lunedì 10 ottobre 2016




Quando vado in bagno a fare la cacca spengo il mondo tutt’intorno e rifletto profondamente su molte cose ed inizio a parlarmi da solo e a volte sono talmente impegnato in queste discussioni che quando finisco mi dimentico di tirare lo sciaquone.

Ogni azione ha una giustificazione è può portare alla salvezza. A patto che si decida di non godere dei frutti. Allora il distacco dalle passioni e dai desideri appare definitivo.


Parlo da solo e a volte ci ritroviamo in tre, si dice che quell’allumeuse mai sarà strumento della mia lussuria e che il lavoro in fabbrica è per gli schiavi i negri e il bestiame.
Ah, e per i sadici a cui piace.
Noi non siamo sadici,
e non abbiamo manette né corna né un cazzo enorme.


L’ordine cosmico, l’unità degli opposti, si mantengono grazie alla voglia di mutare gli atti quotidiani in sacrifici. Infatti solo gli atti che diventano sacrifici, cioè azioni prive di interesse possono liberare il vivente dalle catene del karma e condurlo al nirvana.


Vagando nel mio samsara le ossessioni mi trascinano verso l’abisso più nero.
Ma io ne esco perché oggi è una bella giornata
Perché io lo voglio
E anche domani
E anche dopodomani
E anche dopodopodopo


How to Clean Everything, uscito per Fat Wreck Chords nel 1993, è stato il primo disco della punk band canadese PROPAGANDHI,  seguito da Less Talk, More Rock nel 1996. Questi dischi hanno ben delineato l'attitudine della band: fanculo le organizzazioni religiose, fanculo i profitti delle imprese, fanculo i conflitti globali per i profitti, fanculo i carnivori, il sessismo e l'omofobia. Come nomini qualcosa, loro la mandano affanculo. Sono diventati famosi per i loro prediconi politici. "'Meno parole, più rock' poteva anche funzionare," dice Paul Lawton dei Ketamines, che si è visto i loro primi live a Winnipeg. "Suonavano una canzone e poi partiva una specie di lezione aperta che durava venti minuti. Bellissima. Creava questa tensione insana nel locale davvero incredibile." 
Nel corso degli anni i Propagandhi hanno subito diverse influenze, dallo ska al metal ma non si sono mai venduti e i testi sono rimasti sempre incazzati e sfanculeggianti.
Ah, erano già vegani negli anni ottanta e dovevano prepararsi gli hamburger comprando i semi e mescolandoli con l’acqua. Dicono fosse divertente.
Dicono che ora essere vegani è un pò una merda.
Io li adoro.
Il loro primo disco resta sempre il migliore, si sente che erano Quattro ragazzetti con la voglia di spaccare il mondo.
Ma basta punk, ascoltiamoci un pezzo reggae.



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