giovedì 16 ottobre 2014

da: Autobiografia precoce - Evgenij Evtušenko



Secondo me solo in un individualità fortemente e nitidamente tratteggiata può prender corpo ciò che è comune a molti uomini.


Mio padre una volta, nel corso di una riunione di giovani comunisti, fu accusato di avere tendenze borghesi perché portava la cravatta.


In quell’epoca la mobilitazione dei giovani aveva raggiunto un ritmo frenetico e c’erano molte ragazze disposte a divenire vedove dopo essere state un giorno solo la moglie dell’uomo amato.


Secondo me la parola pace ha un significato solo per chi sa cos’è la guerra.


A loro sembrava assurdo che un ragazzo potesse piangere per la morte di due caprioli quando in quello stesso momento, nel mondo, si stava spargendo tanto sangue umano.


“Nella società comunista ci serviremo dell’oro per tappezzare i cessi”.


Avevo sentito dire dalla mamma, e l’avevo anche letto nei libri, che i poeti s’ubriacavano, e adesso che ero poeta decisi che i soldi li avrei spesi tutti per una gran bevuta.


Ma è possibile riflettere seriamente senza malinconia? Io credo che quelli che vedono nella malinconia qualcosa di pericoloso sono essi stessi un pericolo gravissimo per l’umanità.


Egli fu l’unico poeta che, vivo Stalin, ardisse scrivere e recitare pubblicamente versi contro di lui… probabilmente lo dovettero considerare uno squilibrato, un pazzo, e si limitarono a dargli il foglio di via.


Certe espressioni erano diventate d’uso comune: “in alto sanno quello che va fatto”.
..Il basso e l’alto, socialmente parlando, non sono concetti diametralmente opposti alle idee comuniste?



D’un tratto sentii che stavo camminando su qualcosa di morbido: era un corpo umano. Piegai le gambe e la folla mi portò avanti sospeso a mezz’aria.

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