giovedì 27 ottobre 2016

Superalcolici!





Cose curiose che non interessano a nessuno perché la gente è tutto fuorchè curiosa, i curiosi siamo giusto io e te, e tu come stai? Io bene dai, sto facendo il count-down per quando smetterò di lavorare, vabbè ti volevo solo dire che tutti si sbronzano ma nessuno sa quel che beve, perché la grappa è acquavite di vinaccia, non è cognac. Ma il cognac è sempre anche brandy. E mai armagnac. Andiamo con ordine:

Ogni volta che si produce dell’alcool fermentando un vegetale si parla di acquavite.
Ovviamente ci sono tantissime qualità di acquavite, distillate utilizzando piante diverse:
Il whiskey è acquavite di cereali,
come il gin (in cui però vengono inserite spezie come bacche di ginepro)
la vodka si ottiene dalla distillazione di patate
il rhum dalla canna da zucchero
e poi c’è il brandy, cioè distillato di vino
Solo che poi sono arrivati i francesi con la loro frocerìa a dire
Il nostro brandy è fatto nello stesso modo di tutti gli altri ma siccome lo facciamo nella regione del Cognac abbiamo deciso di chiamarlo Cognac per far capire che è un prodotto tipico di qui, tutti gli altri distillati di vini saranno chiamati brandy, il nostro Cognac.
E un altro frocio ha detto e io il mio  Brandy lo faccio in  Guascogna e lo voglio chiamare Armagnac.
Ok, però basta.

La grappa è acquavite di vinacce, a differenza del brandy, per realizzare il quale vengono spremuti gli acini d’uva per utilizzarne polpa e succo, mentre nella realizzazione della grappa si utilizzano solo le vinacce.
che cosa sono le vinacce?
Sono gli acini d’uva senza polpa cioè, in pratica, le bucce, che restano, nella produzione del vino, al termine della fermentazione, quando si travasa il mosto (fase di svinatura) che poi sarà fatto maturare ed affinare.
Col termine Grappa ci si riferisce esclusivamente ad acquaviti di vinacce italiane ottenute dalla svinatura di vini rossi.
In Francia l’acquavite di  vinaccia è comunemente chiamata Marc,
in grecia Tsikoudia
negli altri paesi non so.
Ah, in dialetto veneto la grapa la se ciama graspa , na parola che te fa subito pensar al graspo de l’ua (grappolo dell’uva), quindi se dise che la parola italiana grappa la deriva diretamente dal me dialeto, almanco uichipedia la dise così.

Ricapitolando
Acquavite: Termine generico col quale si ci riferisce a tutti i distillati
Brandy: Acquavite di vino italiano e non
Cognac: Acquavite di vino francese di una regione specifica
Armagnac: Vedi sopra
Grappa: Acquavite di vinacce italiane
Whiskey; Acquavite di vari cereali


Ah, gli americani e gli irlandesi fanno i Whiskey,
 gli scozia e i giappi fanno i Whisky, ma cosa cambi a togliere o aggiungere quella E oltre al fatto stesso di cambiare  -ma se ci pensi neanche tanto- la parola, non lo sanno neanche loro. 
I canadesi lo chiamano Rye Whiskey,
gli Irish e gli Scotch indicano  semplicemente la provenienza,
Il Bourbon invece  è ottenuto distillando granoturco, segale e malto d'orzo.



martedì 25 ottobre 2016

Finalmente film




Ohmaigad ho visto La Città Incantata e Kynodontas e non ho capito qual è la favvola tra le due.
Ma andiamo per ordine.
Di Miyazaki aveva visto il castello errante di Howl e la mia reazione era stata tipo “Beh, a parte l’animazione del castello non mi pare ‘sta storia incredibile. Forse l’hanno sopravvalutato.” Ma son passati anni e non me lo ricordo nemmeno.


Invece con la città incantata il Miya mi ha fatto ricredere. Si parte con la scontata, abusata storia della ragazzina che finisce nel mondo fantastico mezzo sogno mezza realtà alla Alice nel paese delle meraviglie però la brutta sensazione iniziale di pericolo che va crescendo con tanto musica classica ansiogena in sottofondo,  genitori instupiditi che trascinano la ragazza verso l’abisso peggio delle belle fighe negli horror hollywodiani  e l’improvviso passaggio dalla luce al buio ti introducono con gran classe nel vivo della storia. Se tu che leggi non hai visto il film non sai di cosa sto parlando ma chissenefrega io non voglio essere capito, io voglio essere, capito?
i personaggi sono divertenti, i disegni sono grandiosi,la strega cattiva con la faccia gigantesca che si trasforma in corvo è semplicemente spettacolare,


la colonna sonora veramente ben curata e poi i colori sgargianti e i mille ometti nanetti spettri ranocchi strani che popolano il cartone beh beh bello davvero.
Il finale è la solita stronzata scontata ma in mezzo c’è tanta bella roba, giuro.


E Kynodontas? Piccola premessa. Per me esistono tre tipi di film.
Quelli che parlano della realtà e riescono ad essere realistici, per lo più parlo di biografie commedie drammi ecc,
quelli che vorrebbero essere realistici anche se sono pieni di stronzate nel senso che nel film c’è sempre qualcuno che in qualche maniera ti spiega perché quelle stronzate accadono quindi film thriller, fantasy, film d’azione e horror fanno parte di questa categoria. Esempio: un vecchio da a Wesley Snipes una pistola che uccide i vampiri e ogni volta che ne secchi uno ti accredita 240 euro sul conto. Ok, tutto perfetto. Non è realistico ma è spiegato.
E poi ci sono i “Film che amo” cioè quelli che non si capisce se vogliono essere reali o fantastici, film in cui nessuno ti spiega le cose. Le cose succedono e basta e nessuno le commenta, sei tu che le commenti e interpreti il mondo in cui il film è ambientato.
(Nei libri questa cosa succede ad esempio nella Schiuma Dei Giorni in cui Boris Vian.)
Nel cinema Grand Budapest Hotel di Wes Andersson e il musical Dancer in the Dark di Von Trier sono due esempi riuscitissimi di Film che amo, ma anche Brasil e altri film di Gilliam o Interstate 60.
Ho finito la premessa.





Ho  guardato Kynodontas perché prima avevo visto The Lobster.  La coppia di greci Lanthimos(sceneggiatore e regista) Filippou (sceneggiatore)con the lobster ha toccato le corde giuste, l’ho trovato geniale. Kynodontas, pur avendo una storia diversa è fatto nello stesso modo. The Lobster è un presente alternativo/distopico in cui la società ha regole “particolari” e le relazioni amorose sono regolate in modo, beh, “particolare”, in un albergo. La prima scena del film ti catapulta in questo mondo e senza che nessuno ti spieghi come funzionano le cose sei tu che pian piano ti guardi intorno e capisci come funziona questo strano albergo. Non ci sono pause tra una scena e l’altra, tagli secchi e subito dentro la prossima scena con una frenesia che mi ha ricordato molto Fight club.
Kynodontas parla di una famiglia che vive segregata in una casa, l’unico che può uscire è il padre. I figli pensano che il mondo fuori dalla loro abitazione sia pericoloso.  Regia statica, fredda, colonna sonora scarna, il film inizia con questi tre giovani ragazzi che sembrano super stupidi ma una scena dopo l’altra capisci perché sono così, capisci il lavoro psicologico folle del padre e della madre, emergono ansie frustrazioni e gelosie, nascono passioni, la sessualità chiusa in quelle quattro mura è vissuta in maniera a dir poco particolare , come in the lobster, ogni volta che succede qualcosa pensi “occazzo questo non dovrebbe succedere” ma la folle utopica vita di questi ragazzi va avanti e ci si potrebbe scrivere un saggio di mille pagine, è una critica alla società, è l’esempio di come ci si possa riempire la testa tutti i giorni senza riuscire a sapere niente, è un evidente metafora politica, è questo e tanto tanto tanto altro, è FOTTUTO IPERMINIMALISMO CARVERIANO APPLICATO AL CINEMA.
Carver non mi fa impazzire ma lo rispetto tanto tanto.  Un classico racconto di Carver è come un acquerello di una coppia a cena. Poi il dipinto si muove , la coppia chiacchiera, la cena finisce, il racconto anche. Appeno hai finito di leggerlo pensi: Mi prende in giro? E poi, subito dopo: ma perché lui ha fatto quella cosa? E perché lei le ha risposto così? Chissà se il marito era serio o ironico, perché non si capisce ma secondo me lascia intendere una certa ironia. Chissà che avranno fatto dopo cena, secondo me hanno scopato.
Capito? Carver fa quest’effetto. E secondo me ogni buon scrittore dovrebbe fare questo, immergere il lettore in una scena, non descrivergliela passo passo nei minimi dettagli ma semplicemente abbozzare una scena, senza disegnare i contorni e poi sta al lettore immaginarsi i capelli della ragazza o le pareti del locale affollato. Quello che conta è il flusso narrativo, la trama, le parole, i gesti, i significati, non le descrizioni, non i paragoni né le spiegazioni e i dettagli.
 Ma son gusti personali.
Kynodontas va visto, cazzo, perché ogni scena è pregna di significati, è un universo di considerazioni e riflessioni, è fantastico FOTTUTO IPERMINIMALISMO CARVERIANO APPLICATO AL CINEMA



giovedì 20 ottobre 2016

Dada


Wikipedia dice che il Dadaismo è un movimento culturale nato a Zurigo nel 1926 e poi diffusosi in francia e germania , basato sulla negazione di tutti  i valori razionali e sull’esaltazione di quelli istintivi, infantili, gratuiti ed arbitrari dell’individuo.

Il manifesto dadaista scritto da Tristan Tzara:
Scrivo un manifesto e non voglio niente, eppure certe cose le dico, e sono per principio contro i manifesti, come del resto sono contro i principi (misurini per il valore morale di qualunque frase). Scrivo questo manifesto per provare che si possono fare contemporaneamente azioni contradittorie, in un unico refrigerante respiro; sono contro l'azione, per la contraddizione continua e anche per l'affermazione, non sono nè favorevole nè contrario e non dò spiegazioni perchè detesto il buon senso.
DADA non significa nulla
L’opera d’arte non deve rappresentare la bellezza che è morta. Un'opera d'arte non è mai bella per decreto legge, obiettivamente, all'unanimità. La critica è inutile, non può esistere che soggettivamente, ciascuno la sua, e senza alcun carattere di universalità. Si crede forse di aver trovato una base psichica comune a tutta l'umanità?  Forse che l'arte si fa per soldi e per lisciare il pelo dei nostri cari borghesi? Le rime hanno il suono delle monete.
L'arte è una cosa privata. L'artista lo fa per se stesso. L'artista, il poeta, apprezza il veleno della massa che si condensa nel caporeparto di questa industria. E' felice quando si sente ingiuriato: una prova della sua incoerenza.
 Abbiamo bisogno di opere forti, dirette e incomprese, una volta per tutte.
La logica è una complicazione. La logica è sempre falsa.
Tutti gli uomini gridano: c'è un gran lavoro distruttivo, negativo da compiere: spazzare, pulire. Senza scopo nè progetto alcuno, senza organizzazione: la follia indomabile, la decomposizione.
Qualsiasi prodotto del disgusto suscettibile di trasformarsi in negazione della famiglia è DADA; protesta a suon di pugni di tutto il proprio essere teso nell'azione distruttiva: DADA; presa di coscienza di tutti i mezzi repressi fin'ora dal senso pudibondo del comodo compromesso e della buona educazione: DADA ; abolizione della logica; belletto degli impotenti della creazione: DADA ; di ogni gerarchia ed equazione sociale di valori stabiliti dai servi che bazzicano tra noi: DADA ; ogni oggetto, tutti gli oggetti, i sentimenti e il buoi, le apparizioni e lo scontro inequivocabile delle linee parallele sono armi per la lotta: DADA ; abolizione della memoria: DADA ; abolizione dell'archeologia: DADA ; abolizione dei profeti: DADA ; abolizione del futuro: DADA ; fede assoluta irrefutabile in ogni Dio che sia il prodotto immediato della spontaneità: DADA ."



Io sarò stronzo ma nel dadaismo vedo un sacco di disperazione (magari la vedo solo perché io sono disperato), vedo artisti che odiano, vedo artisti che non vogliono più convincere nessuno, vedo artisti che vogliono provocare, che fanno opere solo per infastidire in prossimo e gioire del suo disgusto, vedo artisti che non vogliono scendere a compromessi per fare i soldi, anzi, se ne sbattono il cazzo dei soldi, vedo artisti che vogliono solo provocare perché la spiegazione non è accettata , non siamo più illuministi del cazzo che cercano di portare la luce nel buio della società, questa fottuta società ci ha rotto i coglioni, ci fa schifo, la massa è barbara ed ignorante, dagli un dipinto e ci si soffieranno il naso, dagli una poesia e ci si puliranno il culo. I pochi che se ne andranno in giro a dire “Io quella poesia, io quel dipinto, li ho capiti, sono profondi, posso spiegarveli!” sono le bestie peggiori. Ecco, i critici sono il male estremo, non c’è niente da spiegare, quello che vuoi spiegare tu non è quello che volevo dire io.
Io non voglio elevarmi, non ho nessuna meta, non voglio essere meglio di così, né più ricco né più importante, non voglio guidare il paese, voglio cacare e pisciare e sborrare e voglio che la massa scappi per la puzza insopportabile della mia merda.
A me , i dadaisti sembrano decadentisti più rozzi volgari e con un sense of humor un po’ più sviluppato, però quasi completamente privi dell’aulicità e della poetica che troviamo appunto, nei decadentisti.
In pratica i dadaisti sono i punk dei primi del 900.

Ma approfondiamo il decadentismo:
La poesia decadente nacque da una particolare condizione di spirito. Lo stato d’animo del poeta decadente è infatti caratterizzato dal tedio della vita, dal senso del vuoto e del nulla, da un desiderio di autodistruzione e dallo Spleen.
 Spleen è una parola inglese che sta a significare un particolare stato d’animo fatto di tristezza, di disperazione, d’angoscia esistenziale, di incapacità a stabilire un rapporto con il prossimo e a vivere la realtà presente. Per E. Auerbach esso consiste in “una disperazione senza via d’uscita che non si lascia ricondurre ad alcuna causa concreta...è la paura paralizzante, il panico per l’inevitabile inganno che irretisce la nostra vita, la rovinosa totale caduta in questa terribile condizione”.
Che poi Baudelaire così esprime ne “L’Albatro”:
“Come il principe dei nembi è il Poeta che, avvezzo alla tempesta, si ride dell’arciere:
 ma esiliato sulla terra, fra scherni, camminare  non può per le sue ali di gigante”.
Versi che dicono il disagio del poeta nella società contemporanea, nella quale si sente come l’albatro catturato dai marinai e deposto sulla tolda della nave dalla quale non riuscirà più a librarsi nel cielo; 


Da una parte la convinzione di essere grande, di avere molto da dire, e dall’altra l’altrettanto forte convinzione che quelli che ti circondano non abbiano orecchie per ascoltarti, da qui la frustrazione che sfocia negli spleen baudelaireiani e nei collage dadaisti.
Trovo un evidente parallelo anche tra le poesie dadaiste ed alcune poesie della beat generation in cui gli autori scrivono quello che gli passa per la testa piena di benzedrina senza star lì a pesare il senso delle parole,  quel che conta è l’ATTO, E L’ARTE, è L’OPERA, chi ssenefrega di cosa parla, dimmi tu di cosa parla, non parla di niente, allora è uno scherzo, fa che sia quel che vuoi, scrivere “hipster dal capo d’angelo ardenti per l’antico atto celeste con la dinamo stellata nel macchinario della notte” è esattamente come disegnare un paio di baffi alla gioconda e se non sei d’accordo va bene così.

E se non sei d’accordo e normale.
Ma se non capisci no.
Tutto si capisce, se vuoi, se una cosa ti pare insensata meglio per te, il senso dallo tu.



Sportivi che a ventitre anni pubblicano biografie che non hanno neanche scritto e attori che devi pagare per far venire a cena nel tuo ristorante.
E’ marketing,
E domani compreremo verdura senza olio di palma e birra che ha il 300% di litio in meno rispetto all’altra marca di birra che però non ti dico qual’è
Perché è il marketing

Intanto mi è morto lo specchio come a beat bob
& la mia testa è piena di vermi
che rodono eterni pensieri inermi
e al mattino riempio quaderni
con le ossessioni che stringo tra i denti

Sciolta la cera si scoprono gli anni

Com’è brutta la foglia senza vento

Non scricchiola neanche più.


domenica 16 ottobre 2016

She'd never kill a sweet little innocent piggy to get bacon



E’ successa una cosa incredibile: ho passato dieci/dodici giorni di fila felice, senza lamentarmi della vita, ho lasciato scorrere le cose, ho sorriso, ho fatto quello che potevo fare e sono stato bene ma ora mi è tornata la titubanza. Ieri ero un po’ così così oggi sono profondamente infelice perché non ho nessuno con cui smezzare la vita che da solo non riesco a trascinarla per la mia strada, pesa troppo. Cazzo.
Cazzo.
E la domenica mattina mi sveglio bello riposato relaxrock n roll e voglio scopare per dio, a che cazzo serve la domenica mattina se non puoi scopare? E poi vado a preparare la colazione, capace che ti preparo una tisana colla menta che ho piantato potato e seccato personalmente e poi magari faccio anche na crepes colla marmellata che anche quella l’ho prodotta io, mica banane, e te la porto a letto dove tu giaci tramortita dopo la folle session sessuale a cui ti ho sottoposta.
Ecco, mi piacerebbe iniziare così la domenica, mi sono rotto il cazzo di stare da solo.
Poi io voglio lamentarmi delle cose ed insultare le persone, e in due si fa meglio.
-Amore, guarda quella tizia come cazzo è vestita, se fossi sbirro la multerei per oscenità pubblica.
- e faresti bene. Perchè la gente non sa vestirsi, non sa parlare e non sa vivere?
- perché sono imbecilli.
- però sanno fare tutto quello che dice la tv.
- Già, mamma mia come andiamo d’accordo, vuoi che ci sposiamo?
-Ma se ci siamo appena conosciuti!
-Hai ragione, scusa, mi son fatto trascinare. Come hai detto che ti chiami?
-Megan
- ok. Ti dedico una canzone,








I want you to want me.
I need you to need me.
I'm begging you to beg me.
And I want you now.
Yeah, I want you to want me.
I need you to need me.
I'm begging you to beg me.
I'd love you to love me.
I'd buy brand new shed
And put on brand new shoes
I would do anything if you say that you love me.
Didn't I didn't I didn't I see ya crying?
Didn't I didn't I didn't I see ya crying?
Sitting all alone I know you felt like dying.
And I want you now!
Megan.
She don't eat bacon.
She'd never kill a sweet little innocent piggy to get bacon.
She's one of them vegans.
She's so sweet loving sweet talking lovable vegan.
And that's alright.




Pensa quant'erano avanti i Propagandhi che già nel 93 volevano scoparsi le tipe vegane e che chiudono il loro album d'esordio con questo pezzo e con una sfilza di fuck.

sabato 15 ottobre 2016


Cazzo, forse così è un po’ troppo.
Sono tornato a casa sbronzetto, alla fine sto facendo il bravo da un paio di mesi, oggi mi son detto ma si, beviamo un paio di birre e fanculo, allora ho bevuto un paio di birre e fanculo, facciamoci sto Presidente 23 anni (è un rum,cazzo), minchia che buono beviamone un altro & allora son tornato a casa un po’ sbronzetto, non ho fame,non ceno, oggi pomeriggio ho mangiato un panino col prosciutto, una brioches, un pacchetto di cracker e un altro panino spaziale con verza e petto di pollo, allora non ceno, mi faccio una canna, faccio cinque tiri e la metto in pausa. Ho un sacco di idee in testa, ho bisogno di esporle. Inizio a parlare, da solo ma non proprio da solo, è che ti sto spiegando sta cosa ma tu non sei qua, sei là, io so che sei là, ma faccio finta che tu sia qua per esigenze personali, allora ti spiego sta cosa con entusiasmo e collego pittura e poesia e ti parlo di cose interessanti - arte cultura- che normalmente purtroppo non t’interessano e riesco –cazzo- a parlartene senza annoiarti, vedo che sei interessata, perché è semplice ma è intrigante, è l’arte, quella cosa da snob che ti è sempre sembrata una stronzata da intellettuali, però applicata alla vita quotidiana, lo vedi, no?

.. Eh, porca puttana, no che non lo vedi, non ci sei, sto parlando da solo, cazzo, forse così è un po’ troppo.

mercoledì 12 ottobre 2016

Canzone in inglese



Objects in my mirror are closer than they appears
Expecially if we’re talkin about my fear
This consideration growin in me
Like a baby
Or like a cancer, maybe
I have to fall for knowin if I’m ready


All is nothing to me
My blackheart face wants to inhale your skin
Cause all is nothing to me

All is nothing to me
My brokenheart face wants to know your skin
Cause all is nothing to me


My soul is heavy than a bunch of books
You have to come for see the freak
I jump and roll for corrupting you
But I start understanding
You don’t see me

You can almost hear me
I’m not yelling in vain
Trying to remain
Raw and naughty
Just wanna perspire on you all my pain
Licking off the happiness from your decent body

And keep it to me.
Keep it to me.

Daze me
Renew me
And breathe me in


Cause all is nothing to me
My blackheart face wanna bite your skin
Cause all is nothing to me.


So nothing is everything


lunedì 10 ottobre 2016




Quando vado in bagno a fare la cacca spengo il mondo tutt’intorno e rifletto profondamente su molte cose ed inizio a parlarmi da solo e a volte sono talmente impegnato in queste discussioni che quando finisco mi dimentico di tirare lo sciaquone.

Ogni azione ha una giustificazione è può portare alla salvezza. A patto che si decida di non godere dei frutti. Allora il distacco dalle passioni e dai desideri appare definitivo.


Parlo da solo e a volte ci ritroviamo in tre, si dice che quell’allumeuse mai sarà strumento della mia lussuria e che il lavoro in fabbrica è per gli schiavi i negri e il bestiame.
Ah, e per i sadici a cui piace.
Noi non siamo sadici,
e non abbiamo manette né corna né un cazzo enorme.


L’ordine cosmico, l’unità degli opposti, si mantengono grazie alla voglia di mutare gli atti quotidiani in sacrifici. Infatti solo gli atti che diventano sacrifici, cioè azioni prive di interesse possono liberare il vivente dalle catene del karma e condurlo al nirvana.


Vagando nel mio samsara le ossessioni mi trascinano verso l’abisso più nero.
Ma io ne esco perché oggi è una bella giornata
Perché io lo voglio
E anche domani
E anche dopodomani
E anche dopodopodopo


How to Clean Everything, uscito per Fat Wreck Chords nel 1993, è stato il primo disco della punk band canadese PROPAGANDHI,  seguito da Less Talk, More Rock nel 1996. Questi dischi hanno ben delineato l'attitudine della band: fanculo le organizzazioni religiose, fanculo i profitti delle imprese, fanculo i conflitti globali per i profitti, fanculo i carnivori, il sessismo e l'omofobia. Come nomini qualcosa, loro la mandano affanculo. Sono diventati famosi per i loro prediconi politici. "'Meno parole, più rock' poteva anche funzionare," dice Paul Lawton dei Ketamines, che si è visto i loro primi live a Winnipeg. "Suonavano una canzone e poi partiva una specie di lezione aperta che durava venti minuti. Bellissima. Creava questa tensione insana nel locale davvero incredibile." 
Nel corso degli anni i Propagandhi hanno subito diverse influenze, dallo ska al metal ma non si sono mai venduti e i testi sono rimasti sempre incazzati e sfanculeggianti.
Ah, erano già vegani negli anni ottanta e dovevano prepararsi gli hamburger comprando i semi e mescolandoli con l’acqua. Dicono fosse divertente.
Dicono che ora essere vegani è un pò una merda.
Io li adoro.
Il loro primo disco resta sempre il migliore, si sente che erano Quattro ragazzetti con la voglia di spaccare il mondo.
Ma basta punk, ascoltiamoci un pezzo reggae.



giovedì 6 ottobre 2016

Canzone che Le cicale hanno sete




Voi siete morti ieri
solo che non lo sapete
avete squallidi pensieri
e ancora troppa sete
di cose che v'insegnano concrete
ma in fondo cosa ve ne fate?


Ma come cazzo state?
toglietevi gli occhiali
e poi anche gli occhi
e andate a fare un giro per vedere finalmente
le cose come sono





Chi ti ha detto che voglio un lavoro sicuro?
Perchè pensi che io debba pensare al futuro?
So che non esiste il futuro
e nemmeno il passato
c'è soltanto il momento.





Inutile pensare alla morte
oppure a cosa ti riserva la sorte,
ammicca alla vita,
come fa la cicala,
non vorrai fare mica
come l'amica formica
che spreca stordita
tutta l'estate
per poi passare l'inverno chiusa in casa che fuori c'è bufera di neve, meno settecento gradi - a ingozzarsi delle provviste frutto di duro lavoro, fiera, tracotante- svaccata sul divano a guardare finti reality show che fingono la vita vera (in full HD) commentando incredula e a volte sbuffando quello che non riesce a sembrare un sorriso, e sta cazzo di formica, adesso che ci penso, nella mia mente somiglia più ad un orso, si, è un gonfio grosso orso grasso che mette via roba, solo che la mette via nella sua pancia e poi va in letargo - bello, complimentoni- e l'orso tra abbuffate e letarghi riesce a sopravvivere 552 anni e ad avere 96 figli, tutti antipatici.
E la cicala? Beh, cazzo, la cicala è morta al primo inverno ma almeno non guarda DMAX.




IIOOOOOOOO
non ho paura di sbagliare
io voglio sbagliare
e sbagliarti dritto in faccia
ma tu non lasci che lo faccia
allora
almeno lascia la tua traccia
perchè il peso delle cose che hai voluto
poi ti schiaccia.


Le ossessioni che non riesco a dimenticare
 mi trascinano dentro a buchi neri
Voi siete morti ieri.
solo che non lo sapete
avete squallidi pensieri
e ancora troppa sete
di cose che v'insegnano concrete
ma in fondo cosa ve ne fate?


Ma come cazzo state?
toglietevi gli occhiali
e poi anche gli occhi
e andate a fare un giro per vedere finalmente
le cose come sono



E se ancora non capite

la mente è la fonte della lussuria
è la sorgente da cui bere la gloria
in pratica la morale della storia:
è:


donate qualcosa alle cicale, abbiamo tanta sete, non s'era capito?

sabato 1 ottobre 2016

Il Karma spiegato facile



Ho letto un po’ di cose sulle relIgioni orientali e penso di aver capito che il karma non significa quello che la maggior parte delle persone pensa, cioè la predisposizione verso le cose che ci accadranno. Mi spiego meglio, non è che se hai un “brutto” karma ti succedono brutte cose e sei sfigato mentre se hai un bel “karma” ti succedono solo cose buone. 
Karma significa “fare”. Karma è l’agire.
Nello specifico, nella Bhagavadgita si dice che colui che aspira alla beatitudine deve agire senza una causa, non dev’essere mosso da alcun intento e non deve agire al fine di ottenere qualcosa, materiale o spirituale che sia,  l’uomo retto deve avere lo stesso atteggiamente di fronte alla gioia e al dolore, deve fare perché quel qualcosa va fatto, perché bisogna rinunciare a tutti i desideri che turbano il corpo e la mente ed essere appagati da sé stessi.
Tempo fa discutevo con me stesso della possibilità di andare a fare volontariato in qualche paese dei balcani e mi sono chiesto per quale motivo volessi farlo, “perché aiutare qualcuno che ne ha bisogno mi farebbe stare bene, mi sentirei utile, mi sentirei una persona migliore”, quindi in fin dei conti lo farei per una sorta di accrescimento personale, per gonfiarmi l’ego, perché non sono appagato da me stesso.
Allora ho deciso di non fare volontariato e leggendo quel che sto leggendo adesso, penso di aver fatto la scelta giusta. E siccome non ero partito con l’idea di cercare giustificazioni per ‘sta cosa del volontariato ma il collegamento mi si è formato del cervello così a casaccio penso che sia davvero stata l’idea giusta.


Nella vita non succedono quasi mai cose esclusivamente brutte, o belle, succedono cose che hanno, diciamo, una percentuale di positività e negatività, insomma il discorso del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. Ovviamente, chi ha una predisposizione negativa, e tende ad essere pessimista vedrà sempre il lato negativo della faccenda e se, ad esempio, egli non può lavorare per un po’ di tempo va subito a pensare al denaro che non potrà guadagnare invece di pensare al tempo che ha guadagnato per fare cose che si prefigge di fare da tempo tipo sistemare il mobiletto in cucina o leggere il libro che Marco gli ha regalato nel duemilaedodici.



Ma non bisogna nemmeno essere sempre positivi, perché è da stupidi, e perché è incredibilmente faticoso mantenersi allegri ed entusiasti per tutto il tempo in questo mondo, diciamocelo, disgustante, quindi, gli induisti insegnano il rilassamento, -ovvio, dirai tu, pensa allo yoga, alla meditazione- ma soprattutto una calma dovuta alla fatalità di tutto ciò che ci circonda. Loro dicono “Shit happens”. Ma succedono anche le cose incredibili, colo che  se non vuoi impazzire sulle montagne russe del tuo samsara devi stabilizzarti, imparare ad accettare tutto, a non desiderare niente, a far succedere quello che deve succedere, allora diventerai saggio e potrai anche permetterti di lavorare vicino a una cinquantenne esaurita neomenopausata che ti grida colla faccia incollerita bordeaux sputando gocce di saliva dovunque per ogni singola cazzata che succede senza, sottolineo senza, fissarla con occhi iniettati di sangue pensando “il mio pugno , i tuoi denti” e soprattutto evitando di gridare a tua volta nella sua faccia gonfia: “E SECONDO TE C’è BISOGNO DI URLARE COSì?!? HAI RISOLTO QUALCOSA!?!?   DIO PORCO!!!”