lunedì 15 agosto 2016

Piccoloprincipe/vonnegut/pixar

Sabato mattina faccio un giro in centro con uno dei miei pochi amici sposati, passiamo alla Feltrinelli, prendo in mano un sacco di libri che devono assolutamente far parte della mia collezione, da Infinite Jest alle Memorie di Adriano passando per romanzi di Dick e Franzen ma cazzo, costa tutto un botto. Alcuni libri addirittura 18-20 euro, quelli che costano meno sono a 13. Alla fine prendo solo Sostiene Pereira di Tabucchi al costo di ottoeuroenovanta, l’ho già letto ma l’avevo preso in prestito in biblioteca mentre ora lo voglio possedere fisicamente. Alla cassa la commessa dice “questo è in promozione, due libri a nove e novanta, gli altri in promozione sono lì su quel tavolo, scegline un altro”, allora vado a vedere i libri in promozione e vedo compagno di sbronze che ho già, qualcosa della yoshimoto che anche no, un romanzo di benni, roba che non conosco e non m’ispira e il piccolo principe. Prendo quest’ultimo.
Passiamo da Libraccio che è  pieno di libri usati e compro l’alchimista di Coelho a 8 euro (alla Feltrinelli costava 12), il lupo della steppa di Hesse e i tre libri di Calvino sui “nostri antenati”: visconte dimezzato, barone rampante e cavaliere invisibile. Cinque libri trenta euro. Accettabile.

Oggi non ho niente da fare, prendo in mano il piccolo principe ed inizio a leggerlo. Non me lo ricordo neanche più. L’avrò letto dieci anni fa. Una pagina tira l’altra, lo leggo tutto. Parliamone. Ma non cerchiamo di spiegare il libro, quello l’hanno fatto in tanti, cerchiamo invece di spiegare Antoine de Sant’exupery.
Antoine è un figo, ti cucina una torta leggera ma ripiena di tristezza e velata d’ironia.
A me ha fatto venire in mente alcuni film della pixar.
Tipo che gli autori di Wall-e e di Inside out, anche se magari loro non lo sanno, hanno inserito il piccolo principe nei loro film. Non solo i concetti del libro ma anche il modo di esporli.
Inoltre questo vedere la realtà con gli occhi d’un bambino ed essere schifati dagli adulti senza curiosità che non riescono ad apprezzare le semplici bellezze della vita mi fa subito pensare a Vonnegut quando, in alcuni dei suoi romanzi, si rivolge al lettore come se stesse parlando ad una persona che è appena arrivata sulla terra e di essa non sa nulla, quindi, appunto, un bambino o un alieno.
Facci caso, la scrittura di Vonnegut è molto piccoloprincipesca, solo che lui non scrive libri prettamente per bambini e quindi si lascia giustamente andare ad un umorismo decisamente più black parlando di guerra, di soldi e di altri argomenti da adulti. Però lo fa nello stesso modo in cui De Saint’Exupery parla al lettore nel piccolo principe.

Tutti e due, leggendoli, mi fanno pensare “Questi sono felici solo quando riescono a tirar fuori il bambino che c’è dentro di loro, ma appena riescono (faticosamente) a riscoprirlo, la massa intorno li guarda schifata, come se stesse fissando due idioti, quindi Kurt e Antoine quel bambino se lo tengono stretto dentro e gli scrivono pagine e pagine di roba spiegandogli i problemi del mondo. Lo scrivono al bimbo e si divertono e ci ridono su fino a riuscire finalmente a digerire il nodo che hanno in gola.

6 commenti:

  1. Su Vonnegut è vero. A volte l'ho percepito anch'io. Il piccolo principe non lo ricordo molto, letto troppo tempo fa, ma ricordo mi sembrava una lunga poesia.

    Banana Yoshimoto l'ho sempre vista tra gli scaffali ma mai letta. Boh. Com'è?

    CervelloBacato

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    1. o no? Vonnegut è un grande, se ti capita il piccolo principe per le mani rileggi le dieci paginette in cui racconta dei vari pianeti che ha visitato.
      E' Vonnegut meno incazzato e black.


      Per quanto riguarda la Yoshimoto io ho letto solo un suo romanzo. A caso. Mi è sembrato talmente tanto buttato lì giusto per scrivere qualcosa che non ricordo neanche il titolo.

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  2. E' un'interpretazione interessante.

    Comunque spendi troppo per libri che potresti trovare a molto meno.

    Libri usati sulle bancarelle, o al mercato?


    Quanto a Banana Yoshimoto, i primi libri che ha scritto li ho trovati davvero splendidi.

    Poi s'è persa, secondo me.

    Come se la sua intensità si fosse un po' dissolta, sfumandosi in una sorta di leggiadra ed eterea scrittura che però non lascia il segno.

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    1. Libraccio è una catena di negozi di libri nuovi e usati.
      Per me 5 / 6 euro è un prezzo onesto per un libro.
      E quelle poche volte che ho trovato delle bancarelle a pochi cash avevano solo libri sconosciuti.

      Della Yoshimoto, come ho scritto su, ho letto un solo libro talmente brutto che nemmeno mi ricordo il titolo.
      Ma se mi consigli qualcosa di bello (magari di max 400 pagine) le do un'altra possibilità.

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  3. Kitchen.

    E affare è € 1,00 e € 0,50.

    Quanto cazzo costa tutto di piú al nord!

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