue Mirò - Bob Kaufman




Rue mirò

Mirò…  I fiori sono lì sopra sul muro dove l’ultima volta ho visto loro & il tempo prima di ciò, diverso, con puntini caldi spuntati fuori ovunque, saltano minacciosamente nella loro cornice in legno, il loro muro, danzando come zingari sul ritmo di un tamburo…

Mirò…  c’è una strada col tuo nome, chiamata prima di te, dopo te, e di tanto in tanto galleggia in gocce e ombreggiature, bloccata  in una spagna fasulla, più distante di Montroich, molto lontano.  Un posto umido, di pioggia calda & piante dalle lunghe foglie ingiallite, chiamata così per un re del sole mancato, Louisiana, fa rima con ieri, andato, passato, trasferito, spettrale, desidèri marroni.

Mirò:… Il tuo nome è un nastro nero in un paesaggio pugnalato, una delirante fredda figura inclinata contro uno stufato di simboli & occhi bruciati.
Chiaramente le anatre starnazzanti non sono state notate tra le costose piume, un posto senza volto di sangue ricurvo & dita in movimento.

Mirò… Tartaruga vuota, plana tra la divisione di hotel barocchi,  scappando dal nido bombardato dentro al profondo di una verità svuotata, lo scopo di pianti diradati , un coro di ostriche sorridenti, tessuti pesanti da Toulon & stanze di mobili affogati, pendono nell’occhio della mente, una passeggiata attraverso l’aria folle.

Mirò…  Sono nato nella tua strada, quarantamila anni fa nell’anno degli Aprili & ho urlato a stormi di frastornate e sbalordite anatre.

Mirò… In quella strada, ho sentito la febbre e visto la luna bianca,  dai Galvez Greens, rotta in milioni di trasparenze.


As usual - Bob Kaufman



Come al solito
As Usual

Come al solito
  La solita ascia
    Cade sul solito collo
       Nel solito posto
          Alla solita ora

Come al solito.

giovedì 4 maggio 2017

Sogno sempre



Ho sognato che andavamo in Austria in treno perché non c’era altro da fare e lì abbiamo incontrato il Grillo, che lui ha il dentista là.
Io ero tanto stanco perché sogno sempre e non dormo mai, tu alla terza birra hai appoggiato la testa al mio petto come se io non fossi uno stronzo,
ed ero felice.  Poi è cambiato tutto, mi hai detto “le cose non vanno bene” e io “di certo non è stato lo stato” e abbiamo riso e ci siamo sdraiati sull’asfalto e la gente passava e ci guardava stranita e noi a ridere ancora di più.
Cosa vuoi che sia l’asfalto, è il mio sogno, vuoi che lo pitturi di verde? Se vuoi possiamo fare un salto, rimbalzarci sopra e toccare le nuvole.     

È che non capisco perché mi devi venire a trovare anche di notte, con tutti i problemi che ho già.

martedì 2 maggio 2017

Da grande voglio fare l'elemosina



Nessuno sembra notare l’assurdità che impregna il quotidiano
 & io rischio d’impazzire sotto i baffi
perché sono un eroe che con coraggio
 combatte la propria battaglia
-giudicato aspirante homeless senz’onore
Da incamiciati cronici che ingrassano il Dio Pluto
Sacrificandogli la vita con un tasso del 3 e 5
E manco sanno che cazzo significa-


Leonardo acquista e-book della Rowling per salvare le foreste mentre Gli allevatori beccano 28cent per litro di latte, il sindacato delle mucche sciopera per mancanza di fondi
I no tav sono criminali , lasciassero lavorare sta povera gggente operaia che già lo stato schifoso tassa troppissimo i lavoratori per aiutare ‘sti cazzo di immigrati, e io non arrivo a fine mese ti piace la maglia? L’ho presa dai cinesi 9 e 90. 
& sabato giappo all you can eat che il pesce fresco fa bene al cuore
  & mi nutro di cereali a quattro euro all’etto
    che la carne fa aumentare il rischio di tumori del venti per cento
Il venti per cento di cosa??
-Non ho capito la domanda.
I casi di tumore al colon tra le persone vegetariane sono 5 su cento. Aumentalo del venti per cento.
-Sono mica scemo. 25%.
I vaccini li hai fatti tutti quanti, eh?  Il 5% aumentato del 20% diventa 6 per cento. Se mangi o non mangi carne, il rischio di contrarre un tumore al colon cambia dell’1%.
-Mah, a me sembra impossibile.
E le scie chimiche?
-Tutte stronzate. Non esistono. Ci sono sempre state. Servono per controllare il clima. Non mi ricordo più cosa c’è scritto su Focus.


Non incastro impegni ed attività
 al fine di aver sempre il corpo affaticato
 e la mente concentrata su qualcosa.
Non mi drogo nemmeno più
Tanto non m’ha insegnato a vivere
                     Né ho imparato a morire
Quand c’è da pianger mi vien da ridere
       E se voglio farmi male vado al centro commerciale

Io la mente la lascio libera di vagare
e d’aggrovigliarsi attorno ai soliti bastardi
pensieri Uroboro.
Non si tratta di vincere o perdere.
 E’ solo che la riflessione è parte della vita,
 non si può sfuggirle,
 tanto vale correrle incontro.
& io voglio gridarle in faccia
  & io voglio cantarti addosso
     & non so cantare ma chi cazzo se ne frega
Tanto non mi stai ascoltando,
c’hai la laurea nelle orecchie.

Il ragno nel mio petto
con zampette uncinate sta agganciato sotto la cassa toracica
 e mi da questo senso di nausea per la vita.
Claudia sta a casa a guardare netflix,
Andrea entusiasta sorriso sbiancato in croazia
mi stringe la mano
e mi unge.
Più la gente è sporca più cerca di pulirmisi addosso.

Trasciniamo tutti nelle cattive abitudini,
non ci si può vergognare di una cosa
 comune a tutti quanti.

Senza la coscienza di aver coscienza,
 senza sentire di sentire,
alcuni intelligenti
 altri stupidi
sono tutti ugualmente stupidi.

I giovani pensano da vecchi,
i vecchi vorrebbero tornare giovani
chi guarda avanti,
 chi indietro
sfuggendo l’ovvietà
del momento come unico significante


nessuno sa niente
bevono bollicine & pareri
e li scambiano per conoscenza.
Ripieni del nulla,
 vogliono spiegarti come vanno le cose,
non il loro punto di vista:
“La verità”

L’importante è essere felici, vivi e lascia vivere, ognuno è fatto a modo suo, tutti hanno pregi e difetti, finchè non dai fastidio al prossimo fai quello che ti pare, tolleranza per tutti, rispetto, è che dovresti prendere in considerazione l’idea di… ma guarda che lo dico solo per il tuo bene.

Da grande voglio fare l’elemosina,
regalarmi in giro
a chi ha bisogno di vero
a chi ha bisogno davvero
non chi ha bisogno d’avere
né chi ha bisogno di bere.




Ma oggi il sole splende
viola pallido per le speranze dei sassolini mai lanciati
L’ho visto nella sua bocca pesca matura

E’ che non si può far finta
 tanto per

tanto vale non




Fidati delle cose chiare
Non delle cose ovvie
Di quelle luminose e non di quelle illuminate
Di chi capisce poco e non ha visto tutto
Scoprire è meglio che capire
Capire è meglio che spiegare
Fidati di chi non si vergogna di cantare come gli viene
E non delle canzoni
Di chi ha messo la testa a posto ma non ricorda dove
Di chi balla per la strada soprattutto quando piove

Tutto quello che amo è sbagliato
Tutto quello che bevo è corretto
Tutto quello in cui credo è imperfetto
Tutto quello che ho perso rimane
E la voglia di bruciare
E bruciare e bruciare e bruciare
Non mi chiedere di cambiare
Tutto quello che amo fa male

E alla fine è meglio essere liberi
Che furbi
Meglio essere sprovveduti che intelligenti
E alla fine è meglio essere vivi che vissuti
Meglio essere sbagliati che incompiuti
Il resto sono solo scuse per sentirsi in fondo in compagnia
Nel rimanere soli con i propri alibi
Mentre il tempo vince un altro solitario con te

Picasso's balcony - Bob Kaufman



Il Balcone di Picasso
Picasso’s Balcony



Pallida luce del mattino, nelle ombre muore, nei raggi di mezzogiorno ama la terra, lancia il blu al cielo in anelli, semina scie di polvere attraverso i balconi. Appeso alla sera per oscillare gentilmente, sulle spalle del tempo, crescendo, invecchiando, ancora inghiottendo eventi di migliaia di notti di morti e amori, tutto blu.
Vai su quella tomba, nascosta nell’aria cubica, e soffia tristi suoni.

L’amore piangente sorge sulle labbra dei fiori feriti, singhiozza pianti, respirando irregolari suoni di dolore, giace nei pozzi della terra, palpitando, coperto di risate disperate, lontano dai freddi angeli, che si diffondono nella notte. Danzano immagini blu, ombre di passati blu, tutti ieri, domani, infrangendo corpi-sassolini sulla sabbia blu e corallo, esausta.

Bugie di una vita ammassate in cumuli, con in cima crateri di vulcano, raggrinzite, aperte, succhiate negli atomi dell’aria, spruzzate negli atomi d’aria, colorando lo spazio, con puntini di brillantezza, sfumature opalescenti, negli occhi, nelle fiamme.

Fiamme blu bruciano, su dirupi arrugginiti, affacciate su mari azzurri, bluastri. In tempi tristi, uccelli marini feriti venivano a piangere nel bianco vento ghiacciato, soli, e piangevano nei pozzi di luci stellari, freddi peccati di sera, e alla fine lanciando attorno palle di ossa frastagliate, ricoperte di fuoco, mangiate, coi resti dei fiori lacerati , travolgenti ripensamenti, di amori vincolanti, sofferenze tipiche, stendono ombre allungate, d’un blu precoce.


Stringendo ore, insieme, in sottili linee melodiche, avvolte attorno al collo perlaceo del mattino,  sotto le risate di tristi uccelli marini.





lunedì 1 maggio 2017

Awe - Bob Kaufman



SBIGOTTIMENTO
(AWE)

In momenti riservati, pensando alla morte
Ho detto alla mia anima: Sono pronto e aspetto
Mentre la mia mente sa, io fremo e tremo

Al bellissimo mistero in ciò.