martedì 5 luglio 2016

CG#4

Sabato mi sveglio deficiente con lo stomaco rovesciato e mi butto a dormire nell’altra stanza che almeno ha una cazzo di porta a separarmi dai rumori del giorno, a mezzogiorno mi alzo, pranzo, leggo un paio d’ore e mi butto a letto fino alle sei, poi leggo un altro po’ – ho finito Viva la musica, non è niente di incredibile ma è interessante, comunque te ne parlerò un’altra volta- controvoglia vado al bar a vedere l’italia che perde, sperando ci sia una situazione interessante che mi faccia venir voglia di divertirmi ma così non è quindi torno a casa e inizio Barbablu di Vonnegut, dopo venti pagine mi butto a letto.









Domenica mi sveglio alle 11, delle ultime 24 ore ne ho dormite 14, finalmente sono di nuovo in forma. Dopo pranzo vado al bar sulla spiaggia a leggere. Cazzo è domenica, c’è pieno di gente, musica a bomba, per fortuna il libro mi prende bene e riesco ad isolarmi dal mondo esterno. Di giorno mi piace venire a leggere qui perché c’è sempre un sacco di vento e il caffè freddo è super buono. Torno a casa, doccia, chiamo il proprietario della cantina speciale che viene ad aprirla apposta per me. Sto tizio, agronomo, ha recuperato vari tipi di uve autoctone garganiche che stavano scomparendo, su venticinque diversi tipi d’uva che coltiva, dodici sono varietà che esistono solo qui. Finalmente mi fa assaggiare il vino. Annata 2015 light, vendemmiato a settembre, beverino ma niente di che, versione 2015 normal, più alcolico, più corposo e più profumato, e poi il rosato, esperimento di un paio d’anni fa. La cosa triste è che dl 2012 al 2014 non ha vendemmiato perché la grandine aveva decimato gli acini e, da quel che dice lui, l’ultimo vino veramente eccezionale l’ha fatto nel 2007. Mi mostra le bottiglie che gli sono rimaste, meno di venti, e mi dice che non le vende. Lui è un grande, è stato gentile, mi sta simpatico, svolge un servizio per tutta la comunità, questo tipo di vino lo fa soltanto lui e ne produce 500 bottiglie l’anno quindi decido di comprarne due del 2015 normal anche se mi costano quindici euro l’una e, in tutta onestà, non mi fanno proprio impazzire. Poi il tizio mi dice “beh, il rosato che abbiamo aperto portatelo via, mettilo in frigo e bevitelo stasera”. Torno a casa a mettere giù le bottiglie, vado a mangiare la mia prima paposcia, praticamente un panino gigante fatto con la pasta della pizza, la mangio con pomodorini rucola crudo e grana, veramente veramente buona; poi penso a mio padre che  dopo pranzo ha vomitato e non sta bene e decido di tornare a casa a guardare la partita con lui. Dopo la partita mi sparo un ottantina di pagine di Barbablù e me ne vado a letto. La cosa più bella di queste ferie è che ho un ritmo letture incredibile. All’una e mezza mi sveglio perché sento mio padre che va in bagno a sboccare di nuovo. Non riesco più a dormire, mio padre qualche mese fa era stato molto male, ha passato quattro giorni a vomitare qualunque cosa deglutisse, gli hanno fatto analisi raggi tac ma non hanno trovato niente, gli hanno dato delle medicine, è stato bene e non ci ha più pensato. Ora gli è tornata la stessa cosa, se nel giro di un paio di giorni non sta meglio dovremmo tornare a verona. Non riesco a dormire. E sono triste. E domani non ho voglia di far niente, tanto a che serve? Leggo ancora un po’ per scacciare i brutti pensieri, poi ho la notte più pensierosa della mia vita con colori facce e immagini che continuano a susseguirsi, mi sembra di passare ore in dormiveglia, mi viene mal di testa e quando finalmente mi addormento faccio decine di sogni stranissimi, sono a casa di un mio amico che dovrebbe essere un posto che conosco e ho già visto mille volte ma boh, non sembra la casa di questo mio amico, poi arriva suo padre che non è suo padre, non ha i baffi, oppure è lui senza baffi? No no, non gli assomiglia per niente, sono fuori da casa mia e il coglione del mio amico ha lasciato la ganja sul tavolo, mio padre è lì che la guarda, sono davanti a una ragazza bionda e pallidissima, no, non è la barista, appoggio la fronte tra la sua clavicola ed il suo collo, passo in tanti altri posti faccio tante altre cose che non ricordo poi siamo da una specie di paninaro jappo che pare il padre di kiss me licia, ho un piatto di plastica con un super paninozzo, anelli di cipolla, patate fritte e altra roba squisita ma nel piatto ho anche delle buste di ketchup e mayo già strappate e svuotate, le prendo e le butto via poi quando mi volto non c’è più il piatto. Di fianco a me quel coglione di merda di paolo, ha buttato a terra il mio panino e non vuole ricomprarmelo per nessuna ragione. Cerco di prenderlo a pugni in faccia ma i miei movimenti sono lentissimi e lui è alto tre metri, alla faccia non c’arrivo proprio. Sono nella cucina di casa mia che mi lamento per il mio panino con gente che non conosco, c’è la bionda di prima senza maglietta ma non ha i capezzoli, succedono cose che non ricordo poi c’è paolo lì fuori, gli corro incontro e salto cercando di colpirlo con un calcio volante ma a mezz’aria rallento e quasi mi blocco come in una nuvola di colla. Mi sveglio più stanco di quando sono andato a letto, non ho voglia di far niente e mio padre sta ancora male. Che giorno è? …Lunedì. Se domani non si riprende ci toccherà tornare a verona, so che essere pessimisti non serve ma al momento non mi riesce di fare altrimenti.











I disegni sono di Stamatis Laskos

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