sabato 27 luglio 2013

Ero in un film di Woody Allen

Vagavo per firenze bestemmiando iddio quando un turista asiatico, rompendosi la testa scivolando sulla scia di sudore che stavo lasciando per tutta la città a mo’ di bava, mi ha finalmente aperto la mente e mi ha fatto realizzare che visitare un posto così merdosamente caldo e trafficato senza peraltro avere la minima idea di quali siano realmente le sue attrattive culturali è solo una fottuta perdita di tempo quindi ho preso la macchina ed evitando tutti gli stronzi terroni kamikaze che hanno più volte tentato di speronarmi sono riuscito a lasciare quella città maledetta per ritrovarmi nella fresca e ventilata pace del giardino del polpo.
Ah, con me c’era anche la donna. Anche lei ha odiato Firenze.
Dopo qualche cannella in playa totale si decide d’andare a bere un aperitivo dal verduraio.
Il verduraio è un tizio che ha un monolocale in cui vende sigarette, beni di prima necessità, cibi  e condimenti e, straordinariamente, bottiglie di vino di buona qualità.
Scopriamo, con un certo entusiasmo, che il verduraio è anche il ritrovo del movimento post hippye di zona.
Oltre al buon vecchio Polpo infatti siedono con noi sua moglie – n’artra vecchia fricchettona-, il Muratore Intellettuale, la Filosofa Silenziosa e un tizio barbuto che fa sculture con la roba che recupera in discarica.
Dopo 4 o 5 bicchieri di traminer e qualche consiglio su come utilizzare al meglio i funghi allucinogeni che conservo gelosamente nella mia camera si decide, un pò per fame, un pò perchè il verduraio deve chiudere il bar-minimarket-tabaccheria, d’andare a cenare nel giardino di Paolo.
Ah quanta intellettualità, ah quanta sciallezza cervellosa.
Siamo seduti intorno a questo tavolone di marmo. Ci son dei piatti di plastica,bicchieri, una buonissima insalata di polipo,  del formaggio e tanto vino.
Mi viene in mente che mia madre starebbe impazzendo perchè nessuno ha deterso il tavolone di marmo con una spugnetta bagnata per poi asciugarlo per bene assicurandosi la sua totale pulizia.
Quindi rido dentro.
-“Si mamma il tavolo era sporco, ma nessuno c’ha mangiato sopra. Dio, o chi per lui, ha inventato i piatti così il cibo lo puoi mangiar lì, anche se la tavola è sporca.”
-“ Si ma se non pulisci la tavola la parte sotto dei piatti si sporcherà”-
-“ Si ma erano piatti di plastica, poi li abbiamo buttati”-
-“ C’erano ospiti e avete mangiato nei piatti di plastica?”-
-“ Mamma smettila, esci dalla mia testa”-
- “ok caro.”

Altro particolare che mi ha favorevolmente impressionato: A tavola non ci sono bottiglie d’acqua nè nulla di analcolico. Tutti bevono vino e nessuno si è nemmeno accorto che manca l’acqua.
E so che quello che sto per dirti ti sembrerà irreale ma a tavola nessuno parla del telegiornale, nessuno mi racconta chi è stato ucciso oggi nè mi descrive la dinamica di qualche incidente stradale capitato chissà dove. Nessuno racconta il proprio noioso weekend nè chiede agli altri come sia stato il loro.
Seccando la prima bottiglia di bianco ho l’impressione che si parli quasi esclusivamente di cose intelligenti: si discute amabilmente di cinema e letteratura.
Il Muratore Intellettuale di tanto in tanto dà l’idea di essere onniscente e tenta di spiegarmi qualcosa sui vecchi film muti. Informazioni e nomi di registi e titoli di film vengono accolti con entusiasmo dal mio cervello, ma il tasso alcoolico troppo elevato non mi fa trattenere quasi nulla e tutti sti nomi e titoli mi colano fuori dalla testa, giù da un orecchio come durante le lezioni di elettrotecnica post cilotto mattutino.
Il Muratore Intellettuale ne sa anche di letteratura pur essendo un pò un vecchio conservatore bigotto del cazzo e gli sento dire cose tipo che il Lercio è carino ma Welsh scrive come tanti altri. Perchè, insomma, a lui piacciono solo le cose che hanno almeno 70 anni oppure sono scritte in lingue tristi quali il bulgaro o il finlandese.
Immagino sia perchè la Bulgaria ha ancora tanto da dare al mondo, visto che finora non ha dato un cazzo a nessuno. A parte Stoichkov.
C’è comunque tanto da imparare, almeno fino alla terza bottiglia di vino... da lì in poi il buon Muratore parte un pò per la tangente e non so come non so perchè si finisce a parlare di statisti italiani.  La noia mi assale. La donna mi ordina di girare un doveroso cannone. O gabbiano, come si dice qua nel Giardino.
La Filosofa non parla quasi mai per cui sembra più una psicologa che ascolta e si fa la sua idea su tutto.
L’unica discussione che sembra realmente coinvolgerla è quella che ha col Muratore su -se non sbaglio- Borges.
Ed io me li vedo, tornare a casa dopo aver fatto i bagordi e rimandare animaleschi coiti preferendo interminabili filosofeggiamenti.
Scoperanno la domenica mattina, forse.
Tra le altre cose mi dicono che il bullo del paese, dopo un brutto trip ha rasato per metà la testa di un suo socio e gli ha detto “ora vai in giro per una settimana con la testa mezza rasata e mezza no e se solo provi a rasarti anche l’altra metà per sembrare un pelo più normale giuro che ti taglio la gola”. Il tizio è ovviamente rimasto mezzo rasato per una settimana intera.
Ho anche imparato che se uno molto più grosso o cattivo o armato di me cerca di picchiarmi devo spogliarmi nudo e lui quasi sicuramente non mi picchierà più.
Beh, quando il vino è finito e di conseguenza tutti se ne vanno a letto io e la donna riflettiamo sulla serata con l’ausilio della stroppia della buonanotte.
Nei giorni seguenti abbiamo visitato Pisa e Livorno, siamo stati al mare e in qualche bel locale ma il ricordo che mi rimarrà più impresso è stata indubbiamente la cena perchè, a parte il fatto che nessuno ha flirtato con le donne degli altri, a tavola, durante la cena, eravamo proprio dentro a un film di Woody Allen.

lunedì 8 luglio 2013

Quando non dormo penso le storie.

Ho un’idea per un film. Non è una cosa lunga, è un film da un’ora e venti.
Nella prima scena c’è sto tipo che si diverte con degli amici in un disco pub o discoteca o quei posti dove va la gente, quando, tra un cuba e l’altro, nota sta tizia che non è la solita figa spaziale da film. Insomma non è cameron diaz, non spicca nel gruppo. Ed è anche un pochetto in carne ma è molto molto carina.
Lui, forte dei cuba, l’abborda e i due chiacchierano un pò. Lui fa lo splendido e ci prova. Lei a parole dice no, cogli occhi dice si.
Il dialogo non è come nelle merdose commedie romantiche dove il ragazzo perfetto e la figa mondiale scherzano e continuano a scambiarsi fini e argute battute ironiche e ognuno ha sempre la risposta pronta, perchè non è realistico.
Loro invece parlano come due individui normodotati con un QI tra 100 e 120 e un senso dello humor lievemente accentuato.
Comunque, tornando alla trama del film: Tra una cazzata e l’altra lui le ha detto 15 volte che non vuole storie serie quindi lei decide che possono passare la notte insieme a casa di lui e poi lei sparirà e non vuole avere rotture di cazzi, non vuole spam su face, niente sms, niente chiamate. Loro sanno solo i loro rispettivi nomi. “Non dirmi altro di te. non voglio sapere dove abiti come fai di cognome e cazzate varie. E io non ti dirò niente così so che non verrai a cercarmi.” Insomma vuole solo farsi ingroppare da lui.
Lui è d’accordo.
Ma non vuole portarla a casa sua perchè sennò lei saprà dove abita e il gioco perde il suo gusto quindi vanno in un hotel da 22 euro a notte. Paga lui.
Gli amici di lui vanno via per i cazzi loro, le amiche di lei restano nel locale, credo. Chissenefrega.
Tutto ciò, nel film, dovrebbe durare20-25 minuti.
Promemoria: Devo scrivere 15 minuti di dialoghi interessanti.

Vabbè sono in sto albergo. Scena clou del film.
Lui accende la musica sul telefono e c’è una canzone che lei adora. Pensane una che piace a te, quella lì va bene.
Parlano della canzone e poi di mille altre cose.
Qui l’idea è di fare una scena sola lunghissima, senza mille tagli e cambi d’inquadratura. Un lungo dialogo tra i due ripreso da una sola camera che un pò li fissa e un pò gli gira intorno. Si deve vedere che è una cosa vera, una scena naturale porcalaputtana. Loro parlano e ridono e scherzano mentre la canzone finisce e ne parte una seconda e poi una terza e c’è la musica che scandisce il tempo della serata.
Ovviamente ogni canzone sarà selezionata accuratamente.
Alla tipo quinta canzone i due iniziano a limonare duro poi si spogliano e finalmente trombano.
La scena di sesso è integrale ma non porno. Dopo essersi spogliati lui sta sopra di lei, coperto dal lenzuolo, dopo un pò si scambiano e quando lui ha finito si sdraiano fianco a fianco.
Lui è entusiasta, lei non triste.
Il fatto di sapere che non si sarebbero incontrati mai più, ha fatto si che le loro discussioni su temi ardui come la sessualità o il senso della vita fossero molto più oneste ed interessanti di qualunque altra discussione avessero mai fatto prima.
I due si aprono come se si stessero confessando ad un prete, parlano ancora molto e tra una chiacchiera e l’altra stanno in silenzio per lunghi tratti e ascoltano la musica. Lui ha un sacco di musica giusta. Ed ha anche del fumo. Quindi i due fumano un joint in completo silenzio, avvolti dalla musica.
C’è solo una canzone, due corpi seminudi e la nebbia di hashish.
Poco dopo scopano una seconda volta. sta volta la scopata è più sporca e animalesca, ma censurata. Si vede un susseguirsi di primi piani: Le mani di lui attorno al collo di lei, il culo sudato di lui che si muove su e giù, le rosse carnose labbra di lei, i suoi seni, piccoli e sodi, che sobbalzano, dita intrecciate tra i capelli. Eccetera.
lui alla fine è sudato come un maiale e va in bagno a rinfrescarsi.
Quando torna in camera vorrebbe parlare ancora e ancora ma lei dorme già.
 “Sta tipa mi piace” pensa lui. “Ma non posso mica infigarmi di ogni tizia che sdraio. Alla fine sono io che ogni volta mi convinco di essere innamorato. Dai, cazzo, è stata solo una scopata. Due scopate. Domani vorrò rivederla, dopodomani forse no, tra tre giorni sono di nuovo in pista a cercarne un’altra.” Tutto ciò, stai bene attento, lui lo pensa, NON LO DICE.
Promemoria: Mi serve un attore forte. Uno espressivo, uno con lo sguardo profondo, pensieroso. Che sappia far capire di essere dilaniato da un dialogo interiore senza però dire niente. Dev’essere  poliespressivo ed enigmatico. Ah, mi sa che dovrò farlo io.
Ok, ok, dicevamo che, dilaniato da un conflitto interiore, anche lui si addormenta.
Quando si sveglia lei è sparita.
Come aveva detto, non ha lasciato biglietti, numeri di telefono o messaggi di alcun tipo.
Lui è contentissimo della scopata ma un pò ha voglia di rivederla, sta tipa.
Siamo ad un’ora di film. Eh già, 40 minuti di canzoni e chiacchiere e scopate son tanti, ma in qualche modo faremo.
Per i successivi dieci minuti che dovrebbero durare tipo 24 giorni, perchè qua c’è n’altra cosa bella del mio film: c’è la prima ora che praticamente scorre in tempo reale, la cronaca minuto per minuto di una serata mentre poi ci sono questi 10 minuti di follia con foto su foto di lui (il protagonista) sbronzo distrutto triste innamorato perso. Immagini velocizzate e musica techno o goa e foto foto e flash di lui che cerca su facebook e twitter e poi a caso in giro per la rete perchè sa solo il nome di sta tipa, non sa nemmeno da che paese viene. Lui cerca e cerca e non la trova, beve e beve e a volte piange e sta male e la musica è sempre più veloce e la luce sempre più forte finche SSSSSBBBBAAAMMMMMM
c’è il buio.

Lui ha smesso di cercarla, ma non di pensarla. Parte una musica triste malata e paranoica. le immagini rallentano, le foto del protagonista continuano a scorrere ma non ritraggono più lui a distanza di poche ore. Sono foto di lui a 27 anni poi a 28 29 e così via. Alcune foto sono tristi, altre sono felici, in molte delle prime lui è in compagnia, spesso in mezzo a molti uomini, di rado tra qualche ragazza, però, più passano le foto, meno gente c’è. Nelle ultime lui è sempre solo.
La canzone finisce.

C’è silenzio,
molto silenzio
 poi una voce da tg.
Lui è seduto da solo al tavolo di una cucina biancosporca. Ha una canottiera nera, peli sulle spalle e un buco senza capelli in cima alla testa.
Il locale è illuminato poco e arredato ancora meno.
Oltre al frigo, i fornelli e un lavandino pieno di piatti sporchi c’è solo un piccolo mobile di legno sul quale si trovano un microonde nero e una foto in una cornice grigio-nera. Nella foto c’è lui, coi capelli e un bel vestito, abbracciato ad una tipa che non è Lei. E davanti a loro una bimba che avrà quattro o cinque anni.
Lui sta mangiando una trancio di pizza e il giornalista in tv parla di un omicidio.
Mentre guarda il suo piatto con la faccia spenta e stanca ascolta il giornalista“Sembrano esserci futili motivi dietro al folle gesto di Carmelo C., pregiudicato romano stabilitosi da anni a Padova, che ha ucciso con 30 coltellate la sua fidanzata..” e gli occhi di lui si alzano verso il teleschermo e si bloccano perchè la foto in tv è Lei. La morta accoltellata è Lei.
Il servizio finisce mentre Lui, impietrito, continua a fissare lo schermo, deglutisce, inizia piano a singhiozzare e poi scoppia in un pianto forte, aggressivo. Sembra più un urlo che un pianto. Il tutto dura un paio di minuti poi il pianto si fa più leggero, ansimante, non c’è più rabbia, c’è solo tristezza.
Non c’è musica in sottofondo, nessun rumore, solo il suo pianto.
Lui ancora piange e piange e poi si alza, apre la porta a vetri e va sul balcone. Il cielo è pieno di piccole nuvole bianche, il sole sta tramontando dietro le case popolari, mentre decine di macchine passano sulla strada cinque piani più in basso.
Lui ha un altro singhiozzo, si stropiccia gli occhi con le mani, e guarda in alto, guarda le nuvole.



Guarda che c’ha potenzialità, o no? Io son quasi commosso. Se lo propongo alla gente giusta si può puntar all’oscar per la miglior colonna sonora. Se convinco Aforonosky anche miglior regia e miglior film (di sempre).