domenica 23 agosto 2015

Difficile non è raggiungere qualcosa, è liberarsi dalla condizione in cui si è.



Ho bestemmiato.
Ho urlato che dio non esiste
E lui ha tratto dal fondo dell’inferno
Una donna che farebbe tremare una montagna
E m’ha comandato:
Amala!


Dio è soddisfatto.
Nell’erta sotto al cielo
Un uomo tormentato s’è inselvatichito e spento.
Dio si stropiccia le mani.


Scorderò l’anno, la data, il giorno.
Mi chiuderò solo con un foglio di carta.
Avvèrati, magia sovrumana,
delle parole illuminate di pianto!


Oggi, appena sono venuto da voi,
mi sono sentito
a disagio.
Tu celavi qualcosa nell’abito di seta
E s’effondeva nell’aria un profumo d’incenso.


Ascolta,
tanto non riesci
a celare il cadavere.
Scagliami in viso la parola terribile.
Ogni tuo muscolo urla
lo stesso,
come un megafono:
“E’ morto, è morto,è morto!


Gioisci,
gioisci
d’avermi finito!
Ora è tale l’angoscia che desidero
soltanto fuggire al canale
e il capo cacciare nell’acqua digrignante.


Mi hai offerto le labbra.
Con quanta indifferenza.
Le ho sfiorate e m’hanno ghiacciato.
M’è parso di baciare in penitenza
Un monastero intagliato nella fredda pietra.


Hanno sbattuto
la porta.
E’ entrato lui,
rorido della gaiezza delle strade.
Io
con un gemito mi sono spezzato in due.


Gli ho gridato:
Va bene!
Me ne andrò!
Va bene!
Rimarrà tua.
Ricoprila di stracci,
le sete appesantiscono le sue timide ali.
Basta che non s’involi.
Appendile al collo
 collane di perle come pietre!”

Oh, questa
Che notte!
Ho spremuto a non finire la mia disperazione.
Al mio pianto e al mio riso
Il muso della stanza s’è torto in una smorfia d’orrore.

Indoratevi al sole, fiori ed erbe!
Dilaga in primavera, vita degli elementi!
Io un solo veleno desidero:
bere e bere sempre versi.

Ornate a festa la data di oggi
Avvèrati,
magia simile alla passione di cristo.
Vedete,
sulla carta sono trafitto

con i chiodi delle parole.






Ho stuprato "il flauto di vertebre" di Majakovskij e da quelle dodici meravigliose paginette ho estratto pezzi qua e là.


  

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