domenica 17 febbraio 2013

Amsterdam, parte1

Sveglia alle 7, sono già agitato, cerco di scaricare l’ansia con una comunque soddisfcente cagata mattutina ma non riesco a sbarazzarmene.
Non faccio colazione ed ho già il bagaglio fatto da giorni. Dai cazzo, partiamo! Alle 7 e dieci sono davanti alla porta che aspetto l’Autista che arriva puntuale alle 7.30, spero di avere messo tutto nel trolley, spero che il trolley non sia troppo grosso, la ryanair dice che il bagaglio a mano dev’essere 20x40x50cm mentre il mio eccede di qualche centimetro in lunghezza e larghezza ed è alto 10 centimetri più del consentito. Anche quello della Donna è troppo grande ma lei non sembra preoccupata. Non è mai preoccupata.
Io invece sono la persona più ansiosa-agitata del mondo.
Carico i trolley e salgo davanti e forse mi scappa altra cacca e forse dovevo fare colazione..
Passiamo a prendere mickey e mallory che si accomodano dietro con La Donna.
Secondo me è tardi, sono agitato, gli altri mi dicono di stare tranquillo, e mickey prepara una canna.
Fumiamo la canna e subito dopo ne fumiamo un’altra per stare in allenamento, niente sosta colazione che è tardi, arriviamo all’aeroporto alle 9 quindi no, non è tardi per un cazzo, il volo è alle 11; mentre tutti mi insultano perchè sono un ansioso dimmerda mangiamo una brioches, fumiamo sigarette, una guardia si avvicina e ci parla in bergamasco stretto, io non capisco un cazzo, dalla faccia che ha, vedo che neppure l’autista capisce una parola ma mickey, al contrario, sembra intendersi con la guardia e i due scambiano un paio di battute, poi con una scusa qualsiasi ci allontaniamo.
Al check-in una bionda grassottella troppo truccata sequestra il pericoloso deodorante di mickey, pensiamo di comprare una bottiglia di vino rosso per il viaggio ma anche no, mangiamo un filone troppo caro con della coppa niente male, andiamo all’imbarco, aspettiamo per 10 minuti su una scala arrugginita ammassati ad un sacco di sconosciuti. Ci sono molti ragazzi giovani con piecing e capelli strani: Un tizio ha un piercing da toro al naso, un piercing bianco del diametro di un pennarello indelebile di quelli con cui si scriveva sulle porte dei cessi pubblici secoli fa, un’altra tizia ha dei capelli azzurri fantastici e altra gente boh non mi ricordo. A mezzo metro da noi, sui gradini, c’è una sboccata bianco giallognola che fortunatamente sembra non rilasciare alcun odore.
Saliamo sull’aereo, mickey mallory e La Donna si siedono insieme, io alla loro destra dopo il corridoio, alle 11.10 partiamo in perfetto orario.
La partenza è orrenda, il pilota dev’essere un mongoloide, continua a salire a scatti e mi fanno male le orecchie.
Poi apro il mio libro e leggo... quell’ora e mezza passa così, in uno schiocco di dita.
Il pilota conferma la mia ipotesi sul suo ritardo mentale durante l’atterraggio: sto tizio fa andare giù l’aereo quasi a peso morto per 3 4 secondi poi da uno strattone verso l’alto poi di nuovo giù e altro strattone e così via, sento l’apparato digestivo con tutte le budella e i succhi gastrici e la merda che si muove su e giù nel mio corpo in leggero ritardo rispetto ai movimenti dell’aereo.

Atterriamo ad Eindhoven alle 12.50 circa, usciamo dall’aeroporto al volo e ci fiondiamo verso il primo bus che c’è lì fuori.
L’autista, esprimendosi in un inglolandese veramente difficoltoso da comprendere ci riferisce che abbiamo beccato il bus giusto per amsterdam ma dobbiamo tornare dentro l’aeroporto a convertire i biglietti che avevamo precedentemente acquistato con degli altri simili.
Dopo una doverosa scarica di bestemmie torniamo dentro l’aeroporto ci facciamo cambiare i biglietti da un ragazzino sbarbatello che simostra 15 anni, torniamo al bus, carichiamo i trolley e saliamo.
Stiamo almeno 25 minuti fermi parcheggiati immobili ad aspettare gente che non arriverà mai, untizio nero/marrone scuro tipo egiziano-palestinese con una lunga folta barba grigia seduto poco dietro di noi si lamenta per il freddo. È in infradito, le porte del bus sono aperte e fuori ci saranno 5 gradi.
Partenza ore 13.30 circa, ho dimenticato il libro nel trolley, il viaggio in bus è orrendo, io sono seduto a sinistra vicino al vetro, La Donna mi si addormenta addosso dopo pochi minuti, io cerco di non muovermi per non svegliarla e ho strafame e non ho un cazzo da mangiare e per tutto il viaggio il sole splende alla mia sinistra e mi brucia la testa e metà della faccia e qua dentro c’è un caldo fottuto, sudo come un animale per tutti i novanta fottuti minuti del viaggio finchè alle 15 non arriviamo finalmente ad Amsterdam.
La quasi totalità dei cento e rotti kilometri che corrono tra eindhoven e Dam sono costituiti da una lunga autostrada senza caselli. L’autostrada è tutta quattro corsie a volte anche cinque ma per qualche strano motivo tutti i bus camion furgoni occupano sempre e solo la prima corsia, mentre le auto vanno in seconda e sporadicamente in terza. Solo di rado si vede qualcuno superare in quarta corsia. Non ho visto nessun’auto transitare in quinta. Gli olandesi non superano, a meno che non sia strettamente necessario.
Prima di arrivare alla stazione centrale facciamo il giro di mezza città in bus, passando per vie larghissime con piste ciclabili piene di bici nonostante il freddo, tram che passano continuamente sempre dappertutto e case tutte uguali, alte e strette, identiche, una dopo l’altra, in tutte le vie. Ci sono parcheggi per biciclette in cui le biciclette sono letteralmente accatastate l’una sull’altra, centinaia di biciclette ammassate, sembra surreale. Ogni 40 secondi incrociamo un canale, ma non è una cosa tipo venezia con settemila piccoli canali dappertutto da attraversare a piedi con le gondole che ti passano sotto e le abitazioni che danno direttamente sull’acqua ed hanno uno spiazzetto e dei gradini davanti casa e una piccola barchetta attraccata lì davanti. Amsterdam è Venezia però grande, canali enormi, niente gondole e .. e francamente Venezia è molto più bella.
Scendiamo dal bus, facciamo una foto e rischiamo immediatamente di farci investire, troviamo la via che dalla stazione porta direttamente in piazza Dam, la prendiamo, c’è molta gente nonostante il freddo, dopo 50 metri c’è un mc donalds, ci entriamo e mangiamo. Mentre siamo lì entrano dei ragazzini olandesi in maniche corte quando la temperatura esterna secondo una mia stima personale e parecchio approssimativa si stanzia intorno ai 4 o 5 gradi centigradi, uno di questi ragazzi per coprire la parte superiore del corpo ha solo una specie di bomber smanicato grigio aperto fino allo stomaco senza nessuna cazzo di maglia sotto e incredibilmente non viene colto da nessun fulmineo e devastante attacco di diarrea. I Ragazzi sono sicuramente fatti. I tizi che entrano dopo sono sicuramente sbronzi, uno è vestito da carota gigante, uno non so e il migliore è vestito da jim carrey in the mask: faccia verde, sigaro, camica bianca, completo giallo più cappello giallo con stringa nera e un mitra finto in mano. Puzzano di alcool da far schifo.
Usciamo dal Mc e ci avviamo verso piazza Dam, dove c’è una scultura gigante, una specie di obelisco credo, anche se ad essere sincero, penso di non aver guardato quella cosa per più di 3 secondi quindi, per quanto ne so, potrebbe essere la statua di una cicciona che piscia per terra, anzi la cosa non mi stupirebbe. In piazza Dam c’è una vecchia pazza, si capisce che è pazza perchè ha i capelli più sporchi che abbia mai visto, è vestita di stracci, puzza e regge in mano un cartello si ok fino a qui sembra la descizione di un homeless. Cosa differenzia una pazza da un homeless?
Una pazza sul cartello non ha scritto nessuna richiesta di denaro, c’è scritto in grande, in rosso “Jesus blood saved my life” e lei canta sulle note di se non ricordo male happy days quella gospel, che poi canta è sbagliato, non rende proprio per un cazzo, comunque sta pazza ripete Jeeesuuus blooooooood seeeeeeeeiv maai laaaaaaaaiiiif tentando di cantare.
Questa visione ci shokka al punto che decidiamo di non cercare immediatamente l’albergo come era stato deciso, ma piuttosto di trovare un coffee shop dove comprare della white widow.
Da piazza Dam vai a sinitra avanti 400 metri e quando incroci il primo canale invece di superarlo guardi sulla tua sinistra e sbim: “The bulldog coffee shop”.
Un nero gigante all’ingresso controlla i documenti di due tipe mentre noi siamo fermi immobili a 5 metri dall’entrata del locale paralizzati dalla vista del primo cazzo di coffee shop.
Allora esistono davvero. Possiamo entrare, guardare un menù pieno di differenti tipi di marijuana e possiamo scegierne una comprarla e sederci e preparare un bob e fumarlo lì in playa in mezzo alla gente oh mioddddio le ragazze entrano ed esce una folata di ganja che ci travolge inebriandoci, tiro fuori il portafoglio per mostrare la carta d'identità al nero grande e grosso ma lui fa segno di no e con la faccia dice Tranqui vecchio, si vede che sei maggiorenne e poi fa segno di entrare e ci dice “enjoy” e io penso ci puoi giurare, cazzo.

3 commenti:

  1. la prima volta dam non si scorda mai.
    le altre invece non si ricordano proprio.

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  2. grande mano, gran bella penna, mi ricorda un po' una mia scenografia che scrissi da bambino in cui trattavo di una ex tossica, giovane, molto bella, che si prendeva cura dei malati terminali e li preparava e poi li faceva partire, accontentandosi di un piccolo compenso.
    in realtà era introspettiva e mi vedevo tra le sue esperte mani che giorno dopo giorno mi dava la dose che leniva il dolore e mi faceva sognare praterie infantili tra i suoi dolci seni, fine al termine stabilito della overdose conclusiva.
    Non so se potresti trarne qualcosa, magari modificando l'interprete da femminile a maschile e riscriverci la tua scenografia da mandare a qualche produttore.

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    1. perchè non mi mandi una mail con la ua sceneggiatura?? Mi incuriosisce.

      Dici bella penna? grazie, Ero partito con un'idea, ho scritto la prima parte rileggendola quattro volte, ma dalla seconda parte in poi è tutto buttato giù a cazzo, che ho scritto troppo e non c'avevo più voglia di riletture correttive.

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