mercoledì 16 agosto 2017

Sesso pompini sborra anal Mistress Slave il dildo no ti prego



Ci ho provato e basta, come non avevo mai fatto prima.
Avevo il numero di questa tipa perché lei era passata a lavoro da me a comprare un mobile ed io dovevo andare a casa sua a montarglielo, no? Lei era carina e ci avevo scambiato due parole, sapevo che era divorziata da poco, quindi preda facile, e secondo me mi aveva anche lanciato un paio di occhiate giuste allora la sera stessa appena finisco di lavorare le mando un messaggio con scritto “Vengo a bere il caffè da te?” e lei mi risponde “Scusa?” e io  mi gioco tutto subito “ Dopo se vuoi possiamo andare in una stanza d’albergo”, Lei risponde “ Stai sbagliando tutto, Non sono quel tipo di donna.” Io penso fanculo cazzo ho fatto un buco nell’acqua, ma almeno ci ho provato.  Le scrivo ‘na cosa come “scusa, è la prima volta che mi butto così, però ti trovo molto bella e non mi andava di girarci attorno perché  ho già una ragazza, semplicemente ti trovo attraente e pensavo tra di noi potesse esserci sintonia a letto. Scusami ancora se ti ho offesa, ci sentiamo domani per la consegna del mobile”. Una cosa del genere. Dopo venti minuti mi arriva un suo messaggio: “posso chiederti una cosa un po’ particolare?” e io “Certo, dimmi” e lei “Ti piace leccare la figa?” fermo immediatamente la macchina e la chiamo, ho già il cazzo duro, lei mi mette giù e mi scrive “Per favore per ora non parliamone a voce”. Ci scambiamo un tot di messaggi, vien fuori che il mio approccio onesto ha funzionato, inizialmente l’ha destabilizzata ma poi ha fatto centro. Il giorno dopo sono da lei, seduto in cucina, aspetto mi offra un caffè invece mi propone un gin tonic. Chiacchieramo di un pò di cose, ne versa un secondo e appena lo finisco mi alzo, le vado vicino, la bacio, l’accarezzo, la prendo, la sollevo e la faccio sedere sul tavolo della cucina, vorrei scoparmela lì ma lei mi ferma e mi porta in camera, si butta sul letto, la raggiungo le tolgo i pantaloni e le mangio la figa come evidentemente non le capitava da un bel po’, visto che sembra apprezzare particolarmente. Quando inizio a scoparla mi chiede di avvertirla prima di venire perché vuole che le sborri in bocca. La scopo un po’ nella classica posizione del missionario e quando mi sposto e cerco di girarla perché vorrei prenderla da dietro, Monica -si, mi sono dimenticato di dirtelo, si chiama Monica,- prende finalmente l’iniziativa, mi fa sdraiare, mi prende in bocca l’uccello e mi fa un pompino veramente ben fatto. Lo riesce a mettere in bocca quasi tutto senza fare i classici versi da simil soffocamento che, a dire il vero, di solito mi eccitano molto, ma va bene anche così, anzi, la facilità con cui lo succhia mi appassiona. Quando le prendo la testa e gliela spingo sul cazzo si vede che apprezza, vuole sentirsi troia ed essere usata; alla fine, quando sono felicemente venuto nella sua bocca, riesce addirittura a dirmi che il mio sperma ha un buon sapore. Comunque sia, dopo quella scopata ci siamo visti altre sei volte, abbiamo variato qualcosina ma il copione è rimasto quasi sempre lo stesso: Scopate solo in figa, che lei in culo non lo vuole; e finale sempre uguale, a parte una volta le sono sempre venuto in bocca perché le piaceva proprio tanto: mentre me lo succhiava le piaceva anche massaggiarmi l’ano e infilarci un dito. Dopo la settima scopata mi ha detto che, visto che io non volevo nulla di serio e lei si stava vedendo con un altro, era meglio smettere di scopare e rimanere amici, che non voleva problemi sentimentali. Le ho detto che ero d’accordo, va bene così.  Ma so che quei pompini mi mancheranno. Mi mancano già. Tra l’altro il tizio con cui si vede ora è un mio collega – il mondo è piccolo-che ovviamente mi detesta. Questo me l’ha detto lei; io il tizio lo conosco appena e oltre a salutarlo quando lo vedo passare non ci ho mi parlato di niente.  Lui mi odia perché me la sono scopata, e poi lei gli ha detto che io sono stato l’uomo più onesto che ha incontrato nella vita, l’unico che le ha detto da subito le cose come stanno invece di prometterle mari e monti come tutti gli altri, collega compreso.  Per questo l’odio di lui non ha fatto che aumentare.


Questa storia mi ha ovviamente galvanizzato e, nello stesso identico modo, ci ho provato con una signora più grande, sempre incontrata sul lavoro. Mi ha chiesto informazioni su un prodotto, ho attaccato bottone, abbiamo chiacchierato un po’, le ho chiesto se le andava di prendere un caffè insieme e lei mi ha dato il suo numero. Il messaggio stavolta è stato ancora più diretto, tipo “Ciao, Sono io, Vado dritto al punto: Ti trovo molto bella, ci verresti a letto con me?” Mi ha invitato a casa sua la sera stessa. Questa qua si chiama Luna, quando mi ha detto che ha 59 anni quasi vado lungo disteso. Dovresti vedere che razza di gambe ha. Senza un filo di cellulite. E il culo. Cazzo, il culo è una meraviglia, roba da trentenne. Luna è cubana, dimostra quarant’anni e ha una nipotina di tre. La mia prima granny. La prima sera è stata assurda. Mi porta in camera con la tranquillità di una che si è scopata mille uomini. Ha un corpetto e le calze a rete. Mentre la sto scopando mi dice “appena finisci mi devi scopare nel culo. Prima mi riempi la fica poi il culo” e devo ammettere che sta cosa mi ha messo molta ansia. Io dopo una scopata ho bisogno di una sigaretta, un po’ di tranquillità e poi se ne riparla con calma, mentre sta pazza maniaca lo rivoleva subito, mi ha agitato e infatti dopo la sborrata non mi tirava più. Lei infoiatissima mi ha detto che il cazzo le piace anche mollo e ha iniziato a giochicchiarci e a succhiarlo anche se non mi veniva su.  Capito che la situazione non si risollevava, sempre col mio cazzo tra bocca e mani, ha iniziato a chiacchierare, mi ha spiegato che è una padrona ed ha un paio di Slave: Massimo, medico di Vicenza, e Luca, rappresentante di Verona. Mi mostra un paio di foto; quella di Massimo è imbarazzante, lui è messo a quattro zampe e sembra un coglione. Luna mi spiega che avrebbe un cazzo bello grosso ma purtroppo non gli tira.  ‘Sti due imbecilli si fanno comandare e a volte sodomizzare da Luna che, ci tiene a sottolineare, non se li scopa mai, mai. Ci fa di tutto ma non sesso, li tratta come bestie, gli fa fare quello che vuole; mi fa morir dal ridere raccontandomi di quando una volta, in piena notte, ha chiamato Massimo e gli ha ordinato di rubare dei soldi a sua moglie per comprarle -a Luna, ovviamente- un paio di scarpe. ( Luna va pazza per le scarpe, ne ha una stanza piena, l’ho vista, sono quasi mille paia, mi dice con finta noncuranza.) Ed ecco che, così, dal nulla, mi propone di chiamare Massimo per farlo venire a guardare mentre scopiamo. Mi spiega che lui non partecipa e, in quanto schiavo, fa solo le cose che lei gli ordina. Possiamo farlo guardare oppure tenerlo in un angolo girato verso il muro. Possiamo insultarlo e se ne ho voglia posso anche prenderlo a calci e sputargli in faccia. Cristo, mi sembra un po’ eccessivo, io volevo solo scopare, non voglio uomini sconosciuti in mezzo ai coglioni. La situazione mi sembra troppo strana per cui ovviamente rifiuto, chiacchieriamo un altro po’ e poi mi rivesto e me ne vado.
La seconda ed ultima volta che l’ho vista mi sono preso male. Vediti la scena, sei lì stralanciato, all’inizio tutto ok, andate in camera sua e stavolta lo vuole direttamente dietro, la scopi per bene e quando hai finito ti sdrai affianco a lei, che ti guarda e ti dice che ti ha comprato un regalo, quindi si alza e s’infila uno strap-on, poi prende dal cassetto una scatola da cui tira fuori un dildo gigante. Le dici che assolutamente non si può fare, non ti piace quella roba. E lei insiste un po’, ti dice anche che quel coso di gomma -dovevi vederlo, era un cazzone gigante, una bella sberla- lei ti dice che quel coso lì non è poi tanto grosso. Allora ti agiti, no?  Le dici “non so con cosa sei abituata tu ma nel mio culo non ci entra”, “Ma si che ci entra, vedrai, con calma, non avere paura, fanno tutti così la prima volta, ti prometto che ti piacerà”. Dopo un paio di tentativi, solo verbali eh,  inizi a perdere la pazienza, alzi la voce e le spieghi che nel tuo culo più d’un dito non entra, tipo, no, “se vuoi quel dildo te lo infilo a te, altrimenti mi rivesto e me ne vado perché quel coso lì non mi eccita neanche un po’.” Luna sorridendo ti spiega che le piacci perché hai personalità, al contrario dei suoi due schiavi senza palle, si mette a leccarti l’uccello e, mentre ce l’hai ancora mezzo mollo se lo infila su e te lo fa diventare di ferro solo con le contrazioni della patata, senza muovere il corpo. Lei si che ne sa, devi dargliene atto. Poi si gira e lo prende dietro. Tu sei quasi immobile e lei ti fa una specie di twerking favoloso sull’uccello. Dopo un po’ vuole il dildo nel culo,allora le infili dentro quello che doveva essere il tuo regalo mentre la scopi in figa come un forsennato. Lei gode ansima e si lascia andare dei gridolini molto soddisfacenti, a questo punto rallenti … poi riparti mettendocela tutta e lei sembra impazzire. Quando stai per venire rimani immobile e la rifai twerkare, cazzo se sa quello che fa. Tu lì piantato come un palo, lei che si dà da fare, ti senti il campione perché stai facendo fare la schiava a una milf che di solito si fa leccare i piedi da dei coglioni. Cazzo sei il numero uno. Le ordini di muoversi piano, su e giù, su e giù, inizi a scaldarti, ti si annebbia il cervello, sbaaaaamm, oddio, ti sembra di eiaculare come un pazzo per un tempo infinito e te ne stai lì con le gambe che ti tremano.
Tanta roba.
Dopo la scopata ti fumi una sacrosanta sigaretta e praticamente scappi via.
Missione compiuta. Ma brividi.


Da quel giorno non l’ho più vista, fanculo; era una maga del sesso, conosceva un sacco di trucchetti spettacolari ma era troppo pazza per me. Mistress sessantenne che mi vuole scopare il culo con un gigantesco dildo blu mentre il suo Slave ci guarda e si sega sulla poltrona, non ci siamo proprio. E non ti dico cos’altro m’ha raccontato sui due schiavi perché sono cose disgustose.

sabato 12 agosto 2017

Oscillando



Lunedi 7/08
Oggi, come ogni anno, dopo mesi di ferie ho ripreso a lavorare in fabbrica. Mi hanno messo a fare uno dei lavori più stupidi del mondo,cioè prendere dei bancali con degli stampi di similferro caricati sopra,  in tutto 600 stampi a bancale; stampi che hanno la forma di un famoso dolce , sono infilati uno dentro l’altro in quindici file da venti e vanno appoggiati su un tavolo, disincastrati uno dall’altro – e alcuni di questi fottuti suddetti stampi sono infilati fottutamente a fondo nello stampo successivo, soprattutto quelli più in basso sul bancale, sui quali è gravato il peso dei fottuti stampi superiori- e appoggiati su un banchetto di modo che due signore possano caricare sti cosi dimmerda in una macchina del cazzo. Sono circa centomila fottuti stampi dimmerda da caricare in tre giorni. Oggi, per otto ore non ho fatto che questo. E dovrò farlo anche domani e mercoledì; Centomila stampi in tutto. Per quanto oggi, intorno alla settima ora di lavoro mi sia ritrovato, non so precisamente perché, ma qualche idea me la sono fatta, a pensare di farmi il porto d’armi, comprare una pistola e fare una strage d’innocenti che nulla hanno a che fare col mio lavoro, devo ammettere che, col senno di poi, questo tipo di lavoro in fabbrica –solitamente non faccio questa roba, bensì mi occupo di controllare e risolvere i problemi di determinati macchinari utilizzati per la palletizzazione e l’incelofanatura di bancali di dolci-, per quanto incredibilmente frustante sia molto importante per apprezzare a pieno le cose belle della vita. Dopo una giornata come quella che ho passato oggi tutto ciò che non è fabbrica brilla e profuma, il lago sembra più fresco, splendente e pieno di ragazze bellissime, il cibo è tenero e succulento e anche la compagnia di amici insensibili o ritardati è semplicemente meravigliosa, paragonata a una cazzo di giornata in fabbrica. Addirittura i risvoltini, le canzoni dei the giornalisti e i tatuaggi sul retro coscia paiono accettabili, semplici vezzi che si possono pur sempre ignorare invece di incazzarsi e bestemmiare, perché la vita è splendida e merita d’esser vissuta in tutte le sue mille sfaccettature. E questo concetto apparentemente semplice lo si capisce meglio se ogni tanto si fanno dei lavori di merda.

Ovviamente tra qualche settimana di lavoro scriverò un post di sole bestemmie; fanculo la grammatica, niente aggettivi, soggetti né verbi, solo una sequela imbarazzante di abominevoli bestemmie perché non mi sono laureato in qualcosa di figo per dio! e star dietro a dei macchinari industriali, per quanto sia molto meglio di impilare o de-impilare oggetti incastrati, come un robot mongoloide, fa comunque schifo al cazzo, è frustrante ed io non vorrei dover fare nè questo tipo di lavoro nè nessun altro, il lavoro è il male  e c’è un sacco di gente che ci tiene così tanto, al lavoro, che sono certo potrebbe lavorare anche per me.



Sabato 12/8
Il lavoro inizia a farsi sentire. Sono uscito di casa con le migliori intenzioni, pensavo centro città, fiche, vino buono, passeggiare, veder gente. I miei amici si sono divisi tra quelli che stanno con la morosa, quelli che stanno a casa di uno a bere e fumare hashish e quelli che si chiudono nella birreria del paese a morire di caraffe di birra offerte perchè poi il pub chiude per un mese. In centro da solo non ci vado, non conosco nessuno. Controvoglia mi aggrego alla banda birreria, bevo tre quattro pinte ma non sono niente in forma,  alle dieci e mezza vado a casa, giusto in tempo per vedere, sul gruppo wazzup, le varie foto di scaraffate di birra offerte dal titolare che deve svuotare le spine. Non mi frega un cazzo, non le avrei bevute, sono stanco dentro, il lavoro debilita l'uomo, soprattutto se l'uomo sono io e il lavoro è una merda, voglio solo annullarmi e spegnermi, domani mi strafogo di cibo, ingrasso e sono felice, ingrasso e sono triste, sono felice e sono triste, sono un'altalena del cazzo e tutti sono banali, vorrei solo incontrare qualche persona interessante che non mi parli solo della sua vita, ormai non parlo più, sto in silenzio, e non è che mi piace ascoltare, una volta mi piaceva ascoltare, ora sto in silenzio solo perchè non ho nulla da dire, e le poche volte che vorrei dire qualcosa vengo interrotto e capisco che nessuno mi vuole ascoltare, io non merito niente di tutto ciò eppure mi merito tutto quello che mi faccio succedere, ma non mi compiango, l'ho scelto io, la vita è un altalena, ora gratto il pavimento,  domani riderò forte.




giovedì 10 agosto 2017

Da sobrio faccio più schifo di prima




La commessa mai depressa Bella coscia chioma rossa
Messa su la faccia onesta, da miss sexy della messa,
la mise sexy, stacco coscia fa la mossa “Sembro fessa”
 ma lo sai che lo fa apposta guarda lesta ride esperta
 e fa la festa alla tua testa  messa in un cesta mesta



la tua mente assai complessa ti  s’avvita su una pressa
su una vita stracompressa dimostrandosi perversa
la vorresti volta in volta o stravolta o un pò diversa
ma rinunci e anche stavolta ti si schiaccia sulla testa!



allora è ora di dir basta qui si accusa e si processa
per rubare dalla tasca solamente a gente onesta
nulla importa dell’ angoscia pregressa e delle gesta
scoppia rabbia repressa la sensazione inespressa
sprizza come glassa densa  impregnando l’aria tersa
che c’importa della festa della tizia con i rasta
se ci nutriamo solamente di rimpianti adesso basta.






mercoledì 9 agosto 2017

Martin Eden - Jack London (2)





Vanamente si domandava: Dove sono le grandi anime? Dove sono i grandi pensatori? E tra la folla di persone indifferenti, informi, stupide, evocate, non trovava nulla. Fu vinto dal disgusto, simile a quello che deve aver sentito Circe per la sua mandria di porci.




“In fin dei conti hai scritto per divertirti, ora vi siete divertito abbastanza, ed è tempo di prendere la vita sul serio. Sinora non hai pensato che alla tua.”




Ebbene, lei, l’ultimo degli effimeri, che bisogno ha della gloria? Se dovesse conquistarla, essa l’avvelenerebbe. Lei è troppo semplice, elementare, troppo razionale per riuscire in questo imbroglio. Parola mia! Spero bene che nemmeno una rivista le pubblichi mai le sue cose: non bisogna esser schiavi che della bellezza. La serva e mandi al diavolo la folla imbecille!




La nostra gioia non consiste nel successo che si ottiene, ma nel fatto che si scrive.




La bellezza l’assilla. E lei vuole mutarla in denaro?




Lasci stare, dunque. Si scelga qualche bella creatura di fiamma e voluttà, che rida della vita, che si beffi della morte, innamorata dell’amore.




Senonchè Brissenden rimaneva un enigma: contrariamente alla sua apparenza ascetica, era, con tutta la forza declinante del suo sangue impoverito, un voluttuoso. Incurante della morte, pieno d’amarezza e di cinismo, quel moribondo adorava la vita, nelle sue minime manifestazioni. Voleva godersi la vita fino all’ultima goccia, vibrare fino all’ultimo brivido.




Era impossibile che fosse vero, in quegli uomini i libri erano vivi. Parlavano con fuoco ed entusiasmo perché lo stimolo intellettuale li esaltava come l’alcool o la collera esalta altri uomini.




Vi domandate perché sono socialista: perché il socialismo è inevitabile; perché il sistema attuale è irragionevole o imputridito. Naturalmente io odio la folla; ma che fare? Ogni altra cosa è preferibile al branco di porci che ci governa.




“Trovare un impiego! Mettersi a lavorare! Poveri schiavi stupidi!” Non era davvero sorprendente che il mondo fosse dei forti! I servi erano ossessionati dalla propria schiavitù.




Il danaro non era altro, per lui, che un mezzo per soddisfare un desiderio momentaneo. Senza bussola, senza remi, senza porto all’orizzonte, s’abbandonava alla deriva, senza lottare ulteriormente, giacchè lottare significa vivere, e vivere soffrire.




Ma no, ora non m’invitate perché sono quel che sono; m’invitate perché tutti gli altri m’invitano, perché così è la moda. M’invitate ora perché siete degli stupidi animali, perché siete la folla, perché in questo momento il cieco e il pecorile capriccio della folla vuole accarezzarmi.




“Veramente non c’è nulla da perdonare; ognuno opera come sa, e non può far di più.”





Non era ancora la morte. La morte non fa soffrire; era ancora la vita.










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PS Aggiunto Solaris alla lista "Film che dovresti vedere"

martedì 8 agosto 2017

Martin Eden – Jack London





Accanto agli occhi arditi di quella ragazza, una nausea morale lo scosse […]
Ricordò che aveva sempre coltivato, come in un giardino segreto, pensieri rari e preziosi. Quando aveva tentato di farne partecipe qualcuno, non aveva trovato né donna né uomo capaci di comprenderlo. E poiché quei pensieri superavano la comprensione di quella gente ne concludeva, ora, che doveva essere superiore ad essa. Strinse i pugni. Giacchè la vita significava per lui molto di più, toccava a lui domandare molto di più alla vita; ma non ci voleva quella compagnia; gli arditi occhi neri non gli potevano offrire nulla di nuovo.




Mi piace vedere, e voglio vedere di più e voglio imparare a vedere in modo diverso!




Ella aveva una mentalità come ce n’è tante; di quelle menti persuase che le loro credenze, i loro sentimenti e le loro opinioni siano le sole buone, e che la gente che pensa diversamente è della povera gente da compiangere […] A Ruth questa forma mentale diede il desiderio di formare quell’uomo secondo un’essenza diversa, a somiglianza delle banalità che la circondavano e le rassomigliavano.




Di botto, pur seguitando a parlare, decise di morire per lei, e sogni d’eroici sacrifici gli attraversarono il cervello tutto sconvolto.




Chi sei tu? Donde vieni? In realtà tu appartieni alle ragazze come Lizzie Connolly, a tutto quanto è basso, volgare e brutto. Tu sei della stessa specie del bestiame e degli schiavi che vivono nelle immondizie e nel puzzo. Eppure tu osi aprire un libro, ascoltare della musica meravigliosa; tu impari ad apprezzare la bella pittura, a parlare un inglese corretto e pensare come nessuno pensa nel tuo ambiente. Chi sei, e che cosa sei?




Dopo aver bevuto ancora un po’ ecco le fantasmagorie provocate dall’intossicazione mettergli in moto il cervello. Ah! Ecco nuovamente il senso della vita! La prima boccata d’aria vitale che respirava dopo tre settimane! I sogni gli riapparvero; la fantasia fuggì dalla camera tetra e, tutta velata di fiammeggiante chiarore, gli fece segno; tutto il potere che aveva era ritornato in lui.




Il bere era un effetto, non la causa, e susseguiva inevitabilmente al lavoro, come la notte sussegue al giorno.




“Se non altro vivrai, vecchio mio! E ti capiterà per la prima volta!!”
“Sono stato una volta all’ospedale” Corresse Joe. “Era meraviglioso. Tifo. Non te l’ho detto?"




Queste idee erano ragionevoli e l’amore invece era al di là della ragione. Lo venerava. L’amore dimora sulle vette delle montagne, oltre le valli della ragione. E’ la sublimazione dell’esistenza, la cima più alta della vita e si incontra di rado.




Era incapace di seguirne i voli della mente, così che quando il cervello di lui superava il suo le sembrava semplicemente pazzo.




Non c’è un’idea originale nelle loro opere, essi non conoscono altro che la cosa stabilita; in realtà sono loro la cosa stabilita. Il loro cervello è fortemente colpito dalla cosa stabilita, come il montone dal marchio del gregge. E la loro funzione consiste nel mettere lo stampo su tutti i giovani universitari, e nello scacciarne tutto ciò che possono avere d’originale nel cervello, e nel segnarli col suggello della “cosa stabilita”.




“Ciò rientra perfettamente nell’onnipotenza della cosa stabilità”, replicò lui. “Ciò che è, non solo è bene, ma non potrebbe essere meglio. Il fatto che una cosa esiste basta da solo a giustificarla! Nota che solo l’ignoranza della gente fa credere una stupidaggine simile. La gente immagina di pensare e accade che degli esseri senza pensieri si erigano ad arbitri di coloro che pensano davvero”




I grandi giudici musicali possono avere ragione tutti quanti; ma io sono io e non assoggetterò il mio gusto al giudizio concorde del pubblico. Se una cosa non mi piace, non mi piace, ecco; e nulla al mondo me la farà piacere per scimmiottatura, perché piace a gran parte dei miei contemporanei, o perché fanno finta che piaccia. I miei gusti e le mie antipatie non possono seguir la moda.




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domenica 6 agosto 2017

Puoi pure spiegarmi, tanto non capisco.



Passeggiare da solo alle undici. Il paese è morto e vuoto a parte un ragazzino che corre in motorino   …combattere una battaglia già abbondantemente persa contro la solitudine, passare nella piazza dove quindici anni fa -in questo periodo dell’anno- ogni sera c’erano un centinaio di persone tra famiglie che prendevano il gelato, bambini in bici, ragazzi in motorino, giovani seduti sulle panchine a parlare del futuro, di cazzate e del senso della vita. I giovani. Che siano tutti su internet? Non c’è un cane nemmeno al parco dei cani. C’è un gatto rosso che mi struscia su una gamba e quasi mi spaventa. Mi siedo a fargli una coccola ma tanto anche lui se ne frega della compagnia; ha semplicemente fame. Ricomincio a passeggiare in un silenzio irreale, manco fossero le quattro del mattino. Sembra assurdo, siamo a meno di dieci kilometri dal centro di Verona. Dove sono tutti? Che ci faccio qui? Mi siedo su una panchina davanti la chiesa. Nel duemilaetre ci venivo col cane. Voglio un cane da uscire a pisciare. O qualcosa che mi voglia bene senza volermi portare al bar. Non è più divertente; cazzo, che cazzo di malinconia nostalgica da anziani che m’ha preso. Non ne uscirò più. Mi metto il costume e ci sguazzo un po’ dentro perdendomi in evoluzioni pindariche come un Johnny Livingston senza piumaggio.  Il paradiso sono io.

Però è due giorni che ci penso ininterrottamente, mentre mangio mentre bevo mentre guardo film mentre i miei amici ridono a squarciagola. Non penso a te, bada. Penso al senso di quel poco tempo passato insieme. (Mah). Mi mastico il cervello. Pronti via: Non ci può essere niente di serio, non avrebbe senso, non è il momento. Ok, niente cose serie, ci vediamo lo stesso? Si ma non possiamo essere semplici scopamici non avrebbe senso non è il momento io sono fatta così. Ok. Allora mi allontano? No vieni qui, baciami, no, allontanati, anzi, baciami, che fai? Non insistere eh, aspetta, ti cerco ma non ci vediamo, ci vediamo ma non ti parlo poi mi lamento che non mi parli, sono bella, vero? Toccami, no, non toccarmi, spostami solo i capelli dal viso con dolcezza come nei film d’amore oddio il contatto fisico mi disagia ma voglio sentirti, bevo una birra così mi sciolgo, baciami piano, baciami forte, cazzo fai? Ti ho detto che non abbiamo senso, lasciami perdere, non insistere, te l’ho spiegato, domani ti scrivo tutto il giorno ma non vediamoci ho un sacco di cose da fare, dopodomani ti riscrivo di nuovo tutto il giorno e forse ho anche tempo di fare una passeggiata, non lo so, ti tengo sulle spine ma no, non voglio tenerti sulle spine, ok domani ci vediamo, no domani niente, non posso, lo giuro, cosa fai? T’incazzi perché non ci vediamo? Non devi assolutamente fare così. Ma ti manco, vero? Tu mi manchi. Piango, poi rido, poi stiamo abbracciati ma non troppo, eddai un altro bacetto dammelo, noooooooo!!! Ti ho già detto mille volte di no, mettitela via, di te non ne voglio proprio sapere! Cercati un’altra! Ma pensami tutto il tempo. Non starmi addosso, cercami, ti vorrei appoggiare la testa sulla spalla ma non voglio, Mi manchi già ma sono stufa di te.


Cristo e pensavo di essere io quello lunatico.
Si ok ,ovvio, colpa mia che non capisco mai un cazzo, e pensare che quelli de Lo Stato Sociale mi avevano già spiegato tutto.



Ho scordato di dirti che non sono sola
Ho il ragazzo e non dovresti avvicinarti
Ho il ragazzo e dovresti avvicinarti
Ho il ragazzo e mi avvicino per prima
Dai metti l'orecchio qua
No metti l'orecchio là
Adesso metto io l'orecchio a te
Tu tieniti pure il mio orecchio
Dai baciami dai no dai baciami
ti tocco
Lo senti? Non senti? Che senti?
Ma dove cazzo hai lasciato il mio orecchio?
Cosa vuoi che sia sono andata al Dams
Faccio storia delle donne
Da grande farò il magistrato coi baffi
Però anche tu sei estremamente carino
Anche tu coi baffi da magistrato
E sei anche molto simpatico

Penso che probabilmente
Ti sposerà
Ti sposerò
Mi sposerai
Ti sposerà
Ti sposerò
Ci sposeremo

Ho preso un treno per venire da te
L'ho preso sette mesi fa sai
A maggio devo andare lontano
E il pericolo corre lungo ai binari








Non ci sarà mai tempo di fare quello che ci va
mandiamo tutta la nostra poesia a puttane
e tu amami come ameresti te se fossi me e viceversa
quindi male e senza capire niente
ah, abbiamo finito la felicità.

giovedì 3 agosto 2017

da Hocus Pocus - Kurt Vonnegut



Non cerco scuse per il fatto che fossi intronato durante i giorni più bui del liceo. Winston Churcill era fradicio di brandy e di sigari havana durante i giorni più bui della seconda guerra mondiale.
Hitler, naturalmente, grazie ai progressi della tecnologia tedesca,fu tra i primi esseri umani a spappolarsi il cervello con le amfetamine. Masticava i tappeti addirittura, dicono. Ahm, ahm.





La birra, in realtà, serve a buttar giù: è un sedativo. Deprime. Ma i poveri non smetteranno mai di sperare che faccia l’effetto opposto.





Ero ragionevolmente felice, come insegnante presso la prigione. Alzai di circa il 20% il livello di alfabetismo. Non sempre però ero soddisfatto di quello che i miei allievi poi sceglievano di leggere. Uno mi disse che, da quando sapeva leggere, provava più gusto a masturbarsi.





A Berlino – mi disse- era rimasta spesso sbigottita di fronte all’ignoranza di tanti turisti e militari americani, in materia di storia e geografia, lingue straniere e usi e costumi di altri popoli. Mi chiese: “Cos’è che rende tanti americani così fieri della loro ignoranza? Si comportano come se l’ignoranza li rendesse affascinanti.”





Non scrivo questo libro per i minori di 18 anni, ma non vedo che male vi sia a dire ai giovani di prepararsi al fallimento, poiché è il fallimento la cosa principale che gli capiterà tra capo e collo.
A tener conto soltanto del baseball, quasi tutti ci devono perdere. Un’alta percentuale dei detenuti di Athena dedicarono infanzia e giovinezza a nient’altro che al baseball e tuttavia vennero eliminati nelle prime fasi di qualche stupido torneo.





“Un soldato fa quello che gli ordinano di fare,” dissi. “certe cose che facevo ripugnavano alla mia coscienza.” Questo non era esattamente vero. Combattere talvolta mi esaltava. Una volta uccisi un uomo a mani nude. Aveva tentato di uccidere me. Mi misi ad abbaiare come un cane, e a ridere, dopo. E poi vomitai.





“Che abile tranello ci ha giocato la vostra classe dirigente. Hanno saccheggiato il denaro pubblico, prosciugato le casse dell’erario e delle aziende e hanno affidato le imprese industriali a incompetenti. Poi hanno fatto si che il governo americano s’indebitasse tanto pesantemente con noi che non ci restava altra scelta che inviare qui un esercito d’occupazione in doppiopetto. Mai, prima, la classe dirigente d’un paese, aveva trovato la maniera di scaricare su altri paesi tutte le responsabilità che la ricchezza comporta e, al tempo stesso, restare ricca, ricchissima.”





Il suo nome era Abdullah Akbahr. Incoraggiato da me, avrebbe scritto diversi interessanti raccontini. Uno, mi ricordo, era la presunta autobiografia di un cervo della foresta demaniale, che stenta a trovare qualcosa da mangiare d’inverno e , d’estate, s’impiglia nei fili spinati quando cerca di raggiungere i campi coltivati in cui crescono germogli deliziosi. Viene abbattuto da un cacciatore.
Morente, si chiede perché mai venne al mondo , in primo luogo. La frase conclusiva del racconto era l’ultima cosa che il cervo disse su questa terra. Il cacciatore era abbastanza vicino per udirla e rimase stupefatto. Eccola: “Ma che diamine dovrebbe voler dire tutto questo?”





Senonchè quel cecchino non cantò vittoria per molto. Quasi a nessuno capita di restar vincente a lungo. Avrà avuto non più di 15 anni, mi dissero. Un ragazzo, non un uomo. Ma, se intendeva giocare ai giochi dei grandi, doveva esser pronto a pagare da uomo. Dopo averlo ucciso, mi risulta, gli tagliarono il pene ed i testicoli e glieli ficcarono in bocca, a mo’ di monito per chiunque volesse farsi cecchino.
Legge e ordine. Giustizia rapida e sicura.





Svegliai i tre domestici. Erano vecchi, molto vecchi, condannati all’ergastolo senza speranza d’indulto, quand’io ero ragazzo a Midland City. Non avevo ancora imparato a leggere e a scrivere, probabilmente, quando loro avevano soppresso alcune vite, o ne erano stati accusati, ed erano stati costretti, in conseguenza di ciò, a una vita che non vale la pena d’esser vissuta.
Gli sarebbe certamente servito di lezione.





Durante la scarica finale, i reparti militari americani erano o tutti bianchi o tutti negri. Si riteneva allora che i bianchi si sarebbero sentiti immondizia se avessero dovuto condividere alloggi e mense e così via coi negri. Questo valeva anche nella vita civile. I negri avevano le loro scuole, erano esclusi dalla maggior parte degli alberghi, dei ristoranti e luoghi di divertimento, tranne che sul palcoscenico e ai seggi elettorali.
Venivano anche impiccati o sepolti vivi di tanto in tanto per rammentargli che il loro posto era in fondo alla Scala Sociale. Si riteneva che, da soldati, mancassero di determinazione ed iniziativa, in battaglia. Quindi venivano impiegati perlopiù come manovali o autisti, alle spalle dei John Wayne e dei Frank Sinatra che compivano le eroiche imprese.
C’era solo una squadriglia di caccia interamente negra. Con sorpresa di molti, si comportò benissimo.
“Lo vedi il negro che pilota l’aeroplano?”





I prigionieri furono legati a dei pali ed usati per esercitazioni con la baionetta. Diverse persone in una fossa furono sepolte vive. Si vedono le loro espressioni mentre la terra gli piove sul viso. Poi le facce scompaiono ma la terra continua a muoversi come se ci fosse qualche animaletto che si scava una tana, lì sotto.
Indimenticabile!






Che imbarazzante, essere umani!






lunedì 31 luglio 2017

WB: Sfumature (prova)




Sono rinchiuso nel buio anche se fuori non nevica
Perché ogni giornata statica sembra una replica
O come il truman show solamente una recita
Banale ma reale, di emozioni una svendita
E non ci riesco a far finta, colpa dell’etica
Sorella maledetta che sorride e non lesina
Morale che impedisce di viver giornate lisce
Mentre la mia testa mi violenta e demolisce
Ed alimenta questa folle paranoia triste
Che mi colpisce in faccia e mi svilisce


Tante giornate che sono uguali a ieri
Colpa dei nostri assillanti pensieri
Quanto sarebbe bello esser leggeri?
E non affondare tra i nostri demoni neri?
Con questa angoscia che crea solo problemi
Così non può andare, pensi al futuro poi tremi
Distruggo il mio muro buttando fuori i veleni
Poi Mi lascio andare vivendo sorrisi pieni
E se quando ti cerco tu comunque non vieni
Io cascherò in piedi anche se tu non mi vedi



Nulla è banale niente è definito
Tutto è sfumatura
 tra il bene e il male
La pioggia e il sole

Impercettibili sfumature che danno senso e colore


Small memoriam for myself - Bob Kaufman



Al di là del raggio di disprezzo, la lussuria s’è emancipata dalla sua faccia volgare.
Mai più impallidire per il terrore alla minaccia di tristezza della realtà.
Nessuna miscela di dolori può causare la morte delle risate, ora.

Nel ricordo di sicure luci che ho visto uscire
Ho visualizzato patetici rituali e rumorosi requiem,

composti da metafisici progetti di bisogno e cura.













End of poems 1956-1963 

venerdì 28 luglio 2017

Sad Flow in C



Sottotitolo: Rap del povero stronzo




Ingoio dodici calici di alibi sadici
Taglio radici infelici di esser tristi salici
Vestito da Ali G definisco il mio ABC
Mangiare scopare e fare il pieno di alcolici
Alticci bastardi siamo sempre più fradici
A far gli stronzi felici sai non siamo gli unici
 storditi da arditi mitici joint di thc
 coi vizi proibiti riempiamo stanche narici
ci accoppiamo tra lisci e ricci mici meticci, che dici?
Siamo sporchi percorsi sempre banali mai epici
Insulsi insulti distrutti / e frantumati da erpici
Sarebbe bello se almeno potessimo essere complici
Invece stiamo sospesi appesi a risate semplici
Da cui si cade giù come / da lisci manici fragili  
Pronti alla resa in attesa / di finali tragici
Un po’ alla Brandon Lee, sai che sono i tuoi meriti
E sorridi di ciò manco fossi la clerici
Pensi a quand'eri contento / e correvi in bici
Il futuro era eterno, ballavi  Micheal with Billy Jean
Ricicli sti cicli sinceri e neri più degli stranieri
In sieri di pensieri marci ma veri di deliri atavici







giovedì 27 luglio 2017

Poems poetically - Bob Kaufman


POEMS POETICALLY

Poesie poetiche
Polarizzano I poeti in
Un asse di bilanciamento
Su infinite superfici girevoli,
foglie tenui sono doni della foresta
per rappresentare la terra
crescere fuori  dal decadimento
i più giovani boccioli della mente
vivono sulla trasformazione rotante
di vite durante montagne di pensieri, e
puliscono i loro pori nel mare struggente.
E campi aperti producono
il loro raccolto nella pioggia passante
del piano, come
La primavera divina le sue
Collezioni all’oceano,
e le grandiose acque
elevano continuamente velocità su delicati incontri.
Pastori con dita luminose,
bastoni guidati dal vento,
ruotano le loro
auree nel

sole.

BLOOD FELL ON THE MOUNTAINS - Bob Kaufman


Cade sangue sulle montagne


Blueness,  il colore dell’amore, blu inclinato ad uno scricchiolante color blu, il colore dei colori come dolci blu notturni di vuoti. Solitudini riempite con malinconie, pioggia nera grandine contorta, neve ferita.
La montagna pianse asciutta, lacrime di pietra tra gli alti alberi, il sonnambulo attraversò il ponte degli occhi, in mezzo al colore dei giorni.

Nella mano sinistra è il sognatore
La ballata alla sorgente
Il cantante e la canzone
Poesia per Eileen sul mio
Ritorno a casa,

io sono un amante
Bob

Da me a te.

martedì 25 luglio 2017

Anche nei periodi allegri, qualche reminescenza d'odio mi percuote di tanto in tanto



E’ dieci giorni che non metto le mutande e trenta che non indosso i calzini – e quindi le scarpe, che le scarpe (di qualsiasi genere) senza calzini, sono un abominio- e la vita è comodissima almeno all’apparenza

Sono grasso in faccia
Se non sto bevendo o mangiando preferisco dormire

Mi lavo i denti e vado a letto,
sono le otto e dieci ma non mi frega un cazzo
vado a letto quando mi pare
meglio dormire che annoiarsi.

Mi mordo un orecchio, lo giuro
Cazzo, lo strappo via

Perché mai dovrei giustificare il mio splendore a dei vermi?
Strisciate pure quanto volete,
non vi calpesterò mai, lo giuro.

Come fate ad esistere?
Come fate a resistere?
Fate come fate, fate come ex fate con le ali bucate, maiali mai leali
Buttati lì tanto per
Intanto io è già tanto se
Rantolo suoni, odio gli umani
Vivo coi cani, mi mangio le mani fino alle ossa
Sangue alla bocca
Testate alla roccia
Appena ci riesco mangio una bomba
E vado in piazza con un pigiama di vento
Poi mi diverto col corpo divelto
Un colpo diretto e lascio ovunque
Pezzi di stronzo qualunque
 come regalo.






Spero che voi viviate il più possibile
Ve lo siete meritato
Vi abbraccio forte tutti quanti
Viva la vita e il modo in cui va vissuta:
I saldi ad agosto la pizza sottile il karaoke
I bar col sound a cannone e le pizzette
Scopate facili con pochi argomenti anzi nessuno
La droga che non passa mai di moda
Il lavoro che grazie a dio c’è, altrimenti la droga come la compri?
-E le starsmith come le compri?-
Viva Ibiza e la gente che si sa divertire
Viva i ciccioni i ritardati e quelli brutti forte
Almeno avete qualcuno da prendere in giro invece di guardarvi allo specchio.

ALL HALLOWS, JACK O’LANTERN WEATHER, NORTH OF TIME - Bob Kaufman




Tutti santificati, clima da zucca di Halloween , nord del tempo


Un posto chiamato solitudine, una soffice città nel  paese d’ottobre un inimmaginato paesaggio che esiste in un irreale mondo reale, strade arterie di lava cliccano un suono di potenti lividi vissuti spessi archi inesistenti, si versano l’uno nell’altro, si riempiono l’un l’altro della loro vacuità, gridando silenzi attraverso stanze urlanti, non registrazioni visibilmente rotte cuciono ronzii illusori, come gli uccelli pietra piumati di nobile marmo spaccano l’aria solida, volando dal tamburo del rock, eterno poema di pietra del sole…  conosco un posto in mezzo fra in mezzo, dietro a dietro, di fronte al fronte, sotto sotto, sopra sopra, dentro dentro, fuori fuori,  vicino al vicino, distante dal distante, più distante della distanza, più vicino della vicinanza, un altro lato d’un altro lato.. lui mente sull’estrema facciata della musica… quell’oscurante piano di luce sull’altra faccia del tempo, continua ad andare aldilà aldilà…   inizia all’amaro finale

Conosco la stellosità ….   Conosco la perdita…   luce lunare muoviti.

lunedì 24 luglio 2017

Costantinos Kavafis - Poesie





Somma

S'io sia felice o infelice non discuto.
Ma a una cosa con gioia sempre penso:
che della grande somma (della somma che odio),
così ricca di numeri,
io non faccio parte, unità tra le tante.
Io non sono compreso nel totale.
Questa gioia mi basta per sé sola.












QUANTO PIU' PUOI

Farla non puoi,la vita,
come vorresti?Almeno questo tenta
quanto più puoi: non la svilire troppo
nell'assiduo contatto della gente,
nell'assiduo gestire e nelle ciance.

Non la svilire a furia di recarla
così sovente in giro,e con l'esporla
alla dissennatezza quotidiana
di commerci e rapporti,
sin che divenga una straniera uggiosa





sabato 22 luglio 2017

Sono qui da solo e mi amo.



Ieri ho pensato a me. Lungo giro in bici, passaggio al bar, bibita analcolica, chiacchiera veloce, tornato a casa, lettura, computer, nanne.

Oggi ho pensato alla socialità, M chiede vieni a bere qua? R chiede vieni a bere là? S dice vado a bere lì. Esco senza troppa convinzione, bevo una birra, cambio bar, B vuole bere e drogarsi, io di certo no; bevo un cocktail e uno shot per fargli compagnia e subito me ne pento perché oggi non mi va. Mando due messaggi per vedere se c’è qualcun’altro in giro. Ci sono tutti in giro. Sono tutti in giro a bere. Il venerdì sera è una merda, alcool alcool alcool, -andiamo a sentire qualche gruppo live?- alcool alcool alcool - andiamo a fare un giro in centro? - alcool alcool alcool.
alle 23.40 torno a casa perché non sopporto più questa folle necessità di sbronzarsi e farsi per sentire quella falsa effimera felicità …che altrimenti non si sa dove cazzo andare a cercarla; piuttosto sto a casa e guardo il muro.
Di leggere non se ne parla. E’ un paio di settimane che non ci riesco, sto sempre pensando ad altro, sarà che ormai leggo sempre da sobrio, il mio cervello non c'è troppo abituato e corre troppo in fretta, non mi concentro su nulla, mi entrano in testa dieci quindici parole poi sto già pensando ad altro.

Tipo la frase di Byron: Il ricordo della felicità non è più felicità, il ricordo del dolore è ancora dolore.

Tipo il dover lavorare per vivere che somiglia sempre più al vivere per lavorare. Togli il lavoro il sesso il sonno il cibo e le varie droghe, cosa resta della vità? Cosa cazzo è la vita? I viaggi? La conoscenza? Chi cazzo li fa i viaggi? La gente viaggia dieci giorni all’anno e passa trecentocinquanta giorni ad aspettare le prossime ferie.  Che cazzo è la conoscenza? L’esperienza, forse? I libri? Conosciamo veramente qualcosa? Qualcosa che abbia senso conoscere? Qualcosa che serva? Che serva a cosa poi? Facciamo un figlio per vederlo crescere perchè noi non sappiamo crescere più di così? Anzi, ne facciamo sei e poi c’impicchiamo perché non riusciamo ad essere felici nemmeno potendo avere tutto quel che ci potrebbe rendere felici? 

Eccomi, ho visto posti, conosciuto persone, mi sono divertito molto ma ora sono tornato a casa.
Nel mio bellissimo stimolante paese.
E questo è il mio miglior venerdì sera veronese degli ultimi mesi.

Senz’altro il più onesto.





...
Can't find no fingernails 
I ate them off cause I was hungry as hell 
Can't read, can't clear my mind 
So here I go I've got to get into this lifetime 
I think I'm gonna build a fence 
To keep inside what little sense 
The sense of taste 
The sense of smell 
The sense to sit here and feel like hell 
To feel like hell


venerdì 21 luglio 2017

THE CELEBRATED WHITE-CAP SPELLING BEE - Bob Kaufman



THE CELEBRATED WHITE-CAP SPELLING BEE

Il celebre concorso white-cap d’api ortografiche è stato vinto da un ape ortografica
Una stella ha posto una puntigliosa domanda: Può un circolo circondarsi da solo?
Un pinguino acquietato risponde dal dietro della testa, siamo gnomi profondi?
E noi abbiamo parlato degli affari dei fiori, un ape mal scritta ha fatto un segno
Il blu è una delle molte facce del blu, quanto velocemente una balena rossa canta il blues?
Quando una nave solare affonda fuoribordo, io camminerò sul perimetro del sole, curvandolo su.
Una volta metto le mie iniziali su un magnifico coccodrillo.
Abbiamo passeggiato il pavimento d’un fiume, ho sentito un uccello cantare in un albero nel golfo del messico .  .  .
L’uccello cantava una canzone di sale amoroso, una canzone d’amore
Ho cambiato la mia mente, e quella nuova è vecchia .  .  .
Un tamburo batte dietro le mie costole

Qualcuno ha disegnato un ritratto su un’onda .  .  . s’intreccia al nostro passaggio, annodandosi, mani arrugginite.
Il rigonfiamento si ferma quando il sole è allarmato, l’inferno raffredda i suoi fuochi d’anticipo.
Quando gli oceani s’incontrano, oceani di sotto, riunioni di navi, marinai, gabbiani, ragazze dai capelli neri.
Il mare si bagna nell’acqua piovosa, mattina, luna & luce, il mare pulito.
Grandiose fattorie sul pavimento dell’oceano, verdi colture di scafi affondati fanno crescere conchiglie.
Mari che crescono da un buco born in a turtle’s back, a sea in a turtle’s sack.
I pesci passano tutta la vita nudi. Quando vengono catturati muoiono d’imbarazzo.
Molti, molti anni fa c’erano molti molti anni da passare e molte molte miglia da fare
La terra è una grandiosa, triste faccia. Il mare è un’enorme lacrima, gemelli di compassione.

Se c’è un dio sotto la superficie del mare, è sbronzo e racconta bugie fantastiche,
quando la luna sta bevendo, il mare barcolla come un marinaio ubriaco.
I poeti che annegano nel mare, diventano bellissime canzoni bagnate, crani.
Le vedette creano un approdo, una terra cadente crea una vedetta.
Alla fine delle acque, il sacro matrimonio tra gli orizzonti.
Il mare diluisce continenti che amano cieli caduti, tempo prima del tempo, tempo passato, tempo che arriva nel tempo, tempo attuale, tempo che deve venire, senza tempo, scorre nel tempo
Tutto è mare. Il mare è tutto, sempre…

Per l’eternità, lo giuro.

mercoledì 19 luglio 2017

Spliced reflections - Bob Kaufman



Riflessioni congiunte


Diverse osservazione di cosa sia realmente morto
   (Successo e crimine, due valori equi).

 Partenza storica (Caino rifiuta d’ammazzare Abele)
     Persistenza di donne che continuano ad amare

Voce d’un commentatore mai visto, sentita da orecchie tappate,
     Oscure storie di fuochi d’erba  (Niagara dell’anima)

Passaggio grugnante (navigazione in uteri bloccati)

Improvvise conferenze con capi indiani immaginari
   (Fumata rituale, pavimenti di pelle di bufalo bianco)

Criminali innocenti seppelliti sotto valanghe d’aghi di cactus
   (Grande questione filosofica: Geronimo era acceso?)

Arrivo d’Inca, Giaguari facce di sole, evidenze martellate d’argento
 Razzi testimoniali lanciati  (commemorazione di Baudelairiani capricci)

Fredde penetrazioni all’unisono  (aridi test di molluschi brucianti)
   Omicidi rituali e levitazione, danze di combaciamento bisettimanali.


      Illumina il vento, trascina dentro la pioggia