mercoledì 23 settembre 2015

Che colpa abbiamo noi?

Eccheccazzoporcalaputtana finalmente ho ricominciato a lavorare.. non vedevo l’ora!
Finalmente mi nobilito anch’io, finalmente faccio qualcosa per me stesso e per il mondo. E che lavoro, gente! Il migliore che potessi chiedere! Non solo metto scatole in altre scatole, ieri addirittura sono stato per cinque ore il ragazzo che mette le buste di zucchero a velo dentro le confezioni dei panettoni! Cristo, vi rendete conto? Se solo da giovane avessi avuto voglia di studiare, avrei studiato per questo.
Purtroppo non riesco ancora a svolgere l’attività al cento per cento, perchè i neuroni marci moribondi che ho dentro ogni tanto danno segni di vita, fanno contatto, sfarfallano scintillando qualche sinapsi e mi sento vivo, sento che ci sono e quindi metto un pizzico di creatività in ciò che faccio, smettendo di essere meramente “numero” o perfetto ingranaggio nella catena di produzione.
Ho visto questa signora – che occhi meravigliosi ha! Neri, fissi e spenti, come le orate distese sul ghiaccio del bancone del pesce di Tosano- gambe inchiodate, piedi immobili, fissa davanti al nastro trasportatore, mano destra nello scatolone dello zucchero, preleva quattro buste, le avvicina al corpo, con la mano sinistra prende una busta alla volta e la lascia cadere nella scatola vuota e rovesciata del pandoro. Appena resta con l’ultima busta nella mano sinistra, la mano destra è già di nuovo nello scatolone e così procede, tutto il tempo, alla media di circa otto nove buste ogni dieci secondi. Vorrei la vedeste, così precisa, così automatica e ripetitiva: una macchina perfetta!
Io invece, come dicevo poc’anzi, non riesco ancora completamente a “non essere”, perché è questo che intendeva Deleuze col non essere, vero?
Quindi devo molto migliorare, e riuscire ad accettare completamente la magnifica superba ripetitività che è alla base della catena lavorativa perché mi sono reso conto che ieri ogni tanto prendevo una busta alla volta, per passarla dalla mano sinistra alla destra e poi lasciarla cadere nella confezione rovesciata del pandoro, altre volte ne prendevo tre o quattro, altre ancora una decina..
E la tecnica con cui le depositavo nelle confezioni? Troppo creativa. A volte mi limitavo a lasciar cadere le buste, altre le lanciavo in aria, con un fluido movimento dal basso verso l’alto, per far ricadere la busta come per fare canestro! Stupido idiota che sono! Fare canestro! Come se fosse un gioco. Come se fossi qui per divertirmi.
Ma ce la farò, diventerò un numero. Un numero vicino allo zero.
Ora che ho smesso di bere e drogarmi –così non ci si annulla, o perlomeno non ci si può riuscire in tempi brevi, è una strada lunga e difficile- avrei bisogno di lavorare di più! Sei ore al giorno non mi bastano! E i turni? Lavorare alla sera è buono, ma perché non di notte? Perché non posso lavorare, chessò, dalle due di notte alle 11 del mattino? Perché non posso essere quello che infila i nastrini dorati in cima alle scatole dei pandori?

Un giorno ci riuscirò: avrò occhi fissi, bui e freddi, e movimenti talmente ripetitivi da riuscire a farli ad occhi chiusi, a cervello spento. Poi le persone, le altre persone, quelle che “sono” e “fanno”, si dimenticheranno di me, -ah gesù sia lodato!- e potrò finalmente "non-essere"! e poi esploderti in faccia.


..mi troverai marcio in un lago.

25 commenti:

  1. Ok, niente pandoro quest'anno.

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    1. E io che puntavo già sui pandori a scrocco...

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    2. il pandoro è il male.
      il pandoro è burro.

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    3. Ho sempre preferito il panettone.Adesso ho un motivo in più. XD

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    4. dannazione!!!!! Il panettone è pandoro con i canditi e l'uvetta!!
      è burro con canditi e uvetta!!

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  2. Non so quanto possa essere massacrante, ma per me sarebbe il lavoro ideale, responsabilità minime, contatto coi colleghi minimo, mansione semplice e senza complicazioni, ti fai le tue belle 6 ore e poi sei libero, senza portati a casa i pensieri e le rotture di balle come faccio io.

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    1. già. infatti purtroppo nella vita ho fatto diversi lavori a contatto con le persone ed è stato tremendo.
      Le responsabilità non mi spaventano ma le persone, beh, le persone mi innervosiscono e terrorizzano

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    2. Io che lavoro a contatto con le persone tutti i giorni per 6 ore al giorno,confermo.L'essere umano è il male assoluto.Mettere bustine bianche in cose dolci e zuccerosi,sembra meraviglioso,invece!

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    3. Si, e dopo un pò che lo fai smetti di essere umano e diventi macchina. una figata.

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    4. come macchina saresti una utilitaria. usato non garantito.

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  3. beh se e' vero che lavoro ha un'origine etimologica in rabh-, allora origina da un letterale "afferrare" e da un figurativo "orientare l'attenzione/desiderio". se tutto cio' è vero, e vallo a capire se lo e', allora ne risulta che per quanta ironia o sarcasmo uno ci possa mettere, trovarsi costretti a orientare l'attenzione dove sistema dice è davvero MOLTO umiliante. o dovrebbe esserlo, almeno a mio modo di vedere. a mio modo di vedere, direi inoltre, non c'è nessuna ragione che possa giustificare un tale svilimento nell'umano. se ti riappropri della parola lavoro e orienti l''attenzione, ecco che invece il lavoro forse non ti nobilitera', ma sara' una forma meditativa unicA e insostituibile. adesso pero' lascia quel posto e smettila di cullarti sul nulla che non c'è - l'il y a levinassiano l'incontrerai altrove, li' dove, appunto, e' nulla ma c'è.

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    1. stavo cercando di starti dietro ma sul l'il y a levinassiano mi son perso

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    2. per" fortuna" c'è google

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    3. speravo in una rapida spiegazione invece mi son dovuto leggere pagine di roba. E' interessante. L'essere e la realtà sono puro non senso. Chi ha senso e da senso è l'esistente. L'uomo.
      L'approfondirò.
      Grazie.

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  4. e vabbè, ma 'sto cazzo de zucchero a velo qualcuno dovrà pur mettercelo dentro, il pandoro è stato concepito accussì, anche se dopo qualche giorno che hai messo lo zucchero, questo si appallottiglia in palline variegate.
    Io ho dovuto sempre mangiare questo dolce perché in casa la consorte lo comprava per i bimbetti che puntualmente lo rifiutavano e siccome io son temperato con la vita dalla fame del dopoguerra non posso di certo gettare via cibo dalla mia dispensa acquistato col sudore della fronte e quindi mi devo sacrificare

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    1. anche la mia mamma cucina lo schifo, dopo che le ho detto "mamma non prepararmi niente, grazie, sei molto gentile", ma lei zero, cazzo, è mamma, deve cucinà, e poi io me la devo mangiare, sta robaccia schifosa, perche odio buttare il cibo.
      Ma te ne ho già parlato tempo fa. Lonze stracotte, secche, brutte.

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  5. ps proprio ieri sera parlavo con Ipsilon di una sua amica (32 anni entrambe) con la quale lei, Ipsilon, ha condiviso parecchia vita. maturazione del rifiuto del "lavoro" compresa. si diceva che, per la mia generazione (classe 73) era piu' difficile approdare a questi lidi. non fosse altro che per noi il "lavoro" c'era. ma per le classi successive? 83 in poi? cosa spinge l'amica di Ipsilon, per esempio, a farsi stagioni al mare ricavandone soldi che non le bastano nemmeno per trascinarsi in una sfasciata vita di citta'? la questione, ieri sera, verteva sulla differenza tra il rifiuto che Ipsilon ha opposto al "lavoro" (e che l'ha condotta a Tieffe) e il rifiuto che ha opposto l'amica. l'amica, pure invitata a visionare la nostra alternativa (dove alternativa e' un fronte di lotta), continua ad arrovellarsi appresso ai suoi "pandori".eppure la formazione delle due ragazze e' la stessa.

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    1. sarà che, al di là della formazione, sono due soggetti diversi con pensieri differenti?? e per fortuna.

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    2. certo: per fortuna del pandoro. ma queste sono considerazioni personali. quello che mi interessa sapere e' perche' tu ad esempio continui a "lavorare"

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    3. ps con tutte ste fortune toccherebbe provare al casino' di san remo, che dici?

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    4. io non continuo a lavorare.
      Io do senso alla mia vita (almeno ci provo ma è un casino) per sei mesi all'anno, negli altri sei faccio un lavoro di merda perchè mi servono un pò di soldi.

      Si, il senso e il lavoro sono separati e lo saranno sempre.
      Potrei conciliarli? Forse si (ma sarebbe tremendo)
      Ne ho voglia? no
      Sono un cretino? Probabile

      per fortuna del pandoro mi ha molto divertito.

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    5. chiaro: disgiungi il periodo in cui vivi da quello in cui ti reifichi . e non vuoi conciliare i momenti perché lavoro e' solo labor, e non rabh, per te. me lo diceva sempre la mamma, che sono troppo orgoglioso. ma a parte mamma (la quale non ha mai capito che non mi sarebbe rimasto tempo per fare muri a secco se avessi... lavorato) e orgoglio, potrei continuare e vorrei continuare a fare domande semplici, per capire meglio. ma poi davvero sarebbe lecita da parte tua una risposta del tipo "fatti i cazzi tuoi". mi fermo qui dunque, grazie dell'attenzione.

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  6. Caro Bill, a questo proposito volevo scriverti ma non ho trovato l'email. Comunque. al liceo mi sono sparata anche un'estate in fabbrica ed è stato tremendo, alienante. Sono quasi dieci anni che sto in ufficio e non è vero un cazzo che è peggio. È vero però che l'ufficio ti aliena comunque, anche se in maniera più subdola. Tu fanno credere che ti danno responsabilità perché sei in gamba e tu ti gonfi come un pallone credendo di essere in gamba e rispondi al telefono nel weekend, fai gli straordinari gratis, se ti siedi in treno anziché ascoltar musica ottimizzi il tempo lavorando, cose così. È tutta colpa del capitalismo (e non ti sto pigliando per il culo, lo penso davvero)

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