sabato 18 luglio 2015

La trilogia della città di k

Agota Kristof è l'unica scrittrice donna che mi fa veramente impazzire.
La trilogia della città di K è un libro stupendo, la scrittura è asciutta, nuda, cruda, diretta, senza fronzoli,
Nella prima parte quasi tutti i capitoli sono lunghi due pagine, gli avvenimenti si susseguono ad un ritmo sfrenato e tu non puoi fare a meno di continuare a leggere. la seconda e la terza parte sono scritte con uno stile diverso ma sono comunque validissime.
Ribadisco: è un libro meraviglioso, pieno di dolore e amore e tristezza.  dovresti leggerlo, e se pensi di leggerlo smetti immediatamente di leggere questo post sennò ti rovini la storia.


Ecco alcuni passaggi fichi

Il grande quaderno

A forza di ripeterle, le parole perdono il loro significato, e il dolore che portano si attenua.


Le parole che definiscono i sentimenti sono molto vaghe: è meglio evitare il loro impiego ed attenersi alla descrizione degli oggetti, degli esseri umani e di sé stessi.


-Non voglio la vostra frutta, i vostri pesci, il vostro latte! Tutto questo lo posso rubare! Quello che voglio è che mi vogliate bene. Nessuno mi vuole bene. Neanche mia madre. Ma anch’io non voglio bene a nessuno! Né a mia madre né a voi! Vi odio!


-Non volevamo essere gentili. Le abbiamo portato queste cose perché ne aveva bisogno. È tutto.


-E’ nostra madre che manda i soldi, nostra madre che scrive le lettere.
Nonna dice:
-Non è a me che scrive! Sa bene che non so leggere! Non mi aveva mai scritto prima. Adesso che voi siete qui, scrive. Ma non ho bisogno delle sua lettere! Non ho bisogno di niente che venga da lei!


-Venite ogni sabato. Ma non pensate che lo faccia per cedere al vostro ricatto. Lo faccio per carità.
Diciamo:
-E’ esattamente quello che ci aspettavamo da lei, signor curato.


Nostra cugina non lavora, non studia, non fa esercizi. Spesso guarda il cielo; a volte piange.
Nonna non picchia mai nostra cugina. Non la insulta nemmeno. Non le chiede di lavorare. Non le chiede niente. Non le parla mai.


-Nonna, non vogliamo mai più andare a scuola.
-Lo spero bene. Ho bisogno di voi qui. E che cosa potreste ancora imparare a scuola?
-Niente, nonna, assolutamente niente.


Spogliamo nonna, la laviamo nel nostro catino, le prepariamo un letto pulito. E’ talmente magra che le mutande da bambino piccolo le vanno bene. Cambiamo i suoi pannolini molte volte al giorno.
Una settimana dopo, nonna comincia a muovere le mani.
Una mattina ci riceve con delle ingiurie:
-Figli di cagna! Fate cuocere una gallina! Come volete che faccia a rimettermi in forma con la vostra verdura e i vostri passati! Voglio anche del latte di capra!



La prova


-Non aver paura, Mathias. Non mi rinchiuderanno.
Il bambino pianta gli occhi negli occhi di Lucas. Non piange più. Dice:
-Peccato


- Sono in soffitta. Le ho viste, quelle due cose d’osso. La grande e la piccola.
[…]
-Ti piacciono?
- Si, soprattutto il neonato. E’ più brutto e più piccolo di me. E non crescerà mai.


-Ma nel suo intimo, che ne pensa?
- Non penso. Non posso permettermi questo lusso. La paura è in me sin dall’infanzia.


… E adesso <loro> dicono che era solo un errore. L’assassinio di Thomas, la mia malattia, i mesi d’ospedale, i capelli bianchi erano solo un errore. Allora che <loro> mi rendano Thomas vivo, sorridente. Il Thomas che mi prendeva tra le braccia, che mi accarezzava i capelli, che mi teneva il viso tra le mani calde, che mi baciava gli occhi, le orecchie, la bocca.


Mia sorella che non vedo da dodici anni viene a trovarmi, e io aspetto con impazienza che se ne vada a letto per poter osservare tranquillamente l’insonne della casa di fronte perché, in verità, è la sola cosa che m’interessi, benché ami mia sorella sopra ogni cosa. Lei non dice niente, ma io so cosa pensa.


Ora, io non ho nessuna voglia di smettere di fumare. Del resto, sono totalmente privo di volontà. Non si può chiedere a un alcolizzato di avere volontà.


Sono convinto, Lucas, che ogni essere umano è nato per scrivere un libro, e per nient’altro. Un libro geniale o un libro mediocre, non importa, ma colui che non scriverà niente è un essere perduto, non ha fatto altro che passare sulla terra senza lasciare traccia.


… penso che abbia raggiunto Thomas ed è bene così. Non smetteva mai di parlare di Thomas. Non pensava che a Thomas, non amava che Thomas, era malata di Thomas. In un modo o nell’altro, sarebbe morta di Thomas.


Li ha battuti a macchina accanto al cadavere della sorella. Ha strangolato sua sorella e si è seduto alla scrivania per scrivere. Li hanno trovati così, nella stanza di Victor, la sorella strangolata, stesa sul letto, Victor che batteva a macchina, beveva acquavite, fumava il sigaro.


Ero costretto a stare seduto lì, senza alcool né tabacco, ad ascoltare le sue stupide chiacchiere. Quando finalmente si ritirava nella sua stanza io andavo nella mia, accendevo un sigaro o una sigaretta, prendevo un foglio di carta e lo riempivo di ingiurie rivolte a mia sorella, alle sue stupide clienti e ai suoi ridicoli vestiti


Mi sono seduto a un tavolo vicino alla stufa e quando il cameriere mi ha chiesto cosa volevo ho risposto
-Un the
Poi ho aggiunto.
-Col rum.
Non so perché ho aggiunto questo, non avevo affatto intenzione di aggiungerlo, eppure l’ho fatto.


-Ho scritto fino alle cinque del mattino. Sono un artista. Ho il diritto di lavorare quando voglio, quando l’ispirazione me lo consente. Scrivere non è come cucire vestiti. Mettitelo bene in testa, Sophie


-So che morirò, Peter, ma non capisco. Al posto di un solo cadavere, quello di mia sorella, ce ne sarà un secondo, il mio. Ma chi ha bisogno di un secondo cadavere? Dio certamente no, lui non sa che farsene dei nostri corpi. La società? Ci guadagnerebbe un libro o dei libri se mi lasciasse vivere, invece di guadagnarci un cadavere in più che non gioverà a nessuno.


9 commenti:

  1. Grande romanzo, questo.
    Davvero una bomba.
    Ottimo ripescaggio.

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    1. E bravo James, se l'hai letto e ti è piaciuto leggiti anche "Ieri", sempre della Kristof.
      Sono le cento pagine più dure, sentite e disperate che ho letto ultimamente.

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  2. Ciao Billy,
    questo romanzo me l'aveva giusto consigliato una mia amica. Ho tenuto l'appunto sul memo del cellulare per un anno, poi mi sono rotta i coglioni, l'ho cancellato e naturalmente dimenticato. Faccio così con gli appunti, le cose da fare, le parole che mi si dicono e anche le persone, bello no?
    Insomma, era per dire che ora che me l'hai ricordato, lo rimetterò nel memo. :)

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    1. anch'io faccio così. Quando ho un libro da leggere o un film da guardare, se il titolo mi resta in lista per più di un mese lo cancello. Mi dico" Ma si, farà cagare".

      La trilogia della città di K non fa cagare, è meraviglia.

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  3. È bello da starci male. Pensavo proprio in questi giorni che ho una gran voglia di rileggerlo. Che coincidenza.

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  4. leggi Ieri della Kristof! è bello da starci male, è più breve e almeno cambi storia. non rimarrai delusa, trust me.
    bill

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    1. Sarà fatto!
      Ma Revolver della Santacroce l'hai letto?? Non c'entra nulla, ma questo pomeriggio me lo sono chiesta perchè ho visto che avevi in libreria VM18...

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    2. No, solo Vm 18, però, onestamente, in questo momento non ho voglia di approfondirLa.
      Anche perchè Vm18 stilisticamente è bellissimo ma 'ste ninfette son troppo.
      Io amo gli eccessi ma la Santacroce è una psicopatica totale.

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    3. "Io amo gli eccessi ma la Santacroce è una psicopatica totale"

      che bella riflessione. Così vera.
      VM18 non l'ho mai letto e quindi non so quanto sia eccessivo. In linea generale, anche dagli amanti della Santacroce, ne ho sentito parlare veramente male. Revolver mi è piaciuto tantissimo. Ho il sospetto che lei sia "peggiorata" col tempo. Non saprei dire se a causa di una sofferenza psicologica reale o se, più semplicemente, è rimasta incastrata nel personaggio che le hanno cucito addosso.
      Però segnatelo, quel libro lì, da qualche parte. Tra anni e anni, se vorrai riassaggiare la Santacroce, provaci con Revolver.

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