lunedì 18 giugno 2012

La Loca - Perchè scelgo dei neri per amanti


Al giorno d’oggi l’acido è un passatempo modaiolo
ma nel 1967 mangiarlo era eucaristico
e ci rendeva veri visionari.

La mia amichetta e io salivamo di giri
e atterravamo In Haight
e oh yeah
Chi Noi Fossimo I Neri Lo Sapevano
Mentre i ragazzi bianchi
erano fessi.

Ho iniziato a San Fernando
Mia madre nubile non mi ha abortito
perchè Tijuana era insostenibile
Mi hanno ficcato in una culla di invisibilità
Nutrita al biberon di aspirina e antisettici
Per baby sitter avevo tubi catodici
Sono arrivata lo stesso all’adolescenza
Grazie a Bandini e ai nebulizzatori

Nel 1967 ho sfondato la vetrata
diventando reale
ho visto Madre Terra e il Grande Fratello
e ho troncato le radici che mi soffocavano nel cemento
di Sunset Boulevard
pe fare l’autostop con la mia amica
da Berkeley a San Francisco
e abbiamo scoperto
che i Bongobongo erano da sballo
e invece
i Bianchi erano fatti in batteria
innaffiavano i loro prati inglesi
artificialmente con lunghi tubi verdi e  West Los Angeles

Eccomi qua nella Balera Avalon
in raso rosa d’annata, scamosciato e
patchouli,
pioniera della rivoluzione sessuale
Ero la puttana del satiro, mezza-donna
e il raso rosa mi fasciava
ampio e floscio come un intento

Mangiavo lisergico a colazione, pranzo e cena
ero un vicolo cieco tra i paria dell’Establishment
e la moralità era interpretabile
Nel mio quartiere, se scopicchiavi in giro, eri puttana
Ma adesso, diventavi un’èmigrèe
guardavo gli  aerei carichi di ragazzi bianchi
decollare dalla Hamilton High
Erano l’avanguardia della Rivoluzione
Scendevano dall’aereo in camicie da lavoro sdrucite
con le maniche arrotolate
e una Shell Oil, una Bankamericard,
una Mastercharge nella tasca dei jeans
a nome di loro padre

Aerei carichi di rivoluzionari
Per mattutino, citavano Marcuse e Huey Newton
Per il vespro, ammaestravano ragazzine di San Fernando
a Scopare Tutti ma
Non starci coi fascisti
guardavo gli aerei carichi di bianchi decollare dalla Hamilton High
Tutti i ragazzi del mio liceo li spedivano in Vietnam
E io ero a Berkeley a fottere i giovanotti bianchi
che manifestavano per la pace
A letto, le mani pusillanimi degli antimilitaristi
mi insegnavano la filosofia marxista:
I nostri quartieri sono una condanna a morte
Questo per dare il la alla scopata e loro facevano politica
Io ero un’apparizione dotata di orifizi
sapevo che in cuor loro
erano già venditori di polizze
E che sarebbero morti tutti di crisi cardiaca
Ma glielo prendevo in bocca lo stesso perchè avevo
la consapevolezza
Avvalorata dall’ingestione di acido
Non ero una contadina!
Lo prendevo  in bocca ai giovanotti bianchi
che mi infarcivano la testa di Comunismo
Informandomi che i poveri non avevano soldi
ed erano oppressi
Certi erano Neri e Chicanos
Certe donne perfino avevano figli illegittimi
Intanto le mie cosce erano cucciole assetate di sangue
e non ne avevano mai abbastanza di niente
e quei comunistelli erano poco forniti
io avevo diciassette anni
e volevo vedere il mondo
La mia fioritura era chimica
tagliai i denti sulla promiscuità e sui farmaci
attraversai delle altre vetrate e tutto diventò sibillino

Nel 1968
una notte
Lo sciamano mi asperse di merdasanta e uau
seppi
che nel 1985
Il mondo sarebbe ancora stato bianco, antisetticamente
bianco
Che l’ethos della ricchezza
era un’indelebile fattezza da giovanotto bianco
come gli occhi azzurri
Che ai Volksvagoni sarebbero seguite delle Ferrari
che sarebbero state guidate con la stessa
spericolata arroganza la puzza sotto il naso
alle porte di Fillmore, superganzi

Li conoscevo i tipi, li conoscevo quando tenevano i poster
di Che Guevara sul letto
Tutti avevano un poster di Che Guevara sul letto
E guardavo gli occhi neri del Che tutta notte
sdraiata sui loro letti
ignorata
Adesso i tipi hanno i nomi sulla porta al 18° piano
delle torri di Encino
Hanno ex-mogli e storie di cocaina.
Anche la mia amica ha sposato un proprietario immobiliare di Van Nuys
Nella nomenclatura teoretica dei marxisti bianchi, io ero una troia.

Le ragazze ricche le chiamavano “liberate”
Ero una femmina di San Fernando
e i Neri di San Francisco e io avevamo molto in comune
Gli occhi per esempio dilatati nell’opacità del “vaffanculo”
io li vedevo e loro mi vedevano
Non avevamo bisogno di un oculista per capire
Ci ponevamo a vicenda su una base di visibilità
e le nostre scopate non erano ipotetiche
Adesso che ero mondana volevo correggere
i nevosi occhi azzurri che si alzavano in volo da
Brentwood per vedere Hendrix ma
quando li fissavo
subito si sfocavano
e diventavano sempre più chiari
e
niente di strano che Malcolm li chiamasse Diavoli






1 commento:

  1. Un mondo antisetticamente bianco che si riempie la bocca di parole non sue solo perchè fa figo, ma poi mentre le pronunciano stanno già contravvenendo a quanto stanno dicendo. Si parla per citazioni, perchè di pensiero proprio ce n'è poco ed è difficile portare avanti idee che non ci sono. Di artificiale non c'è solo l'innaffiatura dei prati inglesi, ma la stessa vita di questi bianchi venditori di polizze nascosti dietro tesi non loro che mentre parlano di comunismo e di poveri oppressi si fottono la puttana di turno che ai loro occhi nemmeno esiste. E questo mondo si ripete all'infinito fino a che non imploderà su se stesso. Ma io spero in un'esplosione che azzeri ogni cosa.

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