mercoledì 11 aprile 2012

Racconto di droga (solo roba buona)

Per un racconto di droga è obbligatorio avere come soundtrack un pezzo dei Grateful Dead, cultori del rock psichedelico di fine anni 60. Questo pezzo è tratto dal loro "Live/dead" che, a mio parere è, dall'inizio alla fine, un album sensazionale. Un viaggio psicofantastico di un'ora e venti filata. Ovviamente rende solo se prima di ascoltarlo vi fumate il cervello. Senza Thc(o, perchè no, droghe più efficaci) son solo 5 drogati che cantano 3 canzoni infilandoci in mezzo delle jam session infinite.
Bando alle ciance, questo è il racconto (si, l'ho impaginato a cazzo perchè così mi piace di più):



C’era Lampione... Riska e Giorgio softcore. Il bottiglione da tre litri di valpolicella superiore è vuoto, a terra, in un angolo della stanza. I tre sono seduti attorno al tavolo d’acciaio, sigarette in mano, una bestemmia ogni tanto, nebbia fitta e olezzo di tabacco marcito per tutta la camera. Il più brutto dei tre, quello col nasone e la barba incolta si appresta a stappare una bottiglia di bardolino per mantenere il grado alcolico. Suona il campanello                    
  “dio stronzo finalmente è arrivato”           
                                                                                                             
   -Dai dai dai prepara il piatto, è due ore che aspetto-
Riska si alza, occhi inceneriti dal troppo vino, denti giallastri e alito assassino, pigia il pulsante aprendo il cancelletto, schiude la porta d’ingresso, raccatta un modesto quantitativo di muco dai suoi polmoni malandati e deposita il suo schifo giallo giallo nel giardino.                         “bah, son fatto di merda, devo smetter di fumare”                                                                                    
 -pippi la speed e ti lamenti delle paglie, dai va in culo. Coglione-
Cai entra bestemmiando, sudato, si siede a tavola con gli altri che intanto sghignazzano tra loro, si fruga in tasca, estrae un sacchetto e lo deposita con una certa cura presso il centro del tavolo. Lampione si fionda sull’involucro plasticioso, lo guarda davanti al lampadario, contiene cinque pasticche. Lampione ghigna, estrae una caletta: è giallo scuro con delle macchioline marroni                      
 “dio can, che cazzo sono quelle macchie lì, è umidità? Sembra marcita. Cai, t’hanno inculato anche stavolta?”
-Ma va, son fatte così, ma fidati che son buone.-        

    “Ma se sembrano scadute. Sempre che l’ecstasy scada”
Se i quattro fossero un pelo pelo più svegli penserebbero che magari in quelle pasticche non c’è dell’E ma svegli questi 4 non lo sono mai stati, anzi. Riska non è proprio proprio un coglione coglione anche se sveglio è un’altra cosa eh, però diciamo che lui il cervello non se l’è ancora bruciato tutto, solo che è troppo pieno di Valpo per rendersene conto. Lampione prende la cala, la mette sul piatto nero da pippaggio e la spacca con una tessera. Il lavoro è minuzioso, la tessera gratta e spacca e gratta e spacca, la pasticca è sempre più polverosa, la montagnetta giallo marroncina sempre più gonfia.      Cai e Riska fissano il piatto con sguardo concentrato, irremovibile e molto molto affamato.     Gio finge disinteresse, apre il bardolino ma ha una voglia immensa di sentire il naso andargli a fuoco.               Quando lampione ha finito divide il ricavato in 4 grosse righe, prende il pippottino di vetro nero e se lo appoggia alla narice sinistraWWWHHHHHOOOOOOAAAAAAMMMMM tira su una riga, dice “ahh, cazzo” e gli sembra di essersi infilato un raudo fin su nel cervello. .   .   .   .  .  .   Dopo quarantacinque secondi il piatto è vuoto, i quattro non parlano, nella stanza sporca e maleodorante si sente solo tirare su col naso continuamente e Lampione sta facendo giù un’altra pirola.                                                 
    “vecchio dai, fa con calma  senno finiamo tutto in un quarto d’ora”                                                                        
                                             - dai dio porco mamma non rompere i coglioni, partiamo forte poi ci calmiamo, è così che si fa, facciamone un’altra-                      

     Silenzio e crunch crunch di pasticca che si frantuma, una sigaretta fa il giro del tavolo, narici si riempiono nuovamente, buio.             
  Dopo venti muniti Riska è sdraiato sul divano “secondo me sono marce, non sono buone, mi gira la testa, sto da culo, non riesco quasi neanche a muovermi” Gli altri ridono divertiti. Inizia la paranoia, riska rotola sul pavimento e urla “non riesco a muovermi, cazzo.”        Giorgio suda freddo, non riesce a sentire il battito del proprio cuore e pensa che non sia un buon segno. Come dargli torto. Lampione si alza in piedi. “butei non mi sento più il piede sinistro”.
Lampione è uno che va a lavorare incartonato, insomma è uno che se la sa gestire, uno che non si spaventa così a cazzo, ma stavolta pare molto preoccupato. I suoi soci tentano di rassicurarlo ma lui non li sente nemmeno. Dopo essersi massaggiato il piede per un pò si alza e mette l’estremità intorpidita sul termosifone. Cai tocca il termo e ritrae subito la mano. “è bollente, sei imbecille?”
“non lo sento più, dio can, non sento più niente”
Lampione sta quasi piangendo. Forse è una cosa seria. Il termo è talmente caldo che ti aspetteresti di vedere i calli di lampione sciogliersi su quel cazzo di calorifero. Ti aspetteresti di vedere uno sbuffo di fumo alzarsi da quel piede marcio ed unirsi alla nebbia che regna in casa.           
   Non succede niente di simile, non succede niente di niente.Il tempo passa, la situazione degenera, Riska non si muove di una virgola, resta disteso sul pavimento, solo, e quando tenta di parlare biascica frasi incomprensibili. Diresti che la droga gli ha fottuto le sinapsi neuronali. Diresti che non tornerà più come prima.                                
   Lampione si prende a pugni il piede. Pugni forti, sassate, sull’alluce e dintorni, ma la sensibilità è zero. .
Giorgio ha la testa appoggiata sul tavolo, è muto, bianco e sudato. Cai è quello messo meglio, si direbbe; si limita a bestemmiare e lamentarsi.     Dopo un’ora lampione piange, e Cai grida “dio cane lupo, è eroina. Ci hanno messo l’ero nelle cale, ecco che cazzo sono quelle merdose macchie marroni di merda”
Già. Giorgio, è eroina. Per questo state tutti di merda. Per questo lampione non si sente un piede. Per questo invece di provare immensa gioia e una sorte di contagiosa beatitudine, il cazzo di benessere mentale e fisico proprio dell’ecstasy, state tutti di merda e fate fatica a camminare. E’ eroina. Non avete la tachicardia, anzi, il vostro cuore sembra quasi si stia fermando. E’ eroina. Benveniuti. Vi sembr di morire eh? Già, forse è perchè state veramente morendo, coglioni. Ma tanto, si sa, dopo due tre ore gli effetti iniziano a svanire, pian piano i quattro riescono ad addormentarsi e, quando si svegliano, non stanno nemmeno troppo male.
Il venerdì successivo saranno nella stessa casa, senza cale giallo marroni ma con Bob, la Dez e 10 grammi di speed per 52 ore folli di festa esagerata fino a domenica.

2 commenti:

  1. Mi fa piacere che ti piaccia il progressive. Per onorarti l'ho letto con Live/Dead in sottofondo (senza aver fumato purtroppo).
    Occorra che io ammetta di aver letto "spread" al posto di "speed". Ma questo è colpa di Monti, non mia.

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  2. con lo spread a 10 grammi vuol dire che stiamo andando bene?

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