lunedì 13 aprile 2015

La mia favola pt3






Malk, figlio della linfa, era un piccolo druido vecchio e saggio. Era il guardiano più anziano del bosco e la sua dimora era  una grossa stanza scavata tra le radici dell’albero più grande della foresta.
Quando Daphne e le aeree arrivarono in quel luogo sacro trovarono, oltre al vecchio Malk, anche Bartwan il fauno, Fenda e  Vedra, due rappresentanti delle terree, e Magdàlia, regina delle floree.
Nacque una lunga e vivace discussione in cui Bartwan sostenne la necessità di cacciare quella strana e malvagia creatura mentre Daphne insistette per cercare un dialogo; Secondo lei quello strano personaggio non era necessariamente cattivo e, anche quando le aeree raccontarono di come avesse ucciso quel povero cockaburra, Daphne ribattè che anche quell’essere aveva bisogna di nutrirsi e l’uccisione del cockaburra non poteva essere considerata un gesto malvagio bensì un atto dovuto alla necessità di cibarsi.
Magdàlia era schierata con Bartwan, le terree e le aeree erano indecise sul da farsi, quindi Malk il saggio finalmente parlò:
“noi non togliamo la vita. Noi non cacciamo. Noi non attacchiamo se non per difenderci. Lasciamo che la creatura viva, lasciamo che si nutra, così come noi ci nutriamo a nostra volta. Lasciamolo vagare per il bosco, alla ricerca della sua strada. Se commetterà qualche crimine, se commetterà violenze ingiustificate, se non rispetterà le creature e la vita del nostro regno, allora, solamente allora, Bartwan potrai, anzi dovrai provvedere a bandirlo dalle nostre terre. Fino ad allora nessuno caccerà il nuovo arrivato, nessuno l’attaccherà né lo consolerà né avrà alcun contatto con lui.”



La parola di Malk il saggio era legge per tutti gli abitanti del bosco così la riunione si concluse e tutte le creature tornarono alle loro vite, eccetto Daphne che, incuriosita, appena ne aveva l’occasione correva a spiare Jhonny e, giorno dopo giorno, si sentiva sempre più addolorata per la profonda tristezza che sentiva in lui.


Jhonny trovò una piccola caverna in cui costruì un morbido giaciglio su cui dormire e per qualche tempo la sua vita proseguì così: di giorno se ne andava alla ricerca di cibo e raccoglieva l’acqua e qualche frutto, la notte riposava nella caverna davanti ad un falò.. finche un giorno, dopo aver camminato molto alla ricerca di una preda che però non riusciva a trovare, Jhonny s’imbatte in uno spettacolo incredibile:
Davanti a lui si stagliava un gigantesco albero blu dai cui rami ricurvi spiovevano grossi frutti luminosi, rotonde sfere arancioni piene di luce.
Jhonny s’avvicinò all’albero e prese uno di quei frutti, che a fatica riusciva a tenere in mano, ma proprio quando stava per strapparlo dalla pianta sentì un grido; Daphne, che lo spiava dietro folti cespugli, balzò fuori.
Jhonny restò pietrificato di fronte al candore ed alla lucentezza di quella meravigliosa creatura. Era la cosa più bella che avesse mai visto: una ragazza nuda, la cui pelle bianca quasi trasparente emetteva una fioca luce, come una luna scesa in terra, e i suoi occhi erano enormi e rotondi e dolci e materni e i suoi capelli nero corvino scendevano in onde ribelli ma ordinate, giù fino alle piccole cosce.
“Quel frutto non lo puoi mangiare o Bartwan ti caccerà! Tra qualche giorno maturerà completamente, cadrà dall’albero e si schiuderà, facendo nascere un aerea. Quest’albero è sacro. E’ la casa madre di tutte le aeree.”
Jhonny restò immobile a fissare quella straordinaria magnifica creatura e poi improvvisamente lasciò il frutto e scappò, correndo più veloce che poteva, verso la sua tana.
Nella fuga aveva perso il suo cilindro nero.


Bartwan rimproverò duramente Daphne e le proibì di seguire quel mostro, ma la figlia della luna, dopo un lungo colloquio con Malk il saggio, ottenne il permesso di continuare a controllare Jhonny per evitare che combinasse qualche brutto guaio, a patto che quella strana creatura non si accorgesse della presenza di Daphne e i due non venissero mai più in contatto.

Da quel momento, per infastidire Bartwan e forse anche per qualche altra ragione, Daphne iniziò a portare sulla testa il cilindro nero di Jhonny. Lo sfoggiava con una certa sfrontatezza anche se il cappello era enorme sulla sua piccola testolina e ogni dieci passi le cadeva sugli occhi facendola inciampare. 

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