domenica 3 luglio 2016

La Louisiana



Mercoledì mi sveglio ancora più cattivo, faccio una passeggiata, torno a casa e sono depresso. Sono solo, non conosco nessuno e nessuno vuole conoscermi nemmeno coi capelli verdi e azzurri, si vede che si vede che non sono un tipo interessante. Tutte le volte che riesco a conversare con un non vecchio gli chiedo di indicarmi locali e feste varie ed eventuali e tutti mi dicono che non c’è un cazzo. L’evento clou è venerdì coi festeggiamenti per il patrono di un paese qui vicino con tanto di processione religiosa, bambini che possono stare in giro fino a mezzanotte e cazzi vari.
Decido di non pensarci e mi metto a leggere, Sorgo Rosso è un gran gran libro, ci entro dentro e mi dimentico di essere arrabbiato. Pranzo con un’insalatina e vado a fare una lunghissima passeggiata sulla spiaggia, poi passo dal Fitzgerald bar, bevo un paio di aperitivi, chiacchiero col barista, torno a casa brillo, subito in  doccia e poi cena, sono in forma?? Non so. Si? Mmmmh, sto a casa a guardare un film sul pc? Nah, sono in forma! fanculo! Che faccio? Vado al locale dove lavora la tizia che non mi sono scopato? Si, ci vado. In macchina ascolto bella musica, sono felice, tutto va bene, prendo un tornante super stretto a destra, la curva poi si allarga un attimo non so come cazzo è fatta è un tornante strano e porco dio colpisco il muretto con la fiancata destra del qashqai del vecchio dio porco schifoso merda merda merda con la faccia aggrottata vado fino al parcheggio lì a duecento metri, scendo, valuto il danno, si è grattata quella roba di plasticone che c’è sotto le portiere lunga tutta la fiancata, ma tranqui, poi c’è un rigo, una sola striscia del cazzo sulla portiera posteriore destra, lunga trenta centimetri, quasi orizzontale, molto molto profonda.
Bestemmio e mi rollo una sigaretta, Faccio i giro di Rodi passando per i banchetti, dalla spiaggia dove ho parcheggiato vado fino su in cima e poi me ne torno giù a passo spedito, senza guardare un cazzo, incazzato nero. Mi fermo al bar sperando non ci sia tanta gente e la barista abbia tempo di chiacchierare, anche se non sono molto in vena, nel locale -che tra l ‘altro è molto carino: la parte esterna è su tre diversi livelli, tre piccoli terrazzamenti da cui si vede il mare-  non c’è quasi nessuno, la tizia diciannovenne è lì che mi aspetta davanti all’ingresso, parla con una figa mora, le supero e mi siedo lì vicino, ordino un long Island, la diciannovenne me lo porta e attacco bottone, le chiedo cosa fa quando non lavora, dove va a divertirsi – sai io sono qua solo e triste come un cane abbandonato e ogni sera vorrei spararmi in faccia perché non so che cazzo fare- e chiacchieriamo un po’ ma lei fondamentalmente mi spiega che non è di qua, ma la sua amica è del posto e conosce meglio la situazione – la barista diciannovenne avrà la mia età, ha dei segni sulla fronte, non mi va di chiamarli rughe, e le borse sotto agli occhi, beh forse è anche più vecchia di me, però si chiama Louisiana, giuro, cazzo, adesso non voglio fare l’uomo rozzo cavernicolo ignorante ma hai idea che vuol dire scoparsi Una che si chiama Louisiana? Lascia stare che è bionda, ha gli occhi azzurri, dei pantaloncini inguinali e della gambe di tutto rispetto, lascia perdere l’aspetto fisico, è proprio solo il concetto di andare dai butei e dire “oh, mi son scopato una che si chiama Louisiana” cioè, dai, io vedo già i cinque alti che volano, le pinte chi si schiantano per aria spargendo birra tutt’intorno e la prima domanda dei butei “era Negra?”, allora chiacchiero un po’ con la sua amica, ha dei bei piedi, curati, lisci, unghiette col french, cazzo sto invecchiando, non mi è mai importato molto dei piedi, ma già una decina di anni fa ho capito che i maschi cambiano, all’epoca non capivo perché Bukowski ce l’avesse tanto con le gambe delle donne, io avevo diciassett’anni, nel corpo di una donna guardavo le tette e il culo. Ma sapevo che sarei cambiato, infatti sono cresciuto ed ho iniziato a guardare le cosce e i polpacci mentre le tette hanno perso d’importanza, e pensare che a tredici quattordici anni guardavo solo quelle, di un culo ad esempio non sapevo che farmene.  Così insomma ero lì che guardavo i piedi di sta tizia -speriamo non m’abbia visto. O magari si? Probabilmente una coi piedi così curati non vede l’ora di farseli succhiare- mentre lei mi diceva cose che non ricordo già più, comunque ha ventun anni, si vede, ha la pelle pescosa, ventun anni che bella età, arrivano due tizi che la conoscono, si uniscono a noi, ero più felice quando l’unico pene in circolazione era il mio ma oddio gesù ho trovato degli amici, c’è della gente della mia età, alla fine mi dicono tutti che non c’è un cazzo da fare da nessuna parte, la vita è a Vieste ma per andar là c’è un’ora di strada, mille tornanti e poi ci sono gli sbirri con l’etilometro che sono più cattivi che al nord –e non vedono l’ora di fermare tizi coi capelli mezzi verdi mezzi azzurri- Quindi loro (i giovani del posto) si muovono solo in circostanze particolari, in pratica sono ogni sera qui al bar a chiacchierare. Grandioso ragazzi, è stato un piacere avervi conosciuto, ci vediamo nei prossimi giorni. Ho deciso di non dire niente a mio padre e quando si accorgerà del danno gli dirò che ho parcheggiato la macchina e l’ho trovata così. E’ un’idea di merda, lo so.


2 commenti:

  1. Guarda, il danno alla macchina non è affatto improbabile da quelle parti, se spiegato in quel modo.

    Stai rimanendo da quelle parti un botto, se tiri fino al 14 torno in Italia e ci troviamo li'. Ma sono sicuro che andrai via prima.

    (No, comunque non mi faccio la ceretta. Non penso mi considererei uomo dopo quella.)

    "all’epoca non capivo perché Bukowski ce l’avesse tanto con le gambe delle donne, io avevo diciassett’anni, nel corpo di una donna guardavo le tette e il culo"

    Quanta verità.

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  2. Bastardoooooooo torno su il nove

    Molto contento per il discorso ceretta

    Si ma non è che ho fatto tutta la fiancata, ho uno sfregio come una coltellata dritta e profonda, si vede che non mi sono venuti addosso. Cazzo.

    Bill

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