giovedì 21 febbraio 2013

Amsterdam (ultima parte)

Suona una sveglia di merda e mickey la posticipa 6 o 7 volte finchè verso le 8 e trenta ci alziamo intorpiditi e ci diamo una sistemata veloce. Mentre Mallory si apparecchia (operazione lunghissima e fastidiosa) preparo il primo joint della giornata e scendo a far colazione con La Donna.
In una saletta di fiano alla reception ci sono 6 o7 tavolini da 4 persone e in un angolo c’è il nutrimento: un vassoio con del salame ungherese che sa di plastica, un altro vassoio con delle fette di non so cosa, forse è fesa di tacchino?pollo?mah. Ci sono fette di pane, un tostapane, una caraffa di succo all’arancia annacquatissimo e una macchinetta che fa dei caffè e dei cappuccini orrendisgustosi. Mangio un panino con fette di plastica, usciamo nella zona fumatori a farci la canna del buongiorno e stabiliamo il percorso da seguire.
Il piano:  Passiamo dal Bulldog Palace a comprare dell’altra erba, fumiamo un cannolicchio, proseguendo verso piazza Dam dovremmo incrociare il Dolphin’s e, successivamente, spostandoci a sinistra il Tweede Kamer e il Kandinsky (sono tre coffee di cui ho letto sul web e, non ricordo bene per quali motivi, ho deciso di includerli nelle mete obbligatorie).
Quindi altra canna al Bulldog Palace poi, aiutandoci con la mappa, arriviamo davanti al Dolphin’s che in realtà non c’è. Chiediamo a tre o quattro tizi ma nessuno sa dirci nulla: il dolphin’s non esiste.
Cerchiamo il Tweede Kamer ma non lo troviamo, anche il Kandinsky non c’è o perlomeno non è dove dovrebbe essere. Forse siamo strafatti e siamo noi a non essere dove crediamo di essere.
Chiedo ad un vecchio pescatore di segnarmi la nostra posizione sulla mappa e lui continua a ripetermi rokin. Rokin è una via lunga tipo quattrocento chilometri.
Fanculo, andiamo verso il quartiere a luci rosse, guardiamo vari negozi di souvenir, compriamo delle cartine aromatizzate, mickey ruba un paio di accendini (-Bill, dio can, costavano 3 euro e cinquanta. Ti pare che spendo 3 euro e 50 per un accendino?-) guardiamo una quantità immane di bong e pipe e c’è una specie di pipa-vaporizzatore portatile strabella ma costa 50 cazzo di euro.
Giriamo per un’oretta nel quartiere a luci rosse ma, a parte una negra supercicciona in lingerie, non vediamo altre troie in vetrina. –Cazzo dovrebbero essere qua, stiamo girando da mezzora per le stesse vie di merda, dove cazzo sono le troie?-
-Dio serpe sono stufa di girare a cazzo con sto freddo di merda, sta iniziando anche a piovere, fanculo le puttane, troviamo un altro coffee-
Non so come ci troviamo davanti al Freeland coffee shop dove decidiamo di assaggiare l’Orange Bud. Non mi colpisce particolarmente: me l’aspettavo più fruttata, più saporita.
Non regge il confronto con White Widow e Amnesia.
Il freeland è un buco del cazzo, ci son tre tavoli negli angoli e al centro del locale c’è un biliardo. Il tizio dietro al banco ha una faccia di merda, è sgarbato e gli darei un dritto sui denti. Tempo di fare due cannette e ce ne andiamo.
Subito dopo c’è un altro coffee di cui non ricordo il nome, ma all’ingresso una tizia ci chiede i documenti, mickey l’astuto ha lasciato la carta d’identità in hotel quindi la tizia ci dice che non può farci entrare. Bestemmiamo, usciamo e andiamo a pranzare.
KFC.
KFC.
Perchè in Italia non ci sono KFC??
Pollo fritto. Montagne di pollo fritto, petti fritti, alette piccanti fritte, chickenburger fritti, cosce e sovracosce e tutto il resto fritto. Indiscutibilmente è il pasto migliore che abbia fatto in olanda.
Dal Kfc tornando verso la stazione ci imbattiamo nel Grasshopper (il Coffee shop più grande di Amsterdam nonchè uno dei più vecchi: ha tre piani come il Bulldog palace ma è molto più spazioso.. Nota caratteristica: al calar del sole una serie di faretti colorano tutta l’imponente facciata del locale di un verde acido. Fa un bell’effetto e se sei strafatto ti aiuta a trovare il posto.)
Come per il Bulldog Palace anche qui c’è una stanza interrata in cui compriamo della Lemon Haze e un’enorme sala che funge da pub. Nel Grasshopper c’è ciò che c’è in ogni altro coffee shop di Dam solo che qui costa tutto di più. La ganja costa un pò di più, i succhi costano 3 e 70 mentre in tutti tutti proprio tutti gli altri coffee costano 2.50. Io e mickey prendiamo due espressi per digerire il pollo. 7 euro per due caffè del cazzo.
E il locale è gremito e ci tocca sederci in un angusto angolino. L’unica nota positiva arriva dalla Lemon haze. Non è niente male e sa veramente di limone.  Un pò.
Vabbè non tantissimo, però un pò si dai.
Usciamo al volo da sto postaccio e proprio lì in un vicolo dietro il Grassshopper c’è un’insegna gialla: Babylon coffee shop.
Entriamo diretti, il posto è molto piccolo e non ci fa una buona impressione. Nell’angolo ci sono 4 maghrebini grossi come armadi. Ciaccoliamo amabilmente col droghiere e prendiamo 2 space cake.
Solo 2 in quattro perchè ste torte son veramente grosse e pesanti e pastose, è come mangiare 4 muffin, non si riesce a deglutire sta poltiglia.
Finite le torte iniziamo a passeggiare, sta roba ci mette un’ora a venir su.. dobbiamo stare un’oretta senza fumare. Che schifo. Che idea di merda.
Nella via tra la stazione e piazza Dam, tra il Mc donald’s in cui abbiamo mangiato il primo giorno e il Kfc ci sono il museo del sesso e quello delle torture. Entriamo nel Sex museum  perchè costa solo 4 euro. E’ un museo su tre piani: nel corridoio iniziale ci sono delle sagome robotizzate tipo casa degli orrori. Da un angolo spunta una grassona nuda orrenda vomitevole ma veramente brutta, cazzo, e sta cicciona cerca di afferrarti quando le passi davanti. Tre metri dopo c’è un altro manichino, questo però è maschio e coperto da un tecnch/impermeabile giallo e, quando gli passi davanti, avanza di un metro ed apre l’impermeabile svelando un grosso brutto cazzo peloso molto molto ben fatto. Superando una tizia-manichino che masturba un uomo-manichino che sembra gradire, saliamo per le scale: sulle pareti ci sono dei culi appesi che scoreggiano sonoramente.  Fin qui il museo sembra un misto tra un film con lino banfi e un film porno homemade con le ciccione, speriamo di trovare qualcosa d’interessante più su ma i piani alti sono una noia totale, foto porno di cazzi in culo, sborrate, hardcore, tettone, gay, trans, una sala con foto porno in bianco e nero che diresti anni 30, una con immagini tratte da libri antichi tipo kamasutra e un’altra ultima stanza con delle sculture, e le solite statuette di negretti col cazzo grosso tre volte loro.
Il museo del sesso è così triste e squallido che decidiamo di non provare nemmeno ad entrare nel museo delle torture e fanculo anche alle space cake, è passata una mezza da quando le abbiamo mangiate ma nessuno vuole stare un’altra mezza senza trombe.
Propongo alla maraia di andare al “rasta Baby”, che sarebbe un altro coffee di cui avevo letto. A differenza di dolphin’s kandinsky e tweede kamer sto cazzo di rasta baby è esattamente dove dovrebbe essere, solo che sembra chiuso da anni. Fanculo dio perennemente ingiusto.  
Fortunatamente girando vicino al rasta baby ci ritroviamo un pò per caso un pò per culo davanti al coffee The Doors.
Entriamo al volo, posto piccolo ma molto accogliente, ci sediamo subito sulla sinistra su un divanetto ad angolo, sotto la classica foto di jim morrison a torso nudo.
Sulla parete di fronte altre foto dei doors ed una fila di vecchi Lp appesi in alto: Oltre ai Doors c’è un album di bob marley e altra roba. Mentre le donne preparano una spezia io e mickey andiamo al bancone per vedere il menù.
Sul bancone c’è una specie di piccola vetrinetta grande come un pc, solo più alta. Dentro non si vede un cazzo e il tizio droghiere ci indica un pulsante rosso enorme tipo emergenza posto di fianco alla vetrina. Premendo il pulsante la vetrina s’illumina e dentro  c’è un listino illustrato, sotto alle varie etichette con tipo di droga e prezzo ci son proprio le cime di ganja e i pezzi di fumo così puoi vedere quello che compri. Il droghiere mi proibisce di fotografare il menù. Tutto ma non il menù, dice. Fuck you, droghièr.
Beh nella vetrina c’è sto pezzo di fumo mollo e super nero, è un biscetto grosso come una matita lungo come una matita, ed è fatto su come un coriandolo. Lo compriamo. Si chiama caramello. Compriamo anche della northern light che, con la white widow, è un vero classico di Dam.
Il caramello delude, questa northern invece è probabilmente la miglior ganja che ho fumato in vita mia. Ha il gusto che pensavo di trovare nella lemon haze. E’ incredibilmente esageratamente profumata, ha un’odore intenso e anche il sapore è violento, ti riempie la bocca, ti pizzica la lingua, diresti che è un pò acida-tipo-limone.
E la sbabbia beh, la sbabbia è aggressiva, è una legnata sulla nuca, sto tubo di northern ci da il ko, ci stende ci scava la fossa e ci sotterra dentro. Stiamo un bel pò nel coffee, che questo ci piace, è tranquillo, il sound è giusto, non c’è troppa gente, però cazzo, abbiamo ancora mille cose da fare e mille posti da vedere.
La torta chi lo sa. Siamo sfatti di northern o siamo sfatti di space cake? Chi può dirlo, so solo che siamo sfatti anche se, come al solito, il vento e l’aria ghiacciata di Dam fanno notevolmente scendere la botta.
Dopo il Doors fumiamo un’altra canna in un coffee stilisticamente molto moderno di cui purtroppo non ricordo il nome: è spazioso e nella sala principale, proprio davanti al bancone, il pavimento è di vetro e sotto i tuoi piedi puoi vedere un acquario con una decina di carpe koi o come cazzo si chiamano quelle carpe giapponesi di mille colori. Queste sono le carpe giapponesi di mille colori più grosse che ho mai visto, sono dei bestioni da forse 10 chili. Di più? Boh non so pesare i pesci a occhio, so che erano grossi.
Ormai sarà metà pomeriggio, bisogna accelerare, mentre io cazzeggio gli altri comprano 5 semi di Northern Lights automatic e altri 5 di Royal Bluematic, per 70 euro. -La northern è femminizzata e autofiorente quindi verrà su anche se la piantiamo in un campo di tabacco e la innaffiamo con piscio di gatto- mi spiega mickey.
-La bluematic l’abbiamo presa perchè ha un bel colore- aggiunge, sorridendo, La Donna.
Passiamo dallo “stones”, il coffee ispirato agli stones (ma và), che è molto simile al Doors solo che è strapieno di gente per cui usciamo subito e ripiegando verso il Red light troviamo il primo vecchio umile coffe shop+albergo The Bulldog. The first. The original.
Emozionati entriamo e ci accomodiamo. È fatto un pò come l’altro piccolo Bulldog solo che qua c’è più roba appesa ai muri e il posto è molto più grande. Il piano terra è per le consumazioni rigorosamente analcoliche, il piano interrato è per comprare roba. Le scale di sto posto assomigliano a quelle dell’hotel. Fumiamo un’altra magnifica inebriante canna di northern e sulle ali dell’entusiasmo riprendiamo la camminata in cerca di magic mushrooms.
Li vendono in mille negozi, tutti nel red lights district, quindi entriamo in uno a caso e prendiamo due porzioni di mexican qualcosa. Li mangeremo stasera.
Camminiamo ancora molto, attraversando tutta la città per avvicinarci all’albergo, arriviamo davanti all’hard rock(altra mèta prefissata), sono sulla porta, sto per entrare, mickey mi fa – ma qua si può fumare?-
-ovviamente no, puoi mangiare e bere ma non credo che si possa fumare all’hard rock-
-e dio brutto allora che cazzo siamo venuti a fare?-
-Guarda che sei tu che volevi vedere l’hard rock, a me non sbora un cazzo-
-Io non voglio vedere niente, voglio fumare-
10 minuti dopo siamo seduti fuori dal Bulldog palace con una pinta di heineken e cannoni e cannoni.
Stiamo lì mezzoretta forse più, chi lo sa, da quando sono qua ho totalmente perso la cognizione del tempo.
... Altra capatina all’internet coffee shop.... northern lights, white widow, Temple...
  Prendiamo freddo ancora un pò..  birra...
..hamburger nel burger king..
............ un commesso si avvicina per farci un sondaggio e fugge via vedendo che non capiamo nulla di quello che dice----............  cannoni ancora???
Nebbia e freddo e un ipercalorico Waffle con la nutella.... compriamo 2 brownie, c’è freddo, c’è scuro...    ...   cannoni ancora????, torniamo in hotel.
Scale merdose
  ////// ho in mano queste palline, sembrano stronzetti di coniglio però molli, se li schiacci esce un pò d’acquetta giallognola o forse no. Metto in bocca una palla di muffa allucinogena ed è come mangiare terra.
Gli altri ne prendono uno due alla volta, io faccio due grosse manciate e aiutato dal brownie mando giù tutto.
Una porzione è tanto, è più di quanto avresti mai immaginato, è un pacchetto di paglie da 10 completamente pieno di palline di muffa nere terrose in-mangiabili.
Serve un brownie per mandare giù.
Noi prendiamo mezza dose a testa, 2 scatolette, due brownie
        .............ma è sempre lo stesso problema:
Dobbiamo aspettare un’ora o forse più.
Cannoni ancora?
Resistiamo 45 minuti poi partono i primi razzi
   e trombe
         e cannoni e ganja
                 & fumo e i funghetti
         & la nebbia della stanza
& risate di cadaveri mollicci su grandi letti biancosporchi
                  fino alla fine del loro tempo.

5 commenti:

  1. Magari a giugno o a luglio si può fare una capata. Quanto hai speso in cannoni e funghi in totale? Giusto per regolarmi.

    (KFC for president)

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  2. Va bene canne cannolicchi, funghi funghetti, che non hanno mai fatto male a nessuno, ma ti prego il KFC o il Burger King no, no, nooooo!!!

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    1. mc donald's e burger king mi fanno cagare
      ma era la mia prima volta al kfc e cazzo se era buono quel pollo.

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  3. certo che ce n'hai de materiale per una buona sceneggiatura, che potresti arricchire anche sul piano sociale, diciamo che per ricostruire le macerie gli innovatori arrivati alla guida del paese decidono di liberalizzare e battono tutta la concorrenza europea, grande risveglio agricolo, grandi colivazioni, ma grande scontro con la delinquenza che viene privata del business

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  4. Bill, mi hai fatto andare indietro di una decina di anni... me lo sono goduto non poco questo tuo "diario di bordo".
    Bella Amsterdam, andammo a novembre, in macchina: io, il cellero e sergino. Fumammo e camminammo più che nella nostra vita precedente, andammo anche al museo di Van Gogh, tanto per darci un alone di intellettualità.
    Bravi, bene, bis!

    Paolo

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