lunedì 7 luglio 2014

...ascoltando gente morta che canta di gente morta.

Una chitarra distorta fluttua nella stanza mentre due piedi bianchi, freddi, si sfregano sul pavimento grigio. Schiena appoggiata al muro, la testa penzola leggermente a destra, matita in bocca, occhi annebbiati e stanchi; capelli biondosporco, unti e lucidi, ricadono su due timide spalle magre.
Le ossa. Sono le ossa che portano in giro quei vestiti lerci. Le birre sono tutte vuote, tutte per terra. Il posacenere è pieno sul tavolo vuoto. Vuote le sedie vuote le pareti. Il buio ha divorato tutto, sopravvivono la lucina rossa di una sigaretta e una fetta di luna che filtra dalla finetra su quei piedi bianchi. Gli stracci pieni d’ossa tremano sotto la fetta di luna mentre la matita si abbassa su d'un pezzo di carta. Non lo tocca, si ferma a due o tre centimetri dal foglio, ma non lo tocca.
La matita trema, si avvicina, quasi si appoggia ma non tocca quella carta.

La luna illumina il foglio bianco, mezza matita spezzata, due gambe scheletriche che passano tentennando in direzione frigorifero: ci dev’essere un'altra birra. L’ultima birra Jimi, promesso.


2 commenti:

  1. come abbia fatto l'immaginifico ad assuefarsi alla birra, rooba da trogloditi germanici e normanni, con tutto il buon vino che abbiamo qui da noi, gonfiarsi lo stomaco e sforsarsi a mandare giù, nonostante il detto sulle cose inutili ma sempre buone ed adatte comunque per farci la birra

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  2. Chissà perché invece a me la birra fa ingrassare.

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