domenica 21 dicembre 2014

Carlo

Carlo non trova un significato nelle cose che fa. E’ giovane, dovrebbe ancora andare a scuola, ma a scuola nn ci va più. Dovrebbe cercarsi un lavoro, ma lavorare non è una prospettiva appagante per Carlo.
Perché Carlo è sciocco e sognatore, pensa che i soldi non facciano la felicità, pensa che il lavoro gli tolga tempo per pensare, pensa che il senso della vita debba essere qualcos’altro.
A lungo andare, a forza di sentire persone che, in risposta ai suoi interrogativi: “perché sono sempre depresso? Perché una patina di malinconia fitta come la nebbia alle 6 del mattino ricopre tutte le mie giornate? Perché non posso semplicemente essere felice e spensierato?” gli dicono: “trovati un lavoro cazzo” e “trovati una ragazza cazzo”, Carlo si trova un lavoro ed una ragazza. Successivamente decide di andare, con la ragazza, a vivere in un piccolo appartamento.
Ora la vita di Carlo è piena. Si sveglia alle 7 del mattino, lavora tutto il giorno, torna a casa alle 18, si fa una doccia e poi prepara la cena. Dopocena sparecchia, lava i piatti e quando ha sistemato tutto si butta sul divano e guarda la tv. Quando è stufo della tv va a letto, si sdraia e resta per ore a fissare il soffitto chiedendosi come mai, ora che ha una donna una casa ed un lavoro, non riesce ancora a trovare un significato per le cose che fa. Carlo fissa il soffitto e si sente vuoto inutile e depresso. A volte, la domenica, che sarebbe l’unico giorno in cui Carlo non lavora e può quindi finalmente decidere di fare qualcosa che per lui abbia un senso, Carlo se ne sta tutto il giorno sul divano, pensando che, in fondo, non ha voglia di far niente e che, soprattutto, qualunque cosa faccia non servirà a nulla.
Potrei accendere la play station, pensa carlo. Si, ma dopo?
Potrei andare a fare una passeggiata. Ok, passerà mezzora, e poi? Sono di nuovo al punto di partenza, tra mezzora, di nuovo sul divano.
Vado in città? Spendo troppi soldi, c’è troppa gente.
Mi faccio una sega? Tra dieci minuti sarò ancora qua a chiedermi cosa fare.
Tanto vale mettersi il cervello in pace e restarsene sul divano.
Sono passati tanti anni da quando le persone dicevano “trovati un lavoro cazzo” e “trovati una ragazza cazzo” ma, in fin dei conti, l’unico significato profondo, l’unica vera verità, la sola massima di vita che Carlo ha realizzato in questi anni è: “Gli altri non sanno niente, non sanno nemmeno di essere imbecilli”.


2 commenti:

  1. Forse è una frase fatta,ma la felicità non esiste.Esistono tanti piccoli momenti di felicità.La serenità,invece quella esiste,ma certo non è nel fare le cose che tutti fanno.Quello è semplicemente sopravvivere.
    La serenità è essere coerenti con noi stessi,un sano egoismo,trovare il tempo per le cose che ci piacciono davvero e non massacrarsi con un lavoro che ci fa cagare e soprattutto non infilarsi in storie pallose e ripetitive.Applausi.Grazie.

    RispondiElimina
  2. carlo aveva già capito tutto fin da giovane...... poi ha ascoltato gli altri

    RispondiElimina