sabato 13 agosto 2016

Come si fanno gli haiku?

Una cosa che mi sono sempre chiesto è
Come si fanno gli haiku?

Un haiku è una poesia giappo di tre versi, il primo verso ha 5 more, il secondo sette e il terzo di nuovo cinque,
Gli stronzi qualunquisti menefreghisti approssimatori che non hanno voglia di star lì a far le cose per bene dicono che una mora è uguale a una sillaba ma sbagliano. Su internet si trovano varie spiegazioni ma io onestamente ci ho capito poco, pare che le more abbiano a che fare con le vocali quindi una sillaba può contenere anche due more. Se ho capito bene parole come “piede” contengono due sillabe ma tre more. Ma per prassi si tende a far finta che una mora sia una sillaba.

Oltre alla metrica, (che può anche non essere rispettata), un haiku che si rispetti deve avere un kigo e un kireji e deve necessariamente descrivere la natura o esternare emozioni umane legate o scaturite da essa.

Kigo: può essere un animale o un luogo o una pianta, un evento o tradizione che ha lo scopo di indicare la stagione in cui inquadrare l’haiku

Kireji: è un taglio fatto con una virgola o un trattino che spezza l’haiku e sottolinea un cambiamento, ribaltamento o spostamento


Ho letto decine di haiku e a mio modesto parere sono pochi quelli che rispettano queste regole,
prendiamo ad esempio quest’haiku di Kerouac considerato molto bello:

Birds singing
In the dark –
Rainy dawn

In questo caso il kigo è “Birds singing”, il kireji è tra seconda e terza strofa ma la metrica è messa a cazzo

Altro haiku preso direttamente dagli esempi di wiki:
Coraggio – di Mario Chini

Non pianger; canta
Se canti ti si schiara
Il cielo e il cuore

Qui direi che il kireji è all’inizio, io almeno l'identificherei con quel punto e virgola che sottolinea il cambiamento e spezza la frase passando dal pianto al canto. Il kigo è inesistente, la terza strofa ha troppe sillabe.

Vabbene che gli stessi giappi dicono che si può anche (se proprio devi) variare numero di sillabe a beneficio del significato dell’haiku ma a me pare che lo si faccia un po’ troppo spesso.


Comunque ci ho provato e ho scritto questi, così, senza pensarci molto, perché altro requisito fondamentale degli haiku è che si scrivano di getto, senza troppe riflessioni, per mettere su carta la sensazione o l’emozione che si sente in quel momento.
Se vuoi provare a scriverne devi buttar giù una terzina e poi controllarla, se vedi che è metricamente sbagliata puoi rimuovere gli articoli o aggiungere qualche parola ma l’importante è che quello che vuoi dire, l’immagine che hai nella testa, sia scritta subito  senza remore.


Già cade l’uva
Il poeta cammina -
Nebbia nel cuore



Meloni marci -
È dolcezza squallida
Quella che sento



Canta il gufo
E nessuno risponde,
la luna ride



Piedi freddi
Testa piena d’ansia,
malinconia


il fuoco brucia
lo abbraccio forte,

pace bianca

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