venerdì 3 luglio 2015

Jhonny dice

Il pezzo è venuto fuori così. C’è sta ganja, il tizio dice che arriva dall’olanda, con un corriere.  L’ho sentito dire decine di volte ma sto giro ci credo. E’ buona, è secca, zero foglie, zero semi, se la tieni in tasca hai tutta la stanza che sa di ganja. Dice che è amnesia, non so, cazzo se ne frega. E’ buona, la fumo davanti al pc. Oggi sono solo. Potrei anche farmi una sega. Invece fumo e bum, l’ispirazione. Post. Pronto. Non è un capolavoro. Per niente. La sintassi lascia a desiderare, i tempi verbali non lo so, sono fatto. Ma il monologo finale mi piace. Poi chi cazzo se ne frega se è bello, io mi sono divertito. E’ il senso della vita.
L’ho scritto così, con tutti sti <Jhonny dice>, perché ho appena finito di leggere “Sostiene Pereira” che è scritto così ed è un cazzo di libro bellissimo, leggilo.
Viva la marijuana buona.




Jhonny dice che è andata così.  Dice che era un giorno come tanti. Dice che c’era il sole, c’era caldo, fuori si stava bene, ma lui e La Loca, così la chiama Jhonny, La Loca, come al solito erano in casa, e non avevano alcuna intenzione di uscire, anche se fuori c’era caldo e si stava bene.
Dice che non ricorda neanche com’è iniziata, la storia. Semplicemente hanno iniziato a litigare, per una stronzata, dice jhonny, come sempre, dice ancora Jhonny, e intanto aspira della merda dalla sua Marlboro. Così lei alza la voce ed inizia ad urlare e Jhonny le dice di stare zitta, lui dice di averle detto almeno tre o quattro volte di stare zitta, ma lei niente, lei ha già quello sguardo lì, dice Jhonny, quello sguardo che non c’è neanche bisogno di spiegarlo, quello sguardo che, se hai mai litigato seriamente con la tua ragazza, sai benissimo che sguardo è.
E Jhonny dice che lei aveva quello sguardo lì e sbraitava e urlava e gli si è messa a cinque centimetri dal cazzo di muso e gli sbraitava contro allora lui le ha messo una mano sulla bocca, gli ha appoggiato la mano a conca sulla bocca e l’ha minacciata, dice  Jhonny, “se non stai zitta giuro che ti do un pugno in bocca” dice di averle detto. E dice che si sentiva incazzato, cattivo, pensava che le avrebbe fatto paura. Dice proprio così: “pensavo che le avrei fatto paura”.
Pensava che lei si spaventasse e smettesse di urlare, pensava che lei avesse paura.
Ma La Loca, così la chiama Jhonny, La Loca, si è messa a gridare ancora più forte e Jhonny deve aver perso la lucidità per qualche secondo, dice lui, e dice di essersi ritrovato con la mano stretta attorno alla gola de La Loca che, “finalmente”, dice Jhonny con un sorriso appena accennato, “aveva smesso di urlare”.
Jhonny dice che non la stava stringendo, semplicemente la teneva per la gola, senza soffocarla, senza esagerare. Dice di averle ripetuto di non gridare e poi di averla lasciata.
A quel punto La Loca si è rimessa a gridare, diceva che voleva andare via, diceva “mi hai messo le mani addosso”, “mi hai fatto male” e piangeva.
Jhonny l’ha stretta tra le braccia, così dice, anche se lei cercava di divincolarsi, e le ha chiesto scusa, le ha detto “Non volevo farti male, non ti ho stretto forte, scusa se ti ho fatto male”, così dice Jhonny agitando la Marlboro qua e là.
Dice che le ha detto “parliamone con calma, senza urlare”.
Ma lei si è divincolata e se n’è andata mentre Jhonny è rimasto immobile davanti alla porta senza sapere cosa fare. Lei ha sbattuto la porta e poi ha sbattuto fortissimo il cancelletto, dice jhonny.
La Loca è salita in macchina, Jhonny era ancora in piedi davanti alla porta, e sente squillare il cellulare, lo prende e vede che  La Loca lo sta chiamando. Preme il tasto rosso.
Va alla finestra e vede la macchina de La Loca ferma lì davanti, motore acceso.
Apre la finestra, dice Jhonny. Lui apre la finestra, lei tira giu il finetrino e grida a pieni polmoni: “chiamo i carabinieri”.  Poi parte sgommando.
Jhonny si sente svenire, così dice. Sicuramente tutti i suoi vicini di casa l’hanno sentito litigare sbraitando con la sua ragazza, e hanno sentito lei gridare “chiamo i carabinieri” e quindi ora credono, anzi sanno, e non dimenticheranno mai, che lui è uno che picchia le ragazze.
Jhonny dice di essersi sentito male. E poi dice di aver provato a chiamare La Loca “tipo 8 volte” ma lei non ha mai risposto.
Dopo qualche minuto è La Loca a chiamare Jhonny, così dice lui, lei grida ancora, gli dice “Mi hai fatto male. Ho chiamato i carabinieri. Ho chiamato anche mia mamma, le ho detto che hai alzato le mani su di me, mi ha detto anche lei di chiamare i carabinieri. Stanno arrivando”.
Lui dice di averle detto più volte di non scherzare, e qui fa riferimento a qualcosa, presumibilmente delle sostanze stupefacenti, che a quanto pare si trovavano in camera di Jhonny ma che in quel momento a La Loca sembravano non importare.
Jhonny non ha altro da dire su questa conversazione a  parte che si è conclusa con La Loca che gridava: “adesso arrivano gli sbirri, sono cazzi tuoi”.
Johnny ci tiene a dire, visto che finora non ne ha parlato, che quel giorno era discretamente fatto. Lui e La Loca infatti, si erano fatti un paio di canne di Skunk prima di discutere. “Queste canne”, dice Jhonny, “anche se durante la lite sono state chiaramente sovrastate dalla rabbia e dall’adrenalina e in pratica non le ho neanche sentite”, ora che Jhonny si trovava a pensare che degli sbirri gli avrebbero suonato il campanello perché una “Squilibrata pazza del cazzo”, così la chiama Jhonny, li aveva chiamati in lacrime vaneggiando una violenza che non c’era mai stata, “Queste canne”, sostiene Jhonny, “ora mi stavano mandando nella più oscura e totale paranoia, richiamando, nel mio cazzo di cervello,  gli effetti di chissà quali altre cazzo di sostanze di merda”.
Così, Jhonny dice di aver preso un certo pacchetto da un contenitore nell’armadio e di essersi accovacciato davanti alla finestra del bagno, con lo sguardo fisso sulla strada, dice anche che in quei momenti sentiva un forte stress, avvertiva un forte impulso, diciamo, a defecare,  sentiva le mani fredde ed era decisamente in tachicardia.
Stava spiando dalla finestra l’eventuale arrivo dei carabinieri mentre continuava a chiamare la Loca che continuava a non rispondergli e, dopo qualche minuto di pura angoscia e dolori allo stomaco, Jhonny dice di aver avuto una sorta d’illuminazione e di aver, per la prima volta, concretamente, di aver per la prima volta iniziato seriamente a prendere in considerazione l’idea che “Quella psycho troia pazza fottuta”, così la chiama jhonny, si fosse inventata tutto solo per farlo cagare addosso. Il suo stomaco iniziava a rilassarsi e il suo respiro si allungava mentre, dice Jhonny, una macchina blu con dei lampeggianti sopra e la scritta “carabinieri” su un lato, sbucava all’inizio della via.
“Sai cos’è la vera paranoia? Pensare mille cose al secondo e dimenticarle tutte e non poter fare a meno di pensarne altre mille ogni secondo.” Dice Jhonny.
E Jhonny dice che ha buttato il pacchetto nel cesso e ha tirato lo sciaquone e subito dopo s’è seduto sul cesso e ha cagato mollo per l’agitazione e intanto cercava di guardare fuori dalla finetra ma non riusciva a vedere, ma non poteva nemmeno alzarsi perché, insomma, stava cagando a spruzzo e, dice Jhonny, “immagino che vista da fuori possa sembrare una situazione comica ma per me, probabilmente, è stato il momento peggiore degli ultimi 10 anni”.
Prima di questi 10 anni c’è stato un momento ben peggiore ma Jhonny non ne vuole parlare.
Jhonny dice di essersi prima stupito perchè non sentiva il campanello suonare, poi impietrito quando si è finalmente alzato dal cesso e, dalla finestra, non ha visto nessuna macchina coi lampeggianti, né tizi armati vestiti di blu.
 Con una calma che, in una situazione del genere, non si sarebbe mai aspettato di avere, almeno così dice, Jhonny si è sdraiato sul suo letto facendo dei profondi respiri e poi ha chiamato La Loca che, questa volta, dice Jhonny, con un sorriso convinto, gli ha risposto dopo un solo squillo.
Dice che hanno parlato molto al telefono, lei gli ha detto che non aveva veramente chiamato i carabinieri, né sua madre, lui che non voleva farle male, lei che lui non doveva alzare le mani, lui di nuovo che non voleva farle male, e che urlare davanti a tutto il vicinato non era bello, e che ormai tutti avrebbero pensato che lui è un manesco violento e altre cose che Jhonny dice siano stronzate inutili ai fini della storia.
“I fini della storia” dice Jhonny, “è che abbiamo fatto pace, lei è tornata a casa mia e, appena è entrata le sono andato incontro, l’ho abbracciata, l’ho baciata, e sicuramente avevo una faccia da coglione e lei sorrideva e aveva gli occhi dolci e, cazzo, quando ha gli occhi dolci è bellissima, ma non ce l’ha mai, quello sguardo lì, non ce l’ha mai, è sempre incazzata con tutti, sempre piena di rabbia del cazzo. Mi guardava dopo che ci siamo baciati, e sorrideva. Le ho detto vieni con me, e lei “dove?” e io “E’ una sorpresa”. E lei mi continua a fare domande e io faccio segno di chiudermi la bocca con una zip e vado verso la macchina con la faccia da coglione e gli occhi grandi, e lei mi viene dietro, bella come una birra ghiacciata, e saliamo in macchina, e lei continua a farmi domande anche se ha sicuramente visto che ho fatto il segno di chiudermi la bocca con una zip, ed inizia ad essere un po’ meno contenta e un po’ più, direi preoccupata, quando prima ci avviciniamo a casa di sua madre e poi ci parcheggiamo davanti.
Scendo, Le dico di scendere, lei non vuole, vado dalla sua parte, apro la portiera, la prendo da un braccio, e sottolineo, cazzo, che potevo prenderla dai capelli e strapparglieli via e poi darle il pugno, il Pugno con la P maiuscola, dritto sui cazzo di denti, e potevo farlo lo stesso, giusto? Lo potevo fare, e mi sarebbe anche piaciuto, CAZZO! Però sono stato gentile, l’ho tirata delicatamente da un braccio giù dalla macchina e le stavo in piedi di fronte, e lei era preoccupata , e io ho detto “I miei vicini sanno già che picchio le donne, ora dillo anche a tua mamma”e lei, di nuovo, inizia a parlare! allora io, di nuovo, alzo il tono e le dico “Sto parlando io, cazzo, aspetta un secondo, lasciami finire e poi parli tu e io ti ascolto” e lei? E lei? Non mi sta neanche ascoltando, sta parlando lei, ancora, sempre, così mentre lei mi chiede se mi sembra un’idea intelligente averla portata sotto casa di sua madre  mi avvicino al suo orecchio sinistro e le sussurro “Ho buttato la roba. Per colpa tua.” Mi tiro indietro, giusto due secondi, giusto per gustarmi il silenzio, due piccoli secondi pieni di silenzio, e i suoi occhi da pesce, i suoi cazzo di occhi sgranati, come se io fossi il vomito del peggior pedofilo obeso del mondo e lei la principessa del cazzo arcobaleno. Aspetto due secondi ed ecco che lei sta di nuovo per parlare, e le do uno schiaffo. Probabilmente, anzi sicuramente, lo schiaffo più forte che ho mai dato nella mia vita. Proprio a mano piena sulla guancia, l’ho presa Perfetta. Uno Schiaffo con la esse maiuscola. Lo schiaffo della fottuta giustizia. E pensavo di averle fatto paura. Ma la stronza ha iniziato a piangere ed urlare ancora più forte.”








10 commenti:

  1. cristo santo i verdena.
    vado a comprare le cartine poi leggo poi ti faccio sapere.
    sileno27

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    1. odio i verdena.
      Questo è l'unico loro pezzo che salvo.

      Cristo, ti hanno rapito gli zingari?

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  2. Non mi hanno rapito, sono io che ho scelto di andare a vivere con loro.
    Bello il post eh, però leggi "Furore" di John Steinbeck, lì si parla di rabbia vera.

    "Non sarebbe mai venuta la fine finché la paura si fosse tramutata in furore"

    Urno leggilo anche tu, ti farebbe bene.

    sileno27

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  3. Sarebbe stato bello se a quel punto anche lei ti avesse tirato un cazzotto sui denti.Magari sai anche a una donna andrebbe di farlo,peccato che non faccia così male.

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  4. esatto. la parte chiave della storia e quando lui dice che pensava di farle paura.

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  5. La marijuana buona olandese l'ho provata una volta che un mio amico è riuscito ad imbarcarsi con due canne in tasca nella giacca, senza neanche farlo apposta, solo perché se n'era dimenticato.
    Era molto buona, vidi universi in mani, e volli rivederli ancora e ancora e ancora...

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    1. il tuo amico ha un culo pazzesco, se lo faccio io appena metto piede in italia c'è già un pastore tedesco imbelvato che mi azzanna sbavando. Sono sicuro.
      Anche se in realtà quella volta che sono tornato da Dam in aeroporto non c'era un cazzo di nessuno, neanche mezzo sbirro, avrei potuto avere la borsa piena.
      Ah, dio, meglio non pensarci.

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