mercoledì 31 agosto 2016

Questo è punk, coglione!!


Titolo vero:
Tentativo di perdere tutte le lettrici femmine che ho conquistato dopo anni passati a strapparmi il cuore e sbatterlo su questo cazzo di blog sottoforma di poesie stilisticamente discutibilissime:

Sarà dieci anni che ho un emorroide in culo ma non ne ho mai parlato. Non che me ne vergogni. È che non c’è mai occasione di parlare delle emorroidi. Internet dice che è un problema molto diffuso ma se ti metti in mezzo a un gruppo di persone e chiedi “Qualcuno di voi ha per caso un emorroide?” tutti ti guardano allibiti e sdegnati, esattamente come se ti metti in mezzo a un gruppo di ragazze e chiedi “C’è qualcuna che ingoia lo sperma alla fine del pompino?”
“Si ok e non fate neanche le scorregge”.
Allora ieri mentre i miei amici facevano gli schifati mi sono alzato in piedi nel bar gremito, pinta in mano, e a voce alta ho detto “Chiedo un attimo d’attenzione a tutti i presenti. Io ho un emorroide da dieci anni. L’ho chiamata Agata e ci convivo serenamente. Grazie dell’attenzione”.
Poi mi sono riseduto.
Agata all’inizio era un brufulo. Un brufolo sul buco del culo, cazzo che fastidio, ma proprio lì doveva spuntare? Mi bruciava e si rompeva ogni volta che facevo la cacca e a quanto pare si è sporcato di merda e infettato, ha iniziato a crescere e da brufolo è diventato un’emorroide di cui la gente pensa io non debba parlare.
A parte che ho letto un libro di Bukowski nella cui introduzione la Pivano scriveva pressappoco “Bukowski è un figo perché parla tranquillamente delle sue emorroidi e di altre cose di cui la gente si rifiuta di parlare”, ma io mica parlo di emorroidi perché l’ha fatto Bukowski. Ne parlo perché con me si parla di tutto e si fa tutto.
No, non tutto, non puoi mettermi un dito in culo finchè mi succhi l’uccello.

Non vorrei facessi male ad Agata.





giovedì 25 agosto 2016

Spleen 2016










Di cosa si può scrivere quando non si ha niente da dire?

E’ il periodo delle start-up
Basta un’idea.

Io non ne ho nessuna.

Non scriverò mai un romanzo.

Quand’ero ragazzino volevo scrivere un romanzo.
Ma è troppo impegnativo.
Posso restare concentrato su qualcosa per
     boh
       venti minuti

       Poi mi annoio
     



Non so essere scrittore
  Non so impegnarmi.
    Non mi va.

Però forse so essere poeta.

  Lì non ci vuole impegno
  È solo ispirazione.

Non bisogna studiare
 per essere poeti.

È come essere negri
           O lo sei
                 O non lo sei
Ci puoi fare ben poco.
(se anche tu stai pensando a micheal Jackson,
beh
anche sbiancato
grazie a dio
era sempre un negro)


Non so essere scrittore
   So essere poeta
                O forse
So solo perdere tempo

Ed essere TRISTE

So essere triste persino quando sono felice
 Mi viene fuori.

Sono con altre persone,
      ci stiamo divertendo,
            facciamo battute,
               ridiamo e scherziamo
         …
Guardo gli altri
I loro sorrisi
I loro occhi lucidi che risplendono

E penso che i miei occhi
non sono così.


Io non sono
  Felice

La mia felicità è fuggevole
Evanescente
ALEATORIA

“chiedetevi se siete felici e cesserete di esserlo”




Io sono il mulo
       La vita è il bastone
              La felicità è la carota
Anche se mi giro dall’altra parte la carota è sempre davanti a me.

                        Cammino cammino,

perché devo camminare
        e la carota è lì
         davanti a me

ma non la prendo MAI


mi giro dall’altra parte
         ancora
        di nuovo
e la carota è sempre lì 
           davanti a me
appesa al bastone
         che passa da qualche parte
                      sopra la mia testa


Provo a prendere la carota
          Stavolta ci riesco!

                       CI ARRIVO

                ce la faccio!

              la vedo!
       
                             E'
   
                         Lì.



               No
      Non ci arrivo
    Non so impegnarmi

Non so essere scrittore




So essere poeta


Guardare più in alto


Puntare al bastone


Afferrarlo!



SPEZZARLO



E arrivare così alla carota.





sabato 20 agosto 2016

Delirio







- Tania?

T:  ... Ma a te non piace nessuna?

- Si no vedi è che io sono un uomo speciale

T: e io sono una torta di mele speciale

- ...Oddio, sai cosa sono le due cose che mi piacciono di più?

T: no, dimmele

- Le torte e le mele

T: Hihihi ... e cosa vuoi farmi?

- Prima ti lecco poi comincio a mordicchiarti e poi ti mangio tutta ti faccio essere parte di me e puoi vivermi dentro come un babycanguro nel marsupio ma se provi a uscire non puoi perchè il marsupio è pieno di colla e roba vischiosa scura haha ora non puoi fuggirmi

T: Zio billy.

- Spisciami il marsupio. Ah, sai qual'è la terza cosa che mi piace di più dopo le mele e le torte?

T: la Corsica?

- No. E' il Thc. Presumibilmente colui col quale sto avendo questa conversazione, giusto? Su, scopriti, esponiti! Dimostrati!

T:  Ti ho detto che sono una torta di mele, stupido!

- E perchè sei fatta a tiaccaccì?

T(con voce grave e profonda): Mi hai scoperto, sono io, il Thc, ma puoi pure chiamarmi Trevor

- No. preferisco Thc.

T: Satanassi alveoli gravidi ingordigia in norvegia

- Vecchio stai calmo, ti è salita male, capita. Bevi tanta acqua e te l'ho detto che io sono un uomo speciale? Ho il cazzo d'oro.   No dai, scherzo, in verità scorreggio si bemolli e la notte, beh (musica di sottofondo tipo archi tra il thriller e il fiabesco, io li sento ma tu non puoi, mi spiace) ahhhhh la notte, la notte io mastico arcobaleni e mi spezzo i denti

T- ...

- Dici niente?

T: E' che sto sparendo. Aiutami.

- No, ti prego, resta. Non so cosa fare senza di te. Mi annoio.

T: Guarda le olimpiadi

- Va bene

T: Ok. io sparisco. Addio. Mi dissolvo.

- Nooooooooooo! Tiaaaccaaaaaaaaaccììììììììììì!!!!

T- ...

- Sei sparito?

T: No, quasi. Ecco, adesso si.

- ... Sei stato bello.

mercoledì 17 agosto 2016

E' la Noia





All’inizio di quest’ anno mi ero messo in testa di diventare una persona migliore, avevo smesso di fumare merdose sigarette e ridotto drasticamente la quantità d’alcool da trangugiare. Avevo eliminato insaccati salumi formaggi e fast food, sostituito la pasta barilla con pasta integrale o simili, i risotti che mangiavo a sazietà avevano lasciato il posto a piatti orientaleggianti con riso basmati, thai o parboiled, via bibite gassate e non, molta più verdura e legumi a rotta di collo, succhi di frutta, tisane. Per un paio di settimane mi sono disintossicato dal thc e per un mesetto sono anche andato in palestra.

La palestra mi fa veramente cagare. Non mi piace andarci, non mi piace sforzarmi, non mi piace sentire i muscoli che si gonfiano e se un giorno dovessi scoprirmi pettoruto, definito e addominalato credo ne morirei. Piuttosto lunghe passeggiate veloci, sudate copiose, l’erba frusciante come mantello e un cappello di scie chimiche sulla testa.

Poi è arrivata l’estate ed ho ripreso tutte le brutte abitudini.
Ma quando facevo il bravo stavo bene, mi sentivo meglio, quindi ho deciso di provarci di nuovo.
Mi sono detto: “quando ricomincio a lavorare mi metto in riga”.
Ieri ho iniziato a lavorare.
Ed è già da venerdì che non tocco alcool. Non che non voglia più berne, sia chiaro, si fa un mese di ramadan poi si ricomincia a bere un bicchiere di vino ogni tanto, quando c’è l’occasione, l’importante è non bere per noia, … e stare lontano dagli shot che quelli ti fanno diventare stupido e poi ti vien voglia di scopare le ciccione o prendere l’emmeddì o cose così.

Col cibo siamo partiti bene, non sarà difficile mangiare sano, ormai gli hamburger mi hanno rotto il cazzo, non ho mai voglia di mangiare carne, solo ogni tanto mi viene in mente un petto di pollo alla griglia ma quello fa bene. Fanculo le salse, i fritti, la roba unta e pesante. Il salame però cazzo mi manca già. Toglietemi tutto ma non il salame. Posso vivere senza fumare, senza alcool, senza cellulare, senza scarpe ma non senza salame.

Da venerdì non fumo una sigaretta. Non ho mai voglia di sigarette finchè non bevo. E sempre stato così.
Anzi, ho mentito. Un po’ di voglia mi viene dopo il caffè, ma non è un desiderio molto forte. Invece basta un bicchiere di vino o una birra forte per farmi immediatamente bramare una cicca.
Comunque il problema non si pone, non bevo e quindi non fumo.

Con le canne non so mai come comportarmi. Ogni tanto penso che dovrei smettere, poi arrivo sempre a pensare che se mi piace non dovrei smettere affatto. Ormai ho capito come gestirle, fumare in compagnia non mi piace, fumo a casa da solo, davanti al pc, per farmi una risata. A volte fumo una cannettina prima di leggere per immergermi nel romanzo. Se non ho fame fumo prima di mangiare, se ho mangiato troppo fumo dopo.
Detto così sembro uno che fuma sempre. Ma la verità sta nel mezzo, diceva Democrito. O forse non era lui ma ultimamente ogni volta che associo una massima a un greco penso a Democrito.
Quindi quello che voglio fare veramente è continuare a farmi le canne per altri cento anni ma fare in modo che non sia una dipendenza. Tipo mangiare la pizza. No, quello lo si fa solo una volta a settimana. Ah, ecco, come farsi le seghe. Lo fai molto spesso ma se inizi a farlo due tre volte al giorno non ci trovi più gusto. Le canne come le seghe, farsele quando ti va, ma mai, mai farsele per noia.
Nel week end ho deciso di darci dentro per finire il pezzetto di fumo che m’era rimasto poi, forse, fare una settimana senza fumare e, se ci riesco, ricominciare senza metodo, senza quotidianità, senza sapere che ogni giorno mi devo fare due canne per forza. Fumare per il gusto di farlo, non per noia. L’ho già detto? E’ che sto cercando di ficcarmelo bene in testa.
Quindi ieri non ho fumato.
E’ andato tutto bene.
Fino all’una.
Poi ho cercato di dormire.
Zero.
Ogni singolo rumore proveniente sia dall’interno che dall’esterno di casa mi faceva sussultare. Ero teso come una corda di Ukulele, pronto a vibrare, continuavo a girarmi e rigirarmi nel letto, prendo il telefono e vedo che sono già le due e mezza, dopo un po’ sento mia madre che va in bagno, poi mio padre, io avrei anche sonno, sono stanco, ma ho il cervello sveglio, iperattivo.
Continuo a pensare, pensare pensare, faccio ragionamenti troppo complessi per uno che vuole dormire, allora cerco di pensare meno, di spegnermi, ma vedo facce luci e colori. La mia antenna prende troppo bene, ricevo troppi stimoli dall’ambiente circostante, devo sporcarmi l’antenna per dormire, devo bere, devo fumare. Mi alzo per andare in bagno e sono le 4 e mezza. Ottimo.




Mi succedeva da piccolo, prima di iniziare a fumare. Dai quattordici ai sedici-diciassette anni. Avevo sempre mille pensieri e di notte non riuscivo a dormire maimaimai, facevo una fatica immane ad addormentarmi, poi a scuola ero rincoglionitissimo e non ascoltavo. D’altronde come fai a dormire a quindici anni? Passi nottate a fissare il soffitto e chiederti di Dio, dell’universo …perché sono qui? Perché sono così? Cosa devo fare?
Era molto che non pensavo a queste cose, probabilmente è la prima volta che realizzo che ho iniziato a sfasciarmi non per ribellarmi a qualcuno o qualcosa né per sentirmi grande, ho iniziato a sfasciarmi per cercare delle risposte, per vedere da altri punti di vista  (e questo l’avevo già realizzato) ma non solo per questo, cazzo, ora, per la prima volta penso che ho iniziato a bere e fumare per riuscire a dormire.

Intanto oggi, anche se mi sforzo di apparire tranquillo e felice, sono stanco morto e ho i coglioni girati. E non so ancora che cazzo fare, un’altra notte insonne o vado a comprarmi una palletta di nero bello gommoso e profumato? Eddai non si può mica essere così drastici, intanto troviamo un equilibrio senza alcool tabacco e junk food poi, con calma, ridurremo i cannoni.

Ora scrivo al pusher.








Al lettore.

L'errore, la stoltezza, i laidi trascorsi
ci attanagliano l'anima, crucciando i nostri petti;
noi sottoliniamo i nostri amabili rimorsi
come i pezzenti nutrono i loro immondi insetti.


Son tenaci i peccati e vili pentimenti;

ci confessiamo chiedendo una mercede abietta,
poi sulla via melmosa ritorniamo contenti,
credendoci detersi da qualche lacrimetta.



Satana Trimegisto, accanto all'origliere

del peccato, ci culla rapiti lungamente, 
e il metallo del nostro indomito volere
fonde, appena lo tocca quel chimico sapiente.



I fili ci muovono, il Diavolo le tiene!

Ci avvincono le cose ripugnanti e bestiali;
senza orrore ogni giorno, fra le tenebre oscene,
ci avviciniam d'un passo alle porte infernali.



Come un vizioso povero che bacia e succhia il seno

vizzo e martirizzato d'una sordida trecca, 
noi rubiamo passando il piacere terreno
e lo spremiam rabbiosi come un arancia secca.



Entro il nostro cervello, come un groppo di vermi,

un popolo di dèmoni gozzoviglia crudele
e, quando respiriamo, entro i polmoni infermi
precipita la Morte con sue cupe querele.



Se lo stupro, l'incendio, il veleno, il pugnale

non hanno ricamato con perizia squisita
dei nostri giorni grigi l'orditura banale,
gli è che l'anima nostra non è abbastanza ardita!



Ma fra i lupi, le iene, i falchi e le pantere, 

le scimmie, i sciacalli, gli scorpioni, i serpenti
che urlano e grugniscono, giostrando in turpi schiere
entro il serraglio infame dei nostri traviamenti,



uno ve n'è, più laido, più maligno ed immondo!

Sebbene non accenni un gesto ne un bisbiglio,
vedrebbe volentieri crollare l'interno mondo
e inghiottirebbe il globo con un grande sbadiglio:



é la Noia! Con l'occhio di lacrime appannato

fuma e sogna la forca nel suo tardo cervello.
Tu, lettor, conosci quel mostro delicato,
ipocrita lettore, mio pari, mio fratello!

perdertempo


= Ciao Gianmarco!

-Ehila, un sacco che non ci si vede.. come va? Che mi racconti?

= Bene dai è che ieri sono andato dal dottore, gli chiedo di farmi una ricetta per una visita al pene perché mi voglio circoncidere e sto qua mi fa “perché?” , ma saranno anche cazzi miei o no? Però siccome sono una persona educata non voglio dire al medico “ehi guarda che sono cazzi miei” allora gli dico: “Perché nella questione israelo palestinese simpatizzo per gli ebrei e con questo gesto voglio sentirmi più vicino a loro, e lui nemmeno abbozza una risata e fa “No, sul serio, come mai vuole circoncidersi?” allora gli faccio “ma porca troia, saranno anche cazzi miei”. Tu che mi racconti?

-Ho scopato con una delle maestre di mia figlia. Jessica le ha detto che le ho letto il Piccolo Principe e la maestra Giulia si è sciolta, così quando sono andato a parlare della pagella ha tirato fuori il discorso ODDIO ADORO QUEL LIBRO! ANCHE IO! USCIAMO UNA SERA? Allora siamo usciti, tra un discorso e l’altro tiro fuori ancora sto cazzo di libro che a me sta anche un po’ sui coglioni ma le cito due pezzettini commoventi che ho imparato a memoria apposta per lei, quello del tizio che conta le stelle e uno scambio tra il piccolo principe e la volpe. Alla fine lei era tanto contenta e me l’ha data poi ha iniziato a mandarmi sms, forse pensava volessi sposarla o cose così, adesso probabilmente farà la stronza con Jessica e lei odierà la scuola per colpa del piccolo principe che tra l’altro la prossima volta vado al chiringuito con Diego che risparmio un sacco di fatica, là ti saltano addosso loro, non devi fare niente, basta che te ne stai lì abbronzato, sorseggi un cocktail, mostri bicipite e tatuaggio e arriva quella che vuole ballare NO SCUSA ma io sono un ballerino terribile, posso offrirti qualcosa da bere?, andiamo là, facciamo una chiacchiera, SBENGH

= Bella vita che fai tu. Sai che tutto quello che ti hanno insegnato a scuola è finto?,chi controlla il presente controlla il passato, chi controlla il passato controlla il futuro, i politici sono tutti manichini, il cibo che ci danno da mangiare è veleno, gli attentati sono pilotati e il mondo è come 1984 di Orwell solo che le telecamere oltre ad avere in casa ce le portiamo anche in giro acca ventiquattro.

-Non ti ho ascoltato, guarda, ho catturato un Pokemon proprio lì vicino a te, senti allora vieni anche tu al chiringuito?

= Odio il chiringuito

-SEI UN FROCIO


=Voglio morire. ora.

lunedì 15 agosto 2016

Piccoloprincipe/vonnegut/pixar

Sabato mattina faccio un giro in centro con uno dei miei pochi amici sposati, passiamo alla Feltrinelli, prendo in mano un sacco di libri che devono assolutamente far parte della mia collezione, da Infinite Jest alle Memorie di Adriano passando per romanzi di Dick e Franzen ma cazzo, costa tutto un botto. Alcuni libri addirittura 18-20 euro, quelli che costano meno sono a 13. Alla fine prendo solo Sostiene Pereira di Tabucchi al costo di ottoeuroenovanta, l’ho già letto ma l’avevo preso in prestito in biblioteca mentre ora lo voglio possedere fisicamente. Alla cassa la commessa dice “questo è in promozione, due libri a nove e novanta, gli altri in promozione sono lì su quel tavolo, scegline un altro”, allora vado a vedere i libri in promozione e vedo compagno di sbronze che ho già, qualcosa della yoshimoto che anche no, un romanzo di benni, roba che non conosco e non m’ispira e il piccolo principe. Prendo quest’ultimo.
Passiamo da Libraccio che è  pieno di libri usati e compro l’alchimista di Coelho a 8 euro (alla Feltrinelli costava 12), il lupo della steppa di Hesse e i tre libri di Calvino sui “nostri antenati”: visconte dimezzato, barone rampante e cavaliere invisibile. Cinque libri trenta euro. Accettabile.

Oggi non ho niente da fare, prendo in mano il piccolo principe ed inizio a leggerlo. Non me lo ricordo neanche più. L’avrò letto dieci anni fa. Una pagina tira l’altra, lo leggo tutto. Parliamone. Ma non cerchiamo di spiegare il libro, quello l’hanno fatto in tanti, cerchiamo invece di spiegare Antoine de Sant’exupery.
Antoine è un figo, ti cucina una torta leggera ma ripiena di tristezza e velata d’ironia.
A me ha fatto venire in mente alcuni film della pixar.
Tipo che gli autori di Wall-e e di Inside out, anche se magari loro non lo sanno, hanno inserito il piccolo principe nei loro film. Non solo i concetti del libro ma anche il modo di esporli.
Inoltre questo vedere la realtà con gli occhi d’un bambino ed essere schifati dagli adulti senza curiosità che non riescono ad apprezzare le semplici bellezze della vita mi fa subito pensare a Vonnegut quando, in alcuni dei suoi romanzi, si rivolge al lettore come se stesse parlando ad una persona che è appena arrivata sulla terra e di essa non sa nulla, quindi, appunto, un bambino o un alieno.
Facci caso, la scrittura di Vonnegut è molto piccoloprincipesca, solo che lui non scrive libri prettamente per bambini e quindi si lascia giustamente andare ad un umorismo decisamente più black parlando di guerra, di soldi e di altri argomenti da adulti. Però lo fa nello stesso modo in cui De Saint’Exupery parla al lettore nel piccolo principe.

Tutti e due, leggendoli, mi fanno pensare “Questi sono felici solo quando riescono a tirar fuori il bambino che c’è dentro di loro, ma appena riescono (faticosamente) a riscoprirlo, la massa intorno li guarda schifata, come se stesse fissando due idioti, quindi Kurt e Antoine quel bambino se lo tengono stretto dentro e gli scrivono pagine e pagine di roba spiegandogli i problemi del mondo. Lo scrivono al bimbo e si divertono e ci ridono su fino a riuscire finalmente a digerire il nodo che hanno in gola.

sabato 13 agosto 2016

Come si fanno gli haiku?

Una cosa che mi sono sempre chiesto è
Come si fanno gli haiku?

Un haiku è una poesia giappo di tre versi, il primo verso ha 5 more, il secondo sette e il terzo di nuovo cinque,
Gli stronzi qualunquisti menefreghisti approssimatori che non hanno voglia di star lì a far le cose per bene dicono che una mora è uguale a una sillaba ma sbagliano. Su internet si trovano varie spiegazioni ma io onestamente ci ho capito poco, pare che le more abbiano a che fare con le vocali quindi una sillaba può contenere anche due more. Se ho capito bene parole come “piede” contengono due sillabe ma tre more. Ma per prassi si tende a far finta che una mora sia una sillaba.

Oltre alla metrica, (che può anche non essere rispettata), un haiku che si rispetti deve avere un kigo e un kireji e deve necessariamente descrivere la natura o esternare emozioni umane legate o scaturite da essa.

Kigo: può essere un animale o un luogo o una pianta, un evento o tradizione che ha lo scopo di indicare la stagione in cui inquadrare l’haiku

Kireji: è un taglio fatto con una virgola o un trattino che spezza l’haiku e sottolinea un cambiamento, ribaltamento o spostamento


Ho letto decine di haiku e a mio modesto parere sono pochi quelli che rispettano queste regole,
prendiamo ad esempio quest’haiku di Kerouac considerato molto bello:

Birds singing
In the dark –
Rainy dawn

In questo caso il kigo è “Birds singing”, il kireji è tra seconda e terza strofa ma la metrica è messa a cazzo

Altro haiku preso direttamente dagli esempi di wiki:
Coraggio – di Mario Chini

Non pianger; canta
Se canti ti si schiara
Il cielo e il cuore

Qui direi che il kireji è all’inizio, io almeno l'identificherei con quel punto e virgola che sottolinea il cambiamento e spezza la frase passando dal pianto al canto. Il kigo è inesistente, la terza strofa ha troppe sillabe.

Vabbene che gli stessi giappi dicono che si può anche (se proprio devi) variare numero di sillabe a beneficio del significato dell’haiku ma a me pare che lo si faccia un po’ troppo spesso.


Comunque ci ho provato e ho scritto questi, così, senza pensarci molto, perché altro requisito fondamentale degli haiku è che si scrivano di getto, senza troppe riflessioni, per mettere su carta la sensazione o l’emozione che si sente in quel momento.
Se vuoi provare a scriverne devi buttar giù una terzina e poi controllarla, se vedi che è metricamente sbagliata puoi rimuovere gli articoli o aggiungere qualche parola ma l’importante è che quello che vuoi dire, l’immagine che hai nella testa, sia scritta subito  senza remore.


Già cade l’uva
Il poeta cammina -
Nebbia nel cuore



Meloni marci -
È dolcezza squallida
Quella che sento



Canta il gufo
E nessuno risponde,
la luna ride



Piedi freddi
Testa piena d’ansia,
malinconia


il fuoco brucia
lo abbraccio forte,

pace bianca

giovedì 11 agosto 2016

Pulsazioni frequenze energia magnetismo tesla musica


C’ho una teoria, che in realtà sarebbe di un mio amico ma io gliel’ho rubata perché si sa, gli scrittori rubano tutto ciò che d’interessante hanno intorno e lo scrivono. Che poi 'sta teoria originariamente si basa sui discorsi di Nikola Tesla ma ognuno c’ha aggiunto del suo.
Iniziamo:

L’aria non è propriamente aria, vedil come un fluido molto molto molto rarefatto che chiameremo etere.
Tutto ciò che è vivo pulsa ed emette energia. L’energia ti precede e va in giro per l’etere come gli strani fasci d’energia che escono dagli addomi dei personaggi in Donnie  Darko. Tutto pulsa. La terra pulsa ed emette energia.

Nikola Tesla fece un esperimento: aveva sto “trasmettitore di amplificazione”, un derivato ultrapotenziato della bobina che gli aveva permesso di produrre la corrente alternata, e con questo strumento lui riuscì ad accendere una gran quantità di lampadine situate a 40 chilometri di distanza, ovviamente senza utilizzare fili.
L’esperimento è stato effettivamente realizzato ed ha avuto successo ma i magnati del tempo non vollero elettrificare il mondo a quel modo perché avevano già un ottimo business da loro stessi costruito su sistemi più convenzionali basati sulla trasmissione di energia elettrica con uso di fili e con il Tesla Style non si guadagnava nulla.

Torniamo a noi:
tutto ciò che è vivo pulsa ed emette energia, trasmette segnali nell’etere, segnali che viaggiano su frequenze diverse, e tutti noi abbiamo delle antenne che ci permettono di captare questi segnali.
Per far si che l’uomo s’allontani sempre più dalla strada della conoscenza, i potenti hanno riempito il mondo di segnali e le frequenze “vitali” sono coperte da tv, cellulari, wireless, pc, etc etc quindi la nostra antenna è sempre intasata.
Perciò quando vado sull’adige e me ne sto lì scalzo, sull’erba, ad ascoltare il rumore dell’acqua guardando le nuvole che si muovono nel cielo mi sento sempre bene. Inizialmente non capivo. Mi dicevo “chissà come mai a casa ogni tanto mi viene su la malinconia tristezza spleen e invece quando sto in mezzo alla natura sto sempre bene.
Beh, ora ho deciso che è perché solo in quei momenti la mia antenna non è sovraccarica e si può nutrire delle energie positive.

Ovviamente io sono dio e la vita è ciò che percepiamo quindi quello che io decido è.

Altrettanto ovviamente ognuno ha la sua antenna, c’è chi ce l’ha bella grande e la tiene pulita e continua a lucidarla per captare meglio il mondo e c’è chi c’ha l’antenna sporchissima e non capta un cazzo.
Io personalmente mi sbronzo come uno stronzo e fumo hashish per offuscare l’antenna sempre sovraccarica. Perché la mia antenna funziona abbastanza bene e questo fottuto sovraccarico di segnali merdosi lo sento sempre, lo sento troppo e non riesco a viverci.


Tra le altre cose Tesla sosteneva che si potesse trasmettere energia positiva per migliorare l’umore delle persone e addirittura guarire determinati problemi attraverso la musica.
Mozart lo sapeva e guarda caso faceva musica a 432hz.
I nazisti volevano obbligare la gente a produrre musica a una frequenza diversa.
Allora nel 1953 a Londra i potenti decisero di standardizzare le frequenze a cui registrare i brani musicali. “Da adesso la musica si fa a 440hz!”
E così è stato.
Oltre a Tesla altra gente pensa che la musica a quella frequenza abbia proprietà benefiche o addirittura curative ma non voglio tediarti, se t’interessa il discorso fai delle ricerche, c’è un sacco di roba in rete, anche i Pink Floyd hanno fatto della musica a 432hz.


E così, a sorpresa,  colpo di scena, con la musica non c’entra un cazzo ma con Tesla si, introduco il grande Pierluigi Ighina, uno scienziato italiano che tutti credevano pazzo ma che secondo me aveva delle idee grandiose.


Compiti per casa: Guarda il video, se puoi approfondisci le cose che dice e poi dimmi che ne pensi.



Ps: lo so ho scritto male, ho fatto un minestrone con dentro di tutto, ho messo troppa carne al fuoco, ma almeno ora hai della roba interessante da leggere, se vuoi.

Vuoi?

Non vuoi?

venerdì 5 agosto 2016

Bla bla bleah






In pratica dopo il pranzo sporchissimo all’american graffiti restiamo solo io e Josh che mi dice oh dalle sei alla palestra c’è festa, fuori dietro nel giardino musica alcool e piscina, l’ ingresso è gratuito, ci lavora anche Viola, la barista vacca. –Viola è sempre vestita da zozza e guarda in maniera provocante qualunque maschio da 16 a 50 anni entri nel suo campo visivo-
Vabbè andiamoci.
C’è poca gente, musica reggae, Viola ha una camicetta annodata con l’ombelico di fuori, è super truccata come tutte le volte che l’ho vista, ha i capelli fighi, una specie di frangiona arrotolata che le scende sul lato sinistro del viso e una bandana blue legata in testa, le chiedo uno spritz e lei si gira per prendere qualcosa dalla cella frigorifera piegandosi a novanta e i vecchi al banco quasi sverdano, la Viola ha su sti leggins neri super tirati che son praticamente trasparenti e sotto si vede bello limpido sto perizomino nero che sui fianchi è tirato abbondantemente sopra le anche.
La prima cosa che ho pensato?
incredibilmente troia.
Viola ci fa da bere e ci presenta una sua amica che è lì da sola poveretta. Questa è stata mollata dal moroso 5 giorni fa dopo 5 anni d’amore e niente, ragazzi fatela bere che poi lei si scatena, diventa una maiala.
Sta tipa, il nome non lo ricordo, è bassa, in carne – non grassa, non ho detto grassa, però è bella piena insomma, forse un filino troppo piena, ecco si, è grassetta – e c’ha ste due tette bombe atomiche lì in bella vista e oddio cristo le ciglia finte. Lei va a mettersi il costume e io dico a Josh che così è troppo, già che a me piacciono le tipe semplici che vanno in giro struccate con la gonna e i sandali ma qua veramente non ci siamo, siamo di una volgarità – e si, mi sono sentito un po’ frocio quando l’ho detto- assoluta. Una col culo di fuori che fa gli sguardi sexy e quell’altra colle tette giganti mezze fuori e le ciglia finte vabbè la tizia torna e la parte sopra del suo costume rosa fluo è di due taglie più stretta, è evidente, le tette le stanno scoppiando fuori;  facciamo un bagno, poi iniziamo a bere cose, la tizia va a cambiarsi il pezzo sopra del costume perchè dice che le schiaccia un po’ troppo le tette, -che per caso non ve n’eravate accorti?- si scopre che lei è cubana e vuole per forza ballare perché il regghetton è uaaooo troppo ballereccio, ma mica posso ballare da sola dai è tristissimo.
Tu coi capelli così belli sai ballare sicuro.
Io non ho mai ballato nella mia vita e di certo non inizierò oggi, mi dispiace.
Josh balla solo con tasso alcoolico superiore a 1.6 –balla senza fare nessun passo, si pianta per terra e inizia a piegare un po’ le ginocchia a ritmo di musica mentre si struscia su qualche femmina, le mani quando non sono addosso alla femmina si muovono nell’aria a casaccio come guidate da una forza estranea- e c’è ancora distante, la cubana si mette a ballare da sola lì a un metro da me e scuote il culo continuamente, lo dondola qua e là qua e là e poi ogni tanto shakera e fa tremare tutto e a parte quei chiletti in più si muove in maniera molto valida ma io cazzo non ce la posso fare, c’è tanta bella roba per carità ma io sono disgustato, sta qua ha le ciglia finte, si è messo un costume due taglie più piccolo per farsi strabuzzare le tette e così, per conoscersi, si mette a sbattermi il culo in faccia. E cinque minuti fa con gli auricolari in mano mi ha chiesto dove va L e dova va R.
Ma in che cazzo di posto sono? Josh mi devi portare a casa sto impazzendo, è un’ora e mezza che ascolto reggaeton, mi sono rotto il cazzo di bere, non c’è un cazzo di niente da fare, tu non parli e stai lì col telefono in mano, sta qua balla e quasi mi twerka addosso e più la vedo scuotersi come un animale in calore che cerca di conquistare il compagno mettendo in mostra tutto il suo piumaggio o cazzi vari e meno mi vien voglia di darle un pezzo di cazzo. Vado via. Josh comunque portatela a casa tu che sei di bocca buona e lei ce n’ha bisogno.
Josh tentenna, vuole stare qua altre mille ore e non gli va di portarmi via, dice che è ancora presto.
Pago un americano a tutti, Josh lo beve con una certa ingordigia e si vede che inizia a carburare, di colpo rinsavisce, decide di portarmi a casa, passa a prelevare altri quattrini e torna dalla cubana. Io mi faccio una canna e scrivo. E ricordati che
even GOD
Herself
has fewer plans than me

and
When I say nothing,
 I say everything

They put me down in a lazaretto
Born rotten, bored rotten
I have no time left
Time is lost,
 no time at all,
throw it in a garbage can
And I shake God's hand
I jump up and let her know when I can