giovedì 7 marzo 2013

UNO

SABATO 19.20
Il Gian è davanti alla triste parete color panna sporca del blues pub, seduto su uno sgabello, la gamba sinistra distesa lunga dritta sotto il tavolo e la gamba destra piegata sotto la sinistra;  tiene il gomito sul tavolino di plastica da quattro soldi, la mano ferma a mezz’aria davanti alla faccia, e una malboro touch con un centimetro di cenere sulla punta incastrata tra l’indice e il medio. Il Gian fissa le gigantesche e presumibilmente flaccide zinne della Betty, bionda barista 45enne in scarsa forma fisica. Bionda con 2 cm di ricrescita nerogrigiastra.
Il Gian pensa a cosa ci farebbe, con quelle tette, e sotto i suoi jeans cinesi da 15 euro si nota un piccolo bozzo. Il Gian ha un problema con i pensieri sessuali. Nel senso che ha pensieri sessuali di continuo. E di conseguenza si masturba con una certa regolarità. Si masturba ogni giorno almeno una volta. Di solito due. Quando si masturba guarda decine di video su you tube e you porn e sporadicamente su red tube per scegliere quello giusto con cui venire. La sua è una vera e propria passione e, in base ai pensieri impuri e agli spunti che l’ambiente esterno gli ha dato nel corso della giornata, quando arriva il momento di spararsi una sega il Gian si adatta agli stimoli che ha avuto. Quando, ad esempio, viaggia sulle tette della Betty è moralmente obbligato,- una volta giunto a casa, davanti al pc, cazzo in mano- a cercare video nelle categorie big tits: tits fuck, cum on tits ecc; ogni volta che vede la sorellina di Tosh cerca “Teen, ass fuck, face cumshot e porcherie del genere” (questo ovviamente il Tosh non lo sa) e insomma,  si impegna molto più nella ricerca dei video porno che nel corteggiamento di eventuali ipotetiche possibili partner sessuali femmine reali.
Nonostante ciò il Gian ha avuto le sue fighe e, quando ne aveva una per le mani preferiva il sesso alla masturbazione. Quasi sempre. A volte però gli capitava di scrivere alla sua ragazza: “Stase sono distrutto, mi hanno fatto lavorare come un pazzo, mi sa che mi addormento tra 10 minuti, ti va se ci vediamo domani?” e poi passava un’ora e mezza a cercare video in cui ragazzine cinesi succhiavano cazzi che spuntavano come funghi da buchi nel muro di cartongesso di finti cessi pubblici.
Una volta il Gian si è chiesto se magari si facesse troppe seghe e se, insomma.. se iniziasse a pensare più alle seghe che a trombare.
Poi si è detto: “Se avessi una di quelle pornotroie bione con le tette giganti qua davanti tromberei tutto il giorno quindi no, non ho un problema con le seghe.” Ed ha continuato a spararsene almeno una al giorno.
Tosh no, lui a volte sta anche due settimane senza masturbarsi; dice che non gli piace menarsi il barbagianni; Dice che se c’è un posto caldo e umido in cui infilare il suo fagiano si adopera affinchè ciò accada, ma se di figa non ce n’è, è inutile star lì a pensarci tutto il tempo e tirare il collo al condor tutto il giorno. Tosh chiama il suo cazzo con nomi di uccello e conosce decine di specie di uccelli e cerca di ripetersi il meno possibile e per tornare al discorso di prima dice che lui non ci pensa, alla masturbazione; dice che a 18 19 anni, dopo un-mesetto-due in cui scopava tutti i giorni almeno 4 volte, a volte anche 7-8, con una ninfomane impazzita di nome Tania (lui dice così ma nessuno conosce questa Tania), ha perso completamente il gusto per le seghe perchè, dice Tosh”una sega, per quanto impegno e devozione tu ci possa mettere per sparartela non sarà mai come Tania che grida fregandosi il clitoride mentre le vieni nel culo”.
Tosh guarda il Gian fumare la sua Marlboro e tira fuori la sua sigaretta elettronica al cacao. Fa due tiri belli lunghi premendo il pulsante sulla sigaretta, espira vapore, fissa di nuovo il Gian e rutta.
“Dove cazzo è Choco?” sbuffa il Gian
“Tra poco inizia il choco time”.
Choco è perennemente in ritardo e il suo ritardo varia sempre dai trenta ai cinquanta minuti. Non è mai in ritardo di meno di mezzora; non è mai in ritardo di più di un’ora. Tosh e gli altri, dopo aver stabilito un orario per il ritrovo, hanno provato più volte a dare a Choco un orario anticipato (quando il ritrovo era alle 21.30 gli si diceva alle 21, quando il ritrovo era per un aperitivo alle 19 gli si diceva 18.15) ma Choco sembrava sempre sapere a che ora era realmente fissato l’incontro e si presentava sempre con i suoi cazzo di 30/50 minuti di ritardo sull’orario prestabilito. Ovviamente Tosh e gli altri hanno perso l’abitudine di dire a Choco un orario anticipato perchè lui comunque arriva sempre col suo ritardo. Quel lasso di tempo di venti minuti, tra la mezzora e i 50 minuti di ritardo sull’orario stabilito, in cui sai che da un momento all’altro arriverà Choco sono conosciuti come il “choco time”.
Stasera, per esempio, si era detto alle 19 al pub, ora sono le 19.32 quindi siamo appena entrati nel choco time.
Choco, nel caso te lo stessi chiedendo, viene chiamato così perchè ha un nome impronunciabile, una cosa tipo Odemwinjie owusu-abieye e il Gian, che avendo un QI di molto inferiore ai cento punti, non riesce a pronunciare nemmeno due sillabe consecutive del nome di Choco e, tuttora, non ha la più pallida idea di come choco si chiami, ha iniziato a chiamarlo  semplicemente “Nero”. Quando il “nero” e tutti gli altri gli hanno fatto notare che “nero” era un nomignolo razzista, il Gian ha iniziato a chiamarlo cioccolatino nero, sostenendo che i cioccolatini sono buonissimi quindi cioccolatino nero non può essere un brutto nome (Choco non ha mai pestato il Gian perchè il Gian è bello grosso e anche decisamente cattivo). Mentre tutti lo chiamavano Odem, il Gian ha continuato a rivolgersi a lui chiamandolo cioccolatino finchè non si è stufato e l’ha abbreviato in choco. Choco una sera, fatto di metamfetamine, ha abbracciato il Gian e gli ha detto qualcosa tipo: “All’inizio, quando ti ho conosciuto, avrei voluto spaccarti la faccia, quando mi chiamavi negro, ma adesso siamo diventati amici e choco non è neanche male come nome.” Gli ha detto così perchè due giorni prima aveva visto il film Domino con Keira Knightley e Mickey Rourke, dove c’è un pazzo ispanico cacciatore di taglie di nome Choco che lancia un televisore sulla testa di un tizio e poi, con un machete trancia di netto il braccio di un altro. Vabbè, fatto sta che da quella sera tutti lo chiamano Choco e lui è felice.
Vabbè, fatto sta che sono le 40 e sto coglione di un negro deve ancora arrivare.

1 commento:

  1. a me se fossi negro farebbe piacere essere chiamato negro, altro che sto cazzo de choco, che poi fa tanto frocio e per di più cor culo sporco
    choco

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