sabato 5 settembre 2015

Ciao nonna. Le zie sono tristi e arrabbiate perchè non sono venuto al tuo funerale. Mi dispiace ma tu lo sai che ti adoro, che cazzo di senso ha venire tutti in una chiesa a darti l’ultimo saluto? A me viene da morire a vedere tutta la famiglia triste  zii cugini che piangono, sarò stronzo ma non ce la faccio.
Perché mi devono anche far sentire in colpa? Tu sei terrona vecchia e super religiosa ma credo che avresti capito. Tu capivi sempre. E scusa davvero tanto se ultimamente non sono più venuto a trovarti. A me hanno detto che iniziavi a perderti, volevi uscire di casa per vedere tuo fratello che abita a 900 kilometri e altre cose così. Già mi chiamavi sempre alberto, anche se continuavo a dirti che non ero alberto. Nonna, io non volevo vederti invecchiare, non volevo vederti diventare scema. Sei sempre stata la più sveglia di tutti, proprio non ce la facevo. Poi la zia, il giorno che sei morta mi ha detto che ultimamente avevi chiesto di me. Mi ha fatto star malissimo. So che non l’ha detto per farmi star male ma poteva evitarlo. Mi ha fatto sentire in colpa. Anche perché mentre gli altri nipoti crescevano e si facevano una vita e una famiglia io son sempre venuto a trovarti. Anche se hai smesso da un po’ di far da mangiare e la badante, per carità è brava gentilissima e simpatica ed è diventata una di famiglia, ma col mangiare proprio non è capace. E insomma ero il più piccolo dei nipoti e forse quando ho smesso di venire a pranzo è come finito qualcosa. Anche se ci sono pronipotini dappertutto ormai.
Ti ricordi quando facevamo la pizza e il pane? Quando mi scaldavi il latte alle 2 di notte e per colazione mangiavamo la pizza avanzata? E mi ricordo l’orto e i fichi e quella volta che mi sono pisciato addosso e per non far vedere a mia mamma che avevo bagnato le mutande le hai scaldate nel forno per farle asciugare. Cazzo eri forte nonna. Mi mancherai tanto te lo giuro.
Eri quella che teneva unita la famiglia. Eri sempre felice e sorridente anche se da anni non vedevi quasi niente e non riuscivi più a camminare.
Hai lavorato migliaia di ore, tirato su 6 figli, una dozzina di nipoti, un ragazzino albanese
 e non eri mai ferma.
Se avessi metà della forza che avevi tu potrei fare di tutto nella vita.
Nonna, mi sento in colpa perché non ho pianto tanto. Ma sto male.
Mi manchi tanto, mi dispiace tanto, non finisce mai come dovrebbe, scusa.

Addio nonna ti amo. 

8 commenti:


  1. Hai ragione, non serve andare al funerale o al cimitero. per continuare ad amare qualcuno che non c'è più e che ci manca, forse di più che a coloro che fanno un sacco di sceneggiate.
    Cristiana

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  2. Bill, io non sono per niente religioso e purtroppo credo che chi abbiamo perso viva dentro di noi, più che in un qualche aldilà, e non conosco tua nonna, ma penso sarebbe orgogliosa di quello che hai scritto di lei.

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    1. Aveva i capelli azzurri, mangiava pizza a colazia e giù parolacce come se piovesse. Era rock, cazzo!

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    2. Beh, tu hai scritto un bel post rock, quindi direi che vai alla grande.

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  3. Bill, sai, credo di aver provato cose simili. Il dolore per la morte, invece che durante il funerale, l'ho provato quando ha iniziato a rincoglionirsi. Da allora l'ho evitata. È morta, uh, saranno 7 o 8 anni, e io continuo a incontrarla, tra le scansie del supermercato, in giro per Porta Imolese. Un bacio alla tua nonna e a te.

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  4. Quello che si prova dentro,lo sappiamo noi e basta.Non esistono modi per vivere i sentimenti e l'affetto che si prova per una persona.

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  5. Sei sicuro di non avere la metà della forza che aveva lei? La manifesti solo in modo diverso....

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