mercoledì 28 giugno 2017

Sara






Sara ha i capelli d’un biondo scuro molto caldo e vagamente rossiccio, li porta più corti dei miei ed emana più sensualità di Nicole Kidman sul red carpet, alla faccia dei cultori della chioma fluente, nei suoi occhi verdi con un taglio vagamente orientale -ma poco poco, è una cosa che s’intuisce più che vederla- ci sono leggere striature di castano chiaro, più che castano direi marroncino mandorla, e il verde cambia in base al clima, quando il tempo è soleggiato è un verde brillante quando il cielo si rannuvola s’immalinconisce e la mandorla quasi prende il sopravvento. Sara ha labbra rosee e sottili, da uscirci di testa e dover scoprire che sapore hanno, ha i canini superiori più avanti degli altri denti e gli incisivi inferiori leggermente sfasati di chi non ha mai portato l’apparecchio e di certo non ha intenzione di metterlo a venticinque anni (frecciatina), quando è sovrappensiero guarda nel nulla e si mordicchia il lato sinistro del labbro inferiore in un modo che mi manda fuori di testa. La sua pelle è chiara, non teutonica ma quasi, le mani piccole e sottili, la elle tra clavicola e collo è la cosa più sexy che io abbia mai visto. Quand’è imbarazzata mezzosorride e, retaggio di anni passati a portare i capelli lunghi,  sposta il ciuffo asimmetrico sull’orecchio destro, ciuffo che immediatamente le ricade sulla fronte perché non è abbastanza lungo per stare su. Nei contesti sociali, durante le conversazioni, Sara guarda sempre da qualche parte alle spalle del suo interlocutore del momento, un punto  all’altezza delle orecchie, sopra la spalla di quest’ultimo, oppure fissa un punto non ben definito, qualcosa che sa solo lei, tra gola e petto di chi ha di fronte, negli occhi non fissa nessuno per colpa di quello che suo zio le ha fatto quand’era troppo piccola. A scuola mangiava letteralmente le matite e mordicchiava i tappi delle penne fino a renderli informi. Non mette lo smalto sui piedi perché non le piace, cammina senza quasi muovere i fianchi, ha un piercing sull’ombelico e sette sulle orecchie, a destra due sul lobo, un helix e un tragus, a sinistra uno sul lobo, uno snug e un anti-tragus. Otto piecing e solo un tatuaggio, il simbolo del chaos sovrapposto a una giduglia sulla spalla destra. Sara ascolta reggae ma non Bob Marley, impazzisce per Florence and the Machines e per i film di Wes Anderson, sogna di vivere in Madagascar e sta seriamente pensando di fare un corso per imparare a pilotare mongolfiere. La mia Sara è un intricato groviglio di timidezza ed allegria di cui sono perdutamente innamorato da quella volta in cui, sulla panchina di fronte la gelateria in piazza, mangiando un panino con la fesa di tacchino si è sporcata il vestito beige di maionese. Nel frattempo il suo aitante sorridente muscoloso fidanzato ricco l’ha messa incinta ed ogni volta che li vedo passare ho preso l’abitudine di segnarmi il braccio destro sopra il gomito con un taglierino.

giovedì 22 giugno 2017

Blues di mezz'estate


Oggi è spleen.
    Cos'è?
    Califanica MalincoNoia?
 Tristezza per un passato piatto e un futuro burrascoso?
 Ho solo la certezza che nulla c'è.
               E nel nulla soffoco.
  Mancano l'aria e la voglia di voglie.

Comprare un cane per fingere compagnia??
  Poter ridere con qualcuno
  o rifarsi le canne per ridere di sè.
Sempre meglio che vedere la tua faccia sparasentenze
      non richieste
   mai richieste
       mal riposte
     risposte spostatevi! Dalla mia cazzo di testa,
non ho chiesto niente.

Via da me!
   Che nudo ho caldo, vestito ho freddo,
 sono ghiaccio ardente e congelo le fiamme, se mi va
 ... ma ovviamente non mi va
    volo sottoterra
                                    struzzeggio
e più parlo più vorrei starmene zitto
  fottuta loquacità/verbosità diarroica,
oh scusa, troppe sillabe? parole troppo complicate
cristiddio vai a farti fottere, ho per caso chiesto un tuo parere?
Tutti questi maestri da dove sono spuntati?
Di spuntate qui ci sono solo le vostre vite felici,
puntate di soap in cui si susseguono colpi di scena patetici
               che si ripetono dagli anni 50
 e voi tutti lì, rapiti, con 'ste facce stupefatte e sbigottite.
                         Ma complimentoni!
 Bambini a cui rubano il naso, questo siete.

"Ehi, posso proporti una chiacchierata stimolante?"
"No grazie, la vita è già abbastanza difficile, le cose non si possono cambiare, non voglio ulteriori preoccupazioni, bevo la mia birra in silenzio, sto bene così".
Spettacolo entusiasmante, il cane che lecca la mano che lo bastona.
Il tuo guinzaglio dovrebbe avere un nodo a scorsoio
 & suggerirei un massimo di tre ore d'aria giornaliere
                 per rappresentare meglio la tua condizione
    "di schiavo ma-io-rigo-dritto-sennò-perdo-anche-quelle"
 e l'abbonamento a Netflix, vai tranquillo, te lo pago io,
 per assicurarmi che tu, stronzo, mi stia lontano.

 Rousseau diceva "L'uomo è nato libero ma ovunque è in catene"
io dico "L'uomo non è un lupo, ma una pecora fottuta,
      appena ha un pò di libertà si va ad incatenare in qualche gregge
                 & fa come quelli davanti."
    Cetacei non ancora spiaggiati.
      Ma state tranquilli, succederà.

Ok, deciso
    devo lasciare il paese
 "Tutto il mondo è paese!"
Allora debbo lasciare il mondo
 faccio così, lo lascio a voi, popolo
 di laureati, scienziati ed ingegneri etcetera
  che sicuramente sapete quel che s'ha da fare
e nel giro di poco avrete le pillole per ingrossare il cazzo o,
 perchè no, per sborrare con maggior abbondanza e vigore,
   nuovi pazzeschi centri commerciali scavati nelle montagne,
la pubblicità  spruzzata direttamente nell'aria tipo scie chimiche
ma stavolta vere, eh, l'ha detto Piero Angela.
La nuova frontiera, gente.
 Esci dall'ufficio per prendere una boccata d'aria
 e ti risiedi alla scrivania pronto a comprare la nuova tecnotrovata Apple,
con un forte desiderio di cibo gluten free ( che non lo sapevo
 ma da quando va di moda ho scoperto d'esser intollerante,
'sti cazzi che fortuna, mangio sano e sono trendy at the same time)
 Il futuro è oggi!
 
Addio,
mi chiudo nella mia testa di cazzo,
 butto la chiave
      & sto in mutande quindici giorni
ma che dico quindici
 facciamo ottocento.




mercoledì 21 giugno 2017

Blues per Hal Waters - Bob Kaufman




La mia testa, la mia chitarra cranica segreta, incordata con leggende pizzicate dalle
Ristrettezze di ieri, è sepolta in vestaglie d’echi, occhi miei,
       borse senza vento, laccati per regalare un brillìo
Le mie labbra di marmo, ingresso di quella caverna, dove visioni rinunciano alla rinuncia
L’eternità ha marciapiedi bagnati, gli angeli sono in arresto per aver volato ubriachi.
Io Voglio solo l’isolamento, per creare l’illusione di spazzarmi via.
Le sue sballate speranze saranno riposte nella sua tomba. Lunghe pagaie di stima per la sua canoa simbolica.
Se me ne vado tra le stelle, inoltrate la mia posta a Dio, Cielo, Lower East Side.
Troppo tardi per lo snorkeling ed altre filosofie moderne, mettete il mio ego in magazzino.
La luna è troppo vicina alla mia famiglia, e i crateri sono freddi in inverno.
Andiamocene sul sole, acqua calda, riscaldamento radioso, colori speciali
Convenienza del manico di coltello, vicino a Dio, libera fusione di comunità.
Gli eschimesi hanno congelato segreti nei loro nasi e hanno tritato il polo nord.
Gli ultimi bufali sono stati silurati da un sottomarino atomico,
    che spara fermacravatte all’idrogeno
Dio è il mio dittatore preferito, nonostante si sia rifiutato di tenere elezioni libere.
Sono preoccupato per il lucchetto che ho dipinto.
I miei capelli sono stati invasi dall’erba, parti della mia anatomia sono ancora inesplorate.
Niente più session d’arpa per me; andrò all’inferno a sentire un po’ di buon jazz.
Hai sentito l’ultima novità? Terry e i Pirati non sono realmente reali.
Se valuti la comodità dei tuoi compagni devoti, non morire in chiesa.
Perché rovinarci gli occhi con la TV? Stasera dopo cena progettiamo autostrade!
Può aver perso molti amici, ma Gesù potrebbe aver fatto una fortuna con la formula per trasformare l’acqua in vino.
La storia è l’unico diario che Dio tiene, e qualcuno l’ha lanciato sul falò.
Il giorno del Big Game a Hiroshima. La luna è un doppio rappresentante.
Quest’anno gli animali stanno tenendo la loro prima settimana “essere gentili con le persone”
I gatti siamesi non parteciperanno e terranno la loro convention personale in Egitto, il mondo civilizzato teme che loro possano tentare di rimettere il faraone sul trono.

Per l’amor di Dio, Hal, sblocca la radio. Inciampala con la tua chitarra.

lunedì 19 giugno 2017

Paul



 …ed è stata una giornata parecchio intensa, esci dal lavoro alle cinque e vai diretto per l’epilazione, l’hai già fatta due volte ma qualche peletto sul petto continua a ricrescere bastardo. Finisci giusto per l’aperitivo ma prima di andare a bere passi dal Blanco che ti da ‘sta busta, lo sa manco lui che cazzo è, solite frasi da pusher “oh questa è strabbbuona, è robbba nuova, sempre amfe no, però diversa, più allegra, sentirai cherrrobbba” per cui lo paghi e ne assaggi subito un angolino lì con lui anche se odi quel cazzo di appartamento sporco unto lurido tana di ratti, all’inizio non viene su nulla ma anni d’onorata esperienza ti consigliano d’aspettare un dieci minuti prima di sparartene ancora. Saluti Lo Sporco, risali in Porsche ringraziando i gloriosi stati uniti d’america per aver assorbito e continuato a produrre l’unica marca di auto che valga la pena guidare altrochè le puttanate electric-bio-social-savetheplanet che sembra di guidare una lattina piena di merda, t’avvii verso il  Mezcalhero ed ecco che l’amfe inizia a salirti dolcemente, ti carezza il collo e i lati della faccia fino ad arrivare a destinazione al centro del tuo cervello, buona, cazzo, non troppo aggressiva, simpatica, sorridente, danzereccia, arrivi davanti al locale già affollato e lasci la macchina dritto davanti all’ingresso dando un paio di sgasate giusto che si sappia che lo sceriffo è in città, scendi splendido nella tua camicia blu cielo che costa come l’intera istruzione dei quattro pezzenti che ti stanno fissando lì davanti, per non parlare delle scarpe e dell’occhiale ti prego non parliamo delle scarpe e dell’occhiale che sei già il fottuto campione del mondo d’importanza senza bisogno di scomodare le scarpe e l’occhiale, pensi per un attimo alla possibilità che qualche topo di fogna lì dentro per sbaglio ti pesti una scarpa sporcandola, dovresti immediatamente chiamare Chango e la sua banda di psicopatici che non saranno belli non saranno profumati ma se c’è da crepare crani sono più che funzionali, allora entri nel locale e appena la barista ti guarda, figa da sbattere al muro immediatamente senza passare dal via, simuli un paio di passi di danza e t’approcci al bancone, senza appoggiartici sopra come invece fanno sempre le altre scimmie-bestie-maschi-Neanderthal, via l’occhiale con finta noncuranza, lo metti sul penultimo bottone della camicia, l’ultimo è aperto, non sei mica un pinguino, ti passa per il cervello veloce come una rivoltellata il pensiero di quegli orribili mostri trogloditi che s’appoggiano l’occhiale ai capelli smerdati di gel invischiando e ungendo le lenti che poi non si vede più un cazzo chiusa parentesi, torni immediatamente alla barista, vorresti salutarla per nome ma non riesci mai a ricordarti come cazzo di chiama, Vale Vane Vicky no era Rebecca forse chi cazzo lo sa, ti limiti ad un ciao e a sfoggiare il tuo sorriso perfetto che sicuramente l’ha già fatta bagnare, ordini un Manhattan e le chiedi cosa fa quando stacca dal lavoro, risposta: “Mi viene a prendere il mio ragazzo, come tutti i venerdì.” Puttanella che fa la preziosa. Ecco che Josh ti chiama dai divanetti top, lo raggiungi , gli dai la sua busta e l’ignoranza estrema ed incontrollabile può iniziare. Nel giro di un’ora bevete quattro cinque cocktail, andate in bagno un paio di volte a ricaricarvi e poi partite per il Beach in Town, ovviamente sulla tua macchina che quella cazzo di Chrysler non si può proprio vedere.

martedì 13 giugno 2017

Art Brut


Honey, undress me
These cloudy years
A sandwich at the swing
Orange-green,
Who knows it?

In the middle of the night
I’m crunchin many stones
& hide the mountains in the pocket
                      Of my jacket

You know I sing badly
But I work a lot worse
You know I write badly
But I can’t wait on the doors

What I can not do i leave it to Dan
Take off the school and we can be friend

What I can not do I leave to Dan
He doesn’t understand
 & slaps spiders in the pub
  Then runs

I have the feelings of a brown tv that drizzle timelessly the chewed slops
That’s the reason cause I don’t work hard, don’t wanna run, just wanna stop.
I hate those bloated ones with the plane, talking ‘bout the women’s silhouette
 & the arriviste girls hidden by make-up, that buying designer’s pochette

You know I write badly
But I live a lot worse
Nut,  if you touch my nose
I can really laugh
And I swear, it’s enough.


Il cane che non ho     Mi lecca a bassa voce
La zia fabbrica torte dinamite e tutto tace

La gente tira sassi e fa le foto mani in tasca
La nebbia viola elettrico mi balla nella testa
Ribalto gli ideali e me la vivo a testa in giù
Strofiniamoci un po’ il naso che poi ridi pure tu

And it’s enough
I think it’s all.


What I can not do
I leave to Jim
What I do not want
Has taken by him
What I can not eat
Has already eaten by a non-friend
The fatty one, he spits on my back
And cleans his mouth
         on the scented flowers
                     that I kept for you.

And that’s enough
Somebody have to stop
It,
   I’m sick and tired of his lies
So in front of you I declare:  
                                          “Well
He just deserve to die,
I will do it with my hands.

          Bye!

venerdì 9 giugno 2017

Bruxelles 2.0



Mercoledì andando in aeroporto manchiamo l'uscita, tiriamo dritto, fuori a quella dopo, cavalcavia, rientriamo, sbgliamo ancora, bestemmie furenti, pericolosissima retromarcia in tangenziale, finalmente ci siamo. Arrivo a Charleroi in perfetto orario, sulla navetta per Bruxelles chiacchiero tutto il tempo di viaggi e libri con un'attrice teatrale francese che sta tornando a casa dopo quattro mesi in giro per lavoro in italia; è giovane bionda e bella ma no, il numero non gliel'ho chiesto.
Incontro l'aggancio, dopo sette anni di conoscenza su internet finalmente ci si vede, compriamo delle birre in uno dei best beer shop in town e facciamo serata tranquilla in casa chiacchierando del più e del meno.

Giovedì mattina andiamo da Cantillon a prendere i regali poi pranzetto in un sushi molto buono & chilometri di passeggiate in giro per Bruxelles. Si torna a casa, scopro i meravigliosi Die Antwoord, doccia, bottiglia di vino francese, carne rossa poi giretto al pub, chiacchierata complottista, si torna a casa, letto. Sono le due
.
Alle sette sono in piedi, colazione coi controcazzi uova tonno nduja frutta secca kiwi uva, succo all'arancia, caffè e via al museo di Magritte: i cadaveri squisiti mi hanno fatto ridere. Le opere in generale no, mi hanno colpito poche cose, la fata ignorante, alice in wonderland e quei dipinti strani con le nuvole a forma di pera e dentro la faccia di un grassone incattivito. Indovina chi sono gli unici stronzi che parlano a voce alta in un cazzo di museo? Una coppia d'italiani. Dopo Magritte vado alla Mort Subite, bevo la lambic white e la gueuze a temperatura ambiente della casa. ME-RA-VI-GLIO-SE. Indovinate chi sono gli unici stronzi che chiedono di far cuocere meglio la loro omelette? Una coppia di italiani. Sono già sbronzo, poi volevo andare alla piazza della borsa a vedere la mostra fotografica di Steve Mc Curry ma non so se riesco, forse la butto di prepotenza sulle birre, non so, ci aggiorniamo dopo.

Sono sbronzo. Sono andato a La Becasse a bere un paio di acide, poi waffle classico ed eccomi al Poechenellekeller o come cazzo si scrive, sarebbe la birreria di fianco alla statua simbolo di Bruxelles, il tristissimo bimbo che piscia. Hanno una scelta spaziale di birre in bottiglia, mi faccio una Blanche e mangio qualcosa, pane con burro e una salsiccia essiccata, spesa ridicola & pancia piena. Però sono ancora ubriaco, o già ubriaco, o di nuovo ubriaco, vedi tu, e non sono neanche le due. Lo stronzo di Daniele s'è svegliato tardissimo, sarà operativo per le cinque e mezza. Bevo una bottiglia d'acqua per reidratarmi. Penso (male). Massì il cibo mi ha fatto star meglio, mi faccio l'ultima birra poi vado alla mostra fotografica allegretto, sicuro che mi piace di più. Stase spero di andare a letto alle dieci ma Ci aggiorniamo dopo.

Eccomi, non ho paura di niente!, grazie a dio ho trovato un posto dove sanno fare il caffè, ce ne sono una trentina di varietà, ne chiedo uno strong ma non acido, me ne consigliano una varietà del Costarica. Due euro per un Espresso. Li vale tutti. Vado a vedere la mostra di Mc Curry: fortissima, alcune foto mi fanno quasi male; mi passo via per un'oretta buona poi passo dal Moeder Lambic dove bevo una Pale Ale inglese molto fruttata e una Tripel strascura un pò troppo forte, ora che faccio??? Vado al delirium, a quest'ora (17.20) dovrebbe ancora essere agibile. Infatti è più che vivibile ma mentre scrivo sta roba entrano una cinquantina di persone, tutti turisti, alcuni molto rumorosi quindi evidentemente molto italiani. Finisco la mia sour-ale acida pulisci bocca e salgo nell'hoppy loft. Prendo un'altra sour. Puzza. O non hanno pulito l'impianto o il fusto di questa birra è su da decisamente troppo tempo ed è andato a male.
Dico al barista, con cortesia, che la birra non è buona, ha un cattivo odore.
 E lui no, è normale, è una sour.
-So che cos' è una sour. Ma questa ha un cattivo odore. Prova ad annusarla.
No, ma è normale, sa di aceto.
-Ho già bevuto altre sour, ti dico che questa è strana.
Ci sono diversi tipi di sour, le più classiche sono le red flamish che vengono dalla fermentazione spontane a tipo lambic, poi ci sono quelle come questa che sa più di aceto.
-So cosa sono le sour, Questa non sa di aceto, ha un odore cattivo. Annusala.
No, ma è normale, Vai tranquillo, puzza perchè è acetica.
Dico ok, penso dio porco almeno prova ad annusarla lurido figliodiputtana barista di merda, ci metti due secondi a capire che è andata a male, sa di piedi, non di aceto, è come un vino ossidato, te ne rendi conto in due secondi, sei proprio un coglione ,ti spaccherei la testa. Animale. Bestia. Incompetente.
La riassaggio e mi convinco d'avere ragione, arriva il pugliese, s'offre di finirla lui, torniamo a piano terra, bevo l'ultima sour (buona) e via verso casa. Ci fermiamo a mangiare un cheeseburger terribile e compro un paio di birrette. Per cena ci sono anche gli altri due inquilini, la femmena produce una pasta di tutto rispetto con soffritto e sugo salsicciato, assaggiamo tre quattro birrette poi i giovani (più anziani di me) escono a fare serata, Dan mi mostra i primi tre episodi di Hooked, serie scritta a quattromani dal tizio barbuto dei the pills e qualcosadelgenere, si , proprio lui. Poi mi lavo i denti e vado a letto distrutto, sono due giorni che cammino tanto bevo troppo e dormo pochissimo.

Sabato mattina colazione fruttata, metro, stazione, treno per anversa. Anversa è una bella città, un pò troppo capitalistica ma comunque piacevole, almeno i negozi non sono tutti uguali, anzi, oltre le centinaia di negozi d'abbigliamento c'è di tutto, negozi di cuscini, roba da metallari, negozi dell'usato, libri, vinili, collane, caffetterie e molto altro. Di qualunque cosa tu abbia bisogno, ad Anversa c'è un negozio dedicato. Passiamo per il giardino botanico, molto carino,  andiamo a Grotte Platz, ci sono mille bancarelle, partiamo con un assaggio di Empanada e un bicchiere di sangria, poi involtino da chilo al viet, ravioloni thai, assaggio di mille salse dalla tapenade alla tartufata passando per tre tipi di hummus e roba piccante. Poi stand da incamiciati quattrinai, vino francese, pescado del dia, calamari fritti alla birra e un paio di ostriche della normandia per chiuderla in bellezza. Passeggiata in centro, tunnel sotterraneo, gitarella nei parchi pubblici, birretta di recupero e si torna a Bruxelles. Serata a casa, filet mignon e vino rosso ossidatissimo (aperto da quindici giorni, Dan, proprio non si poteva bere) mentre guardiamo la finale di champions. Poi Dan va ad una festa io lo pacco clamorosamente per andare a letto, sono cotto.

Domenica mi sveglio presto, leggo un'oretta poi mi riaddormento. Quando mi risveglio mi do una sistemata e torno al Poechenellekeller a berne un paio mangiando un altra delle loro fantastiche salsicce essiccate. Per pranzo scelgo un ristorante etiope. Si mangia con le mani. Assaggio un ottimo spezzatino d'agnello con cipollotti e zenzero, pesce in salsa di pomodoro, spinaci molto simili a quelli che mangio a casa, patate con spezie strane molto valide, una specie di ricotta da aggiungere ad una salsina piccante, insalatina ben condita. Il cibo lo si afferra con pezzetti del loro tipico pane morbido e spugnoso, che ti portano a rotoletti. Il primo boccone me lo infila in bocca la proprietaria del locale come gesto di benvenuto... speriamo si lavi le mani tra un cliente e l'altro. Il vino bianco francese è buono, il caffè anche. La grappa molto morbida chiude un pasto da ricordare. Dopo pranzo recupero Dan e andiamo al parco del cinquantenario dove ci aspettano i coinquilini con qualche loro amico. Al parco c'è una festa medievale, pieno di gente, un sacco di stand dai quelli che vendono braccialetti e anelli a quelli con birra e cibi strani avvolti attorno a degli spiedi giganti. C'è gesnte vestita di pelli e cose pelose, una tizia strana gira con un furetto nella borsa, c'è un gruppo con cornamuse e tamburi che fa una specie di vikingpaleorock. Ce ne stiamo seduti davanti alla fontana a bere vino e chiacchierare, la mescolanza di culture che si respira a Bruxelles è fantastica, tra gli amici dei miei amici ci sono un pisano, un portoghese e poi boh non mi ricordo più. Dopo la festa passiamo da casa a sistemarci, recuperiamo una bottiglia di rosso, compriamo della carne ed andiamo a casa di Benedict. Ben è un ragazzo tedesco che lavora per una lobby che fornisce suggerimenti finanziari, se ho capito bene, vive da solo in un appartamento da milletrecento euro al mese, ha una terrazza con vista pazzesca e degli amici scoppiati: Dimitri il canadese e l'altro Ben "Whisky face" l'irlandese. Arrivano anche due ragazze, Lucy e Biliana. Ben griglia de cibo, mangiamo e beviamo buon vino; il merlot cileno valeva proprio la pena. Dopo cena il padrone di casa c'insegna uno strano gioco in cui devi afferrare coi denti un oggetto sempre più piccolo appoggiato a terra, senza toccare il pavimento con mani o ginocchia. Perdo subito. Poi c'insegna a giocare a wolf vs sheeps, iniziamo a bere whisky, sono sbronzo , giochiamo ad un altro gioco di carte in cui bisogna imitare versi d'animali. Questo gioco richiede una certà rapidità di pensiero di cui l'alcool mi ha decisamente privato, sono ubriaco, faccio schifo. Grazie a dio c'è Whisky face che, non so come, riesce a fare peggio di me. Di colpo succede che è tardi e dobbiamo andarcene, avrei appetito ma preferisco andare a casa a dormire.
La mattina seguente preparo il bagaglio, saluto i ragazzi e prendo il bus per Charleroi.
Grazie Dan, nice holiday.

venerdì 19 maggio 2017

FilMaggio.




Manchester by the sea è un film fatto bene, con una sensibilità che mi ha fatto pensare “Questo non è un film americano”. 
Casey Affleck interpreta Lee, un quarantenne apatico che, dopo la morte del fratello, deve occuparsi di suo nipote Patrick.
Questo film drammatico mi ha spaccato l’anima.  Dalla prima scena ti chiedi “Che problemi ha Lee? Perché fa così?” E più passa il tempo più, pezzetto su pezzetto, si ricostruisce il dramma della sua sconvolgente vita.  Il film è lento, e va bene così. Ci sono molti flashback, messi sempre al posto giusto. Gli attori ci stanno dentro alla grande. La colonna sonora, pur senza eccellere, è adeguata.
Manchester By the Sea è’ un dramma, un film tristissimo, a tratti è una vera e propria agonia. Anche se dura più di due ore, ed io odio i film che durano più di due ore, l’ho guardato tutto incollato allo schermo. Mi ha travolto.
Voto8


E morì con un Felafel in mano è una commedia australiana che racconta la storia di Danny, un tizio che vuol fare lo scrittore ma non scrive nulla, e del suo girovagare per appartamenti che condivide di volta in volta con tipi stranissimi. L’atmosfera è molto da comune hippy anni 60, i dialoghi, punto forte del film, sono surreali e spesso molto spassosi, in certi momenti i vari personaggi sparano aforismi di tutto rispetto, altre volte mollano un sacco di cagate mondiali. La cosa che m’è rimasta più impressa, a fine visione, è come ognuno dei personaggi che ruotano attorno a Danny, e ce ne sono moltissimi, si limitino a pensare esclusivamente ai cazzi loro. Ognuno parla di sé, nessuno ascolta gli altri, tutti aspettano semplicemente il loro turno per parlare, come succede spessissimo nella realtà.
Tolta questa condizione, resa molto bene dal regista, il resto del film è  troppo altalenante, in perenne bilico tra la commedia divertente e la cazzatina scialba senza sugo.
Voto 6,5.


Lui è tornato.

Hitler si risveglia a Berlino nel 2014, siccome è una persona intelligente ci mette poco a capire come sta andando il mondo e nel giro di poco tempo torna farsi conoscere e “seguire” dal popolo. Nei primi minuti è un filmaccio, fin troppo stupido e idiota, poi, piano piano, inizia a farsi interessante, sempre meno stupido e con qualche bella trovata qua e là. Finale coi fuochi d’artificio. Dopo il primo quarto d’ora volevo spegnerlo, non gli avrei dato un euro. Mi sono dovuto ricredere. 
Voto 7,5.




E poi finalmente, dopo quarantatre anni che ce l’avevo nel pc, ho avuto il coraggio di guardare Sette anni in Tibet, trasposizione cinematografica del romanzo autobiografico di Heinrich Harrer.
Che storia pazzesca. Che vita matta ‘sto Harrer. Brad  Pitt lo interpreta benino, dai. Discreto ma lontano anni luce dalle interpretazioni superpowa dell’esercito delle dodici scimmie e fight club.
 Il film, senz’infamia né lode, dura un po’ troppo, per i miei gusti. Ma me l’immaginavo molto più pesante.  Alla fine dei conti ne è valsa la pena.
Voto 6,5



ed ora spazio al sound del futuro. 
I fuckin love japan.


martedì 16 maggio 2017

Darkwalking Endlessly - Bob Kaufman


Camminare infinitamente


Oscura camminata infinita in queste angoscianti superfici terrene attraverso piovigginose stagioni mentali, passa l’onda schiumeggiante di rottura ed entra negli occhi, monta neri cavalli fino alle sottili labbra della mente.  In un anno di aprili sfasciati, io vengo da quel posto. La mia anima è bruciata dalla luna.
Il mio corpo, vigoroso dolore per tutto il nulla che sono, il nulla che è tutte le mie miscele di capelli africani.
Parlare per me. Intreccio i venti e bacio le piogge,
tutto per amore.

Ho sognato, ho sognato un sogno africano. La mia testa è una chitarra d’ossa, incordata con lingue e spennata da rituali di lune gocciolanti piumaggi dorati senz’ali, sotto un sole di mezzanotte, tamburellando battiti umani dal cuore di una dea d’ebano, mormorando le canzoni del divenire da pietra ad ossa ed eterna sabbia. Pioggia blu cade in soffici gocce da corpi nudi di pianeti danzanti, battiti di scienza suonati su denti vibranti di clavicembali-bocche africane spalancate.
Venere, la star più jazz in transito, su barre scanalate di luci nere, danza in teatri d’uccelli, fluenti bellissimi nomi oltre le cinture. Pesci rossi di mogano fioriscono in fitte cariche.
Cieli crollano per l’intima distanza da un fiume dove la pace
È verde nella fontana, rose scompaiono una nell’altra
Il sole e la luna creano la ballata della loro sorgente,  e tutte quelle fiamme d’amore io brucio alla memoria.

Più elevato delle cime più alte
Più profondo delle nuvole sommerse
Più distante dei mari più lontani
Sta il placido regno della verità imparziale
Coi suoi immortali figli della mente

La grande rosa del tempo gira lentamente
I sogni scivolano su ali campane d’argento, al di là di arpioni e gufi stridenti.
Andati ben oltre, al di là.
Il sogno è sulle vette e sorge.




lunedì 15 maggio 2017

Canto d'incontro


Era già un bel po’ che non tornavi a trovarmi, sorella malinconia
Ma ora ti accolgo volentieri, a braccia aperte.
Anzi, ti dirò: Iniziavo a sentire una certa nostalgia
Di questi momenti spenti, severi.
 Che fa strano definire belli
Ma di certo tra tutti sono i più sinceri.

E’ bastato uno sguardo e già mi sono sentito ribollire.
Ho subito pensato, com’è normale,
 a ciò che non ho potuto avere.
E non pensare male, lo dovresti sapere,
che non t’ho mai visto come una tacca
Lo sai che non porto neanche la cintura.

Se fosse stato     
 sarebbe stato molto,
tanto che non si potrebbe nemmeno scriverne.
O una cosa da nulla, chi lo sa
Ma non è stato niente 
   e siamo ancora qui a pensarci.
Che ormai lo sanno anche i muri,
 le botte non le so dare
E forse nemmeno so prenderle.

Ti ho vista cresciuta, non me la sento di scrivere invecchiata
di quell’espressione birichina.
Lo sguardo quasi spaventato, un sorrisetto forzato e
Subito via,
 a testa bassa,
e correre più veloce dei pensieri vigliacchi
che non abbiamo mai saputo gestire.
T’immagini? Una storia costruita sui reciproci imbarazzi
Non avrebbe avuto molto senso.
Ma quando ti leccavo i fianchi
Sentivo il tuo respiro, le costole la pelle d’oca
l’ombelico e quei quattro peletti biondi
la tua mano sulla nuca
a dirmi che lì non ci potevo andare.
Lì non ci sono mai potuto andare.
Quando ti baciavo i fianchi non conoscevo vergogna.
Quella è venuta dopo
Quando ho capito che non c’era più niente da fare.

Avrei dovuto pensarci prima
            ma pazienza
Lo sappiamo,
                     è un susseguirsi di situazioni
Dobbiamo solo guardare avanti, cercare nuove occasioni
Nutrirci d’emozioni non ancora assaporate.
Ma oggi sono felice di gustare questa  mia malinconia
La mia sorella preferita
Sentire ancora la tua pelle calda fra le dita

Sorridendo
Ti auguro tutto.
Prenditi quello che ti serve
Afferralo,
Infilaci dentro entrambe le mani a coppa
E bevine a sazietà.

Fuori è già sera,
oggi è già ieri
e le mie mani sono vuote,
ma cammino ingobbito
perché è il mio cuore che pesa.






L'ho cancellato il tuo numero
sono a posto così.
Dove andrò ad abitare
non te lo dirò.


SECONDLESS - Bob Kaufman



Senza secondi


Senza secondi, minuti sfregiati, senz’ore, senza dolore, senz’amarezza,
           senza fiori, per la dichiarazione, PER DIO
i pigmei sono ESTATICI
         IL TEMPO CAPRICCIOSO SE N’è ANDATO DA TEMPO NELLA MANCANZA DI TEMPO
A volte il tempo non ticchetta,
      BILLIE HOLIDAY, TEMPO DI RISATE NON DIVERTENTI & MONDI BOLLENTI
  TEMPI DI TROFEI LENTIGGINOSI
Tempi nuvolosi tendenziosi & sbiaditi,
tempi polvere di roccia che colora di bianco
tempi senzarocce boccasegnati
tempi di mattine, tempi salamandre
MINUTI INVECCHIATI DI TEMPO SENZA TEMPO & OROLOGI SENZA ORE , 
       &  PISELLI SENZA CAZZI
Tempi di pomeriggi colorati
QUANDO IL MATTINO DIVENTA UNO STRANO OSPEDALE,  & MOMENTI NON TEMPO
    IL SOGNO SUPERFLUO
Alcove brillanti del tempo , senza bellezza
 Dove ombre marroni si spezzano come schegge
Di cicli ghiacciati vedovi  … iced cycles…
Tempi pallidi a cavalcare cavalli storpi
Alle più distanti senza tempo labbra secche della mente
Nebulose latitudini di ore disperate,  appiattite
 in cinema di panorami allargati senza tempo
 schermi della mente technicolorati
silenziosamente curvi
ROTTI DA QUIETI LAGHI NERI & GEYSERS AGITATI    &
   Nulla è per sempre
UN MERAVIGLIOSO DIPINTO è APPESO NEL CIELO

L’ARTISTA SI CELA IN UNA GIUNGLA D’OROLOGI DISTRUTTI

giovedì 11 maggio 2017

Novels from a fragment in progress - Bob Kaufman



Romanzo da un frammento in corso



VIAGGIO DI RITORNO SEDUTO ERETTO SUL TRENO CANTANTE NEL DELIBERATO TENTATIVO DI NON ADDORMENTARMI, USANDO L’IMMAGINAZIONE PER EVITARE D’INFLUENZARE LA GENTE, IRREALI VISIONI DI MURALES SU ROSSI PAVIMENTI DI TOILETTE, LA VOGLIA DI DORMIRE RENDE FORTI, ALLUNGANDO GLI OCCHI SU UN SENO PERFETTO, BRUSCA FERMATA, FORTI DESIDERI PER LE NAZIONI D’EROTISMO IN PARTENZA CHE TRASPORTANO GROSSE BORSE DI CARTA, CHIEDENDOSI DELL’AMMACCATURA SULLA FACCIA DEL PUGILE, RIFIUTO DELL’ASPETTO SESSUALE DELLA SUDORAZIONE, FIGURANDOSI IL MACCHINISTA COME MISTICO TRAGHETTATORE, IL SUO VISO SARà DESCRITTO IN ROMANZI, CONSAPEVOLEZZA DI MUSICA PRODOTTA DAL MOTORE, TENTATIVO SERIO DI SCRIVERE CANZONI, SORPRESO NELLA MIA INGENUITà, DIVERTITO DA SUONI CHE NON POSSO TRASCRIVERE , PROSSIMA STAZIONE, OCCHI SULLA PORTA SCORREVOLE, ASPETTANDO CHE S’APRA, ALTRA GENTE, UN’ALTRA FERMATA. SUCCEDERà SEMPRE, PORTARLO A TERMINE SENZA DAR FASTIDIO. GUARDARE LORO SCENDERE SEMPRE PRIMA DEL GRANDE EVENTO, IO QUASI M’ARRENDO A TEMPI COME QUESTI. COME SALVARLI? RIPETUTE FRUSTRAZIONI, ORA, ORE MISTICHE SENZA PERDERE CONTATTO CON LA MIA SANITà & FREQUENZA, LE DONNE CAPISCONO LA MIA CONCENTRAZIONE PER PADRONEGGIARE QUESTO GIOCO, VOLENDO PERCORRERE ALL’INDIETRO LE LORO DESTINAZIONI.

mercoledì 10 maggio 2017

Scene in the third Eye - Bob Kaufman


Scena nel terzo occhio
(Scene in the third eye)

Sulla grigia ombra della città oscurata
In fotografie perdute di altre tristi visioni,
trasportando immagini di fuggevoli estasi,
dolori, tristezze segrete, nascoste
in torri fumose, taschini segreti
 in nazioni clandestine

Cosa? Spinte in bocche affamate di edifici affollati
Conservando la propria forma, la ragione è così inaffidabile,
memorie avvitate in visioni speranzose, desiderio,
attorcigliato al di sopra di ogni riconoscimento, rilevato in suoni
echeggianti.
Visioni trasversali urlate da logori dirupi, scavati giù
sulla scia di violenti lombrichi, accecati in
Rifratti bagliori spiraliformi, da sagome di fantasmi ramati
 d’esistenze fasulle, trattenute nell’aria
inceppate

nel tempo.

martedì 9 maggio 2017

L'angelo sterminatore



L’angelo sterminatore, pellicola surreale diretta da Luis Bunuel, racconta la storia di un gruppo di borghesi che, dopo aver cenato a casa di una coppia d’amici, non riesce più ad abbandonare la casa.
Bunuel è strano, l’unico altro suo film con cui mi sono cimentato è “Il fascino discreto della borghesia”, che, pur essendo a sua volta surreale, è decisamente più semplice e più intuitivo. Lì infatti la tematica che risalta è l’odio dell’autore per, appunto, la borghesia stessa  (e la chiesa).  Nell’angelo sterminatore si capisce poco. Per tutto il film non si ha la minima idea del motivo per cui ‘sti poveretti non riescono ad uscire, né del perché, nel mondo esterno, nessuno riesca/voglia entrare nella casa per vedere ciò che succede.
A me, che non conosco Bunuel e non so quasi niente di cinema, solo due cose paiono molto chiare.
La prima è che il regista sfotte non solo i borghesi, ma tutto il popolo umano. Sembra che per tutto il film stia lì a dirti: vuoi una spiegazione? Vuoi capire perché le cose succedono? Allora non hai capito niente. Qui non c’è una spiegazione. Non c’è bisogno di una spiegazione. Se non ha senso magari l’ha deciso dio. Hahaha.
In pieno spirito Dadaista, il regista ci dice che le cose spiegate non hanno valore, shit happens,le cose si fanno punto e basta. Poi ognuno ci trova il significato che vuole.
E, se vuoi, puoi tranquillamente pensare che il film non abbia nessun senso, meglio ancora. Anzi, per essere più chiari, l’evento fondamentale del film, cioè il non riuscire ad uscire dalla villa non ha un perché, ma il comportamento dei vari personaggi dà molto da pensare.

La seconda cosa che mi pare molto evidente, è l’odio viscerale del regista per il conformismo. Per tutto il film i personaggi non fanno altro che lamentarsi di una cosa e poi, visto che la fanno tutti gli altri, fare altrettanto.  Quando la prima notte un paio di uomini si sfilano la giacca, eccone un terzo esclamare” Ma è una vergogna! Che schifo, non hanno rispetto per le buone maniere. Addirittura si tolgono la giacca davanti a tutti? “ E poi, dopo pochi secondi, giustificandosi dicendo che non è il caso di sottolineare ulteriormente lo squallore della cosa  -e per far tornare la situazione alla “normalità”- ecco che la giacca, uno dopo l’altro, se la tolgono tutti.
Poi c’è quello che si lamenta del puzzo degli altri e poco dopo dice che la puzza viene da tutti loro, anche da egli stesso.
Allo stesso modo tutti si lamentano di non poter uscire dalla casa ma, nessuno prova ad uscire semplicemente perché nessuno prova ad uscire. Chi ha l’ardire di essere il primo?
Fuori dalla villa la stessa scena. Poliziotti che pattugliano l’edificio e se ne vanno senza aver provato ad entrarci. Perché non ci provi tu? Io? Provaci tu!
Ad un certo punto un anziano s’avvicina e dichiara di poter entrare “Ve lo giuro, io posso andare lì dentro, parlare con quelle persone per poi uscire e spiegarvi cos’è successo”. E subito tutti lo prendono per pazzo, perché, se tutti non entrano anche tu non devi entrare e, se vuoi entrare e comportarti diversamente dalla massa, devi per forza essere matto.
Persino verso la fine del film,  quando Letizia spiega agli altri come venirne fuori e tutti quei cretini sporchi e stremati riescono finalmente ad uscire dall’edificio, lo fa in un modo così banale e insensato che sembra un ennesimo attacco al conformismo. E’ tipo un “Letizia ha ragione? Siamo tutti d’accordo? Se siamo tutti d’accordo siamo una massa e in quanto massa di persone possiamo avere la forza e il coraggio di fare ciò che finora, come individui, non siamo stati in grado di fare”.
Alla fine dei conti non me la sento proprio di dire che questo sia un gran film. Poteva tranquillamente essere un cortometraggio di 25 minuti. Ci sono un sacco di ripetizioni e di scene inutili. Ovviamente le ripetizioni sono volutamente infastidenti e il regista le avrà ritenute fondamentali per trasmettere un certo senso d'angoscia ma a me, un pò, a rotto i coglioni.
Però Bunuel è un figo e quest’opera è uno sberleffo al mondo moderno. Va quindi apprezzata perchè offre innumerevoli spunti di riflessione e ti costringe a pensare.
E a me, generalizzando, sono sempre piaciuti quei libri e film dove ci sono pochi fatti, zero spiegazioni, e tutti i perché li deve trovare il lettore/spettatore. Quindi
Voto 8,5


lunedì 8 maggio 2017

Sonia



Sonia vorrebbe esser cieca per poter finalmente ascoltare
Senza alghe ne reti ne buste di plastica il rumore profondo del mare
Delle onde che arrivano piene e senza chiedere travolgono tutto
E ritornano indietro feroci e decise trascinandosi dietro il suo lutto

 … Lasciando la spiaggia e la mente finalmente pulita
E in quel breve secondo nel nulla percepire la pace infinita
Poi di nuovo un’onda s’infrange travolgendo quei nuovi pensieri
Legati indelebilmente a frustrazioni e paure di ieri

La gente ghignando e sfottendo la chiama Sonia l’antisociale
La stessa gente che indifferente nutre e sostenta contenta il suo male
La gente stupidamente la chiama Sonia l’antisociale
e con quelle persone che si dicono buone
Sonia non vuole più avere a che fare.


Sonia vorrebbe esser sorda per poter finalmente odorare
I profumi più dolci e speziati che madre natura le possa donare
Senza rombi ne clacson né grida né altro a coprire le essenze esclusive
Che l’accendono dentro e le dicono che è l’universo intero che vive

 È il creato che pulsa che stride che ride in un’unica epifania
Mentre l’uomo di corsa riempito di suoni non s’accorge di tanta magia
E il paesaggio sventrato & bruciato muore gridando furiosi silenzi
Sonia abbracciata al suo acero trema e singhiozza fra i suoi lamenti


La gente guardandola storto dice che Sonia non è normale
La stessa gente che sorridente, nutre e sostenta contenta il suo male
& Sonia smette di farsi vedere e resta da sola tutte le sere

Perché lei di esser normale non ne vuole proprio sapere.

Fragment from a public secret - Bob Kaufman



Frammenti d’un segreto pubblico
(Fragment from a public secret)

Ribelli, cosa sono i ribelli, qui in questa terra di ribellione? Questa terra che è nata con la ribellione – sono loro quelli le cui attività possono oggettivamente essere assorbite o assimilate nel tempo ticchettante? Ricorda, non è importante, perché alla fine il ribelle è senza tempo, ed è solo nel passare del tempo che possiamo discernere il ribelle dal dissenziente.

America, chi sono i tuoi ribelli, su quali rive sono stati gettati? E’ perché tu hai scoperto un uso per tutto quello che loro hanno trovato, che la loro unica risorsa è guardare tra il nulla, sperando di trovare elementi che, nelle finalità della costruzione, potrebbero diventare princìpi morali, e scoprire l’orrore della frustrazione, morire come fonte di arte creativa? Da lì a dove? Dove vanno i cercatori?- cercatori che non hanno filosofi tedeschi a guidarli fra le stanze della rovina, quei muri tanto amati dai bianchi sono invisibili all’occhio nudo? I cercatori di verità hanno sempre occhi risvegliati, e sempre li avranno, e nel tempo dovranno essere nudi nelle loro stesse luci.

Qui c’è un ribelle, un grosso, mostruoso ribelle, che prima s’è abbattuto da solo a forza di piangere, e poi s’è intrufolato come fuochi d’artificio nel sentiero d’altri, sperando di esplodere, spesso bagnato, esistendo fino alla fine.

Ogni volta che apro la mia grossa bocca
Ci metto l’anima.
E’ faticoso essere nulla
Velare l’occhio della mente
Dal pacchiano teatro
Della testa.
Cadente luna mentale
Caotica di fantasie scartate
Corridoi d’immaginazione rivestiti di nervi
Aperti su universi nascosti
Adocchiati nell’eco

Di un urlo.

Telegram to Alex/bagel shop , North beach sf



Telegramma per Alex/negozio di bagel, north beach, san francisco


Caro Alex, domani mangerò tutti i canali di Suez e di Panama, quindi per piacere non usare luce e gas e per due secondi astieniti dal giudicare, che abbiamo un nuovo affare per Chuck Baudelaire, il nuovo bambino drogato francese, per pitturare  qualche morbido costume da bagno sul bollitore di mamma e papà  e l’orso negro barocco

 e l’uomo degli incantesimi sessuali non può venire, ecco.

sabato 6 maggio 2017

Unanimity has been achieved - Bob Kaufman



E’ stata raggiunta l’umanimità,
anche se in maniera accidentale, ha lo stesso valore.
(Unanimity has been achieved,
 not a dot less for its accidentialness)

Raga del tamburo, il tamburo il tamburo il tamburo il tamburo
  Il battito del cuore
Raga dell’attesa, raga della piega, raga della radice, raga della cresta, raga prima d’arrivare.
Raga del labbro, raga dell’ottone, raga della venuta finale con ieri, raga del labbro secco passato con la lingua, raga of yellow, raga of mellow, raga of new, raga of old, raga of blue, raga of gold,  Raga dell’aria girevole in sé stessa

Io squillo contro l’ardesia e la conchiglia e il legno, la pietra, la foglia e le ossa.
E torreggianti buchi e pavimenti e occhi – contro solitario è desolato & roccia & polvere & sfere appiattite & solitudini dell’aria & respiro & capelli & metà alimentate a pelle &  gli insiemi & i tori & i vitelli & pazzi & anima & nuovo & vecchio & silenzio & risparmi & muro crollato & acqua che scende & sfuggire i miei occhi al cielo & formicolio & garbuglio

Io canto il mio pazzo raga, io canto il mio pazzo raga, un lieto raga per la squillante campana, io canto.
Un uomo pesca con abiti vecchi, gridando un basso tamburo
A volte, in stravaganti momenti di shock per curiosità improvvisata, io striscio fuori da me, sgattaiolandomi attraverso, gli occhi, uno apatico, uno sorpreso, finchè inizio a percepire la mia stessa stranezza;    timidamente mi arrendo al fantasma e ritorno dentro fino alla prossima volta.

Non riesco a ricordare quattro volte in cui non piangessi
                                                         & una in cui non stessi ridendo.
Sono impastato da un milione di dita nere
                    & niente in me migliora.
Chirurghi di cervelli gotici, piangenti sui resti di macchine d’amore distrutte.
Scavatori, cavatappi puliti dentro, esiliati esausti,  nella mia mente, impalati su infinite aste di fini reminescenze, camminata-verde attraverso le cinture e cravatte.
Tempi tendenziosi, percorsi oscuramente, bagnati con anni di secchezze.

Raga dell’insignificanza & beata disperazione
Raga della tristezza, della pazzia, di sogni urlati di verde, occhi profondi miglia.

I migliori uomini sono sconosciuti: Buddha è stato il ventiquattresimo
Il corpo della divinità è un mendicante, venuto a sparare film coi suoi occhi.
Film di persone che non supplicano, a brandelli, aquile spezzate, ronzanti negli ingranaggi che girano, alcune dentro, altre fuori, raramente sempre dentro o fuori, o vice versa , aperte a metà.
Una corda inizia quando un uomo finisce una corda, un uomo inizia dove una corda finisce.

Un uomo privo di corde fa crollare tutti i muri, diventa un bambino urlante, vaneggiante.

venerdì 5 maggio 2017

Rue Mirò - Bob Kaufman




Rue mirò

Mirò…  I fiori sono lì sopra sul muro dove l’ultima volta ho visto loro & il tempo prima di ciò, diverso, con puntini caldi spuntati fuori ovunque, saltano minacciosamente nella loro cornice in legno, il loro muro, danzando come zingari sul ritmo di un tamburo…

Mirò…  c’è una strada col tuo nome, chiamata prima di te, dopo te, e di tanto in tanto galleggia in gocce e ombreggiature, bloccata  in una spagna fasulla, più distante di Montroich, molto lontano.  Un posto umido, di pioggia calda & piante dalle lunghe foglie ingiallite, chiamata così per un re del sole mancato, Louisiana, fa rima con ieri, andato, passato, trasferito, spettrale, desidèri marroni.

Mirò:… Il tuo nome è un nastro nero in un paesaggio pugnalato, una delirante fredda figura inclinata contro uno stufato di simboli & occhi bruciati.
Chiaramente le anatre starnazzanti non sono state notate tra le costose piume, un posto senza volto di sangue ricurvo & dita in movimento.

Mirò… Tartaruga vuota, plana tra la divisione di hotel barocchi,  scappando dal nido bombardato dentro al profondo di una verità svuotata, lo scopo di pianti diradati , un coro di ostriche sorridenti, tessuti pesanti da Toulon & stanze di mobili affogati, pendono nell’occhio della mente, una passeggiata attraverso l’aria folle.

Mirò…  Sono nato nella tua strada, quarantamila anni fa nell’anno degli Aprili & ho urlato a stormi di frastornate e sbalordite anatre.

Mirò… In quella strada, ho sentito la febbre e visto la luna bianca,  dai Galvez Greens, rotta in milioni di trasparenze.


As usual - Bob Kaufman



Come al solito
As Usual

Come al solito
  La solita ascia
    Cade sul solito collo
       Nel solito posto
          Alla solita ora

Come al solito.

giovedì 4 maggio 2017

Sogno sempre



Ho sognato che andavamo in Austria in treno perché non c’era altro da fare e lì abbiamo incontrato il Grillo, che lui ha il dentista là.
Io ero tanto stanco perché sogno sempre e non dormo mai, tu alla terza birra hai appoggiato la testa al mio petto come se io non fossi uno stronzo,
ed ero felice.  Poi è cambiato tutto, mi hai detto “le cose non vanno bene” e io “di certo non è stato lo stato” e abbiamo riso e ci siamo sdraiati sull’asfalto e la gente passava e ci guardava stranita e noi a ridere ancora di più.
Cosa vuoi che sia l’asfalto, è il mio sogno, vuoi che lo pitturi di verde? Se vuoi possiamo fare un salto, rimbalzarci sopra e toccare le nuvole.     

È che non capisco perché mi devi venire a trovare anche di notte, con tutti i problemi che ho già.

martedì 2 maggio 2017

Da grande voglio fare l'elemosina



Nessuno sembra notare l’assurdità che impregna il quotidiano
 & io rischio d’impazzire sotto i baffi
perché sono un eroe che con coraggio
 combatte la propria battaglia
-giudicato aspirante homeless senz’onore
Da incamiciati cronici che ingrassano il Dio Pluto
Sacrificandogli la vita con un tasso del 3 e 5
E manco sanno che cazzo significa-


Leonardo acquista e-book della Rowling per salvare le foreste mentre Gli allevatori beccano 28cent per litro di latte, il sindacato delle mucche sciopera per mancanza di fondi
I no tav sono criminali , lasciassero lavorare sta povera gggente operaia che già lo stato schifoso tassa troppissimo i lavoratori per aiutare ‘sti cazzo di immigrati, e io non arrivo a fine mese ti piace la maglia? L’ho presa dai cinesi 9 e 90. 
& sabato giappo all you can eat che il pesce fresco fa bene al cuore
  & mi nutro di cereali a quattro euro all’etto
    che la carne fa aumentare il rischio di tumori del venti per cento
Il venti per cento di cosa??
-Non ho capito la domanda.
I casi di tumore al colon tra le persone vegetariane sono 5 su cento. Aumentalo del venti per cento.
-Sono mica scemo. 25%.
I vaccini li hai fatti tutti quanti, eh?  Il 5% aumentato del 20% diventa 6 per cento. Se mangi o non mangi carne, il rischio di contrarre un tumore al colon cambia dell’1%.
-Mah, a me sembra impossibile.
E le scie chimiche?
-Tutte stronzate. Non esistono. Ci sono sempre state. Servono per controllare il clima. Non mi ricordo più cosa c’è scritto su Focus.


Non incastro impegni ed attività
 al fine di aver sempre il corpo affaticato
 e la mente concentrata su qualcosa.
Non mi drogo nemmeno più
Tanto non m’ha insegnato a vivere
                     Né ho imparato a morire
Quand c’è da pianger mi vien da ridere
       E se voglio farmi male vado al centro commerciale

Io la mente la lascio libera di vagare
e d’aggrovigliarsi attorno ai soliti bastardi
pensieri Uroboro.
Non si tratta di vincere o perdere.
 E’ solo che la riflessione è parte della vita,
 non si può sfuggirle,
 tanto vale correrle incontro.
& io voglio gridarle in faccia
  & io voglio cantarti addosso
     & non so cantare ma chi cazzo se ne frega
Tanto non mi stai ascoltando,
c’hai la laurea nelle orecchie.

Il ragno nel mio petto
con zampette uncinate sta agganciato sotto la cassa toracica
 e mi da questo senso di nausea per la vita.
Claudia sta a casa a guardare netflix,
Andrea entusiasta sorriso sbiancato in croazia
mi stringe la mano
e mi unge.
Più la gente è sporca più cerca di pulirmisi addosso.

Trasciniamo tutti nelle cattive abitudini,
non ci si può vergognare di una cosa
 comune a tutti quanti.

Senza la coscienza di aver coscienza,
 senza sentire di sentire,
alcuni intelligenti
 altri stupidi
sono tutti ugualmente stupidi.

I giovani pensano da vecchi,
i vecchi vorrebbero tornare giovani
chi guarda avanti,
 chi indietro
sfuggendo l’ovvietà
del momento come unico significante


nessuno sa niente
bevono bollicine & pareri
e li scambiano per conoscenza.
Ripieni del nulla,
 vogliono spiegarti come vanno le cose,
non il loro punto di vista:
“La verità”

L’importante è essere felici, vivi e lascia vivere, ognuno è fatto a modo suo, tutti hanno pregi e difetti, finchè non dai fastidio al prossimo fai quello che ti pare, tolleranza per tutti, rispetto, è che dovresti prendere in considerazione l’idea di… ma guarda che lo dico solo per il tuo bene.

Da grande voglio fare l’elemosina,
regalarmi in giro
a chi ha bisogno di vero
a chi ha bisogno davvero
non chi ha bisogno d’avere
né chi ha bisogno di bere.




Ma oggi il sole splende
viola pallido per le speranze dei sassolini mai lanciati
L’ho visto nella sua bocca pesca matura

E’ che non si può far finta
 tanto per

tanto vale non




Fidati delle cose chiare
Non delle cose ovvie
Di quelle luminose e non di quelle illuminate
Di chi capisce poco e non ha visto tutto
Scoprire è meglio che capire
Capire è meglio che spiegare
Fidati di chi non si vergogna di cantare come gli viene
E non delle canzoni
Di chi ha messo la testa a posto ma non ricorda dove
Di chi balla per la strada soprattutto quando piove

Tutto quello che amo è sbagliato
Tutto quello che bevo è corretto
Tutto quello in cui credo è imperfetto
Tutto quello che ho perso rimane
E la voglia di bruciare
E bruciare e bruciare e bruciare
Non mi chiedere di cambiare
Tutto quello che amo fa male

E alla fine è meglio essere liberi
Che furbi
Meglio essere sprovveduti che intelligenti
E alla fine è meglio essere vivi che vissuti
Meglio essere sbagliati che incompiuti
Il resto sono solo scuse per sentirsi in fondo in compagnia
Nel rimanere soli con i propri alibi
Mentre il tempo vince un altro solitario con te