giovedì 30 luglio 2015

Dude

No. Non dovevi lasciarmi solo, così, all'ultimo minuto. è da figli di puttana.
Devo ancora partire e mi manchi già. Sono così solo.
Non ho parole.
Però le ha Jack Black.


mercoledì 29 luglio 2015

statistiche

Mi ricordo che qualche mese fa (fumando molte canne è difficilissimo stabilire quanto tempo passa da un dato momento, tutto è avvolto dalla nebbia, tutte le cose che hai fatto sembrano roba di qualche mese fa, forse due forse tre, certe cose le hai fatte venti giorni fa, altre quattordici mesi fa, ma il tuo cervello ti dice sempre “qualche mese fa” )pensavo che son triste e non c’ho mai niente da dire, e parlo sempre delle stesse cose.
Ma non è mica vero, sono solo negativo pessimista e scemo. In realtà ho un sacco di cose da dire.
Sul blog ho scritto
43 post nel 1012
40 nel 2013
52 nel 2014
73 quest’anno (74 con questo) e mancano altri 4 mesi.

Cazzo ci sto riuscendo. Scrivere (anche inutili banalità)  sta iniziando a diventare un esigenza, un bisogno, come fare la cacca.
Sto diventando come Bukowski. Bevo e ho bisogno di scrivere. Sono sulla buona strada. Ora dovrei scrivere bene e soprattutto scrivere cose interessanti, poi immagino arriveranno anche le donne.
Ah, per essere come Bukowski devo anche leggere tanto e siccome io sono pignolo e alle mie cose ci tengo, su anobii segno tutti i libri letti con relativa data e controllando le statistiche ho scoperto cose interessanti. Ovviamente sono cose interessanti solo per me, non avrebbe nemmeno senso scriverle, non interessano a nessuno, ma siccome mi scappa di scrivere, scrivo. Anche inutili banalità.
Quando ho scoperto i libri “quelli veri” ero grande, li avessi scoperti prima forse vabbè è meglio non pensarci, comunque quando ho iniziato a leggere avevo 18-19 anni e sono impazzito
Nel 2008:    21 libri letti      6197 pagine
2009   :        31 libri letti      7265 pagine
2010  :         31 libri letti      7828 pagine (record!)
poi inizio a lavorare più di due giorni a settimana e mi trovo la morosa
2011:         18 libri letti      4316 pagine
2012 :        16 libri letti      4589 pagine
2013:          7 libri letti       3585 pagine
2014:        13 libri letti      2852 pagine
Si cresce, cazzo, c’è la vita, cose da fare, problemi, mi sto spegnendo
2015:        17 libri letti      4242 pagine

E invece no, cazzo, sono rinato, sto andando come un treno, e ho sempre più fame, ed ho già in lista lettura: Limonov di carriere, il vangelo secondo lebowski, orgogliosa sorella morte(wolfe), ogni storia d’amore è una storia di fantasmi, oblio e come diventare se stessì di DFWallace, uomini e topi e furore di Steinbeck, la vendetta e dove sei mathias della Kristof, preghiera per un amico, ossi di seppia, Racconti matematici, Gioventù cannibale, il maestro e margherita, middle march, la moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo e comma22, che è quello che al momento è quello che m’ispira di più. Sono tanti, non li leggerò mai tutti entro fine anno, ma se riesco ad arrivare a 31 pago da bere.



martedì 28 luglio 2015

Recensione: What we do in the shadows

“What we do in the shadows” è un mokumentary (finto documentario) su un gruppo di vampiri che convivono in una casa in nuova zelanda.
Si, è un film neozelandese ma è fatto molto bene e -non vedevo l’ora di poterlo scrivere- è veramente, veramente originale.
Parlarvi della trama non sarebbe solo inutile ma anche controproducente –non voglio spoilerare niente perché la sceneggiatura è forte e molto imprevedibile –si, molto imprevedibile non si può scrivere, fanculo- e il trailer del film va evitato come la peste perché sputtana quasi tutte le scene migliori

Credo si riesca a trovare anche in italiano o perlomeno in inglese sottotitolato, io l’ho visto in lingua originale senza sottotitoli ed è stato un buon esercizio, fortunatamente i vampiri parlano un inglese maccheronico, molto scandito -una via di mezzo tra l’inglese di un sovietico e quello di Gianni Serbia quando va in giro cotto per i locali sul lago a provarci con le turiste tedesche- quindi anche se non sei un pro riesci a starci dietro bene. Purtroppo quando parla qualcun altro –fortunatamente non succede molto spesso- che sia un tizio in un bar, una sbirra o una ragazzina di quindici anni, non si capisce un cazzo, i neozelandesi hanno un accento di merda. -C’è una civetta che fa casino. E’ da più di dieci anni che ogni estate in piena notte c’è sta cazzo di civetta che canta. Tante volte sono uscito sul balcone ma non sono mai riuscito a vederla, sarà su un albero ma sembra che i versi provengano dal tetto della casa di fronte. A mezzanotte all’una alle due, ogni tanto inizia a fare casino. Si, andavo alle medie le prime volte che ho sentito quei versi, ed ora ho passato i venticinque. Quanto cazzo vivono le civette?-  What we do in the shadows è la commedia più riuscita degli ultimi anni – affermazione da prendere con le pinze in quanto presentata da uno che non guarda mai film e, se ne guarda, dev’esser roba di almeno quindici anni fa-  è pregno di un’idiozia molto intelligente, prende in giro i soliti clichè su vampiri e lupi mannari senza essere mai banale, e già questo vale il prezzo del biglietto. E poi basta, che-te-lo-dico–a-ffare?

Considerando che per guardalo non devi pagare nessun biglietto, che cazzo aspetti?


Il trailer zero, però per farti un'idea puoi guardare la scena iniziale:


Ps: magari non t'importa, ma ho cambiato le canzoni in alto a sinistra. Magari le guardi e dici "Zio pino, Etta James! è anni che no la scolto, 'peta che la meto su". Faresti bene. Pace. Baci. Saluti. 

domenica 26 luglio 2015

Sabato

Esco in bici alle cinque e venti, vado a casa del tizio a comprare il fumo, lui è di corsa che alle sei deve andare a vedere la partita dell’hellas, mi da la mia roba e una cannetta da far su al fly, la faccio e mentre la fumiamo arriva il Geometra che ovviamente ne rolla subito un’altra.
Il tizio prende uno zaino-frigo, lo riempie di birre da 33 e se lo mette a spalle, usciamo insieme di casa, lui se va per la sua strada, il geometra deve andar al bar dei cinesi, voglio andare con lui? Spetta un attimo che sento Josh su wazzup.
Josh mi rovina la vita.
-          Che fai?
-          Sono al bar.
-          A fare?
-          Aspetto che esca qualcuno
-          Vieni a ber birre al ***** tra un dieci?
-          Un po’ di piu
-          Di più cosa?
-          Tra più tempo
-          Tipo tra venti?
-          Non lo so dio stronzo!
-          Si ma esprimiti come un adulto. Perché non sai? Stai aspettando qualcuno, dio cane? Chi è? A che ora arriva? Dimmi qualcosa
-          Deve arrivarmi un messaggio. Tra poco vengo
-          Sono col geometra, ora lui va dai cinesi, vado con lui o arrivi tu al *****?
-          Io al *****
-          Basta che non mi fai star lì da solo come un coglione

Vado al *****, ordino una belgian strong ale, passano dieci minuti
-          Arrivi?
-          Ecco mi ha scritto la tipa, sta venendo qua
-          Fottiti sei il più grande coglione del mondo
-          Però la saluto e vengo via subito perché va al lavoro
-          Per me non ha nessun senso, io non riesco a capirti, comunque sono qua, ti aspetto.

Dopo altri dieci minuti:
-          Niente, arriva tra un po’, vai dal geometra, semmai vi raggiungo lì

La birra mi sta uccidendo, le canne erano troppo grosse? Non mi sembravano così grosse. Ma mi sento in merda totale, sbronzo sfatto mollo sciolto, ci metto mezzora e due sigarette per finire la birrozza, poi raggiungo il Geometra dai cinesi. Ci facciamo degli spritz, un lugana e due shot di southern comfort – chiaramente bere shot prima di cena è da ritardati ma non mi riesce di fare diversamente- poi ci spostiamo al ristorante sempre cinese, per stare in tema, a mangiare involtini primavera ravioli xiao mai, spaghetti, anatra e gamberetti. Andiamo a comprare le cartine, ci facciamo una canna, torniamo al bar, ci raggiungono altri 4 5 butei, quasi vomito sul tavolo, mi alzo e mi faccio una cicca da solo camminando per il giardino, sto meglio –che si fa?
-LA’ c’è un gruppo reggae che suona. E goti.

Mi faccio convincere a mettere la mia bici nel cortile del bar dei cinesi invece di lasciarla in strada.
Andiamo LA’: birrette, cannette, fernet, c’è un tizio che non ho mai visto, magro, piercing sul labbro, sta dicendo Linklater, giuro sta dicendo proprio Linklater e poi dice Majakovskij Carmelo Bene, oooommmmiiiiooddddiiiooo, ci parlo, dice waking life A Scanner Darkly, laureato in filosofia due settimane fa  - e ora che lavoro pensi andrai a fare per sfruttare al meglio la tua laurea?
-Non farò mai un lavoro che ha a che fare con la mia laurea, mi sono laureato per me, non per il lavoro.
Mia madre mi avrebbe gridato insulti, sua madre è laureata in lettere…
 dice Enter the Void gaspar noè Kerouac non leggere psicologia della filosofia, non leggerla mai.
Io dico no, Kerouac no, piuttosto Burroughs, piuttosto Urlo, Bukowski è dio sceso in terra, leggi Infinite Jest
Dice Simon de Beauvoir e Sartre e Garaudy, si trainspotting no Requiem for a dream, io dico aronofsky rock, pi greco l’hai visto? Dice ci ho fatto una canzone su pi greco.
Una canzone? Ci abbracciamo.  Lui suona musica techno –Suoni musica techno? Perché?-
Divento antipatico,- techno e hip  hop sono la rovina del mondo,-
 -no ma tu non capisci, ognuno deve essere libero di potersi esprimere come vuole, ognuno deve cercare di trovare la sua strada, la techno mi fa vibrare, e non mi drogo neanche, cioè solo canne nient’altro, ma la techno mi fa viaggiare.
-Ma certo, ci mancherebbe, ognuno è libero di esprimersi come vuole, se ti esprimi con la techno basta che lo fai lontano da me
Arriva un amico del filosofo, laureando in lettere.
La musica è finita, arrivano gli sbirri col mitra, se ne vanno, birretta dal kebabbaro e giro di stroppie? Andata.
-Oh, lettere, dimmi un libro che devo leggere per forza
- La divina commedia. C’è tutto.
- Dimmi qualcosa che non so già
- La cognizione del dolore, di Gadda.
- grazie

Fumiamo altre canne, parliamo di un sacco di cose che non ricordo, dico ai butei che voglio un tatoo a tutta schiena, un tatuaggio brutto disgustoso e abominevole, qualcosa che faccia paura e schifo, voglio che le persone, vedendolo, si girino dall’altra parte: madri che mettono le mani sugli occhi dei bambini, anziani scandalizzati!
L.Lettere apprezza, dice che è una bella cosa, bisogna essere forti per voler far schifo agli altri (penso a Brandy Alexander di invisible monsters, e alla ragazza che si trafigge ripetutamente guance e naso con uno spillone in quel meraviglioso racconto di Bukowski), mi consiglia di farmi una donna a gambe aperte e, lì vicino, un poliziotto che tiene in mano uno stronzo disgustoso dalla forma fallica con cui vuole chiaramente penetrare la povera donna, io dico che pensavo di più a diverse immagini fuse insieme, intorno tutto sto liquido nerastro colante (si, è un tumore) e in mezzo varie brutte cose
-un coltello insanguinato?
-qualcosa di più banale non ce l’hai? Non voglio l’horror, la paura, un cazzo di coltello, voglio lo schifo! Una vecchia di novant anni con in bocca un cazzo moscio! Voglio roba Lynchiana , cazzo, è chiaro?
-Ce l’ho. Ti fai una donna incinta crocifissa che sta abortendo.

- Solo che la croce la metto a testa in giù, e la cosa che sta abortendo è “la cosa merdosa” di Eraserhead. Intorno liquido nerastro.  Blasfemo, eretico, volgare, disgustoso e Lynchiano. Perfetto.  Ora possiamo andare a casa che son le tre  e mezza.

mercoledì 22 luglio 2015

...Fame...


T’immagino sull’erba, sdraiata a pancingiù, poggiata sui gomiti, le mie labbra calde che strisciano stampano e schioccano sul tuo culo delizioso. Dovrei mangiarmelo, morbido dolce pandoro ripieno di nutella e voluttà.
Sopra le tondeggianti colline del tuo culo, l’orizzonte del corpo segue una morbida esse, che risale il torrente della  schiena verso i capelli.
Capelli che mi piovono in faccia come il più rinfrescante e atteso dei temporali estivi,
Capelli che nascondono l’onice grigio, spruzzato di quarzo, di quei cazzo di occhi da gatta.
Le unghie e i denti! fanculo le stronze poesie, squarciami la schiena!
Sei vicina, sento il tuo odore.  La tua pelle il mare le fragole
Stringerti fino a non sentire le braccia, tenerti stretta a me -le costole sotto le mie mani-
 e ancora sdraiarsi, -la mano aperta fra collo e nuca- sbavarti addosso e grugnire, le dita fra le tue labbra, le gocce di sudore come perle, la tua bocca aperta, calda e ansimante, quel sapore che non si può spiegare, la ragione evapora dal mio corpo bollente e finalmente le sento, le unghie che arpionano sperando di conservare qualche pezzo di me.
 Morsi. Morsi. E ancora morsi. I baci lasciamoli a chi non ha abbastanza fame.


lunedì 20 luglio 2015

Lynchando?

La luce è spenta, la porta chiusa, la casa odora di cose vecchie, le cosce di pollo secche sono sempre nel piatto, sempre sul tavolo.
C’è scuro in cucina, più nero che scuro, apro il frigo, la luce è rotta, nell’angolo del frigo un essere, piccolo nero e colloso, - immagino sia un tumore- se ne sta lì fermo, non ha occhi ma sento che mi vede.
Vicino al tumore nero e colloso c’è una birra fresca, la mia mano si muove verso la birra, il tumore è sparito, ho la birra in mano, chiudo il frigo, dietro all’anta del frigo un uomo morto bianco, con gli occhi inondati di sangue, spalanca la bocca in una smorfia orrorifica, dalla bocca una cascata di liquido nero e colloso mi si riversa in faccia, la sento in gola e nel naso, soffoco
Mi sveglio sudato, ho fame. Subito.
E’ notte fonda, scendo le scale al buio, facendomi luce col cellulare, la casa è scura, c’è puzza di cibo, arrivo in cucina, punto il cellulare sul tavolo della cucina, due cosce di pollo secche nel piatto, le fisso e in un angolo del mio campo visivo un’ombra scura striscia verso il frigo. Lo illumino con la luce del cellulare. Ci sarà della birra lì dentro? Apro il frigo, un morto bianco con gli occhi iniettati di sangue mi si lancia contro vomitando roba nerastra, gli do un pugno in faccia, lo prendo per i capelli, lo colpisco con un gancio allo stomaco, lo faccio piegare a novanta e me lo scopo contro il ripiano della cucina. Ha un bel culo, mostro schifoso, metto le mani a coppa dove dovrebbero esserci le tette e cazzo, ci sono delle tette, grandi e sode, il mostro è una sirena, una sirena strana, ha le chiappe, posso tranquillamente vedere le chiappe e sotto di esse il mio cazzo duro che scivola avanti e indietro, poi, sotto il mio cazzo inizia la coda. La sirena è viscida e tende a scivolare a terra, cerca di tenersi aggrappata al ripiano con le mani mentre io cerco di farla star su a colpi di cazzo, ma è una fatica tremenda, così lascio perdere. La sirena si accascia sul pavimento come un pesce morente, respira male. Ha una pancia estremamente sexy, vorrei infilarle la lingua nell’ombelico, sotto la pancia una lieve peluria nasconde la sua succosa imperdibile fica di sirena. Come dietro, appena sotto la fica partono le squame e la coda. A vederla così da l’impressione di una ragazza a cui abbiano legato le gambe una all’altra con del nastro isolante.  Una ragazza molto sexy.
Mi ci sdraio sopra ed inizio a strusciare il cazzo ad altezza patata ma non riesco a penetrarla, controllo meglio e sembra che effettivamente sotto la peluria non ci sia nessun pertugio. Mi alzo furente, prendo la sirena per la coda ed inizio a girare su me stesso due tre quattro cinque otto dieci volte, quando non distinguo più gli oggetti intorno a me lascio andare la coda della sirena e cado a terra.
Apro gli occhi su un autobus, due gemelli omozigoti mi fissano, entrambi sono mio nonno paterno. Mi fissano, non sembrano arrabbiati o tristi, anzi, mi fissano con un mezzo sorriso e io sono completamente paralizzato, quel sorriso ha qualcosa di osceno, mi aspetto che uno dei miei nonni mi salti addosso come una belva inferocita e mi azzanni uno zigomo o l’intera bocca, chiudo gli occhi.
Li riapro e sono in camera di mamma, lei è stesa a letto, malata, sta morendo. Mi avvicino a lei ma il pavimento scivola, io cammino in avanti ma scivolo indietro, mamma non mi vede, ha lo sguardo perso nel vuoto, allungo una mano, grido, non sento niente, sono muto, grido più forte, vedo una macchia nera, collosa, sotto il letto di mia madre, piango, una scia di liquido catramoso risale un lato del letto, si avvinghia come un edera liquida al braccio pallido e secco di mamma, le risale sul petto, sul collo, entra da un lato della bocca, chiudo gli occhi ma vedo tutto, mi giro ma la scena mi segue, come in una stanza di specchi, chiudo ancora gli occhi, li copro con le mani, corro, grido, piango, ma niente, la vedo, quella merda nera mi sta uccidendo la mamma, piango, m’infilo i pollici nelle orbite

Mi sveglio piangendo, cerco la luce, non la trovo, roba nera e densa cola dal lampadario, la mia camera non ha porte, solo una botola nell’angolo in alto a sinistra, sopra l’armadio. qualcosa di scuro aspetta lì dietro, non lo vedo ma lo sento nello stomaco, non c’è fine. 

sabato 18 luglio 2015

La trilogia della città di k

Agota Kristof è l'unica scrittrice donna che mi fa veramente impazzire.
La trilogia della città di K è un libro stupendo, la scrittura è asciutta, nuda, cruda, diretta, senza fronzoli,
Nella prima parte quasi tutti i capitoli sono lunghi due pagine, gli avvenimenti si susseguono ad un ritmo sfrenato e tu non puoi fare a meno di continuare a leggere. la seconda e la terza parte sono scritte con uno stile diverso ma sono comunque validissime.
Ribadisco: è un libro meraviglioso, pieno di dolore e amore e tristezza.  dovresti leggerlo, e se pensi di leggerlo smetti immediatamente di leggere questo post sennò ti rovini la storia.


Ecco alcuni passaggi fichi

Il grande quaderno

A forza di ripeterle, le parole perdono il loro significato, e il dolore che portano si attenua.


Le parole che definiscono i sentimenti sono molto vaghe: è meglio evitare il loro impiego ed attenersi alla descrizione degli oggetti, degli esseri umani e di sé stessi.


-Non voglio la vostra frutta, i vostri pesci, il vostro latte! Tutto questo lo posso rubare! Quello che voglio è che mi vogliate bene. Nessuno mi vuole bene. Neanche mia madre. Ma anch’io non voglio bene a nessuno! Né a mia madre né a voi! Vi odio!


-Non volevamo essere gentili. Le abbiamo portato queste cose perché ne aveva bisogno. È tutto.


-E’ nostra madre che manda i soldi, nostra madre che scrive le lettere.
Nonna dice:
-Non è a me che scrive! Sa bene che non so leggere! Non mi aveva mai scritto prima. Adesso che voi siete qui, scrive. Ma non ho bisogno delle sua lettere! Non ho bisogno di niente che venga da lei!


-Venite ogni sabato. Ma non pensate che lo faccia per cedere al vostro ricatto. Lo faccio per carità.
Diciamo:
-E’ esattamente quello che ci aspettavamo da lei, signor curato.


Nostra cugina non lavora, non studia, non fa esercizi. Spesso guarda il cielo; a volte piange.
Nonna non picchia mai nostra cugina. Non la insulta nemmeno. Non le chiede di lavorare. Non le chiede niente. Non le parla mai.


-Nonna, non vogliamo mai più andare a scuola.
-Lo spero bene. Ho bisogno di voi qui. E che cosa potreste ancora imparare a scuola?
-Niente, nonna, assolutamente niente.


Spogliamo nonna, la laviamo nel nostro catino, le prepariamo un letto pulito. E’ talmente magra che le mutande da bambino piccolo le vanno bene. Cambiamo i suoi pannolini molte volte al giorno.
Una settimana dopo, nonna comincia a muovere le mani.
Una mattina ci riceve con delle ingiurie:
-Figli di cagna! Fate cuocere una gallina! Come volete che faccia a rimettermi in forma con la vostra verdura e i vostri passati! Voglio anche del latte di capra!



La prova


-Non aver paura, Mathias. Non mi rinchiuderanno.
Il bambino pianta gli occhi negli occhi di Lucas. Non piange più. Dice:
-Peccato


- Sono in soffitta. Le ho viste, quelle due cose d’osso. La grande e la piccola.
[…]
-Ti piacciono?
- Si, soprattutto il neonato. E’ più brutto e più piccolo di me. E non crescerà mai.


-Ma nel suo intimo, che ne pensa?
- Non penso. Non posso permettermi questo lusso. La paura è in me sin dall’infanzia.


… E adesso <loro> dicono che era solo un errore. L’assassinio di Thomas, la mia malattia, i mesi d’ospedale, i capelli bianchi erano solo un errore. Allora che <loro> mi rendano Thomas vivo, sorridente. Il Thomas che mi prendeva tra le braccia, che mi accarezzava i capelli, che mi teneva il viso tra le mani calde, che mi baciava gli occhi, le orecchie, la bocca.


Mia sorella che non vedo da dodici anni viene a trovarmi, e io aspetto con impazienza che se ne vada a letto per poter osservare tranquillamente l’insonne della casa di fronte perché, in verità, è la sola cosa che m’interessi, benché ami mia sorella sopra ogni cosa. Lei non dice niente, ma io so cosa pensa.


Ora, io non ho nessuna voglia di smettere di fumare. Del resto, sono totalmente privo di volontà. Non si può chiedere a un alcolizzato di avere volontà.


Sono convinto, Lucas, che ogni essere umano è nato per scrivere un libro, e per nient’altro. Un libro geniale o un libro mediocre, non importa, ma colui che non scriverà niente è un essere perduto, non ha fatto altro che passare sulla terra senza lasciare traccia.


… penso che abbia raggiunto Thomas ed è bene così. Non smetteva mai di parlare di Thomas. Non pensava che a Thomas, non amava che Thomas, era malata di Thomas. In un modo o nell’altro, sarebbe morta di Thomas.


Li ha battuti a macchina accanto al cadavere della sorella. Ha strangolato sua sorella e si è seduto alla scrivania per scrivere. Li hanno trovati così, nella stanza di Victor, la sorella strangolata, stesa sul letto, Victor che batteva a macchina, beveva acquavite, fumava il sigaro.


Ero costretto a stare seduto lì, senza alcool né tabacco, ad ascoltare le sue stupide chiacchiere. Quando finalmente si ritirava nella sua stanza io andavo nella mia, accendevo un sigaro o una sigaretta, prendevo un foglio di carta e lo riempivo di ingiurie rivolte a mia sorella, alle sue stupide clienti e ai suoi ridicoli vestiti


Mi sono seduto a un tavolo vicino alla stufa e quando il cameriere mi ha chiesto cosa volevo ho risposto
-Un the
Poi ho aggiunto.
-Col rum.
Non so perché ho aggiunto questo, non avevo affatto intenzione di aggiungerlo, eppure l’ho fatto.


-Ho scritto fino alle cinque del mattino. Sono un artista. Ho il diritto di lavorare quando voglio, quando l’ispirazione me lo consente. Scrivere non è come cucire vestiti. Mettitelo bene in testa, Sophie


-So che morirò, Peter, ma non capisco. Al posto di un solo cadavere, quello di mia sorella, ce ne sarà un secondo, il mio. Ma chi ha bisogno di un secondo cadavere? Dio certamente no, lui non sa che farsene dei nostri corpi. La società? Ci guadagnerebbe un libro o dei libri se mi lasciasse vivere, invece di guadagnarci un cadavere in più che non gioverà a nessuno.


venerdì 17 luglio 2015

Shintoismo


Oggi avevo voglia di imparare qualcosa, mi sono buttato su roba giappo,



Lo Shintoismo era originariamente un culto della natura tipo sciamani balli intorno al fuoco roba simile poi si è trasformato in una religione di spirito tipo buddismo. Dato che ogni cosa è materia e spirito, tutto ha uno spirito, anche i fiumi e le rocce. Si stima che ci siano circa ottocentomila divinità scintoiste, e tra demoni e spiriti più o meno buoni siamo a otto milioni di creature sovrannaturali.

Dal buddismo pare che gli shintoisti abbiano preso la divisione del mondo in tre zone: una dove dimorano gli dei celesti, una “zona di mezzo”molto incasinata dove inconsapevolmente gli uomini convivono con gli dei terrestri e altri spiriti vari che ne condizionano la vita, e infine il regno dei morti e delle divinità sotterranee.
Poi c’è il paradiso, che è una specie di priveè con la coca non tagliata e le bottiglie di Dom Perignon dove possono entrare solo i Buddha, e l’inferno che è il solito schifo.

Come dicevo, i giappo hanno un botto di spiriti/spettri che vagano per il mondo (zona di mezzo).. ci sono:

·         Yurei: Sono i fantasmi che continuano a vagare nel nostro mondo perché non riescono a trovare la pace, solitamente perché hanno lasciato qualcosa in sospeso.
·         Youkai: Sono spiriti maligni, spesso animali malvagi che assumono fattezze umane, appaiono al crepuscolo e sono in grado di ammaliare chi li incontra. Spesso gli Youkai(you=che attrae o seduce, Kai=apparizione) sono grottescamente orrendi perché l’eccesso di sentimenti quali rabbia o invidia li deforma nello spirito e nel corpo. Gli Youkai possono essere animali, esseri umani, oggetti, o un mix di tutto, ce ne sono veramente troppi. Gli Han-you sono mezzi demoni, figli di uno youkai e una donna umana.
·         Oni: Malvagi demoni, grossi e pelosi, hanno le corna e una mazza, fanno la guardia alle porte dell’inferno. Lamù è un oni.


Gli shinto non hanno un fondatore e non hanno una vera e propria teologia, credono nei kami, c’è il kami del sole, il kami del fiume, il kami dell’intelligenza e quello della gioia, il Kami dell’imperatore e quello dei tempio, e il kami della vacche e così via, tenendo sempre presente che ogni tempio ha il suo kami così come ogni fiume ha il suo kami, non c’è un dio superiore che ogni tanto sbrocca e lancia flagelli e cavallette, non ci sono penitenze, confessioni e stronzate varie e, aspetta, ora viene il bello
·         Tutta l’umanità viene considerata figlia dei kami
·         Chi crede riverisce il musushi, la forza creativa dei kami
·         Chi crede cerca di fare la volontà dei kami, cioè ottenere il Makoto che significa essere persone oneste sincere e di cuore puro e la moralità è quindi basata su ciò che fa bene “all’altro” o “al gruppo”
·         gli shintoisti hanno un profondo rispetto per la famiglia e per gli antenati
·          venerano la natura
·          si tengono molto puliti (immagino per il discorso che il corpo è il tempio dell’anima)
·         Rispettano tutte le altre religioni perché ognuno è libero di credere ai kami che vuole


Ci sono vari tipi di shintoisti: quelli tradizionali, quelli delle nuove sette e i popolari. Però tutti si rispettano. Sembra bella gente.



PS la parte dei demoni c’entrava poco-un cazzo ma pareva interessante.

mercoledì 15 luglio 2015

Cose non interessanti che penso #468

Caro Blog, oggi ti chiamerò Don Sangria.
Ciao Don Sangria, sto bene, sono felice, la fitta nebbia di dubbi e incertezze che fin dalla prima adolescenza ha sempre avvolto la mia vita, in questi giorni sembra diradarsi.
Ascoltare Lazaretto di Jack White mi fa pensare al flauto di vertebre di Majakovskij.
Il fatto che una canzone rock mi faccia pensare ad un poeta russo morto cento anni fa mi rende ancora più felice.

Ieri ho visto il programma di un festival punk, lo SPAKEMOTUTO,  te ne riporto una parte:
 
Sab 1 agosto
TEMPORAL SLUTS (punk’n’roll heroes) Como
KING MASTINO (rock’n’roll sailors) La Spezia
Dj set Barbarella
Gioco: Buling Umano Anal edition
risotto alla S.Francesco, pollo bum bum, panino obluda, omicidio di verdure, patate fritte all’abbraccio, panino le facce di Fellini, fagiuoli digestivi, gran grigliata di Pomposa, Campeggio in alta quota con docce all’alba, aurore boreali garantite, Dan Peterson Long Island protagonist, TAN 0%, TAEG 0%

Ho un sacco di voglia di andarci e provo un'immensa curiosità per il "buling umano anal edition" e il "dan peterson long isalnd protagonist" di qualunque cosa si tratti.

Sto leggendo Pesca alla trota in America, non mi fa impazzire, però è molto strano.
Letto la Variante di Luneburg di Maurensig. Interessante.

Non riesco più a guardare film, non ne ho mai voglia.

Panzerotti e kebab stanno preoccupantemente e prepotentemente entrando nella mia dieta settimanale.

L'alcool c'è sempre stato ma almeno ultimamente è di qualità.

La musica è vita.



Cause my head is filled with music!
In my heart there's always a song!!

martedì 14 luglio 2015

5 AM


Solo e inconcepibile
aliante spezzato
in un mondo di
mucche

Non puoi solo di contorni,
struzzo!

PRENDI TUUUUTTTOOOO

Soliti ritorni
ricordi distorti
stormi di corvi
torvi rimorsi


i'm like ten thousand spoon 
        
                 when all you need

                        is a knife.

Isn't this ironic?
     Don't you think?


giovedì 9 luglio 2015

ENCICLOPEDIA DELLA BIRRA

Enciclopedia della birra ovvero: Quando l'alcolismo incontra la cultura.


Se anche tu, come immagino, sei uno di quelli che entra nei bar e ordina “una media” o “una bionda” senza nemmeno sapere cosa cazzo sta ordinando, è il caso che inizi ad informarti. E siccome io non c’ho niente da fare e  per hobby imparo le cose, oggi t’informo sulla birra.
La birra è acqua malto e luppolo, poi ci metti il lievito e succede la magia, i lieviti mangiano gli zuccheri creando alcool e anidride carbonica.
Questo processo è la fermentazione, che differisce a seconda dei tipi di lieviti che vengono utilizzati e quindi della temperatura a cui “lavorano”.
Esistono tre tipi di fermentazione: Alta, bassa e spontanea.



ALE

Alta fermentazione:  Le birre al alta fermentazione vengono comunemente chiamate Ale.  Ci sono diversi stili di Ale: dalle classiche pale ale alle IPA (indian pale ale) e Apa (american pale ale) passando per le Belgian, ma anche birre scure come le porter o le stout fanno parte della famiglia delle ale.
Le ale, rispetto alle lager, tendono ad essere più profuate e amare.

Alcune birre, tipo le Weisse e le trappiste belghe sono Ale che vengono rifermentate in bottiglia. Cioè, dopo la prima fermentazione e prima dell’imbottigliamento vengono aggiunti altri lieviti.

Dividiamo le ale per regioni geografiche


ALE BRITANNICHE:

·         Bitter:  Sono ambrate, leggere (2-3 gradi) e come dice il nome molto amare. Le Mild sono praticamente delle bitter che arrivano a quattro gradi e sono le classiche birre lisce da pub inglese.

·         Brown Ale:  Presente la Newcastle?  Piatta, senza gas, color rosso ramato ambrato,  caramellosa, leggera , dolce, per niente complessa, niente luppolo, 4 gradi e qualcosa.

·         Pale ale: Fa così, bevi una SIERRA NEVADA PALE ALE così a scatola chiusa poi ne riparliamo.

·         Barley wine: la birra viene fatta riposare per molto tempo in botti e acquisisce odori di legno e un grado alcolico elevato (anche 15 gradi). Torbida, il colore può variare dall’ambrato al quasi nero.

·         Ipa:  Nate per l’esigenza di creare birre che resistessero al trasporto dall’inghilterra all’india senza deperire per le alte temperature, le Ipa sono fortemente luppolate e amare, all’odore si presentano molto fruttate e profumate. Gradazione tra 4 e 5 gradi, arrivano anche a 7. Negli Usa hanno le Apa che usano luppoli americani ma per il resto ricordano molto da vicino le ipa, e poi ovviamente esistono un infinità di sottocategorie come le White ipa, le black e le imperial(8-9 gradi)

·         Porter: Birra scura, poco gas, molto malto,  caffè.  Circa 5 gradi

·         Stout: Di base assomiglia alla porter, in origine infatti le Stout si chiamavano extraporter. Poi sono nati vari tipi di stout, tutte stanno tra i 4 e i 5,5 gradi e possono essere più o meno dolci. la più famosa è la Guinness che è una Dry Stout (zero dolcezza), ma ci sono anche la chocolate stout e la scozzese sweet stout.  Altra discorso per le imperial Stout che sono più corpose, complesse, importanti, cariche di odori e sapori e fortemente alcoliche (8-10 gradi)..



#Parentesi buon busto: plausi ai gallesi di The Celt Experience, che rivisitano ricette tradizionali con sapori strani dai biscotti alla frutta esotica e giù di luppolo come se piovesse

BELGHE:

·         Blond ale: Bionda bella limpida, poco luppolo, poco amara,  leggera

·         Saison: Cazzo buona! All’odore è super fruttata, molto luppolata, zero malto. In bocca è estiva, fresca, speziata, un filo acidula. Medio-forte (da 4,5 a 8 gradi)

·         Trappiste: Non è un vero  e proprio stile. Secondo la legge belga possono chiamarsi “trappiste” solo le birre che vengono prodotte dentro ai monasteri trappisti supervisionati dai monaci. Le birre prodotte in monasteri  non trappisti vengono chiamate birre d’abazia. Le trappiste quindi possono essere di vari stili, pensiamo ad esempio alle Chimay: (che son le più famose) c’è la rossa, la riserva, la tripel e altre che non ricordo. Comunque tutte trappiste, tutte diverse. Son tutte stra-alcoliche peraltro.

·         Dubbel: Di colore ambrato o marrone scuro, sa tanto di malto, niente di luppolo

·         Tripel: Dorata, maltata, leggermente fruttata e forte (fino a nove dieci gradi), ma se è fatta bene non dovresti sentire molto l alcool.

·         Quadrupel:  Scura, molto forte, 10 gradi.

·         Belgian strong ale: La dubbel e la tripel sono belgian strong ale. C’è anche la versione dark, ancora più maltata e più alcolica.

·         Blanche: Le Blanche insieme alle Weisse sono birre di frumento perché per farle usano un botto di frumento.  Nello specifico la Blanche si presenta con un colore chiaro, una gradazione media (5gradi), in bocca è acidula e molto speziata(solitamente con coriandolo e scorza d arancia). Personalmente  trovo che le blanche assomiglino alle Saison solo che le Saison sono meglio.



TETESKE:

·         Weizen/Weisse: Sono “birre di frumento” perché ci mettono un botto di frumento.  Non sono filtrate quindi appaiono torbide. A differenza delle Blanche le weizen non vengono speziate. Ce ne sono di diversi tipi (bavarian, berliner, hefe ecc)

·         Dunkelweizen:  Weisse scura, leggera come la chiara, sui 5 gradi.

·         Weizenbock: Weizen scura e forte, 7 gradi.


Ce ne sono ovviamente tante altre dalle export scozzesi alle amber pale ale americane ma l’importante è aver le basi e adesso tu hai le basi, complimenti.




LAGER


Bassa fermentazione: Comunemente chiamate lager, solitamente sono più dolci e meno profumate delle Ale. Anzi le lager base non dovrebbero profumare di nulla. Esempi di lager:  le pilsner e le keller sono le lager base che non profumano di niente e non sanno di un cazzo, poi ci sono le un po’ più cazzute Dunkel Bock Dopplebock ecc
Le lager per me sono tedesche solo che in realtà le fanno in tutto il mondo. Ci sono molte lager famose ed internazionali, cubane e giapponesi, Heineken e moretti, ma io farò finta che non esistano perché sono birre inutili.
Parliamo di alcune tra le più famose lager  teteske

·         Pilsener: Le pils sono le classiche bionde amare secche e luppolate, sui 5 gradi alcolici

·         Helles: Sempre cinque gradi, bionda, niente odore, né frutta ne fiori ne niente.

·         Marzen: Color ambrato e tanto gusto di malto, dai 6 gradi in sù

·         Dunkel: Birra scura, amara, secca.

·         Bock: Colore dorato, corposa,  maltata, almeno sei gradi.  Esistono anche le eisbock, bock fatte con una tecnica che prevede il congelamento del mosto. Le Eis sono corpose, cremose e molto alcoliche (Più di sette gradi ma anche tredici).

·         Dopplebock: Potenti, cazzo. Bock scure, molto maltate, mielose, almeno 7 gradi (molte doppelbock hanno il nome che finisce in –ATOR, fico, no?)

·         Kellerbier: Non filtrata, ambrata, torbida, molto luppolata

·         Rauchbier: Birra scura (sul marrone ambrato) ma limpida, schiuma cremosa, molto maltata e affumicata, dolce,  leggera (5 gradi)




Campionario di birre teteske (tolte le due centrali che sono esperimenti clandestini e illegali che un mastro birraio pazzo con un uncino e la barba viola produce nella sua umida cantina).


ACIDE


Fermentazione spontanea:  recentemente ho scoperto le birre a fermentazione spontanea e mi si è aperto un universo. In pratica, rispetto alle fermentazioni indotte, questa sfrutta i batteri presenti nell’aria, nel senso che il mosto viene messo dentro grosse vasche aperte così i batteri possono venire a contatto coi lieviti. A questo punto metti la birra in botte e la lasci fermentare.
Il risultato è birra acida. Se le birre ad alta e bassa fermentazione hanno comunque aspetti in comune  (nel senso che se ti bevi un weisse o una pils sempre birra è) per le acide non è così. Secondo me sembrano più vino che birra. Hanno un gusto così particolare che è veramente difficile da spiegare, dovresti berne una.
Lo “stile” delle acide è chiamato lambic(anche se il lambic vero e proprio non lo vendono):  le Kriek ad esempio sono lambic rifermentati con delle ciliegie, le framboise  col lampone, le gueuze sono mix di lambic di annate diverse e poi boh, a posto così.
Le birre acide sono solo belghe, sono nate lì.


KRIEK/FRAMBOISE : Lambic aromatizzati rifermentati. Il frutto usato per l’aromatizzazione dà l’aroma predominante, io ho assaggiato una Kriek di Girardin, era di un bel rosso scuro, profondo, poca schiuma, forte odore di ciliegie(amarene?) e quella punta di acido tipo limone. In bocca molto frizzante, più vino che birra, è acidula e aspra. Pur essendo complessa è leggera(intorno ai cinque gradi) e rinfrescante, ti pulisce la bocca, poco o per niente corposa.  

GEUZE: Mix di lambic di annate diverse (da tre anni a meno di un anno), non viene aromatizzato, l’odore è un’aroma complesso (gli esperti dicono: equino, sella di cavallo, sudore, quercia, fieno e altra roba). Le bottiglie giovani sono molto acide e frizzanti, invecchiando s’ammorbidiscono.


OUD BRUIN : Rispetto alle Geuze, in questo caso vengono mescolati lambic giovani ad altri già invecchiati e poi si invecchia di nuovo il tutto.  E ti ritrovi con una marroncina, maltata, acidula, complessa ed aspra birra scura. Anche lo stile Oud Bruin può essere usato come base per la produzione di Kriek o Framboise.




Da sinistra una Seta(Blanche veramente buona e fresca,) la Taddy Porter scura e caffettosa, La famosa acida e infine l'americana Rogue.





venerdì 3 luglio 2015

Jhonny dice

Il pezzo è venuto fuori così. C’è sta ganja, il tizio dice che arriva dall’olanda, con un corriere.  L’ho sentito dire decine di volte ma sto giro ci credo. E’ buona, è secca, zero foglie, zero semi, se la tieni in tasca hai tutta la stanza che sa di ganja. Dice che è amnesia, non so, cazzo se ne frega. E’ buona, la fumo davanti al pc. Oggi sono solo. Potrei anche farmi una sega. Invece fumo e bum, l’ispirazione. Post. Pronto. Non è un capolavoro. Per niente. La sintassi lascia a desiderare, i tempi verbali non lo so, sono fatto. Ma il monologo finale mi piace. Poi chi cazzo se ne frega se è bello, io mi sono divertito. E’ il senso della vita.
L’ho scritto così, con tutti sti <Jhonny dice>, perché ho appena finito di leggere “Sostiene Pereira” che è scritto così ed è un cazzo di libro bellissimo, leggilo.
Viva la marijuana buona.




Jhonny dice che è andata così.  Dice che era un giorno come tanti. Dice che c’era il sole, c’era caldo, fuori si stava bene, ma lui e La Loca, così la chiama Jhonny, La Loca, come al solito erano in casa, e non avevano alcuna intenzione di uscire, anche se fuori c’era caldo e si stava bene.
Dice che non ricorda neanche com’è iniziata, la storia. Semplicemente hanno iniziato a litigare, per una stronzata, dice jhonny, come sempre, dice ancora Jhonny, e intanto aspira della merda dalla sua Marlboro. Così lei alza la voce ed inizia ad urlare e Jhonny le dice di stare zitta, lui dice di averle detto almeno tre o quattro volte di stare zitta, ma lei niente, lei ha già quello sguardo lì, dice Jhonny, quello sguardo che non c’è neanche bisogno di spiegarlo, quello sguardo che, se hai mai litigato seriamente con la tua ragazza, sai benissimo che sguardo è.
E Jhonny dice che lei aveva quello sguardo lì e sbraitava e urlava e gli si è messa a cinque centimetri dal cazzo di muso e gli sbraitava contro allora lui le ha messo una mano sulla bocca, gli ha appoggiato la mano a conca sulla bocca e l’ha minacciata, dice  Jhonny, “se non stai zitta giuro che ti do un pugno in bocca” dice di averle detto. E dice che si sentiva incazzato, cattivo, pensava che le avrebbe fatto paura. Dice proprio così: “pensavo che le avrei fatto paura”.
Pensava che lei si spaventasse e smettesse di urlare, pensava che lei avesse paura.
Ma La Loca, così la chiama Jhonny, La Loca, si è messa a gridare ancora più forte e Jhonny deve aver perso la lucidità per qualche secondo, dice lui, e dice di essersi ritrovato con la mano stretta attorno alla gola de La Loca che, “finalmente”, dice Jhonny con un sorriso appena accennato, “aveva smesso di urlare”.
Jhonny dice che non la stava stringendo, semplicemente la teneva per la gola, senza soffocarla, senza esagerare. Dice di averle ripetuto di non gridare e poi di averla lasciata.
A quel punto La Loca si è rimessa a gridare, diceva che voleva andare via, diceva “mi hai messo le mani addosso”, “mi hai fatto male” e piangeva.
Jhonny l’ha stretta tra le braccia, così dice, anche se lei cercava di divincolarsi, e le ha chiesto scusa, le ha detto “Non volevo farti male, non ti ho stretto forte, scusa se ti ho fatto male”, così dice Jhonny agitando la Marlboro qua e là.
Dice che le ha detto “parliamone con calma, senza urlare”.
Ma lei si è divincolata e se n’è andata mentre Jhonny è rimasto immobile davanti alla porta senza sapere cosa fare. Lei ha sbattuto la porta e poi ha sbattuto fortissimo il cancelletto, dice jhonny.
La Loca è salita in macchina, Jhonny era ancora in piedi davanti alla porta, e sente squillare il cellulare, lo prende e vede che  La Loca lo sta chiamando. Preme il tasto rosso.
Va alla finestra e vede la macchina de La Loca ferma lì davanti, motore acceso.
Apre la finestra, dice Jhonny. Lui apre la finestra, lei tira giu il finetrino e grida a pieni polmoni: “chiamo i carabinieri”.  Poi parte sgommando.
Jhonny si sente svenire, così dice. Sicuramente tutti i suoi vicini di casa l’hanno sentito litigare sbraitando con la sua ragazza, e hanno sentito lei gridare “chiamo i carabinieri” e quindi ora credono, anzi sanno, e non dimenticheranno mai, che lui è uno che picchia le ragazze.
Jhonny dice di essersi sentito male. E poi dice di aver provato a chiamare La Loca “tipo 8 volte” ma lei non ha mai risposto.
Dopo qualche minuto è La Loca a chiamare Jhonny, così dice lui, lei grida ancora, gli dice “Mi hai fatto male. Ho chiamato i carabinieri. Ho chiamato anche mia mamma, le ho detto che hai alzato le mani su di me, mi ha detto anche lei di chiamare i carabinieri. Stanno arrivando”.
Lui dice di averle detto più volte di non scherzare, e qui fa riferimento a qualcosa, presumibilmente delle sostanze stupefacenti, che a quanto pare si trovavano in camera di Jhonny ma che in quel momento a La Loca sembravano non importare.
Jhonny non ha altro da dire su questa conversazione a  parte che si è conclusa con La Loca che gridava: “adesso arrivano gli sbirri, sono cazzi tuoi”.
Johnny ci tiene a dire, visto che finora non ne ha parlato, che quel giorno era discretamente fatto. Lui e La Loca infatti, si erano fatti un paio di canne di Skunk prima di discutere. “Queste canne”, dice Jhonny, “anche se durante la lite sono state chiaramente sovrastate dalla rabbia e dall’adrenalina e in pratica non le ho neanche sentite”, ora che Jhonny si trovava a pensare che degli sbirri gli avrebbero suonato il campanello perché una “Squilibrata pazza del cazzo”, così la chiama Jhonny, li aveva chiamati in lacrime vaneggiando una violenza che non c’era mai stata, “Queste canne”, sostiene Jhonny, “ora mi stavano mandando nella più oscura e totale paranoia, richiamando, nel mio cazzo di cervello,  gli effetti di chissà quali altre cazzo di sostanze di merda”.
Così, Jhonny dice di aver preso un certo pacchetto da un contenitore nell’armadio e di essersi accovacciato davanti alla finestra del bagno, con lo sguardo fisso sulla strada, dice anche che in quei momenti sentiva un forte stress, avvertiva un forte impulso, diciamo, a defecare,  sentiva le mani fredde ed era decisamente in tachicardia.
Stava spiando dalla finestra l’eventuale arrivo dei carabinieri mentre continuava a chiamare la Loca che continuava a non rispondergli e, dopo qualche minuto di pura angoscia e dolori allo stomaco, Jhonny dice di aver avuto una sorta d’illuminazione e di aver, per la prima volta, concretamente, di aver per la prima volta iniziato seriamente a prendere in considerazione l’idea che “Quella psycho troia pazza fottuta”, così la chiama jhonny, si fosse inventata tutto solo per farlo cagare addosso. Il suo stomaco iniziava a rilassarsi e il suo respiro si allungava mentre, dice Jhonny, una macchina blu con dei lampeggianti sopra e la scritta “carabinieri” su un lato, sbucava all’inizio della via.
“Sai cos’è la vera paranoia? Pensare mille cose al secondo e dimenticarle tutte e non poter fare a meno di pensarne altre mille ogni secondo.” Dice Jhonny.
E Jhonny dice che ha buttato il pacchetto nel cesso e ha tirato lo sciaquone e subito dopo s’è seduto sul cesso e ha cagato mollo per l’agitazione e intanto cercava di guardare fuori dalla finetra ma non riusciva a vedere, ma non poteva nemmeno alzarsi perché, insomma, stava cagando a spruzzo e, dice Jhonny, “immagino che vista da fuori possa sembrare una situazione comica ma per me, probabilmente, è stato il momento peggiore degli ultimi 10 anni”.
Prima di questi 10 anni c’è stato un momento ben peggiore ma Jhonny non ne vuole parlare.
Jhonny dice di essersi prima stupito perchè non sentiva il campanello suonare, poi impietrito quando si è finalmente alzato dal cesso e, dalla finestra, non ha visto nessuna macchina coi lampeggianti, né tizi armati vestiti di blu.
 Con una calma che, in una situazione del genere, non si sarebbe mai aspettato di avere, almeno così dice, Jhonny si è sdraiato sul suo letto facendo dei profondi respiri e poi ha chiamato La Loca che, questa volta, dice Jhonny, con un sorriso convinto, gli ha risposto dopo un solo squillo.
Dice che hanno parlato molto al telefono, lei gli ha detto che non aveva veramente chiamato i carabinieri, né sua madre, lui che non voleva farle male, lei che lui non doveva alzare le mani, lui di nuovo che non voleva farle male, e che urlare davanti a tutto il vicinato non era bello, e che ormai tutti avrebbero pensato che lui è un manesco violento e altre cose che Jhonny dice siano stronzate inutili ai fini della storia.
“I fini della storia” dice Jhonny, “è che abbiamo fatto pace, lei è tornata a casa mia e, appena è entrata le sono andato incontro, l’ho abbracciata, l’ho baciata, e sicuramente avevo una faccia da coglione e lei sorrideva e aveva gli occhi dolci e, cazzo, quando ha gli occhi dolci è bellissima, ma non ce l’ha mai, quello sguardo lì, non ce l’ha mai, è sempre incazzata con tutti, sempre piena di rabbia del cazzo. Mi guardava dopo che ci siamo baciati, e sorrideva. Le ho detto vieni con me, e lei “dove?” e io “E’ una sorpresa”. E lei mi continua a fare domande e io faccio segno di chiudermi la bocca con una zip e vado verso la macchina con la faccia da coglione e gli occhi grandi, e lei mi viene dietro, bella come una birra ghiacciata, e saliamo in macchina, e lei continua a farmi domande anche se ha sicuramente visto che ho fatto il segno di chiudermi la bocca con una zip, ed inizia ad essere un po’ meno contenta e un po’ più, direi preoccupata, quando prima ci avviciniamo a casa di sua madre e poi ci parcheggiamo davanti.
Scendo, Le dico di scendere, lei non vuole, vado dalla sua parte, apro la portiera, la prendo da un braccio, e sottolineo, cazzo, che potevo prenderla dai capelli e strapparglieli via e poi darle il pugno, il Pugno con la P maiuscola, dritto sui cazzo di denti, e potevo farlo lo stesso, giusto? Lo potevo fare, e mi sarebbe anche piaciuto, CAZZO! Però sono stato gentile, l’ho tirata delicatamente da un braccio giù dalla macchina e le stavo in piedi di fronte, e lei era preoccupata , e io ho detto “I miei vicini sanno già che picchio le donne, ora dillo anche a tua mamma”e lei, di nuovo, inizia a parlare! allora io, di nuovo, alzo il tono e le dico “Sto parlando io, cazzo, aspetta un secondo, lasciami finire e poi parli tu e io ti ascolto” e lei? E lei? Non mi sta neanche ascoltando, sta parlando lei, ancora, sempre, così mentre lei mi chiede se mi sembra un’idea intelligente averla portata sotto casa di sua madre  mi avvicino al suo orecchio sinistro e le sussurro “Ho buttato la roba. Per colpa tua.” Mi tiro indietro, giusto due secondi, giusto per gustarmi il silenzio, due piccoli secondi pieni di silenzio, e i suoi occhi da pesce, i suoi cazzo di occhi sgranati, come se io fossi il vomito del peggior pedofilo obeso del mondo e lei la principessa del cazzo arcobaleno. Aspetto due secondi ed ecco che lei sta di nuovo per parlare, e le do uno schiaffo. Probabilmente, anzi sicuramente, lo schiaffo più forte che ho mai dato nella mia vita. Proprio a mano piena sulla guancia, l’ho presa Perfetta. Uno Schiaffo con la esse maiuscola. Lo schiaffo della fottuta giustizia. E pensavo di averle fatto paura. Ma la stronza ha iniziato a piangere ed urlare ancora più forte.”