mercoledì 28 dicembre 2011

martedì 20 dicembre 2011

come finale non è un granchè ma... così è.


Haha, giuro che il giorno dopo il funerale di Bret, quando mi hanno detto che Matteo si è suicidato, mi sono messo a ridere. Non fraintendermi, non me ne sto vantando. Mi rendo conto che è una cosa bruttissima da dire e soprattutto da fare. Irrispettosa e disgustosa e tutto quello che vuoi.
Ma io l’ho fatto, mi è venuto naturale. Mi han detto “Matteo, quello che ha scritto la poesia a Stella  si è ammazzato”. Ed io ho riso ma ovviamente non ero felice, non mi pareva una situazione ridicola o comica. O forse si, un po’ comica lo era.
Matteo era innamorato perso di Stella e a lei non fotteva un cazzo di lui. Lui la vedeva come un angelo, come una dea, e lei lo vedeva solo come uno sfigato brutto e asociale. Se poi pensiamo che Stella vorrebbe tornare con me perché è ancora cotta, di questo sono certo perché me l’ha detto lei stessa, mentre io ormai non la sopporto più, e qui apro una parentesi: quando stavamo insieme adoravo quella ragazza, ma crescendo è cambiata, è più cinica, più cattiva ed ora non mi piace neanche un po’. Beh, insomma lui si è ammazzato per una cosa che io potrei avere sempre, solo schioccando le dita. Questo è tragico e comico allo stesso tempo, secondo me. Anche perché secondo me Matteo mi assomigliava molto come persona, anche lui pensava che la gente fa schifo, che intorno a te ci sono un mucchio di cretini e anch’io ho pensato al suicidio un sacco di volte, ma mi è sempre sembrata un’idea di merda. Se consideriamo infatti che quasi certamente dopo questa vita non c’è nulla, (Si, mi dispiace shokkarti così ma il paradiso non esiste) ci devi pensar bene prima di ammazzarti. Anche perché al massimo, anche se sono molto scettico su questa cosa, può essere che mentre il tuo corpo viene divorato dai vermi la tua anima continui a vivere in un qualche bel posto, il che non è poi male, da un certo punto di vista. Dipende tutto da quanta importanza dai all’anima. Ma l’anima, in quanto tale, e ti sfido a contraddirmi, non ha corpo, quindi non ha la bocca, le braccia e il pene, quindi la tua anima non può scopare, non può bere birra e mangiare un bel kebab unto, non può fare un cazzo di niente quindi, se ti venisse in mente di ammazzarti sappi che è proprio un’idea di merda. Per quanto la tua vita sia orrenda e futile e noiosa sappi che i morti si divertono molto meno di te. Ah, già che ci sono ci tengo a dire una cosa. Se e sottolineo se, l’anima va veramente da qualche parte, io non voglio che la mia ci vada. Quando deciderò di ammazzarmi, e succederà, spero intorno ai sessanta, perché ho deciso che a sessant’anni starò di merda, mi verrà un qualche tumore o qualche brutto male e deciderò di farla finita a meno che non abbia un qualche gigantesco motivo per vivere tipo dei nipotini a cui prendere il nasino o stronzate del genere. Beh poi si vedrà comunque, ora mi pare che i sessanta siano una buona età per morire ma se arrivo sul serio a sessant’anni probabilmente cambierò idea, oddio quanto sono logorroico, dicevo della mia anima. Beh non voglio che continui a vivere senza il corpo. Si, hai capito bene, una vita senza corpo non mi interessa.
Uccidi la mia anima, cazzo.
Haha mi stai ancora ascoltando? Si? Vedi, è questo il lato positivo del parlare da solo. Mi dico un sacco di cose interessanti, quasi sempre sono d’accordo e giuro che non mi stufo mai.
Beh parlavo di Matteo, che si è ammazzato. Si è ammazzato per Stella e anche per un altro motivo. Lui voleva fare il poeta e aveva scritto un bel po’ di poesie, le ha mandate a qualche casa editrice però purtroppo tutte le hanno rifiutate. E lui si è ucciso e ha lasciato una lettera ai suoi genitori con scritto, in sintesi: Scrivo poesie che nessuno vuole leggere e amo una ragazza che mi odia e ride di me, ogni giorno è sempre più brutto e triste e non ho più voglia di vivere così.
Perché lui studiava, aveva dato un bel po’ di esami, stava andato bene, ma l’ingegnere non gli andava proprio come lavoro. Ha avuto il periodo di depressione dura, che poi chi non ha mai avuto un periodo di depressione dura? Ci passano tutti, stai di merda per un qualche motivo, per colpa dei tuoi genitori o per colpa di te stesso, pensi solo a cose negative, la vita fa schifo, blablabla, poi passa. A qualcuno va peggio, c’è chi ha bisogno di uno psicologo, c’è chi non mangia più, ci sono un sacco di cose brutte per carità, ma alla fine se vuoi, se ci credi veramente, tutto passa. Di solito. E’ che un sacco di ragazzi non ci credono. Beh lui era in questo periodo nero, voleva una ragazza che lo odiava, voleva fare il poeta ma non riusciva e bam, si è lanciato giù dal quarto piano. Che coglione, okey, non sono delicato, non si parla così dei morti ma cazzo, lui ce l’avrebbe fatta. Non era bellissimo ma era sveglio, intelligente, simpatico. Si sarebbe trovato qualche ragazzetta bruttina da scopare, si sarebbe laureato e poi, in giacca e cravatta, con un lavoro da quattromila euro al mese non so perché, ma scommetto che una bella figa meglio di Stella l’avrebbe trovata di sicuro. Cazzo, parlo veramente come uno che crede di sapere tutto quanto. In realtà so di non sapere niente ma sta tutto lì. Quando sai di non sapere. Quando capisci che le cose non sono in una maniera sola. Le cose non sono… e basta. Non sono così né cosà, sono come tu vuoi che siano.
Niente è definito, non esistono fatti concreti, è tutto un interpretazione. Ecco, io ho la mia interpretazione di tutto, perché è quello l’importante! Non accettare a prescindere quello che ti viene detto, pensa con la tua testa, fatti la tua idea,  poi gli altri possono pensare che tu sia un coglione, come tu pensi che gli altri siano dei coglioni a loro volta, bene, fantastico. Tanti tentano di darsi delle spiegazioni, sempre sugli stessi argomenti, cos’è la vita? Cos’è la felicità? Perché sono qua? Perché sono così? Dove vado quando è finito il mio tempo? Esiste Dio? Ha davvero una barba bianca? ma alla fine non saprai mai com’è veramente. Devi semplicemente scegliere cosa fare. Se sei scemo puoi semplicemente non pensarci o credere a quello che ti ha insegnato qualcuno, perché la maggior parte delle persone si comportano esattamente così. Credono, per esempio, in dio, perché da piccoli gli hanno insegnato a crederci, perché hanno bisogno di credere in qualcosa, perché è facile vivere in questo modo. Ogni volta che succede qualcosa a cui non sai dare una spiegazione ti affidi a Dio. Ah, è andata così per volere di dio, ma andatevene tutti a fare in culo stupidi polli ignoranti. Beh ecco, puoi scegliere se essere così oppure usare la tua testa, pensare e farti una tua idea. Poi eh, può succedere che le tue idee non piacciano a nessuno e tutti ti considerino un coglione. Per me infatti è così e ad essere onesto sono contentissimo di questa cosa. Quando parlo con qualcuno e vedo che il mio interlocutore non capisce un cazzo di quello che sto dicendo, quando lo vedo in crisi, quando noto che mi sta guardando come se fossi pazzo beh, ecco, io rido. Rido in faccia a chi non mi capisce, rido in faccia a chi non pensa, rido in faccia al mondo e sto bene così.



THE END

martedì 6 dicembre 2011

Cap.24 parte 2.

Poi un’infermiera molto giovane e carina si avvicina e gentilmente ci chiede se possiamo uscire perché altrimenti non c’è modo di calmare quella signora e anche se non abbiamo fatto niente dobbiamo avere rispetto per gli altri pazienti, e cose così.
Mi alzo, incrocio gli occhi verdi della giovane infermiera e faccio un leggero sorriso, poi mi volto e cammino verso l’uscita.
Appena fuori mi accendo una sigaretta e mi siedo per terra, sotto la tettoia, a guardare il sole che sta per sorgere dietro la fitta pioggia che scende obliqua.
Tiro su una boccata di catarro, sono un drogato che sputa e tossisce nel mattino malato.
Noi eravamo quelli fuori, quelli pazzi, quelli che si sanno divertire. La gente normale va al bar, beve una birra, fa due chiacchiere e se ne va a letto. O fanno una passeggiata con la morosa e poi vanno a scopare. O al massimo vanno in disco, ballano un po’, si annoiano, bevono qualcosa, tornano in pista e finiscono a casa alle quattro del mattino pensando oh mio dio domani sarò stanchissimo.
E noi siamo quelli che si distruggono, che eccedono sempre. Quelli che martedì, giovedì o sabato non fa differenza, basta divertirsi. Quelli che... siano dieci  o cento kilometri, li fanno comunque. Anzi, più lontano si va, meglio è. All’avventura! Noi siamo quelli che sono stufi della gente del cazzo, dei locali tutti uguali, delle partite di calcio in tv, della vita, di noi stessi.
E beviamo, fumiamo, tiriamo, mangiamo e ce ne sbattiamo il cazzo di quello che pensa la gente. Haha, ho sempre pensato di essere un giusto, uno che ha scelto di esagerare sempre e comunque per vivere al massimo.
ma in queste occasioni qua capisci. Almeno io ho capito. Non siamo giusti proprio per niente. Tutto quello che facciamo è stupido e sbagliato. Andiamo contro a tutto quello che ci è stato insegnato e che la natura stessa ci dovrebbe far pensare. Giochiamo con la vita, nostra e degli altri, siamo degli stupidi, degli incoscienti, siamo tutto quello che ci hanno insegnato a non essere. Siamo gli sconosciuti che regalano caramelle ai ragazzi, siamo i pervertiti che fotografano i bimbi, siamo le brutte compagnie che la nonna ti diceva di evitare, siamo quello che la gente pensa di noi: degli sbandati tossici e alcolizzati.
Purtroppo, nonostante tutto ciò, nonostante tutta la merda che stiamo ingoiando, nonostante tutte le cose brutte che sono successe, in fin dei conti mi sono fatto la mia idea: si, cazzo. Sono sbagliato, ma sono contento di esserlo. Probabilmente non farò niente di quello che dovrei fare nella mia vita. Non comprerò una casa e una macchina nuova, non mi sposerò e non avrò dei figli, non lavorerò quarant’anni e non andrò in pensione. Magari morirò a trent’anni sotto un ponte. Perché cazzo, mi fa schifo la gente, detesto il novanta per cento delle persone che si muovono a caso, senza pensare a niente, facendo finta che tutto vada bene. Lo so che è giusto far così. Accontentati delle piccole cose, sii positivo, trova il lato bello di ogni cosa e cerca di vivere felice. E’ meglio per te. Ma cazzo io non ci riesco, non ci riesco e basta. Non l’ho scelto io, non mi sono svegliato un giorno dicendomi “cazzo devo essere diverso”, è una cosa che mi viene naturale, il mondo come lo vede la gente normale mi fa paura, una paura folle, ed io scappo e mi nascondo e giuro che mi piacerebbe essere normale e accontentarmi e sorridere sempre. ma da sobrio tendo a pensare di essere circondato da persone fatte di merda quindi cerco di alterarmi per stare meglio. O forse boh, non lo so e non me ne frega un cazzo. Sono ubriaco da dodici ore ed ho una tega pessimistico-autodistruttiva. Lasciatemi in pace.

giovedì 1 dicembre 2011

Capitolo 24: caduta libera.

Il dottore ha detto che è stabile. Adesso è in coma farmacologico perché hanno dovuto rimuovergli un grumo di sangue dalla testa. Aveva una piccola emorragia interna ma in teoria riesce a cavarsela. Bisogna solo aspettare.
Willy invece è fottuto, è scappato dagli sbirri, si è schiantato, l’hanno preso e l’hanno messo via. Ora resterà in carcere in attesa del processo, credo. Ma è proprio nella merda, gli staranno facendo analisi e accertamenti vari e lo troveranno completamente fatto. Coi precedenti che ha e con tutto il casino che ha combinato, stavolta non gli daranno neanche i domiciliari, mi sa. E’ spacciato.
E niente, arrivano D&D, - David è in condizioni pietose, è un cadavere che cammina, ha gli occhi gonfi, la faccia bianca- i due ci salutano e si siedono con noi.
David dice – Che serata fantastica cazzo. Ho anche scoperto che mia morosa scopa con un altro.-
Poi nessuno dice più nulla e stiamo lì a pensare a Ross che sta male, a Willy in galera e ai sensi di colpa che lo staranno divorando perché ha quasi ammazzato un suo amico. Pensiamo a David che sta male come tutti noi ma ha anche un problema in più e infine pensiamo a Bret, che è sparito per due anni, tutti se l’erano dimenticato e alla fine mi sa che non è cambiato niente. Bret è morto, oddio, che brutto. Ma poi senti di Willy e Ross e scommetto che dei ragazzi qua, nessuno sta pensando a Bret. Era sparito, ha vissuto due anni nell’indifferenza di tutti e probabilmente è anche morto nell’indifferenza di tutti. Che schifo.
Sento la mamma di Ross che urla contro i dottori e poi contro di noi. Alzo gli occhi e la guardo, è in lacrime, fuori di sé. Suo marito la tiene ferma, cerca di calmarla mentre lei grida insulti a noi, gli amici di suo figlio. Ci urla che abbiamo rovinato il suo bambino, che siamo dei drogati di merda, che lui era un bravo ragazzo ma noi l’abbiamo trasformato in un drogato portandolo via con noi. Ci urla che ora rischia di morire per colpa nostra. Ci urla “andatevene drogati. Andatevene via”.
Mi sto mordendo il labbro inferiore, sento il sapore del sangue, incrocio lo sguardo con lo Zio e vedo che vorrebbe alzarsi, vorrebbe andar là dalla mamma di Ross e dirle che è una troia, che magari suo figlio si droga perché lei è la puttana del paese. Magari Ross beve perché suo padre gli ha insegnato così. Magari quando Ross fuma una canna sta pensando a sua madre che lo prende in culo da un camionista ciccione. Lo Zio l’ammazzerebbe, la mamma di Ross, ma guarda un po’ questo drogato stupido di merda riesce ad avere un po’ di contegno, un po’ di rispetto per qualcuno che sta male. Da non credere.
Guardo David che trema e piange e singhiozza e mi rendo conto che facciamo schifo. Siamo quattro alcolizzati ubriaconi drogati tossici delinquenti. La madre di Ross continua ad urlare e tutta la sala ci sta fissando e lo so cosa vedono, cosa pensano. Pensano ”guarda quei cinque ragazzi lì, che brutte facce. Guardali, quei drogati, che adesso piangono il loro amico e poi domani saranno seduti in cerchio intorno ad una bottiglia di vodka ed un piatto caldo.”
E mi alzerei, griderei a tutti che non capiscono un cazzo. Che se Ross sta male non è colpa nostra, che ognuno decide per sé stesso, nessuno ha obbligato Ross ad andare con Willy, nessuno ha obbligato Bret a farsi la prima spada, ma tanto è inutile. La gente continuerà a giudicare senza sapere, è così che va il mondo. Infatti mentre la pazza continua a gridare “mandateli via, quei bastardi, portateli via” anche altre persone cominciano a dirci di andare fuori. Altre persone che non c’entrano un cazzo, non sanno niente e non sanno farsi i cazzi loro.
Poi un’infermiera molto giovane e carina si avvicina e gentilmente ci chiede se possiamo uscire perché altrimenti non c’è modo di calmare quella signora e anche se non abbiamo fatto niente dobbiamo avere rispetto per gli altri pazienti, e cose così.
Mi alzo, incrocio gli occhi verdi della giovane infermiera e faccio un leggero sorriso, poi mi volto e cammino verso l’uscita.