venerdì 19 maggio 2017

FilMaggio.




Manchester by the sea è un film fatto bene, con una sensibilità che mi ha fatto pensare “Questo non è un film americano”. 
Casey Affleck interpreta Lee, un quarantenne apatico che, dopo la morte del fratello, deve occuparsi di suo nipote Patrick.
Questo film drammatico mi ha spaccato l’anima.  Dalla prima scena ti chiedi “Che problemi ha Lee? Perché fa così?” E più passa il tempo più, pezzetto su pezzetto, si ricostruisce il dramma della sua sconvolgente vita.  Il film è lento, e va bene così. Ci sono molti flashback, messi sempre al posto giusto. Gli attori ci stanno dentro alla grande. La colonna sonora, pur senza eccellere, è adeguata.
Manchester By the Sea è’ un dramma, un film tristissimo, a tratti è una vera e propria agonia. Anche se dura più di due ore, ed io odio i film che durano più di due ore, l’ho guardato tutto incollato allo schermo. Mi ha travolto.
Voto8


E morì con un Felafel in mano è una commedia australiana che racconta la storia di Danny, un tizio che vuol fare lo scrittore ma non scrive nulla, e del suo girovagare per appartamenti che condivide di volta in volta con tipi stranissimi. L’atmosfera è molto da comune hippy anni 60, i dialoghi, punto forte del film, sono surreali e spesso molto spassosi, in certi momenti i vari personaggi sparano aforismi di tutto rispetto, altre volte mollano un sacco di cagate mondiali. La cosa che m’è rimasta più impressa, a fine visione, è come ognuno dei personaggi che ruotano attorno a Danny, e ce ne sono moltissimi, si limitino a pensare esclusivamente ai cazzi loro. Ognuno parla di sé, nessuno ascolta gli altri, tutti aspettano semplicemente il loro turno per parlare, come succede spessissimo nella realtà.
Tolta questa condizione, resa molto bene dal regista, il resto del film è  troppo altalenante, in perenne bilico tra la commedia divertente e la cazzatina scialba senza sugo.
Voto 6,5.


Lui è tornato.

Hitler si risveglia a Berlino nel 2014, siccome è una persona intelligente ci mette poco a capire come sta andando il mondo e nel giro di poco tempo torna farsi conoscere e “seguire” dal popolo. Nei primi minuti è un filmaccio, fin troppo stupido e idiota, poi, piano piano, inizia a farsi interessante, sempre meno stupido e con qualche bella trovata qua e là. Finale coi fuochi d’artificio. Dopo il primo quarto d’ora volevo spegnerlo, non gli avrei dato un euro. Mi sono dovuto ricredere. 
Voto 7,5.




E poi finalmente, dopo quarantatre anni che ce l’avevo nel pc, ho avuto il coraggio di guardare Sette anni in Tibet, trasposizione cinematografica del romanzo autobiografico di Heinrich Harrer.
Che storia pazzesca. Che vita matta ‘sto Harrer. Brad  Pitt lo interpreta benino, dai. Discreto ma lontano anni luce dalle interpretazioni superpowa dell’esercito delle dodici scimmie e fight club.
 Il film, senz’infamia né lode, dura un po’ troppo, per i miei gusti. Ma me l’immaginavo molto più pesante.  Alla fine dei conti ne è valsa la pena.
Voto 6,5



ed ora spazio al sound del futuro. 
I fuckin love japan.


martedì 16 maggio 2017

Darkwalking Endlessly - Bob Kaufman


Camminare infinitamente


Oscura camminata infinita in queste angoscianti superfici terrene attraverso piovigginose stagioni mentali, passa l’onda schiumeggiante di rottura ed entra negli occhi, monta neri cavalli fino alle sottili labbra della mente.  In un anno di aprili sfasciati, io vengo da quel posto. La mia anima è bruciata dalla luna.
Il mio corpo, vigoroso dolore per tutto il nulla che sono, il nulla che è tutte le mie miscele di capelli africani.
Parlare per me. Intreccio i venti e bacio le piogge,
tutto per amore.

Ho sognato, ho sognato un sogno africano. La mia testa è una chitarra d’ossa, incordata con lingue e spennata da rituali di lune gocciolanti piumaggi dorati senz’ali, sotto un sole di mezzanotte, tamburellando battiti umani dal cuore di una dea d’ebano, mormorando le canzoni del divenire da pietra ad ossa ed eterna sabbia. Pioggia blu cade in soffici gocce da corpi nudi di pianeti danzanti, battiti di scienza suonati su denti vibranti di clavicembali-bocche africane spalancate.
Venere, la star più jazz in transito, su barre scanalate di luci nere, danza in teatri d’uccelli, fluenti bellissimi nomi oltre le cinture. Pesci rossi di mogano fioriscono in fitte cariche.
Cieli crollano per l’intima distanza da un fiume dove la pace
È verde nella fontana, rose scompaiono una nell’altra
Il sole e la luna creano la ballata della loro sorgente,  e tutte quelle fiamme d’amore io brucio alla memoria.

Più elevato delle cime più alte
Più profondo delle nuvole sommerse
Più distante dei mari più lontani
Sta il placido regno della verità imparziale
Coi suoi immortali figli della mente

La grande rosa del tempo gira lentamente
I sogni scivolano su ali campane d’argento, al di là di arpioni e gufi stridenti.
Andati ben oltre, al di là.
Il sogno è sulle vette e sorge.




lunedì 15 maggio 2017

Canto d'incontro


Era già un bel po’ che non tornavi a trovarmi, sorella malinconia
Ma ora ti accolgo volentieri, a braccia aperte.
Anzi, ti dirò: Iniziavo a sentire una certa nostalgia
Di questi momenti spenti, severi.
 Che fa strano definire belli
Ma di certo tra tutti sono i più sinceri.

E’ bastato uno sguardo e già mi sono sentito ribollire.
Ho subito pensato, com’è normale,
 a ciò che non ho potuto avere.
E non pensare male, lo dovresti sapere,
che non t’ho mai visto come una tacca
Lo sai che non porto neanche la cintura.

Se fosse stato     
 sarebbe stato molto,
tanto che non si potrebbe nemmeno scriverne.
O una cosa da nulla, chi lo sa
Ma non è stato niente 
   e siamo ancora qui a pensarci.
Che ormai lo sanno anche i muri,
 le botte non le so dare
E forse nemmeno so prenderle.

Ti ho vista cresciuta, non me la sento di scrivere invecchiata
di quell’espressione birichina.
Lo sguardo quasi spaventato, un sorrisetto forzato e
Subito via,
 a testa bassa,
e correre più veloce dei pensieri vigliacchi
che non abbiamo mai saputo gestire.
T’immagini? Una storia costruita sui reciproci imbarazzi
Non avrebbe avuto molto senso.
Ma quando ti leccavo i fianchi
Sentivo il tuo respiro, le costole la pelle d’oca
l’ombelico e quei quattro peletti biondi
la tua mano sulla nuca
a dirmi che lì non ci potevo andare.
Lì non ci sono mai potuto andare.
Quando ti baciavo i fianchi non conoscevo vergogna.
Quella è venuta dopo
Quando ho capito che non c’era più niente da fare.

Avrei dovuto pensarci prima
            ma pazienza
Lo sappiamo,
                     è un susseguirsi di situazioni
Dobbiamo solo guardare avanti, cercare nuove occasioni
Nutrirci d’emozioni non ancora assaporate.
Ma oggi sono felice di gustare questa  mia malinconia
La mia sorella preferita
Sentire ancora la tua pelle calda fra le dita

Sorridendo
Ti auguro tutto.
Prenditi quello che ti serve
Afferralo,
Infilaci dentro entrambe le mani a coppa
E bevine a sazietà.

Fuori è già sera,
oggi è già ieri
e le mie mani sono vuote,
ma cammino ingobbito
perché è il mio cuore che pesa.






L'ho cancellato il tuo numero
sono a posto così.
Dove andrò ad abitare
non te lo dirò.


SECONDLESS - Bob Kaufman



Senza secondi


Senza secondi, minuti sfregiati, senz’ore, senza dolore, senz’amarezza,
           senza fiori, per la dichiarazione, PER DIO
i pigmei sono ESTATICI
         IL TEMPO CAPRICCIOSO SE N’è ANDATO DA TEMPO NELLA MANCANZA DI TEMPO
A volte il tempo non ticchetta,
      BILLIE HOLIDAY, TEMPO DI RISATE NON DIVERTENTI & MONDI BOLLENTI
  TEMPI DI TROFEI LENTIGGINOSI
Tempi nuvolosi tendenziosi & sbiaditi,
tempi polvere di roccia che colora di bianco
tempi senzarocce boccasegnati
tempi di mattine, tempi salamandre
MINUTI INVECCHIATI DI TEMPO SENZA TEMPO & OROLOGI SENZA ORE , 
       &  PISELLI SENZA CAZZI
Tempi di pomeriggi colorati
QUANDO IL MATTINO DIVENTA UNO STRANO OSPEDALE,  & MOMENTI NON TEMPO
    IL SOGNO SUPERFLUO
Alcove brillanti del tempo , senza bellezza
 Dove ombre marroni si spezzano come schegge
Di cicli ghiacciati vedovi  … iced cycles…
Tempi pallidi a cavalcare cavalli storpi
Alle più distanti senza tempo labbra secche della mente
Nebulose latitudini di ore disperate,  appiattite
 in cinema di panorami allargati senza tempo
 schermi della mente technicolorati
silenziosamente curvi
ROTTI DA QUIETI LAGHI NERI & GEYSERS AGITATI    &
   Nulla è per sempre
UN MERAVIGLIOSO DIPINTO è APPESO NEL CIELO

L’ARTISTA SI CELA IN UNA GIUNGLA D’OROLOGI DISTRUTTI

giovedì 11 maggio 2017

Novels from a fragment in progress - Bob Kaufman



Romanzo da un frammento in corso



VIAGGIO DI RITORNO SEDUTO ERETTO SUL TRENO CANTANTE NEL DELIBERATO TENTATIVO DI NON ADDORMENTARMI, USANDO L’IMMAGINAZIONE PER EVITARE D’INFLUENZARE LA GENTE, IRREALI VISIONI DI MURALES SU ROSSI PAVIMENTI DI TOILETTE, LA VOGLIA DI DORMIRE RENDE FORTI, ALLUNGANDO GLI OCCHI SU UN SENO PERFETTO, BRUSCA FERMATA, FORTI DESIDERI PER LE NAZIONI D’EROTISMO IN PARTENZA CHE TRASPORTANO GROSSE BORSE DI CARTA, CHIEDENDOSI DELL’AMMACCATURA SULLA FACCIA DEL PUGILE, RIFIUTO DELL’ASPETTO SESSUALE DELLA SUDORAZIONE, FIGURANDOSI IL MACCHINISTA COME MISTICO TRAGHETTATORE, IL SUO VISO SARà DESCRITTO IN ROMANZI, CONSAPEVOLEZZA DI MUSICA PRODOTTA DAL MOTORE, TENTATIVO SERIO DI SCRIVERE CANZONI, SORPRESO NELLA MIA INGENUITà, DIVERTITO DA SUONI CHE NON POSSO TRASCRIVERE , PROSSIMA STAZIONE, OCCHI SULLA PORTA SCORREVOLE, ASPETTANDO CHE S’APRA, ALTRA GENTE, UN’ALTRA FERMATA. SUCCEDERà SEMPRE, PORTARLO A TERMINE SENZA DAR FASTIDIO. GUARDARE LORO SCENDERE SEMPRE PRIMA DEL GRANDE EVENTO, IO QUASI M’ARRENDO A TEMPI COME QUESTI. COME SALVARLI? RIPETUTE FRUSTRAZIONI, ORA, ORE MISTICHE SENZA PERDERE CONTATTO CON LA MIA SANITà & FREQUENZA, LE DONNE CAPISCONO LA MIA CONCENTRAZIONE PER PADRONEGGIARE QUESTO GIOCO, VOLENDO PERCORRERE ALL’INDIETRO LE LORO DESTINAZIONI.