domenica 29 gennaio 2017

23/1



Quando ero giovane e frivolo la cosa che mi dava più soddisfazione era semplicemente scoprire qualcosa di bello e condividerlo con i miei amici.   Già allora avevo un’idea abbastanza varia della bellezza; mi poteva colpire un luogo , un film o una canzone, ma finchè l’oggetto delle mie attenzioni era conosciuto a me soltanto non mi sentivo soddisfatto, avevo bisogno di mostrarlo alle persone che avevo attorno per poter così condividerlo e niente, niente mi dava più soddisfazione di chiacchierare e confrontarmi con gli amici su qualcosa che ci aveva colpiti.
Poi è successo qualcosa. Il mio interesse per le cose che mi attraevano ha continuato ad aumentare, la mia curiosità morbosa mi ha portato – com’è normale in questi casi- ad arricchirmi ed a scavare sempre di più, quindi anno dopo anno i miei gusti sono cambiati, anzi, mi sentirei di usare termini più presuntuosi, qualcosa tipo “ i miei gusti sono migliorati, si sono affilati, forse addirittura elevati” ed ho iniziato ad andare sempre più a fondo nelle cose che amavo. E’ normale, se si segue per molto tempo la stessa strada; all’inizio non puoi leggere Saramago, non puoi ascoltare Brahms né guardare film di Bunuel. Però con la passione e l’esercizio si raggiunge una certa maturità. Una maturità che a livello personale ti fa crescere molto e ti fa sentire una persona sempre migliore, ti sembra ogni giorno di capire qualcosa in più, senti che i tuoi gusti si stanno raffinando ma, allo stesso tempo, inizia il fottuto isolamento.
Uno dei primi scogli è stato Infinite Jest. Dopo aver scalato quella montagna da milleduecento pagine l’unica cosa che volevo fare era parlarne con qualcuno, ripercorrere tutta quella straordinaria avventura, confrontarmi con qualcun altro, capire i suoi punti di vista su determinati avvenimenti.
Il fatto è che tra decine, decine e decine di conoscenti non ne ho trovato uno che l’avesse letto o che avesse la voglia e la forza di scalare quella montagna.
Da Infinite jest in poi è stato sempre più difficile.
I film e le canzoni che a sedici, diciotto, vent’anni condividevo con gli amici erano generalmente accettati con entusiasmo ed apprezzati, ma un certo punto qualcosa è cambiato.
Gli amici hanno smesso di crescere, hanno lasciato morire di stenti la loro curiosità e mentre io quotidianamente cercavo di meglio e volevo scoprire qualcosa di nuovo, loro si abbandonavano al mondo.
Ne è risultato che, non solo i loro gusti “musical-cinematografici” –di libri non parlo, che quelli hanno sempre fatto schifo ai miei conoscenti – non si sono più evoluti, al contrario c’è stato un evidente declino in tal senso. Perché se inizi ad ascoltare radio company, o 105 o Viva fm, e poi alla sera, se non sei al bar a sbronzarti, stai a casa a guardare mediaset, semplicemente ti rincretinisci, perché smetti di allenare il tuo cervello.
Sono arrivato al punto in cui la cosa che più mi dava soddisfazione quand’ero adolescente si è, anno dopo anno, trasformata in una delle cose che più mi irritano.
Quando ho capito che “lo strano” e “il particolare”, nella maggior parte delle persone, vengono recepiti come “malato”, “Folle”, “insensato” ho iniziato a morirne.
Ho usato i termini folle e insensato, non “difficile”, perché nessuno pensa mai “questa cosa potrebbe essere una cannonata ma effettivamente faccio fatica a starci dietro” no, -magari!- loro davanti ad una cosa che non capiscono pensano solamente “che schifo”.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso, qualche mese fa, è stato The Lobster.
Si, ne ho già parlato, ma ho bisogno di farlo ancora per mettermi alle spalle quel trauma.
The Lobster è indubbiamente uno dei film più interessanti e curiosi degli ultimi anni. Poi può piacere o meno, per carità, ma tu se lo guardi non mi puoi dire che è una Cagata. No. Questo non lo accetto. Se pensi una cosa del genere vuol dire che sei completamente perso, sei già morto affogato nella merda del mondo, e non te ne sei nemmeno accorto.
Nel periodo successivo a questo turpe e ripugnante avvenimento ho continuato, seppur con minor intensità, a dare consigli non richiesti, sempre esclusivamente a carattere artistico/intrattenitivo, anche se con molto meno entusiasmo, finchè, qualche giorno fa, complici riflessioni personali+ lettura del “sommario di decomposizione” di Cioran + ennesimo remember droghe pesanti ho finalmente individuato il problema:
Per quanto io sia, da sempre, alla ricerca di una certa  eccentricità ed originalità, causa odio viscerale per la massa, le mode, le congregazioni di persone, il capitalismo, i centri commerciali, le discoteche  etc ho sempre creduto di aver bisogno di compagnia; e come ottenere questa compagnia? Avvicinandosi a questi “amici”.
E in che modo? Semplice. Tentavo di trascinarli verso di me cercando di risvegliarli, condividendo quelle opere di vario genere che, in un modo o nell’altro , erano riuscite  a toccare e stimolare qualcosa in me. E allo stesso tempo tentavo di avvicinarmi io a loro smettendo di essere quello “anormale”, spegnendo il cazzo di cervello per un attimo e quindi drogandomi e alcolizzandomi come il peggiore dei figli di puttana.

Ora però ho avuto ‘sta cazzo di epifania cerebrale, ed ho visto.
 Ho visto che l’alcool e le droghe costano indicibili fatiche, e se la gente che ho attorno è morta io non mi posso ammazzare per stare con loro.
Ho visto che ogni volta che do un consiglio non richiesto non mi avvicino a nessuno, anzi, al contrario, sento sempre più profondo il distacco con le persone attorno.
Ho visto che la mia voglia di socialità è inscindibile dalla mia sete d’alcool e questo, cazzo, mi è sempre stato chiaro, solo che ho sempre visto questo legame nel modo sbagliato. Pensavo “ogni volta esco per vedere un po’ di gente e poi mi metto a bere perché sono un alcolista” e invece non è vero, non è così, la realtà è che Ogni volta esco per bere perché se sono sobrio la gente non mi piace, non mi sento in sintonia con loro, quelli che erano i miei amici saranno amici per sempre, io ci sarò per loro nel momento del bisogno e loro ci saranno per me, ma la quotidianità di queste persone mi uccide, passare del tempo con loro mi annoia inverosimilmente.
Per cui, già da qualche giorno ho smesso di consigliare cose, ridotto al minimo storico i miei rapporti sociali e quasi azzerato il consumo di sostanze – no alcool no sigarette ma la canna della buonanotte resta indispensabile sennò non dormo- e devo dire che sto proprio bene.
E non sono qui a sperare che questo periodo duri. Sono convinto di farlo durare.
Poi magari arriverà il giorno in cui conoscerò persone interessanti e interessate e finalmente potrò parlare per ore senza bere vino ed ascoltare considerazioni altrui senza volermi suicidare; e arriverà anche il giorno, cazzo se arriverà, in cui sarà lei a chiedermi qualcosa di fico e io, tra le lacrime, l’abbraccerò forte e le dirò “Guardiamo The Lobster, ti amo”.

Che finale di merda.



2 commenti:

  1. vedrai che poi con lo scorrere del tempo i tuoi giorni tutti uguali ti porteranno a considerare il bisogno di un luogo ascetico, allora considera in primo luogo il nome di velletri, ma non per il vino bianco

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  2. Scrivo un po' in ritardo, sorry.
    A me piace The Lobster, e l'ho visto perché me l'ha consigliato mia sorella: quindi siamo già in 3!
    Vorrei consigliarti una roba che ho visto su Internazionale, dopo aver letto questo post, ma mi sa che entra un po' troppo sul personale. Forse.
    Comunque il 23/1 è il mio compleanno: ottimo giorno a cui dedicare dei pensieri così.

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