giovedì 20 ottobre 2016

Dada


Wikipedia dice che il Dadaismo è un movimento culturale nato a Zurigo nel 1926 e poi diffusosi in francia e germania , basato sulla negazione di tutti  i valori razionali e sull’esaltazione di quelli istintivi, infantili, gratuiti ed arbitrari dell’individuo.

Il manifesto dadaista scritto da Tristan Tzara:
Scrivo un manifesto e non voglio niente, eppure certe cose le dico, e sono per principio contro i manifesti, come del resto sono contro i principi (misurini per il valore morale di qualunque frase). Scrivo questo manifesto per provare che si possono fare contemporaneamente azioni contradittorie, in un unico refrigerante respiro; sono contro l'azione, per la contraddizione continua e anche per l'affermazione, non sono nè favorevole nè contrario e non dò spiegazioni perchè detesto il buon senso.
DADA non significa nulla
L’opera d’arte non deve rappresentare la bellezza che è morta. Un'opera d'arte non è mai bella per decreto legge, obiettivamente, all'unanimità. La critica è inutile, non può esistere che soggettivamente, ciascuno la sua, e senza alcun carattere di universalità. Si crede forse di aver trovato una base psichica comune a tutta l'umanità?  Forse che l'arte si fa per soldi e per lisciare il pelo dei nostri cari borghesi? Le rime hanno il suono delle monete.
L'arte è una cosa privata. L'artista lo fa per se stesso. L'artista, il poeta, apprezza il veleno della massa che si condensa nel caporeparto di questa industria. E' felice quando si sente ingiuriato: una prova della sua incoerenza.
 Abbiamo bisogno di opere forti, dirette e incomprese, una volta per tutte.
La logica è una complicazione. La logica è sempre falsa.
Tutti gli uomini gridano: c'è un gran lavoro distruttivo, negativo da compiere: spazzare, pulire. Senza scopo nè progetto alcuno, senza organizzazione: la follia indomabile, la decomposizione.
Qualsiasi prodotto del disgusto suscettibile di trasformarsi in negazione della famiglia è DADA; protesta a suon di pugni di tutto il proprio essere teso nell'azione distruttiva: DADA; presa di coscienza di tutti i mezzi repressi fin'ora dal senso pudibondo del comodo compromesso e della buona educazione: DADA ; abolizione della logica; belletto degli impotenti della creazione: DADA ; di ogni gerarchia ed equazione sociale di valori stabiliti dai servi che bazzicano tra noi: DADA ; ogni oggetto, tutti gli oggetti, i sentimenti e il buoi, le apparizioni e lo scontro inequivocabile delle linee parallele sono armi per la lotta: DADA ; abolizione della memoria: DADA ; abolizione dell'archeologia: DADA ; abolizione dei profeti: DADA ; abolizione del futuro: DADA ; fede assoluta irrefutabile in ogni Dio che sia il prodotto immediato della spontaneità: DADA ."



Io sarò stronzo ma nel dadaismo vedo un sacco di disperazione (magari la vedo solo perché io sono disperato), vedo artisti che odiano, vedo artisti che non vogliono più convincere nessuno, vedo artisti che vogliono provocare, che fanno opere solo per infastidire in prossimo e gioire del suo disgusto, vedo artisti che non vogliono scendere a compromessi per fare i soldi, anzi, se ne sbattono il cazzo dei soldi, vedo artisti che vogliono solo provocare perché la spiegazione non è accettata , non siamo più illuministi del cazzo che cercano di portare la luce nel buio della società, questa fottuta società ci ha rotto i coglioni, ci fa schifo, la massa è barbara ed ignorante, dagli un dipinto e ci si soffieranno il naso, dagli una poesia e ci si puliranno il culo. I pochi che se ne andranno in giro a dire “Io quella poesia, io quel dipinto, li ho capiti, sono profondi, posso spiegarveli!” sono le bestie peggiori. Ecco, i critici sono il male estremo, non c’è niente da spiegare, quello che vuoi spiegare tu non è quello che volevo dire io.
Io non voglio elevarmi, non ho nessuna meta, non voglio essere meglio di così, né più ricco né più importante, non voglio guidare il paese, voglio cacare e pisciare e sborrare e voglio che la massa scappi per la puzza insopportabile della mia merda.
A me , i dadaisti sembrano decadentisti più rozzi volgari e con un sense of humor un po’ più sviluppato, però quasi completamente privi dell’aulicità e della poetica che troviamo appunto, nei decadentisti.
In pratica i dadaisti sono i punk dei primi del 900.

Ma approfondiamo il decadentismo:
La poesia decadente nacque da una particolare condizione di spirito. Lo stato d’animo del poeta decadente è infatti caratterizzato dal tedio della vita, dal senso del vuoto e del nulla, da un desiderio di autodistruzione e dallo Spleen.
 Spleen è una parola inglese che sta a significare un particolare stato d’animo fatto di tristezza, di disperazione, d’angoscia esistenziale, di incapacità a stabilire un rapporto con il prossimo e a vivere la realtà presente. Per E. Auerbach esso consiste in “una disperazione senza via d’uscita che non si lascia ricondurre ad alcuna causa concreta...è la paura paralizzante, il panico per l’inevitabile inganno che irretisce la nostra vita, la rovinosa totale caduta in questa terribile condizione”.
Che poi Baudelaire così esprime ne “L’Albatro”:
“Come il principe dei nembi è il Poeta che, avvezzo alla tempesta, si ride dell’arciere:
 ma esiliato sulla terra, fra scherni, camminare  non può per le sue ali di gigante”.
Versi che dicono il disagio del poeta nella società contemporanea, nella quale si sente come l’albatro catturato dai marinai e deposto sulla tolda della nave dalla quale non riuscirà più a librarsi nel cielo; 


Da una parte la convinzione di essere grande, di avere molto da dire, e dall’altra l’altrettanto forte convinzione che quelli che ti circondano non abbiano orecchie per ascoltarti, da qui la frustrazione che sfocia negli spleen baudelaireiani e nei collage dadaisti.
Trovo un evidente parallelo anche tra le poesie dadaiste ed alcune poesie della beat generation in cui gli autori scrivono quello che gli passa per la testa piena di benzedrina senza star lì a pesare il senso delle parole,  quel che conta è l’ATTO, E L’ARTE, è L’OPERA, chi ssenefrega di cosa parla, dimmi tu di cosa parla, non parla di niente, allora è uno scherzo, fa che sia quel che vuoi, scrivere “hipster dal capo d’angelo ardenti per l’antico atto celeste con la dinamo stellata nel macchinario della notte” è esattamente come disegnare un paio di baffi alla gioconda e se non sei d’accordo va bene così.

E se non sei d’accordo e normale.
Ma se non capisci no.
Tutto si capisce, se vuoi, se una cosa ti pare insensata meglio per te, il senso dallo tu.



Sportivi che a ventitre anni pubblicano biografie che non hanno neanche scritto e attori che devi pagare per far venire a cena nel tuo ristorante.
E’ marketing,
E domani compreremo verdura senza olio di palma e birra che ha il 300% di litio in meno rispetto all’altra marca di birra che però non ti dico qual’è
Perché è il marketing

Intanto mi è morto lo specchio come a beat bob
& la mia testa è piena di vermi
che rodono eterni pensieri inermi
e al mattino riempio quaderni
con le ossessioni che stringo tra i denti

Sciolta la cera si scoprono gli anni

Com’è brutta la foglia senza vento

Non scricchiola neanche più.


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